{"id":22550,"date":"2013-02-28T00:00:00","date_gmt":"2013-02-27T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/insidia-sciita-in-arabia-saudita\/"},"modified":"2017-11-03T15:27:58","modified_gmt":"2017-11-03T14:27:58","slug":"insidia-sciita-in-arabia-saudita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/02\/insidia-sciita-in-arabia-saudita\/","title":{"rendered":"Insidia sciita in Arabia Saudita"},"content":{"rendered":"<p>Nel silenzio dei media internazionali, proseguono le proteste degli sciiti sauditi del governatorato di Qatif nella regione orientale, la pi\u00f9 ricca di petrolio del paese. Dal marzo del 2011, la comunit\u00e0 sciita dell\u2019Arabia Saudita &#8211; legata per genealogia e lingua ai vicini bahreiniti &#8211; \u00e8 tornata con regolarit\u00e0 a manifestare, per rivendicare le stesse condizioni di vita, lavoro e culto della maggioranza sunnita. <\/p>\n<p>Riyadh non ha finora lasciato spazio al dialogo: il timore \u00e8 che le sollevazioni interne si saldino alle proteste degli sciiti in Bahrein, distante solo pochi chilometri dal blindato confine saudita. Permettendo all\u2019Iran di guadagnare cos\u00ec in termini di <i>soft power <\/i>regionale. <\/p>\n<p>Se le rivolte arabe del 2011 hanno contribuito &#8211; grazie alla frattura dell\u2019arco sciita che da Beirut arriva fino a Teheran &#8211; al rafforzamento dell\u2019egemonia saudita nel quadrante, esse hanno per\u00f2 riacceso l\u2019irrisolta contrapposizione inter-confessionale fra sunniti e sciiti all\u2019interno del regno degli al-Sa\u2018ud.<\/p>\n<p><b>Lotta per l\u2019uguaglianza<\/b><br \/>Tra il 15 e il 20% della popolazione, gli sciiti sauditi sono in prevalenza di fede duodecimana (credono dunque nell\u2019esistenza del dodicesimo <i>imam <\/i>occultato) proprio come gli sciiti iraniani: \u00e8 un argomento che il potere politico-religioso di Riyadh ha spesso utilizzato contro la comunit\u00e0 sciita, accusandola di essere manovrata dal rivale di Teheran. <\/p>\n<p>Nel corso degli anni, gli sciiti sauditi hanno messo da parte le suggestioni khomeiniste -che anche qui avevano scaldato le folle all\u2019indomani della rivoluzione islamica iraniana del 1979 &#8211; per rivendicare la propria arabit\u00e0, nonch\u00e9 l\u2019appartenenza alla nazione saudita. La sostituzione del concetto di settarismo con quello di cittadinanza ha posto la casa degli al-Sa\u2018ud dinnanzi alla necessit\u00e0 di fornire risposte di tipo politico ed economico, al di l\u00e0 della facile retorica confessionale.<\/p>\n<p>Gli sciiti d\u2019Arabia chiedono la fine della discriminazione settaria: nel governatorato di Qatif, sia il livello di povert\u00e0 che il tasso di disoccupazione sono superiori alla media del paese; in molte aree \u00e8 poi vietata la costruzione di luoghi di culto. I manifestanti chiedono inoltre il rilascio di numerosi detenuti politici, imprigionati senza che le motivazioni dell\u2019arresto venissero rese pubbliche. <\/p>\n<p>Nel luglio del 2012, l\u2019incarcerazione del religioso sciita Nimr Baqer al-Nimr ha rinfocolato le proteste, soprattutto ad Awamiya, suo villaggio di origine: acceso contestatore del potere di Riyadh, al-Nimr ha sempre invitato i dimostranti a contestare in maniera pacifica.<\/p>\n<p>Il \u201cbraccio di ferro\u201d fra la casa regnante e la comunit\u00e0 sciita della regione orientale sta tuttavia provocando un irrigidimento delle rispettive posizioni. La polizia continua a reprimere i cortei, a effettuare arresti e ad accusare gli attivisti di legami con l\u2019Iran e con gli Hezbollah libanesi; dall\u2019altra parte, le frange radicali della protesta sciita sembrano prevalere sulle fazioni pi\u00f9 aperte alla mediazione con il potere centrale. <\/p>\n<p>Ci\u00f2 che sta avvenendo nel movimento sciita <i>Islahiyyin<\/i> (Riformisti) \u00e8 emblematico: la guida storica, lo shaikh Hassan al-Saffar, abituato a dialogare con Riyadh \u00e8 ora incalzato dai giovani del gruppo e ha scelto quindi di alzare i toni dello scontro con il regno, additandolo apertamente di settarismo. E lo stesso al-Nimr, qualora le riforme richieste non si realizzassero, ha evocato l\u2019ipotesi di secessione della provincia di Qatif, per dare vita a uno stato sciita.<\/p>\n<p><b>Variabile Bahrein<\/b><br \/>La citt\u00e0 saudita di Awamiya, insieme a Qatif uno degli epicentri della sollevazione, \u00e8 ormai un territorio militarizzato: i <i>check-point <\/i>controllano chiunque si rechi nell\u2019area, vietando l\u2019accesso agli attivisti. Ventiquattro chilometri pi\u00f9 in l\u00e0, c\u2019\u00e8 infatti il confine con l\u2019arcipelago del Bahrein, dove la comunit\u00e0 sciita &#8211; che rappresenta circa il 70% della popolazione &#8211; protesta da due anni contro la monarchia sunnita degli al-Khalifa, domandando la fine della discriminazione su base confessionale. <\/p>\n<p>La mobilitazione degli sciiti di Manama e quella della regione orientale saudita &#8211; nonostante parte del movimento bahreinita chieda in pi\u00f9 un\u2019evoluzione in senso costituzionale della monarchia &#8211; hanno motivazioni comuni, ovvero la richiesta di diritti e di opportunit\u00e0. Inoltre, gli sciiti del Bahrein, che appartengono quasi tutti al ceppo degli arabi <i>baharnah<\/i>, hanno legami di parentela con gli sciiti sauditi del governatorato orientale di al-Ahsa; i due gruppi parlano persino lo stesso dialetto arabo. <\/p>\n<p>L\u2019Arabia Saudita teme pertanto la persistenza delle manifestazioni popolari in Bahrein: data la contiguit\u00e0 geografica e socio-culturale, la crisi politica di Manama diviene allora -agli occhi degli al-Sa\u2018ud &#8211; una questione di sicurezza nazionale, in bilico tra il foro esterno e quello interno. Da anni, il regno saudita sta incoraggiando la naturalizzazione di numerosi immigrati sunniti (soprattutto yemeniti e pachistani) da parte della monarchia del Bahrein: l\u2019obiettivo \u00e8 riequilibrare i rapporti di forza inter-confessionali. E nei registri elettorali del piccolo arcipelago sono apparsi i nomi di molti sauditi, ovviamente sunniti, con improbabili discendenze bahreinite. <\/p>\n<p>Denunciando il \u201ccomplotto iraniano\u201d che si celerebbe dietro alle proteste degli sciiti in Arabia Saudita e in Bahrein, le due monarchie hanno acuito la connotazione settaria dello scontro, innescando una pericolosa propaganda mediatica che allontana le possibilit\u00e0 di ricomposizione del conflitto. Non esistono finora evidenze in merito a un appoggio economico-militare di Teheran ai movimenti sciiti di contestazione (al di l\u00e0 di un sostegno di tipo politico e simbolico). <\/p>\n<p><b>Non basta l\u2019esercito<\/b><br \/>Nel marzo del 2011, l\u2019intervento della <i>Peninsula Shield Force<\/i> &#8211; il braccio militare del Consiglio di cooperazione del golfo (Ccg) &#8211; ha sedato la rivolta su richiesta del governo degli al-Khalifa, senza per\u00f2 riuscire a spegnerla; allo stesso modo, la repressione operata dalla polizia saudita nei confronti della contestazione interna non riesce a soffocare le manifestazioni. <\/p>\n<p>Intervenendo con la forza in Bahrein (uno stato membro), il Ccg ha tradito &#8211; di fatto &#8211; la propria natura di alleanza difensiva in chiave anti-iraniana, oltre che i principi della stessa carta fondamentale. La rivolta degli sciiti nella penisola arabica non pu\u00f2 essere ridotta a semplice questione di \u201cordine pubblico regionale\u201d, come invece Riyadh ha fin qui tentato di fare. E probabilmente, neppure le classiche misure economiche di tipo redistributivo potrebbero placare una protesta che ha assunto ormai significati politici forti.<\/p>\n<p>In questo quadro di instabilit\u00e0 strisciante, gli Stati Uniti starebbero progettando il trasferimento della V flotta della Marina &#8211; ora dislocata in Bahrein &#8211; nel vicino Kuwait, dove Washington dispone gi\u00e0 di collaudate basi militari. Sono proprio gli statunitensi a spingere per una progressiva unificazione dei comandi di difesa dei paesi membri del Ccg. Se i cambiamenti del sistema politico regionale, innescati dalle cosiddette primavere arabe, hanno rafforzato lo status egemonico di Riyadh nel quadrante, essi hanno per\u00f2 riaperto questioni politico-identitarie mai risolte, come il rapporto con gli sciiti. Cos\u00ec, mentre i margini di manovra dell\u2019Arabia Saudita in Medio Oriente si fanno pi\u00f9 ampi, quelli interni paiono ora ridursi insidiosamente.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel silenzio dei media internazionali, proseguono le proteste degli sciiti sauditi del governatorato di Qatif nella regione orientale, la pi\u00f9 ricca di petrolio del paese. 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