{"id":22690,"date":"2013-03-18T00:00:00","date_gmt":"2013-03-17T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/battaglia-del-parlamento-sul-bilancio-ue\/"},"modified":"2017-11-03T15:27:54","modified_gmt":"2017-11-03T14:27:54","slug":"battaglia-del-parlamento-sul-bilancio-ue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/03\/battaglia-del-parlamento-sul-bilancio-ue\/","title":{"rendered":"Battaglia del Parlamento sul bilancio Ue"},"content":{"rendered":"<p>Il Parlamento europeo (PE) ha respinto la proposta di Prospettive finanziarie pluriennali presentata dal Consiglio. Il presidente del Parlamento Martin Schulz l\u2019aveva subito criticata, definendola \u201crivolta al passato\u201d, in quanto non adeguata a rafforzare la competitivit\u00e0 dell\u2019Ue e non \u00e8 sufficientemente orientata alla crescita. Il PE non ha semplicemente presentato emendamenti, ma ha respinto in toto la proposta a larghissima maggioranza.<\/p>\n<p><b>Metodo e merito<\/b><br \/>Il PE ha inoltre posto le condizioni per una successiva approvazione. Il Consiglio pu\u00f2 accettarle o meno, ma non \u00e8 chiaro se sar\u00e0 sufficiente nominare, come previsto dalle norme, un Comitato di conciliazione che entro 21 giorni possa pervenire a un progetto comune. Se non si riuscisse a trovare una soluzione condivisa, la Commissione dovr\u00e0 produrre un nuovo progetto di bilancio pluriennale. In caso di persistente divergenza tra Consiglio e PE prevarr\u00e0 la posizione del Parlamento.<\/p>\n<p>Si consolider\u00e0 davvero la divergenza di opinioni tra le istituzioni europee? E quanto importante pu\u00f2 essere questo contrasto ?<\/p>\n<p>Certamente, se il PE alla fine dovesse respingere la proposta del Consiglio, riuscendo a far prevalere la sua posizione, ne verrebbe indebolito quel metodo intergovernativo che oggi appare dominare in tema di Bilancio Ue. Un metodo che consente oggi, a un gruppo ristretto di paesi, di opporsi a qualsiasi aumento delle risorse affidate alla gestione dell\u2019Unione, che comporti aumenti della redistribuzione tra paese membri, o maggiori poteri in mano alla Commissione.<\/p>\n<p>Tuttavia le condizioni poste per l\u2019approvazione vanno oltre un confronto sulle cifre, e non sono facilmente gestibili da un Comitato. Se l\u2019opposizione del PE riguardasse soltanto la dimensione delle Prospettive finanziarie pluriennali, non sarebbe difficile trovare un compromesso in grado di ridurre le eccessive disparit\u00e0 esistenti nella distribuzione dei contributi nazionali, magari aumentando le voci di spesa che possano compensare alcune di queste disparit\u00e0. Con l\u2019occhio, evidentemente, a quei \u201csaldi netti\u201d che non sono parte della decisione ufficiale, ma che ne costituiscono l\u2019ossatura sottostante.<\/p>\n<p><b>Posizione politica<\/b><br \/>Ma il PE non sembra interessato soltanto a tornare a una proporzione del Bilancio rispetto al GNI europeo un po\u2019 pi\u00f9 alto del gi\u00e0 deciso 1%, n\u00e9 a semplici modifiche delle chiavi di ripartizione, tra paesi meno e pi\u00f9 sviluppati, dei maggiori fondi per lo sviluppo, e neppure a modesti aumenti delle dotazioni destinate alla ricerca, ovvero alle infrastrutture di interconnessione. <\/p>\n<p>Sarebbe infatti una sostanziale accettazione del metodo esistente per la costruzione del bilancio pluriennale, pieno di contraddizioni e di carenze. Un metodo che vincola gli stanziamenti alle decisioni gi\u00e0 prese sui programmi, sulle politiche (la Politica agricola comune, ad esempio). Un metodo che consente il calcolo sulla distribuzione tra paesi dei benefici \u201cdiretti\u201d, in termini strettamente contabili. Un metodo che non stabilisce una regola di ripartizione dei saldi netti in base al reddito dei singoli paesi membri. Un metodo che non fa significativo affidamento sui programmi affidati direttamente alla Commissione, perch\u00e9 politicamente strategici dal punto di vista della costruzione dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>Il PE ha preso invece una posizione politica forte, specificando le condizioni necessarie per il suo assenso. In primo luogo, ha chiesto al Consiglio un impegno a rivedere l\u2019intero quadro prima della data prevista di met\u00e0 periodo, rimettendo al futuro Parlamento, che sar\u00e0 insediato nel 2014, una decisione cos\u00ec importante. Questo potrebbe consentire di portare dentro il dibattito e la competizione elettorale per il Parlamento, il prossimo anno, temi tanto importanti per i cittadini, ma in forme coerenti con una visione \u201calta\u201d dell\u2019Unione. Potrebbe essere un importante terreno di confronto per le forze politiche, superando i vincoli dell\u2019approccio nazionalistico. <\/p>\n<p>Nell\u2019immediato, tuttavia, il Consiglio dovr\u00e0 produrre una nuova proposta che dia una diversa distribuzione delle risorse, a favore delle politiche rivolte alla crescita e alla competitivit\u00e0.<\/p>\n<p>Il Consiglio dovr\u00e0 anche impegnarsi ad approvare un nuovo sistema di risorse proprie, in modo da dare ai Bilancio dell\u2019Unione una fonte di alimentazione che non passi per i bilanci degli Stati membri: questo eliminerebbe alla radice la tematica dei saldi netti.<\/p>\n<p>Il PE ha deciso insomma di interpretare le nuove regole del Trattato di Lisbona in modo da giocare da protagonista la partita sul futuro dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Parlamento europeo (PE) ha respinto la proposta di Prospettive finanziarie pluriennali presentata dal Consiglio. 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