{"id":22570,"date":"2013-03-04T00:00:00","date_gmt":"2013-03-03T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/prove-di-pace-tra-afghanistan-e-pakistan\/"},"modified":"2017-11-03T15:27:57","modified_gmt":"2017-11-03T14:27:57","slug":"prove-di-pace-tra-afghanistan-e-pakistan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/03\/prove-di-pace-tra-afghanistan-e-pakistan\/","title":{"rendered":"Prove di pace tra Afghanistan e Pakistan"},"content":{"rendered":"<p>A met\u00e0 febbraio, 25 container che trasportavano materiale bellico hanno lasciato l\u2019Afghanistan in direzione Karachi (Pakistan), segnando, di fatto, l\u2019inizio del ritiro della Nato dal paese. Sebbene siano tuttora in corso negoziati tra Kabul e Washington sulla possibilit\u00e0 di lasciare un contingente americano in Afghanistan anche dopo il 2014, si \u00e8, dunque, entrati nella fase conclusiva delle operazioni. Il quadro complessivo della situazione, tuttavia, appare quanto mai incerto e restano molti dubbi sulle reali possibilit\u00e0 di siglare un accordo con i talebani e sulle prospettive di pace nella regione.<\/p>\n<p><b>Talebani<\/b><br \/>Prendendo atto dell\u2019impossibilit\u00e0 di una vittoria militare gli americani hanno, negli ultimi anni, sempre pi\u00f9 insistito per un accordo di reintegrazione dei talebani nel quadro politico afgano. Gi\u00e0 nel 2012, Washington aveva avviato trattative preliminari, presto interrotte dai talebani, a causa del rifiuto americano di rilasciare i militanti in stato di detenzione. Da allora, si era entrati in una fase di stallo che sembra adesso parzialmente superata.<\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo periodo, infatti, il processo di pace sembra aver sub\u00ecto una decisa accelerazione, beneficiando del sostegno di un numero crescente di attori. L\u201911 gennaio, in occasione di un vertice negli Stati Uniti tra Karzai e Obama, si \u00e8 deciso di stabilire a Doha la sede di rappresentanza del movimento talebano. <\/p>\n<p>Pi\u00f9 di recente, in occasione di un vertice trilaterale organizzato a Londra il 4 febbraio, i presidenti di Pakistan e Afghanistan hanno ribadito il loro impegno nel favorire un accordo che porti pace e stabilit\u00e0 nel paese e nel resto della regione. Non limitandosi a una generica espressione di volont\u00e0, hanno definito un periodo di sei mesi per concludere i negoziati. Si tratta di un obiettivo molto ambizioso, specie considerando le difficolt\u00e0 che tale processo ha sinora incontrato.<\/p>\n<p>A inizio febbraio, Zabihullah Mujahid, portavoce dei talebani, ha smentito che vi siano stati progressi nelle trattative tra le parti, ribadendo l\u2019indisponibilit\u00e0 del gruppo a negoziare con il governo di Karzai. I dubbi sulle capacit\u00e0 del presidente afgano di portare avanti eventuali negoziati (con l\u2019approssimarsi del termine del mandato, la sua posizione va man mano indebolendosi) e i timori sugli effetti che una riabilitazione politica dei talebani avrebbe dal punto di vista della coesione nazionale, sono solo alcuni dei fattori che spingerebbero ad essere pessimisti nei confronti del processo che va adesso avviandosi. Sono in molti, tuttavia, a guardare con grande speranza ai progressi che sembrano registrarsi sul fronte pakistano.<\/p>\n<p><b>Nuovo ruolo del Pakistan<\/b><br \/>Le relazioni spesso conflittuali tra i governi di Kabul e Islamabad avevano sino ad ora impedito che al Pakistan venisse attribuito un ruolo chiave nel processo di pace con i talebani. In considerazione dei forti legami esistenti tra una parte dell\u2019apparato di sicurezza pakistano e il movimento talebano, una simile esclusione non poteva che compromettere in partenza ogni possibilit\u00e0 di successo. Tale tendenza sembra essersi invertita negli ultimi mesi del 2012.<\/p>\n<p>Dal novembre 2012, sono stati 26 i talebani rilasciati dalle autorit\u00e0 pakistane. Sebbene si tratti di un importante passo in avanti, le modalit\u00e0 con cui tale decisione \u00e8 stata attuata hanno sollevato pi\u00f9 di un dubbio sulle reali intenzioni della autorit\u00e0 pakistane. <\/p>\n<p>Secondo quanto riportato da ufficiali afgani e americani, infatti, non essendo stati consegnati alle autorit\u00e0 afgane, gli ex-detenuti si sarebbero gi\u00e0 riuniti alle milizie talebane. Per evitare il ripetersi di simili episodi, a inizio febbraio, le autorit\u00e0 pakistane hanno comunicato l\u2019attribuzione all\u2019Alto Consiglio Afgano per la Pace di un ruolo formale nelle future operazioni dei prigionieri. Un passo in avanti importante, sebbene tardivo.<\/p>\n<p>Solleva altrettante preoccupazioni la scelta delle autorit\u00e0 pakistane di non rilasciare i talebani di pi\u00f9 alto rango ancora detenuti, tra cui il mullah Baradar. Ci\u00f2, infatti, sembrerebbe confermare la volont\u00e0 pakistana di non privarsi di un\u2019importante carta da giocare in sede negoziale, evidenziando quanto sia ancora ampio il deficit di fiducia esistente tra le parti negoziali.<\/p>\n<p><b>Paci intrecciate?<\/b><br \/>Vari elementi lasciano supporre che sia in corso un processo di ridefinizione delle strategie di politica estera pakistana che coinvolgerebbe lo stesso teatro afgano. Ma non \u00e8 ancora possibile comprendere la profondit\u00e0 e le ripercussioni che esso eventualmente produrr\u00e0 sul contesto regionale. A questo proposito, \u00e8 da sottolineare il dibattito interno sulla possibilit\u00e0 di negoziare con il Tehrik-i-Taliban Pakistan (Ttp), ombrello che riunisce varie milizie fortemente ostili al governo pakistano.<\/p>\n<p>A met\u00e0 febbraio, il governo pakistano ha invitato il Ttp ad aderire a un cessate il fuoco della durata di 30 giorni, come condizione preliminare per eventuali trattative. Il gruppo ha rifiutato l\u2019offerta, ribadendo la propria indisponibilit\u00e0 a deporre le armi. Il timore da molti espresso \u00e8 che l\u2019offerta al dialogo avanzata dal Ttp a inizio febbraio non sia altro che il tentativo di guadagnare tempo in un momento in cui il gruppo appare molto diviso al suo interno e sempre pi\u00f9 indebolito dalle operazioni militari condotte nelle agenzie tribali.<\/p>\n<p>Sarebbe, inoltre, sempre pi\u00f9 ridotto il consenso di cui i talebani godrebbero tra la popolazione locale, rendendo di giorno in giorno pi\u00f9 evidente la necessit\u00e0 di una legittimazione politica che ne garantisca la sopravvivenza. Precedenti accordi tra governo e Ttp si erano generalmente rivelati controproducenti per gli interessi statali, finendo per concedere al gruppo il controllo <i>de facto <\/i>di alcune porzioni del territorio nazionale.<\/p>\n<p>Ogni decisione su eventuali negoziati sar\u00e0 comunque condizionata dai risultati delle elezioni politiche di maggio. \u00c8 innegabile, tuttavia, che molto dipender\u00e0 anche dal processo di pace che si sta tentando di avviare in Afghanistan. Nel caso in cui questo acquisisse sempre maggiore vigore, infatti, il Ttp si vedrebbe privato di una importante sponda, ritrovandosi costretto a circoscrivere le attivit\u00e0 sul territorio nazionale. Inoltre, un accordo che reintegri i talebani afghani nel tessuto socio-politico nazionale creerebbe non pochi problemi alla retorica propagandistica del Ttp, ostacolandone le attivit\u00e0 di reclutamento.<\/p>\n<p>Un processo di pace che si sviluppi su scala regionale avrebbe certamente maggiori probabilit\u00e0 di successo rispetto a iniziative dalla dimensione esclusivamente nazionale. Al momento, tuttavia, sono ancora numerosi gli ostacoli che rendono tale ipotesi di difficile attuazione. Inoltre, con l\u2019avvicinarsi della stagione primaverile, i combattimenti torneranno nel vivo e ciascuna delle parti cercher\u00e0 di accrescere il proprio potere negoziale. con molta probabilit\u00e0 sar\u00e0 dunque il terreno di battaglia a determinare i rapporti di forza, fornendo utili indicazioni sui futuri assetti di potere in Afghanistan e nella regione circostante.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A met\u00e0 febbraio, 25 container che trasportavano materiale bellico hanno lasciato l\u2019Afghanistan in direzione Karachi (Pakistan), segnando, di fatto, l\u2019inizio del ritiro della Nato dal paese. 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