{"id":22620,"date":"2013-03-11T00:00:00","date_gmt":"2013-03-10T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-francia-dopo-il-mali\/"},"modified":"2017-11-03T15:27:56","modified_gmt":"2017-11-03T14:27:56","slug":"la-francia-dopo-il-mali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/03\/la-francia-dopo-il-mali\/","title":{"rendered":"La Francia dopo il Mali"},"content":{"rendered":"<p>Nelle montagne dell\u2019Adrar degli Ifoghas, nel nord del Mali, le truppe francesi sono uscite vittoriose dalla battaglia dell\u2019Ametteta\u00ef: il movimento operato dalle truppe di fanteria della Marina (una volte chiamate fanteria coloniale) da una parte, il contingente ciadiano e i paracadutisti della legione straniera dall\u2019altra stanno stanando l&#8217;organizzazione di Aqmi nel Mali, fiaccandone le capacit\u00e0 logistiche. <\/p>\n<p><b>Asse con Washington<\/b><br \/>Gli uomini del secondo reggimento paracadutisti della legione hanno perlustrato a piedi la catena dell\u2019Adrar per bonificare le numerose grotte, incontrando spesso una robusta resistenza, come dimostrato dal numero di perdite sia francesi che ciadiane. La capacit\u00e0 nel condurre questo tipo di operazioni va ricongiunta con l\u2019esperienza recente di contro-insurrezione nelle valli della Kapisa in Afganistan, ma anche con gli interventi passati nel Ciad e in Algeria. <\/p>\n<p>La riuscita dell\u2019azione militare francese in Mali sta producendo una serie di riflessioni: la prima \u00e8 la evidente costatazione dell\u2019efficacia di una missione strutturata e realizzata da un singolo paese, quindi non in coalizione, per uno scenario ad alta intensit\u00e0 di combattimento. Il contributo decisivo fornito dalle truppe ciadiane illustra inoltre l\u2019utilit\u00e0 militare di alleati regionali non propriamente democratici ma meno riluttanti all\u2019impiego della forza. <\/p>\n<p>In questo scenario, la Francia sta anche guadagnando peso nei confronti degli Stati Uniti. Molti dimenticano la profondit\u00e0 e l\u2019importanza dell\u2019alleanza militare fra Parigi e Washington, avvalorata dalla stretta collaborazione in materia di <i>intelligence<\/i>. Nel contesto attuale segnato dalla volont\u00e0 di un relativo disimpegno degli Usa dal quadrante europeo &#8722; espressa nel concetto di <i>burden sharing <\/i>&#8722; la leadership francese nell\u2019operazione in Mali rappresenta un modello di grande interesse, gi\u00e0 illustrato dall\u2019apprezzamento espresso dal Vice-Presidente Biden nella sua recente visita a Parigi. La Francia si sta quindi affermando come l\u2019interlocutore privilegiato degli Stati Uniti per le questioni inerenti la difesa in Europa, a scapito anche del Regno Unito, alleato fedele di Washington ma spesso lontano dal cuore del vecchio continente. <\/p>\n<p>Infine bisogna osservare come l\u2019intervento francese ricongiunga sia la sua politica post-coloniale, la lunga tradizione di interventi in Africa, con i pi\u00f9 recenti impegni volti alla difesa della sicurezza internazionale sotto mandato delle Nazioni Unite realizzati in coalizione con altri paesi. Si tratta di un trend gi\u00e0 osservato con l\u2019intervento in Libia e oggi ulteriormente rafforzato con l\u2019operazione in territorio africano. <\/p>\n<p><b>Rinazionalizzazione?<\/b><br \/>Si potrebbe quindi giungere alla paradossale conclusione di una ri-nazionalizzazione della politica di difesa francese, inserita in un contesto di difesa della sicurezza internazionale. Se questo modello sta dimostrando i suoi pregi nel quadro di operazioni ad alta intensit\u00e0, \u00e8 necessario comunque saperne riconoscere anche gli aspetti contraddittori.<\/p>\n<p>\u00c8 attualmente in corso uno sforzo di revisione strategica della politica di difesa francese sotto la forma della redazione di un libro bianco. La volont\u00e0 di riduzione del deficit pubblico impone tagli in ogni settore, incluso quello della difesa: se il ministero delle Finanze mira a diminuirne il budget a 28 miliardi di euro, a sua volta quello della Difesa spera di mantenerlo a quota 31.5; la lotta quindi si annuncia particolarmente aspra. <\/p>\n<p>Quasi certamente i preannunciati tagli ci saranno, il che significher\u00e0 privarsi di risorse umane e ridurre alcuni investimenti in equipaggiamenti. D\u2019altro canto l\u2019intervento in Mali ha evidenziato le necessit\u00e0 di colmare alcuni gap di capacit\u00e0 nell\u2019ambito della logistica e dell\u2019<i>intelligence<\/i>: mentre le forze francesi aspettano con urgenza l\u2019entrata in funzione dell\u2019aereo da trasporto A400M, il ministero della Difesa sta aprendo parallelamente una trattativa in forma privata con l\u2019americana General Atomics e l\u2019israeliana IAI per acquisire droni di tipo MALE. <\/p>\n<p>Questi elementi confermano quindi la volont\u00e0 della Francia di non rinunciare alle sue capacit\u00e0 di condurre autonomamente una missione sul modello maliano. I tagli potrebbero portare sia a un\u2019ulteriore riduzione delle Forze Armate, sia all\u2019abbandono di alcune componenti della forza di dissuasione nucleare, come ad esempio la componente aerea assicurata dai velivoli Rafale.<\/p>\n<p><b>Francia e Ue<\/b><br \/>Dal momento che i tagli avranno comunque conseguenze significative sulle capacit\u00e0 militari, la Francia non pu\u00f2 tuttavia abbandonare la sua tradizionale linea di sostegno a un\u2019Europa della difesa. In quest\u2019ottica, la visita di Fran\u00e7ois Hollande del 6 marzo a Varsavia \u00e8 stata l\u2019occasione di riunire sia i paesi del gruppo di cooperazione di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia) sia quelli del triangolo di Weimar (Polonia, Germania e Francia). <\/p>\n<p>Il Presidente francese ha rilanciato la volont\u00e0 di rinforzare la cooperazione europea in materia di difesa con un discorso che rifletteva la posizione critica nei confronti di un\u2019Europa intenta a lasciare a Parigi l\u2019arduo compito di risolvere la crisi del Mali. Inoltre, il ricondurre la richiesta di uno stato maggiore permanente europeo, vecchia rivendicazione francese, non nasconde la debolezza dei progetti di difesa comune. <\/p>\n<p>Nel passato, la Francia ha spesso considerato la politica europea della difesa come mezzo per risuscitare la <i>Grande Arm\u00e9e <\/i>di napoleonica memoria, ovvero una struttura francese alla quale venivano ad integrarsi vari reggimenti europei. L\u2019esempio del Mali dimostra la validit\u00e0 di questo concetto in termini di efficacia al combattimento ma allo stesso tempo suppone una serie di deleghe e\/o cessioni di sovranit\u00e0 alquanto irrealistiche nell&#8217;odierno contesto europeo di relativa transizione federale. <\/p>\n<p>Dopo la fine dell\u2019intervento militare del nord del Mali, si entrer\u00e0 a breve in una fase di ricostruzione e di mantenimento della sicurezza nella quale altre e diverse capacit\u00e0 europee, sia militari sia civili, saranno chiamate a dare il loro contributo. In modo pragmatico si potrebbe quindi considerare che a seconda delle fasi, potrebbero essere richiesti diversi modelli di coalizione. <\/p>\n<p>La Francia oggi sembra uno dei pochi paesi in grado di affrontare la decisione di un intervento armato di alta intensit\u00e0, anche considerando i legittimi vincoli politici e istituzionali di altri partner europei come l\u2019Italia o la Germania. Bisogna pero sottolineare che la fase di combattimenti intensi \u00e8 essenziale ma anche breve. A questa seguono fasi di stabilizzazione per le quali necessariamente dovranno intervenire differenti capacit\u00e0 e competenze condivise da molti paesi europei. <\/p>\n<p>Da un punto di vista strettamente europeo, \u00e8 possibile intravedere una lettura pessimistica dell\u2019intervento francese in Mali, considerandolo come uno strappo, un tornare indietro rispetto al difficile cammino verso una politica di sicurezza e difesa comune. Allo stesso modo per\u00f2 si pu\u00f2 ritenere il caso Mali come un \u201cpiccolo Afghanistan\u201d, nel quale prima una potenza esercita un ruolo di leadership per poi essere assistita da una coalizione di paesi. <\/p>\n<p>Seguendo quest\u2019ultima logica, la leadership francese nel paese africano non sarebbe certo piu criticabile di quella statunitense in Afghanistan. Ed \u00e8 magari con tale approccio pragmatico che i partner europei dovrebbero considerare il futuro delle cooperazioni militari con la Francia, in Mali o altrove; un approccio che lascia inoltre la possibilit\u00e0 di rafforzare gli strumenti e l\u2019impegno comune europeo per quelle operazioni militari a pi\u00f9 bassa intensit\u00e0 di combattimento. <\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nelle montagne dell\u2019Adrar degli Ifoghas, nel nord del Mali, le truppe francesi sono uscite vittoriose dalla battaglia dell\u2019Ametteta\u00ef: il movimento operato dalle truppe di fanteria della Marina (una volte chiamate fanteria coloniale) da una parte, il contingente ciadiano e i paracadutisti della legione straniera dall\u2019altra stanno stanando l&#8217;organizzazione di Aqmi nel Mali, fiaccandone le capacit\u00e0 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[69,82,87,135],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22620"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=22620"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22620\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":61664,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22620\/revisions\/61664"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=22620"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=22620"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=22620"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}