{"id":22600,"date":"2013-03-07T00:00:00","date_gmt":"2013-03-06T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/litalia-davanti-alla-svolta-birmana\/"},"modified":"2017-11-03T15:27:56","modified_gmt":"2017-11-03T14:27:56","slug":"litalia-davanti-alla-svolta-birmana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/03\/litalia-davanti-alla-svolta-birmana\/","title":{"rendered":"L\u2019Italia davanti alla svolta birmana"},"content":{"rendered":"<p>Due anni dopo aver avviato un ambizioso processo di transizione politica ed economica, il presidente birmano Thein Sein \u00e8 in visita in Europa. Durante la tappa romana del 6 e 7 marzo, il Presidente Napolitano e il Primo ministro Monti hanno confermato che l\u2019Italia sostiene le riforme in Myanmar, con la firma di accordi di condono di parte del debito e di conversione del rimanente in progetti di sviluppo. Testimonianza eloquente che, anche in un momento tanto critico come quello attuale, il nostro paese mantiene fortunatamente un profilo attivo e responsabile in Asia, la regione che \u00e8 destinata a trascinare l\u2019economia mondiale al di fuori delle sabbie mobili della crisi.<\/p>\n<p><b>Apertura<\/b><br \/>Molto \u00e8 accaduto in Myanmar nell\u2019ultimo biennio. Dopo aver trascorso due decenni agli arresti domiciliari, Aung San Suu Kyi \u00e8 stata liberata, eletta in Parlamento e ha potuto viaggiare a Oslo per ritirare il Premio Nobel per la Pace \u2013 21 anni dopo esserne stata insignita. Imposte da Stati Uniti ed Europa per punire la dura repressione dei movimenti democratici del 1998, le sanzioni occidentali sono state in gran parte sospese e le visite di dignitari stranieri si susseguono: da Obama a Ban Ki-moon, passando per Cameron, Barroso, capi di stato e di governo asiatici, ministri degli Esteri europei tra cui Terzi. <\/p>\n<p>Siglato a gennaio, l\u2019accordo con i creditori del Club di Parigi per dimezzare il debito estero, consente a Myanmar di collaborare nuovamente con la Banca mondiale e la Banca asiatica di sviluppo. Pur lento e contrastato, l\u2019avvio di riforme economiche fa affluire i capitali internazionali, ansiosi di penetrare quello che appare come l\u2019ultimo mercato di frontiera, forte di una posizione strategica tra Cina, India e Asia del Sudest, vaste risorse naturali, manodopera a buon mercato e una popolazione di 60 milioni. <\/p>\n<p>Myanmar \u00e8 al centro di giochi strategici complessi e rappresenta una prova importante per la comunit\u00e0 internazionale. Pechino s\u2019interroga sulle ragioni che hanno spinto Thein Sein ad affrancarsi dall\u2019invadenza cinese, cresciuta a dismisura nel lungo periodo dell\u2019isolamento. La Cina ha confuso l\u2019incontrastato potere economico e politico che andava accumulando con una licenza a fare qualsiasi cosa: costruire infrastrutture scadenti, inondare il mercato interno con prodotti di bassa qualit\u00e0, sfruttare senza ritegno il patrimonio naturale e mostrare scarso rispetto per le preoccupazioni della popolazione birmana. <\/p>\n<p>Il crescente risentimento di fronte a questi comportamenti ha spinto Myanmar a cercare nuovi alleati e Thein Sein a cancellare un mega-progetto idroelettrico che, in un paese in cui la maggior parte della popolazione non ha accesso alla rete elettrica, destinava tutta la produzione all\u2019esportazione verso la Cina. I cinesi si lamentano ora dell\u2019ingratitudine birmana, anche se non sono certo scomparsi dalla scena \u2013 l\u2019oleodotto dal porto di Kyaukpyu alla provincia di Yunnan, che permetter\u00e0 di importare dal Medio Oriente senza transitare dallo Stretto di Malacca, sar\u00e0 operativo in maggio \u2013 e stanno lentamente apprendendo l\u2019arte complessa della responsabilit\u00e0 sociale delle imprese.<\/p>\n<p><b>Iniziativa occidentale<\/b><br \/>In contemporanea nelle cancellerie occidentali si assiste a una corsa alla diligenza per accreditarsi il successo della transizione. Alcuni sostengono che a piegare la giunta siano state le sanzioni e poi l\u2019apertura che Obama ha promesso anche agli antagonisti pi\u00f9 irriducibili di Washington in cambio di progressi reali. Donatori e governo hanno concordato un percorso d\u2019interventi per accelerare la crescita economica e raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del millennio.<\/p>\n<p>L\u2019enfasi \u00e8 posta su misure che possono produrre risultati entro il 2015: dal concedere autonomia operativa alla banca centrale, per guadagnare credibilit\u00e0 agli occhi della finanza internazionale, alla liberalizzazione delle telecomunicazioni per ridurre le lunghissime liste d\u2019attesa per avere un telefonino e all\u2019abolizione del divieto di circolazione per i motorini a Yangon, la capitale economica. <\/p>\n<p>Per altri invece la spiegazione dell\u2019apertura va cercata nelle porte del dialogo che i paesi asiatici hanno sempre lasciato aperte, soprattutto perch\u00e9 ha finito col convincere molti sostenitori del regime che Myanmar stava perdendo pericolosamente il treno dell\u2019<i>Asian Century<\/i>. Adesso Giappone e Corea, ma anche i paesi del Sudest asiatico, sono in prima linea nel cercare opportunit\u00e0 di business. Dopo i tailandesi qualche anno fa con un grande progetto per una zona economica speciale nel Sud, adesso investitori malesi e indonesiani stanno costruendo nuovi cementifici, i giapponesi sono impegnati per le telecomunicazioni e i coreani nelle infrastrutture. Attenzione al massimo livello: \u00e8 in Myanmar che Taro Aso, il ministro delle Finanze, ha realizzato il primo viaggio all\u2019estero di un membro del nuovo esecutivo giapponese.<\/p>\n<p>Tutti concordano che il modello di sviluppo deve essere democratico e centrato sulla popolazione, e i paesi donatori sono pronti a fare la propria parte e sostenere il governo, ma non sono disposti a firmare assegni in bianco. Chiedono programmi solidi, processi trasparenti e risultati concreti e monitorabili.<\/p>\n<p>Del resto la data del 2015 per realizzare riforme a impatto immediato non \u00e8 casuale: \u00e8 l\u2019anno delle elezioni presidenziali e il Partito unitario della solidariet\u00e0 e dello sviluppo vuole giocarsi le sue carte ed evitare se possibile che si ripeta l\u2019umiliante risultato delle mini-legislative di aprile 2012 \u2013 quando il partito di Aung San Suu Kyi ha conquistato 43 dei 45 seggi in palio. La Costituzione non consente per\u00f2 alla Lady di presentarsi, perch\u00e9 ha sposato uno straniero e i suoi figli sono nati all\u2019estero, ma non \u00e8 detta l\u2019ultima parola. Annunciata a settembre di fronte all\u2019Assemblea generale delle Nazioni Unite, la disponibilit\u00e0 di Thein Sein a rivedere il dettato \u00e8 stata recentemente confermata in un\u2019intervista all\u2019emittente britannica Bbc. <\/p>\n<p><b>Lunga marcia<\/b><br \/>Certo le sfide da affrontare sono molteplici. Lontano dagli alberghi carissimi e sempre pieni di Yangon, Myanmar \u00e8 un paese ancora molto povero: gli indici di scolarit\u00e0, salute e mortalit\u00e0 infantile sono inferiori a quelli nel resto dell\u2019Asia sudorientale, il rispetto dei diritti dei lavoratori \u00e8 scarso, il traffico di persone rimane una tragedia immane e i milioni di birmani che vivono all\u2019estero (Tailandia soprattutto, ma anche Malesia, Kuwait, Corea) raramente godono di protezione adeguata. La prospettiva di fare del paese un polo economico per la regione pi\u00f9 dinamica dell\u2019economia mondiale si scontra con la realt\u00e0 \u2013 infrastrutture vetuste e corruzione diffusa \u2013 e solleva interrogativi sulla sostenibilit\u00e0 ambientale. <\/p>\n<p>In pi\u00f9, distante dalla sonnolenta tranquillit\u00e0 di Nay Pyi Taw, la nuova capitale costruita dai cinesi in piena giungla, si combattono con accanimento conflitti decennali. Certamente progressi reali sono stati ottenuti dopo gli accordi di cessate il fuoco con dieci degli 11 movimenti etnici. Ma la situazione \u00e8 fragile, soprattutto nello stato settentrionale del Kachin dove le forze armate hanno recentemente lanciato un\u2019offensiva terrestre e aerea per indebolire la Kachin Independence Army.<\/p>\n<p> Scontri sempre pi\u00f9 intensi alla frontiera con la Cina, tanto che in pi\u00f9 occasioni gli ordigni sono atterrati oltre il confine. Pechino teme un\u2019ulteriore escalation e ha invitato ambedue le parti a attuare un cessate il fuoco, anche perch\u00e9 non sembra pronta a modificare la propria posizione sui rifugiati \u2013 chiudere le frontiere e ripatriare chi \u00e8 riuscito ad entrare nello Yunnan.<\/p>\n<p>La tripla transizione di Myanmar \u2013 dalla dittatura alla democrazia, dalla chiusura economica alla globalizzazione, dal conflitto alla pace \u2013 non sar\u00e0 immediata. Gli ostacoli sono alti e gli interessi in gioco sono molti e complessi. Ma la leadership delle autorit\u00e0, l\u2019impegno dei donatori, l\u2019entusiasmo dei birmani, la posizione del paese, sono tutti elementi che permettono di essere ottimisti. Dai risultati dipendono l\u2019avvenire di milioni di persone che lottano quotidianamente per un futuro pi\u00f9 degno e la credibilit\u00e0 dell\u2019agenda multilaterale per la cooperazione allo sviluppo, che assegna responsabilit\u00e0 a tutti gli attori.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due anni dopo aver avviato un ambizioso processo di transizione politica ed economica, il presidente birmano Thein Sein \u00e8 in visita in Europa. 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