{"id":22500,"date":"2013-02-22T00:00:00","date_gmt":"2013-02-21T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/i-diritti-civili-che-lacerano-il-libano\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:00","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:00","slug":"i-diritti-civili-che-lacerano-il-libano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/02\/i-diritti-civili-che-lacerano-il-libano\/","title":{"rendered":"I diritti civili che lacerano il Libano"},"content":{"rendered":"<p>Il dibattito politico libanese si aggrava di una nuova spina: il riconoscimento del matrimonio civile. In assenza di una direttiva univoca, in Libano ogni singola comunit\u00e0 religiosa regolamenta autonomamente le leggi concernenti lo statuto personale, rendendo nei fatti impossibile l&#8217;unione in matrimonio di due soggetti di diversa confessione.<\/p>\n<p><b>Pubblico e privato<\/b><br \/>La mancanza di una giurisprudenza statale ha finora costretto tutti quei libanesi che intendevano celebrare un matrimonio misto a recarsi nella vicina isola di Cipro per poi tornare in patria e far riconoscere legalmente l&#8217;unione coniugale. La possibilit\u00e0 di contrarre matrimoni fra soggetti di confessione diversa, disancorando dunque l&#8217;istituto delle nozze dal vincolo di esclusivit\u00e0 comunitaria, \u00e8 una questione che non riguarda solo la sfera personale, ma soprattutto quella politica.<\/p>\n<p>Le comunit\u00e0 libanesi tendono a conservare gelosamente il controllo sui propri affiliati, rendendoli totalmente dipendenti da un punto di vista religioso, politico, economico e sociale. Mantenere il controllo su un nuovo nucleo familiare che verr\u00e0 a formarsi \u00e8 un bene non solo per garantire la sopravvivenza della comunit\u00e0, ma soprattutto per crescere numericamente e, quindi, anche in termini di potere. In una realt\u00e0 piccola come il Libano, dove quattro milioni di abitanti si dividono in 18 diverse confessioni, i numeri sono parte integrante degli equilibri politici.<\/p>\n<p>Per questo motivo quando i cittadini libanesi Kholoud Sukkariyah e Nidal Darwish hanno cancellato dalla loro carta di identit\u00e0 l&#8217;appartenenza confessionale e sono riusciti, in base al decreto n. 60 del 1936, a far s\u00ec che la loro fosse la prima unione civile (per civile si intende la difformit\u00e0 confessionale fra i coniugi) celebrata su territorio libanese, la politica locale ha immediatamente reagito.<\/p>\n<p>Il decreto del 1936 permette a quanti non sono appartenenti ad alcuna confessione locale di fare riferimento alla legge civile concernente lo statuto personale, tutelati dalle garanzie del diritto individuale previste nella Costituzione. Il passaggio preliminare \u00e8 stato dunque quello di \u201cliberarsi\u201d dall&#8217;etichetta confessionale (nella pratica cancellare la specifica confessionale dalla carta di identit\u00e0) divenendo cos\u00ec soggetti legali indipendenti e aconfessionali che possono avvalersi delle deroghe previste dal decreto n. 60. Ed \u00e8 proprio questo passaggio a spaventare in modo particolare le autorit\u00e0 politiche e religiose libanesi.<\/p>\n<p><b>Tensioni inter-religiose<\/b><br \/>Il gran mufti Muhammad Rashid Qabbani ha emesso una fatwa apostrofando quanti si avvarranno del matrimonio civile come \u201capostati\u201d ed \u201cinfedeli\u201d che nel momento della morte non meriteranno nemmeno la sepoltura in terra islamica. La sua voce sembra essere tuttavia abbastanza isolata o quantomeno circoscritta all&#8217;ambito religioso sunnita. Gi\u00e0 fra i sunniti di ispirazione laica (pensiamo in questo caso a Tayyar al-Mustaqbal) le posizioni sono diametralmente opposte.<\/p>\n<p>Dall&#8217;Arabia Saudita infatti il leader sunnita del 14 Marzo Saad Hariri si \u00e8 espresso con favore circa l&#8217;introduzione di una legge che regolamenti il matrimonio civile. Una mossa politica che mira a candidare il giovane Hariri come il propugnatore dei diritti civili in opposizione alle \u201cretrograde politiche religiose degli sciiti di Hezbollah\u201d. <\/p>\n<p>A parte le gi\u00e0 citate critiche mosse dell&#8217;establishment religioso sunnita, bisogner\u00e0 altres\u00ec tenere nel giusto conto la volont\u00e0 del Partito di Dio il quale, sebbene non abbia ancora assunto una posizione ufficiale in merito agli ultimi avvenimenti, nel 2011 si era gi\u00e0 espresso negativamente circa la possibilit\u00e0 di inserire nel quadro legislativo libanese una legge civile concernente lo statuto personale.<\/p>\n<p>Sempre sul fronte sciita, pi\u00f9 netta sembra essere invece la posizione di Amal, che ha esortato la politica libanese a prendere le distanze dalla fatwa di Qabbani e sottolineata la necessit\u00e0 di aprire un tavolo di dialogo sulla questione. Lungo la stessa linea si sono indirizzati personaggi come il druso Walid Jumblatt e molta parte delle forze politiche cristiane. Cristiani che per ora sembrano particolarmente propensi ad un&#8217;apertura in merito con due ministri in carica nell&#8217;attuale governo (il ministro della giustizia Shakib Qortbawi ed il ministro degli interni Marwan Charbel) che hanno espresso il loro parere favorevole in merito ad un rapido riconoscimento del matrimonio civile.<\/p>\n<p>I due hanno immediatamente seguito la linea dettata dal presidente della Repubblica Michel Suleiman, il quale aveva fin da subito accolto con favore il gesto di  Sukkariyah e Darwish entrando in contrasto con le dichiarazioni del premier. Dall&#8217;ufficio del premier sunnita Najib Miqati, giunge tuttavia una brusca frenata, rendendo noto che il premier ritiene \u201cuna perdita di tempo inutile\u201d aprire una discussione sul tema: il paese ha ben altri problemi.<\/p>\n<p><b>Ristagno<\/b><br \/>Problemi seri. Come ad esempio la nuova legge elettorale. Se le forze politiche libanesi non riusciranno ad accordarsi su un testo comune in tempo utile, le legislative di giugno rischiano di essere posticipate. In un momento di tensioni regionali cos\u00ec forti, principalmente a causa della Siria, il Libano non pu\u00f2 permettersi di ristagnare in un perdurante clima di incertezza politica: il dibattito sulla possibilit\u00e0 di celebrare o meno il rito civile in Libano non fa che rendere ancora pi\u00f9 instabile il gi\u00e0 fragile equilibrio interno. Inoltre dal punto di vista economico il paese sta affrontando una situazione difficile, con l&#8217;inflazione al 10% e la bilancia dei pagamenti che nel 2011\/2012 ha fatto registrare un deficit di quattro miliardi di dollari.<\/p>\n<p>Secondo Mounir Rached, consulente per il ministero delle Finanze libanese, nonostante il paese sia in recessione nessuna misura efficace \u00e8 stata adottata per fronteggiare la situazione. A questo difficile scenario economico si aggiungono le violenze tra miliziani sunniti ed alawiti a Tripoli e pi\u00f9 in generale una sensazione di insicurezza, a partire dalle zone di frontiera con la Siria. In un contesto del genere quella del matrimonio civile pu\u00f2 essere una battaglia nella quale impegnarsi per combattere in realt\u00e0 una guerra molto pi\u00f9 vasta.<\/p>\n<p>I partiti pi\u00f9 piccoli e con un seguito meno ampio cercano dunque di trovare nuovi voti in vista delle elezioni sponsorizzando il riconoscimento legale del matrimonio. Altri partiti pi\u00f9 forti (si veda Hezbollah) preferiscono invece mantenere per ora una posizione silente, consapevoli dell&#8217;ambiguit\u00e0 della questione ed evitando di essere trascinati in un confronto che potrebbe sfavorirli. Del resto il futuro del Libano si giocher\u00e0 in relazione ad altre tematiche legate alla sicurezza, alla ripresa economica, ma soprattutto alla gestione della crisi siriana.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il dibattito politico libanese si aggrava di una nuova spina: il riconoscimento del matrimonio civile. In assenza di una direttiva univoca, in Libano ogni singola comunit\u00e0 religiosa regolamenta autonomamente le leggi concernenti lo statuto personale, rendendo nei fatti impossibile l&#8217;unione in matrimonio di due soggetti di diversa confessione. 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