{"id":22580,"date":"2013-03-05T00:00:00","date_gmt":"2013-03-04T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-capro-espiatorio-degli-f-35\/"},"modified":"2017-11-03T15:27:57","modified_gmt":"2017-11-03T14:27:57","slug":"il-capro-espiatorio-degli-f-35","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/03\/il-capro-espiatorio-degli-f-35\/","title":{"rendered":"Il capro espiatorio degli F 35"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 passato solo un anno dal dibattito parlamentare sugli aerei militari F 35, durante il quale il governo ha comunicato la decisione di ridurre il numero dei velivoli che l\u2019Italia intende acquistare da 131 a 90 e il Parlamento ha respinto le richieste di sospensione o cancellazione del programma. Ma la campagna elettorale ha riportato la partecipazione italiana al programma sotto i riflettori, trasformandola in una battaglia ideologica in cui tutti i colpi sono sembrati permessi.<\/p>\n<p>Bisogna tornare ai tempi dello schieramento dei missili a Comiso per trovare toni altrettanto apocalittici, con la differenza che ora, nel tentativo di ottenere qualche percentuale di voti, molti leader, se non tutti, si sono dissociati dalle decisioni prese da tutti i governi degli ultimi quindici anni, promettendone una revisione.<\/p>\n<p><b>Ombre cinesi<\/b><br \/>Il programma F 35 sembra, d\u2019altra parte, un bersaglio perfetto: <br \/>&#8211;\t\u00e8 in gran parte guidato e gestito dagli Stati Uniti (e questo attira il mai sopito sentimento anti-americano di certe aree della sinistra); <br \/>&#8211;\t\u00e8 uno dei sistemi pi\u00f9 costosi fra quelli di prevista acquisizione nazionale in questo decennio (e questo da spazio alle critiche di chi vorrebbe destinare ogni risorsa ai comparti civili e di chi vorrebbe, invece, fossero finanziati di pi\u00f9 altri programmi militari); <br \/>&#8211;\t\u00e8 un mezzo avanzato e complesso, ancora in fase di sviluppo (e questo consente di strumentalizzare le attuali limitazioni operative, pronosticandone un disastroso futuro e, quindi, un enorme spreco di risorse finanziarie); <br \/>&#8211;\t\u00e8 un velivolo da attacco al suolo (e questo permette di presentarlo come un mezzo \u201coffensivo\u201d, dimenticando che \u00e8 l\u2019utilizzo che ne determina le finalit\u00e0 e che l\u2019<i>Eurofighter <\/i>non \u00e8 certamente da meno); <br \/>&#8211;\t\u00e8 un programma che cerca di contenere i costi puntando sulla competizione e, quindi, non assicura la certezza dei ritorni industriali come negli altri programmi internazionali (e questo ha provocato la reazione critica di alcune imprese, che in parte \u00e8 per\u00f2 giustificata perch\u00e9 non sono sempre garantite dagli americani condizioni di parit\u00e0 nel rilascio delle informazioni);<br \/>&#8211;\t\u00e8 un programma che ha infranto il sogno, obiettivamente insostenibile, di una versione da attacco al suolo dell\u2019<i>Eurofighter <\/i>ed \u00e8 contemporaneo alla riduzione dell\u2019ultimo lotto di questo intercettore, dovuta alla necessit\u00e0 di contenere le spese (e tutto questo ha scatenato i suoi interessati sostenitori).<\/p>\n<p>Ovviamente non poteva mancare il fantasma del complesso militare-industriale americano, con appendici italiane, che avrebbe provocato l\u2019esclusione dalle liste dei candidati parlamentari che avevano criticato il programma (smentita poi dai risultati elettorali) e a rimuovere i vertici industriali poco disponibili (come se, invece, in tutti questi casi non vi fossero ben altre ragioni).<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 aspetto del velivolo che non sia stato criticato: inutile, inefficace, ambizioso, costoso, complicato, vulnerabile, pericoloso, mal progettato, ecc. E lo stesso per il programma: insoddisfacente nel coinvolgimento industriale, ininfluente sull\u2019occupazione, destinato al fallimento, con costi fuori controllo, superfluo, ecc. Contro questo tiro al bersaglio le risposte del governo, del ministero della Difesa e dell\u2019industria sono risultate inadeguate e, a volte, soprattutto in passato, un po\u2019 ingenue. <\/p>\n<p>La consapevolezza di essere nel giusto non giustifica la sottovalutazione dei rischi, n\u00e9 degli avversari di questo programma. Fin dall\u2019inizio si sarebbe dovuto stabilire una efficace e coordinata strategia di comunicazione fra tutti gli attori militari, governativi e industriali, garantendo un continuo flusso di informazioni coerenti. Invece, ancora una volta, si \u00e8 andati avanti in ordine sparso e con troppa improvvisazione, anche per contrasti interni sia al mondo militare che industriale.<\/p>\n<p>Adesso bisognerebbe cercare di limitare i danni della campagna di disinformazione che \u00e8 stata condotta, favorendo, invece, una serena riflessione che pu\u00f2 anche portare a decisioni diverse, ma con la consapevolezza delle relative implicazioni e dei relativi costi.<\/p>\n<p>In forma schematica il problema F 35 pu\u00f2 essere cos\u00ec rappresentato:<\/p>\n<p>1. I velivoli per l\u2019attacco al suolo servono per colpire obiettivi terrestri o navali fissi o in movimento. Fra il resto, sono serviti all\u2019Italia per colpire obiettivi militari durante l\u2019intervento in Kuwait, Kosovo, Iraq, Afghanistan e Libia a protezione della popolazione civile, delle loro nuove forze di sicurezza e dei nostri uomini. Potrebbero un domani servire per proteggere anche la nostra comunit\u00e0. <br \/>Un paese che vuole avere una minima capacit\u00e0 di difesa non pu\u00f2 rinunciarvi. Ma, pi\u00f9 in generale, sembra essersi creata un\u2019eccessiva confusione dei ruoli perch\u00e9 spetta ai tecnici indicare la strumentazione loro necessaria. Non si pu\u00f2 indicare ai Vigili del fuoco di quali mezzi devono dotarsi per spegnere gli incendi. E non lo si dovrebbe fare nemmeno con i militari italiani. Quello che bisogna dire loro \u00e8 quali sono le risorse finanziarie disponibili e, ovviamente, confrontarsi con loro sulla relativa acquisizione ed utilizzo. In quest\u2019ottica, trattandosi della nostra sicurezza, per di pi\u00f9 riferita ad uno scenario lontano nel tempo e imprevedibile, sarebbe bene essere molto prudenti e previdenti.<\/p>\n<p>2. L\u2019Aeronautica dovr\u00e0 mettere a terra nel prossimo quindicennio 236 velivoli utilizzabili per l\u2019attacco al suolo (<i>Amx, Tornado<\/i>) e la Marina 18 velivoli imbarcati AV-8B. I tre nuovi velivoli europei disponibili (<i>Eurofighter, Rafale<\/i> e <i>Gripen<\/i>) sono intercettori, con solo limitate capacit\u00e0 di attacco al suolo: l\u2019Europa avrebbe potuto sviluppare un suo velivolo partendo da queste esperienze, ma non ha avuto la volont\u00e0 di farlo destinandovi le necessarie risorse. Altri velivoli americani sono, invece, pi\u00f9 vecchi o usati. L\u2019alternativa dei velivoli armati non pilotati non \u00e8 ancora realistica e pone diversi dubbi: i mezzi gi\u00e0 operativi sono americani e fino ad ora l\u2019Italia non ha ricevuto il relativo armamento (e non va dimenticato che il loro utilizzo \u00e8 legato alla disponibilit\u00e0 di trasmissione satellitare dei dati che \u00e8 anch\u2019essa controllata dagli americani); il loro eventuale impiego apre, inoltre, delicate questioni politiche e militari. <br \/>L\u2019unico velivolo di nuova generazione (con caratteristiche stealth) che sar\u00e0 disponibile nei prossimi anni \u00e8, quindi, l\u2019F-35 e, in particolare, sar\u00e0 il solo ad avere una versione imbarcabile sulle nostre portaerei. Quanto al numero, \u00e8 gi\u00e0 stato ridotto da 131 a 90 (75 per l\u2019Aeronautica e 15 per la Marina), allineandolo globalmente a quello degli <i>Eurofighter<\/i>, in modo da avere un equilibrato bilanciamento fra i due velivoli che, alla fine, comporranno tutta la flotta aerea da combattimento nazionale (contro i quattro attuali). Per i prossimi decenni questa flotta dovr\u00e0 essere in grado di reggere il confronto con la nuova generazione di caccia invisibili russi (T-50) e cinesi (J-20) che a breve invaderanno il mercato dell\u2019export e saranno disponibili per molti paesi critici.<\/p>\n<p>3. Il programma dovr\u00e0 essere finanziato nell\u2019ambito delle risorse destinate alla Difesa. L\u2019Italia spende per la difesa meno dell\u20191% del Pil, una delle pi\u00f9 basse percentuali al mondo. Gi\u00e0 sono stati decisi significativi tagli e riduzioni al fine di poter mantenere uno strumento militare credibile e sostenibile. Il programma di acquisizione dell\u2019F 35 \u00e8 molto proiettato in avanti, a partire dagli ultimi anni di questo decennio, sia per tener conto della attuale difficile situazione finanziaria del nostro paese, sia per poter acquisire i velivoli quando, grazie all\u2019avviata produzione di serie, il costo unitario sar\u00e0 abbassato e il velivolo sar\u00e0 pi\u00f9 maturo operativamente. L\u2019attuale prezzo riguarda solo i primi esemplari, ma, siccome sono pochissimi, ogni eventuale risparmio risulterebbe insignificante nei prossimi anni. <br \/>Non c\u2019\u00e8, quindi, un \u201ctesoretto\u201d disponibile e riutilizzabile per altri fini nella cassaforte della Difesa, n\u00e9 nel Bilancio dello Stato. Le quote annuali di finanziamento del programma, attualmente previste, sono gi\u00e0 inferiori a quelle di altri programmi nazionali in corso. Eventuali ulteriori risparmi si potrebbero realizzare nella prossima legislatura, ma al prezzo di compromettere la nostra sicurezza e la nostra industria aerospaziale. In ogni caso va tenuto presente che pi\u00f9 tardi verr\u00e0 avviata la produzione in Italia e pi\u00f9 tardi si potr\u00e0 proporre il nuovo stabilimento di Cameri come centro di manutenzione per gli F 35 utilizzati o dislocati in Europa e nel Mediterraneo (e questa attivit\u00e0 pu\u00f2 rappresentare il maggiore business nel futuro della nostra industria).<\/p>\n<p>4. Mantenere una capacit\u00e0 tecnologica e industriale nel settore della difesa e, in particolare, nei velivoli militari \u00e8 importante sotto diversi profili. A livello militare significa padroneggiare e utilizzare meglio la tecnologia e poter supportare con maggiore autonomia i propri equipaggiamenti e, in parte, poterli mantenere aggiornati. A livello industriale, per un paese come l\u2019Italia che ha ormai solo pochi settori a tecnologia avanzata, significa avvantaggiarsi delle connesse innovazioni di prodotto e di processo e della formazione di qualificato personale a favore dell\u2019intero sistema industriale. Dopo l\u2019ormai prossima conclusione del programma <i>Eurofighter<\/i>, il futuro dell\u2019industria aeronautica militare si gioca sulla partecipazione all\u2019F 35. Anche sul piano sociale il problema non \u00e8 quanti posti in pi\u00f9 porter\u00e0 il programma F 35, ma quanti posti saranno salvati di quelli che andranno persi con la fine della produzione dell\u2019<i>Eurofighter <\/i>e la fine della manutenzione dei vecchi velivoli.<\/p>\n<p>Per queste ragioni le Forze armate, il ministero della Difesa e il governo hanno voluto assicurare la partecipazione dell\u2019industria italiana al programma, anzich\u00e9 aspettare e poi comperarli negli Stati Uniti. Proprio in questi giorni Alenia Aermacchi ha siglato un contratto per i primi 130 set di ali per un valore di oltre 900 milioni di euro. Altri ne seguiranno insieme ad altri equipaggiamenti e apparati, coinvolgendo decine di imprese italiane. Certo, non tutte le nostre richieste sono state esaudite, niente \u00e8 garantito, su alcuni segmenti non siamo quasi riusciti ad entrare (elettronica e motoristica). Ma non vi sono alternative: governo, Forze armate e industria devono continuare a lottare, giorno dopo giorno, per avere maggiori ritorni industriali.<\/p>\n<p>Quanto al confronto con altri programmi internazionali basati sul principio <i>cost share\/work share<\/i>, va evidenziato che producono extra-costi e extra-tempi non pi\u00f9 sostenibili (tanto \u00e8 vero che alcuni grandi paesi europei sono caduti nella tentazione di cercare accordi bi o trilaterali). Nel caso dell\u2019<i>Eurofighter <\/i>i ritorni industriali corrispondono al 21%, nel caso dell\u2019F 35 dipendono dalle capacit\u00e0 della nostra industria di essere competitiva, ma potenzialmente potrebbero essere molto pi\u00f9 alti. Finora, tenendo in considerazione gli effetti del contratto appena firmato da Alenia, le industrie nazionali hanno gi\u00e0 accesso a contratti con Lockheed valutati in oltre due miliardi di euro, che rappresentano l\u201980% di quanto investito finora dal nostro paese.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 passato solo un anno dal dibattito parlamentare sugli aerei militari F 35, durante il quale il governo ha comunicato la decisione di ridurre il numero dei velivoli che l\u2019Italia intende acquistare da 131 a 90 e il Parlamento ha respinto le richieste di sospensione o cancellazione del programma. 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