{"id":22630,"date":"2013-03-12T00:00:00","date_gmt":"2013-03-11T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/strano-referendum-nelle-falkland-malvinas\/"},"modified":"2017-11-03T15:27:55","modified_gmt":"2017-11-03T14:27:55","slug":"strano-referendum-nelle-falkland-malvinas","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/03\/strano-referendum-nelle-falkland-malvinas\/","title":{"rendered":"Strano referendum nelle Falkland-Malvinas"},"content":{"rendered":"<p>Il premier britannico Cameron \u00e8 stato di parola. Gi\u00e0 l\u2019anno scorso, di fronte alle reiterate rivendicazioni argentine circa la sovranit\u00e0 sulle Falkland-Malvinas, aveva escluso ogni forma di trattativa, ribadendo che solo gli abitanti della colonia avrebbero potuto decidere sul futuro delle isole, in accordo con il principio universale di auto-determinazione dei popoli. Quindi, domenica 10 e luned\u00ec 11 i<i> kelpers<\/i>, come vengono chiamati i meno di tremila abitanti del contestato arcipelago australe &#8211; dei quali circa 1.700 hanno diritto di voto &#8211; si sono recati disciplinatamente alle urne. <\/p>\n<p>\tSono di origine inglese, parlano inglese, vivono all\u2019inglese, allevano pecore, bevono birra, vendono autorizzazioni ai pescherecci stranieri e soprattutto, questo era gi\u00e0 evidente, non hanno alcuna intenzione di diventare argentini. I seggi, raggiungibili da tutte le localit\u00e0 delle isole tramite un servizio di fuori-strada e piccoli idrovolanti, erano solamente due, nella \u201ccapitale\u201d, Port Stanley, e nel villaggio di Goose Green.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\" IMAGE\/Falkland.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><b>Referendum assai strano<\/b><br \/> Il quesito, cui gli isolani si sono trovati a rispondere, con un si o con un no, era piuttosto semplice: \u201cVuoi che le Falkland conservino il loro status politico attuale come territorio d\u2019oltremare del Regno Unito?\u201d. L\u2019esito, date le premesse, non dava adito a dubbi, tanto che Ladbrokes, la principale agenzia britannica di scommesse, non ha nemmeno accettato puntate sul risultato. Ma allora, si dir\u00e0, questo referendum \u00e8 stato una farsa. Si e no, a seconda dei punti di vista. Per Londra si \u00e8 trattato di un atto molto serio e importante, che, come David Cameron aveva annunciato sin dall\u2019anno scorso, di fronte alle fastidiose rivendicazioni argentine \u201c\u2026 dimostrer\u00e0 a tutto il mondo, una volta per tutte, da quale parte stia la ragione\u201d.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, il premier britannico ha guadagnato punti in casa propria concedendo, a basso costo e senza rischio, una bella soddisfazione ai sudditi di Sua Maest\u00e0. Un bell\u2019esercizio, non c\u2019\u00e8 che dire, visto che l\u2019anno prossimo cercher\u00e0 di ripetere il colpo con il referendum sul futuro della Scozia, previsto per fine 2014. Anche in questo caso, il quesito sar\u00e0 chiaro e secco: \u201ccon Londra, o da soli?\u201d. <\/p>\n<p>Ma anche Buenos Aires, che si \u00e8 opposta al voto nella consapevolezza che le sarebbe stato sfavorevole, si dimostra sicura del fatto suo, opponendo motivazioni non certo peregrine. Secondo l\u2019Argentina, il referendum non pu\u00f2 avere alcuna rilevanza nel contesto internazionale, non \u00e8 legittimo perch\u00e9 non richiesto e controllato dall\u2019Onu, del quale elude diverse risoluzioni e, sopra tutto, perch\u00e9 \u201c\u2026 utilizzare il diritto di auto-determinazione dei popoli per perpetuare un ordine coloniale\u201d \u00e8 un chiaro controsenso. <\/p>\n<p>In ogni caso, un controllo della regolarit\u00e0 delle operazioni di voto \u00e8 stato condotto da un gruppo di osservatori indipendenti, provenienti da paesi volonterosi quali Messico, Canada, Paraguay, Cile, Stati Uniti e Nuova Zelanda. Presenti anche una cinquantina di giornalisti, non solo inglesi. A prescindere dalle pretese, dalle ragioni e dai torti dei due contendenti, bisogna riconoscere che le isole gi\u00e0 da anni erano state dichiarate dall\u2019Onu \u201cterritorio conteso\u201d, e che questo \u00e8 solo uno dei 16 casi di cui tuttora si occupa il Comitato di decolonizzazione. Tra i quali, dieci casi vedono in qualche modo implicata proprio la Gran Bretagna.<\/p>\n<p><b>Storia pasticciata<\/b><br \/>In effetti, la storia di queste isole \u00e8 alquanto ingarbugliata, e piena di sotterfugi. L\u2019Argentina aveva ereditato le isole nel 1816 con l\u2019indipendenza dalla Spagna, dichiarandone la propria sovranit\u00e0 nel 1820. Vi insedi\u00f2 un piccolo presidio e, come primo atto, eman\u00f2 una legge che cercava di regolamentare in qualche modo la caccia alle foche ed alle balene, allora praticata illegittimamente e su larga scala dalla marineria nordamericana. Fu persino sequestrato un peschereccio e l\u2019equipaggio posto sotto processo. La risposta non si fece attendere, e fu poco diplomatica: gli <i>yankee<\/i> sbarcarono in buon numero e distrussero il distaccamento argentino, lasciando poi l\u2019isola incustodita. <\/p>\n<p>Liberi nei loro traffici, ma ancora non soddisfatti, resero le isole oggetto di scambio con gli inglesi, che vi piantarono definitivamente l\u2019Union Jack nel 1833. Attualmente il governo locale \u00e8 una forma di democrazia diretta, con larga autonomia nell\u2019ambito del Commonwealth. \u00c8 residente in loco un rappresentante della Regina con funzioni di veto sulle decisioni del governo locale, mentre Londra gestisce direttamente ogni questione relativa alla Difesa ed agli Affari esteri. Dopo la guerra del 1982, ha perfino realizzato una base militare che ospita (con costi eccessivi, secondo una minoranza parlamentare) un\u2019aliquota di ciascuna delle tre componenti di mare, di terra ed aerea.<\/p>\n<p><b>La<i> querelle<\/i> continua<\/b><br \/>Dal lontano 1833, sono ormai trascorsi 180 anni, l\u2019Argentina non ha mai cessato di sollevare rivendicazioni e proteste, fino alla <i>querelle <\/i>dei giorni nostri tra la presidente Cristina Fernandez, che per prima ha risollevato una questione che sembrava ormai dormiente, e l\u2019intransigente premier britannico Cameron. Gli argomenti forti da parte Argentina fanno riferimento ad alcune risoluzioni dell\u2019Onu che chiedono alle parti di risolvere la disputa in maniera bilaterale, \u201c\u2026 tenendo conto degli interessi, non dei desideri, degli abitanti delle isole\u201d. Senza contare, sostiene Buenos Aires, che gli isolani non sono affatto popolazione con radici locali, perch\u00e9 \u201cimportati\u201d dall\u2019Inghilterra.<\/p>\n<p>Patriottismo? Senz\u2019altro si, e da entrambe le parti. Ma va anche tenuto conto del fatto che sia il premier britannico, sia la presidente argentina si trovano in un momento assai poco felice, in cui conviene distrarre il popolo dagli insuccessi del proprio mandato. Poi, e la cosa non \u00e8 affatto secondaria, sembra che le prospezioni delle compagnie petrolifere britanniche per la valutazione delle riserve di gas e petrolio <i>off-shore<\/i> &#8211; immediatamente dichiarate illegali dalle Autorit\u00e0 argentine &#8211; da alcuni mesi stiano cominciando a dare risultati molto promettenti\u2026 <i>Business is business!<\/i>.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il premier britannico Cameron \u00e8 stato di parola. 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