{"id":22530,"date":"2013-02-26T00:00:00","date_gmt":"2013-02-25T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/israele-deve-aspettare\/"},"modified":"2017-11-03T15:27:58","modified_gmt":"2017-11-03T14:27:58","slug":"israele-deve-aspettare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/02\/israele-deve-aspettare\/","title":{"rendered":"Israele deve aspettare"},"content":{"rendered":"<p>Non solo Europa nel primo viaggio di John Kerry nelle vesti di segretario di Stato americano. Nell\u2019agenda c\u2019\u00e8 anche un itinerario mediorientale che, iniziando dalla Turchia, toccher\u00e0 anche l\u2019Egitto, l\u2019Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar. <\/p>\n<p>Cambiando la rotta intrapresa dal suo predecessore Hilary Clinton che, nel febbraio 2009 aveva scelto l\u2019Asia come meta dove inaugurare il suo percorso diplomatico, Kerry incontrer\u00e0 gli alleati statunitensi nella regione per parlare soprattutto della questione siriana, della sfida iraniana e delle complicate transizioni politiche in corso. Quest\u2019ultimo tema sar\u00e0 affrontato trasversalmente, pensando a tutti paesi attraversati dalle primavere arabe. <\/p>\n<p><b>Da Ankara a Doha: gli alleati nella regione<\/b><br \/>Visti il crescente numero di rifugiati siriani che continua ad arrivare sul territorio turco &#8211; oltre 182 mila secondo i dati del governo &#8211; e i sempre pi\u00f9 frequenti richiami verso un sostegno militare all\u2019opposizione siriana, Damasco sar\u00e0 al centro dell\u2019agenda di Ankara. A questo tema si affiancheranno discussioni sulla cooperazione bilaterale in materia di contenimento del terrorismo. Inoltre, si parler\u00e0 della possibile ripresa dei rapporti diplomatici tra Turchia e Israele e delle prospettive del processo di riconciliazione tra le fazioni palestinesi di Hamas e Fatah. <\/p>\n<p>Al Cairo, dove il presidente Mohammed Mursi ha annunciato che dal 22 aprile inizieranno le elezioni parlamentari, Kerry incontrer\u00e0 diversi protagonisti dello scenario politico egiziano. A questi chieder\u00e0 di superare la polarizzazione che divide le forze di governo islamiste da quelle di opposizione, al fine di arrivare a un consenso nazionale che possa incoraggiare le riforme economiche. Il segretario di Stato approfitter\u00e0 della tappa egiziana per incontrare anche Nabil El-Araby, il segretario della Lega Araba con il quale discuter\u00e0 soprattutto del processo di pace in Medio Oriente.<\/p>\n<p>La successiva fermata di Kerry sar\u00e0 Riyad, capitale con la quale lo scorso anno Washington ha condiviso un volume di scambi commerciali pari a 60 miliardi di dollari. Qui incontrer\u00e0 la leadership saudita per discutere di cooperazione bilaterale in importanti settori e parteciper\u00e0 a un incontro ministeriale con i suoi omonimi dei paesi del Consiglio della Cooperazione del Golfo. Da qui si sposter\u00e0 negli Emirati Arabi Uniti e in Qatar, dove, visti anche gli interessi e gli investimenti dall\u2019emiro nella Striscia di Gaza e l\u2019influenza di Doha sul movimento di resistenza palestinese Hamas, si affronter\u00e0 la questione del conflitto israelo-palestinese e della riconciliazione nazionale tra la Cisgiordania e Gaza. <\/p>\n<p>Anche se in un primo programma erano previste tappe in Israele, nei territori Palestinesi e in Giordania, il 7 marzo Kerry riatterrer\u00e0 a Washington, dove avr\u00e0 due settimane di tempo per aiutare il presidente Barack Obama a preparare il suo viaggio in questi paesi, atteso per il 20 marzo.<\/p>\n<p><b>Il primo viaggio del presidente Obama in Israele<\/b><br \/>Per comprendere la decisione di Kerry di non fermarsi a Tel Aviv, bisogna considerare le grandi aspettative, regionali e internazionali, che accompagneranno Obama nella sua prima visita nelle vesti da presidente in Israele. Anche se la Casa Bianca sta cercando di placare le attese, annunciando che il viaggio del presidente non mira a rilanciare il processo di pace o a presentarne uno nuovo, molti si aspettano una presa di posizione da parte di Obama sulla questione delle colonie israeliane nei territori palestinesi e sulla mancata ripresa del dialogo, ormai interrotto dal settembre 2010, tra il governo e l\u2019Autorit\u00e0 nazionale palestinese (Anp).<\/p>\n<p>A spiegare il temporeggiamento della diplomazia statunitense \u00e8 anche il processo, tutt\u2019ora in corsa, di creazione del prossimo governo di coalizione israeliano. A pi\u00f9 di un mese dalle elezioni si pu\u00f2 solo speculare sulla composizione finale del prossimo esecutivo, un\u2019incertezza politica che dovrebbe per\u00f2 dissiparsi entro le prossime settimane. Lo stesso Kerry, all\u2019indomani della sua inaugurazione, ha parlato a lungo al telefono con il presidente israeliano, Shimon Peres, il quale ha illustrato le diverse formazioni di governo che potrebbero prendere forma a seguito delle contrattazioni post-elettorali. Ad oggi, l\u2019unica certezza \u00e8 che l\u2019ex-ministro degli esteri, Tzipi Livni, ha accettato l\u2019incarico di capo negoziatore israeliano sulla questione palestinese, divenendo anche ministro della giustizia nel prossimo governo che, salvo imprevisti, sar\u00e0 guidato ancora una volta da Benjamin Netanyahu.<\/p>\n<p>Anche se indubbiamente se ne parler\u00e0 a lungo durante i colloqui con il presidente dell\u2019Anp e con il sovrano giordano, la questione palestinese non \u00e8 il tema principale dell\u2019agenda della visita di Obama. Centrale sar\u00e0 invece la questione del nucleare iraniano, al quale si affiancher\u00e0 quello della crisi siriana e la questione del contrabbando di armi dal Sinai egiziano verso Gaza. <\/p>\n<p><b>La pressione sugli Ayatollah <\/b><br \/>Sulla discussione iraniana pesa molto la divergenza di opinioni tra il governo statunitense e quello guidato da Netanyahu il quale ha pi\u00f9 volte dichiarato come le sanzioni economiche imposte contro il regime di Teheran non siano in grado di arrestare il programma nucleare iraniano, esortando Obama a non scartare l\u2019opzione militare e a tenere alta la pressione sugli Ayatollah. <\/p>\n<p>Il premier israeliano non sembra avere intenzione di dimenticare la \u2018linea rossa\u2019 illustrata nel suo discorso all\u2019Onu del settembre scorso, quando dichiar\u00f2 che Israele non poteva accettare che l\u2019Iran arrivasse ad arricchire abbastanza uranio per costruire una singola bomba atomica. Nonostante le importanti differenze di opinioni, secondo Israele la \u2018linea rossa\u2019 sar\u00e0 oltrepassata nel corso di questa estate. Nella sua prossima visita, Obama far\u00e0 quindi il possibile per tentare di contenere il proprio alleato israeliano, dissuadendolo da eventuali azioni unilaterali. Inoltre, il 14 luglio si terranno le elezioni presidenziali in Iran. Secondo Washington, questo \u00e8 un motivo in pi\u00f9 per non buttare altra benzina sul fuoco.<\/p>\n<p>Sul versante siriano ci si aspetta che Obama, affiancato dallo stesso Kerry, illustri i risultati del viaggio del neo-eletto segretario di Stato, e, in maniera particolare, quelli dell\u2019incontro del Gruppo di alto livello sulla Siria, in programma a Roma il 28 febbraio.<\/p>\n<p>Infine, altra questione centrale sar\u00e0 quella del contrabbando di armi. Obama potr\u00e0 illustrare i risultati ottenuti dalla diplomazia statunitense con il governo egiziano in seguito alla tregua siglata tra Israele e Hamas il novembre scorso. Il Cairo ha infatti di recente aumentato le proprie azioni di contrasto lungo i confini della Striscia di Gaza, sequestrando una quantit\u00e0 importante di materiale bellico diretto verso la Striscia e allagando molti dei tunnel sotterranei che collegano questa al Sinai egiziano.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non solo Europa nel primo viaggio di John Kerry nelle vesti di segretario di Stato americano. Nell\u2019agenda c\u2019\u00e8 anche un itinerario mediorientale che, iniziando dalla Turchia, toccher\u00e0 anche l\u2019Egitto, l\u2019Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar. 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