{"id":22670,"date":"2013-03-18T00:00:00","date_gmt":"2013-03-17T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/obama-tende-la-mano-a-israele\/"},"modified":"2017-11-03T15:27:53","modified_gmt":"2017-11-03T14:27:53","slug":"obama-tende-la-mano-a-israele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/03\/obama-tende-la-mano-a-israele\/","title":{"rendered":"Obama tende la mano a Israele"},"content":{"rendered":"<p>La visita del presidente Obama in Israele inizia il 20 marzo prolungandosi per due giorni. Un terzo giorno sar\u00e0 dedicato a Ramallah, in Cisgiordania e Amman, in Giordania. Si continua a dire da molte parti che la visita sia destinata, fra l\u2019altro, a riprendere in mano la questione israelo-palestinese, ma ci\u00f2 \u00e8 stato smentito dalla stessa Casa Bianca. Gi\u00e0 da tempo Obama ha perso interesse strategico per l\u2019argomento. Dalla campagna elettorale fino al discorso sullo stato dell\u2019Unione, del resto, il presidente Usa non ha mai menzionato i palestinesi, e soltanto una volta Israele.<\/p>\n<p><b>Nuove priorit\u00e0<\/b><br \/>Il governo israeliano nato dalle recenti elezioni non sembra avere, d\u2019altra parte, un orientamento diverso dal precedente. Alcune affermazioni del leader emergente Yair Lapid avevano fatto pensare a un ritrovato interesse verso la questione israelo-palestinese. Ma nel corso della campagna elettorale \u00e8 risultato evidente che Lapid la conosce poco e, al di l\u00e0 di una superficiale sensibilit\u00e0 verso i palestinesi, non \u00e8 latore di nessuna specifica volont\u00e0 o priorit\u00e0 politica al riguardo. <\/p>\n<p>La nuova coalizione di governo si caratterizza per il ridimensionamento di Netanyahu e del suo partito, costretti a fare posto a Lapid, lasciandogli mano libera per la realizzazione degli obiettivi culturali, sociali ed economici che hanno portato alla sua elezione. Tuttavia, Netanyahu e gli altri leader nazionalisti della compagine hanno fermamente conservato la guida della politica estera e di sicurezza. La signora Tzipi Livni ha il mandato di guidare il negoziato coi palestinesi, ma con questo governo \u00e8 davvero assai difficile che un negoziato abbia inizio.<\/p>\n<p>\u00c8 possibile, dunque, che nei comunicati finali compaia un qualche riferimento di Israele a mantenere aperta l\u2019opzione (sulla base delle condizioni che notoriamente la rendono poco o nulla praticabile), ma \u00e8 per altri motivi che Obama intende incontrare il nuovo governo israeliano. Sicuramente, per motivi che attengono alla difficile evoluzione strategica della regione e alla realizzazione degli obiettivi Usa durante il secondo mandato Obama. <\/p>\n<p>Da parte di Netanyahu e di Israele c\u2019\u00e8, del resto, lo stesso desiderio. In entrambi i casi, l\u2019evoluzione in corso rende il tema molto urgente. La chiave dell\u2019incontro potrebbe dunque essere la concorde necessit\u00e0 di tracciare una rinnovata e rafforzata partnership strategica fra due paesi che nella configurazione regionale emergente tendono a restare isolati e incontrare crescenti difficolt\u00e0.<\/p>\n<p><b>Approccio regionale<\/b><br \/>L\u2019obiettivo principale nel secondo mandato di Obama sembra essere un\u2019intesa con l\u2019Iran sul suo programma nucleare. Fra le molti ragioni che tengono gli Usa lontani dal conflitto siriano \u00e8 possibile che ci sia il desiderio di astenersi da uno scontro militare, sia pure indiretto, con l\u2019Iran, inclusa la fornitura di armi ai ribelli. Non \u00e8 neppure escluso che Washington sia pronta ad un accomodamento sulla Siria se questo servisse a raggiungere un conveniente compromesso sul tavolo nucleare.<\/p>\n<p>In questa prospettiva, non c\u2019\u00e8 dubbio che Obama rinnover\u00e0 ad Israele la richiesta di astenersi da gesti e provocazioni militari verso Teheran, lasciandogli il campo libero nei suoi negoziati. Questa richiesta potrebbe essere rafforzata da misure di pianificazione militare congiunta e dall\u2019avvio di meccanismi di consultazione sulla sostanza dei negoziati.<\/p>\n<p>Una seconda area di intesa strategica riguarda l\u2019Egitto. Nella sua opera di distanziamento dalla regione, Washington non ha posto ostacoli, anzi ha favorito l\u2019ascesa dei Fratelli Musulmani in Egitto. Questi si sono impegnati a rispettare il Trattato di Camp David con Israele. Nella prospettiva americana, questo impegno \u00e8 garantito non solo dall\u2019appoggio politico che Washington ha fornito al partito dei Fratelli, ma anche dal ruolo che gli stessi hanno preservato ai militari (nel quotidiano e nella nuova costituzione) nonch\u00e9 dall\u2019aiuto economico che gli Usa assicurano all\u2019Egitto. <\/p>\n<p>Washington ha appoggiato il prestito di 4,8 miliardi di dollari che il Fondo monetario internazionale ha predisposto per il Cairo e, nel corso dell\u2019ultima visita del nuovo segretario di Stato John Kerry, hanno promesso un pacchetto di 450 milioni dollari. La permanenza del Trattato di Camp David, incluso l\u2019annesso militare, \u00e8 un punto essenziale nella strategia americana di ritiro dalla regione. Questo interesse unisce fortemente americani e israeliani. L\u2019incontro dovrebbe quindi servire a mettere a punto una serie di politiche comuni, che riguardano soprattutto il Sinai, l\u2019apertura di Gaza e i rapporti con Hamas. <\/p>\n<p><b>Mano tesa<\/b><br \/>In terzo luogo, la crisi siriana crea tutta una serie di minacce per Israele, a causa dei gravi fattori di instabilit\u00e0 che da questa crisi si trasmettono verso il Libano, la Giordania, l\u2019Iraq e la Palestina. Israele in questi ultimi anni ha concentrato le minacce alla sua sicurezza sull\u2019Iran, ma intanto l\u2019attacco al regime di Assad e la rottura con la Turchia lo hanno fortemente isolato anche nel suo vicinato. Obama arriva in Israele dopo che il primo ministro turco Erdo&#287;an ha dichiarato &#8211; mentre il segretario di Stato Usa visitava la Turchia &#8211; che il sionismo \u00e8 un crimine verso l\u2019umanit\u00e0 (accostandosi vividamente ad Ahmadinejad). <\/p>\n<p>Il Vicino Oriente \u00e8 diventato pi\u00f9 pericoloso per Israele e ci\u00f2 non pu\u00f2 che preoccupare gli Stati Uniti: sia in generale rispetto al loro irremovibile impegno verso la sicurezza di Israele, sia pi\u00f9 specificamente perch\u00e9 le minacce che si addensano su un Israele oggi pi\u00f9 isolato che mai costringerebbero gli Usa a interrompere la loro marcia di allontanamento dal Medio Oriente.<\/p>\n<p>Un\u2019intesa sulle politiche e la pianificazione \u00e8 qui pi\u00f9 difficile, perch\u00e9 si tratta di assicurare che Assad sia rovesciato ma non dai jihadisti, che l\u2019Iran sia contrastato nella guerra fra \u201cprozie\u201d in corso in Siria, che Hezbollah non riceva armi o almeno troppe armi: tutti obiettivi che richiederebbero un impegno pi\u00f9 diretto, che gli Usa invece stanno facendo di tutto per non prendere. Ironicamente, Francia e Gran Bretagna potrebbero diventare interlocutori strategici pi\u00f9 interessanti. Ma l\u2019interesse preminente Usa per la sicurezza di Israele resta e, quindi, i due partner troveranno forme e modi rassicurazione reciproca.<\/p>\n<p>Le alleanze e le partnership strategiche americane nel Mediterraneo e Medio Oriente sono indebolite dalla strategia di ritiro e ridimensionamento della presenza Usa. Quella con Israele \u00e8 probabilmente destinata a rafforzarsi proprio a causa dell\u2019indebolimento delle altre. \u00c8 assai verosimile perci\u00f2 che la visita di Obama serva proprio a questo.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La visita del presidente Obama in Israele inizia il 20 marzo prolungandosi per due giorni. Un terzo giorno sar\u00e0 dedicato a Ramallah, in Cisgiordania e Amman, in Giordania. 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