{"id":22700,"date":"2013-03-21T00:00:00","date_gmt":"2013-03-20T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/se-israele-perde-leuropa\/"},"modified":"2017-11-03T15:27:52","modified_gmt":"2017-11-03T14:27:52","slug":"se-israele-perde-leuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/03\/se-israele-perde-leuropa\/","title":{"rendered":"Se Israele perde l\u2019Europa"},"content":{"rendered":"<p>I paesi Ue non hanno una politica estera unica, ma esprimono comunque a Israele una pluralit\u00e0 di critiche con varie sfumature. Si parla anche, ma a livello davvero teorico, di possibili risoluzioni Ue su questioni come il boicottaggio di merci provenienti dalle colonie del West Bank. Nel frattempo, ogni paese discute come meglio crede, alimentando un dibattito nell&#8217;opinione pubblica europea.<\/p>\n<p><b>Nuovo quadro<\/b><br \/>Nel novembre 2012 l&#8217;Assemblea generale dell&#8217;Onu ha votato a favore della promozione della Palestina da osservatore a stato non-membro, con 138 s\u00ec, 41 astensioni, nove no.Tra gli stati dell&#8217;Unione europea, i voti pro-Palestina sono stati 14, tutti di paesi classificati di solito come occidentali, tra cui anche Cipro, Grecia, Malta. I paesi pi\u00f9 importanti sono stati la Francia, che ha annunciato per prima la sua decisione, poi Spagna e Italia.<\/p>\n<p>Le astensioni sono invece venute dai 12 paesi entrati nell\u2019Ue pi\u00f9 recentemente, dalla Bulgaria alla Slovenia, oltre a tre paesi che non volevano una mozione considerata ostile da Israele, come Olanda,  Germania e  Gran Bretagna. Ma anche questi paesi Ue hanno comunque cambiato linea: sino a pochi anni fa, avrebbero votato insieme a Israele, quindi anche il gruppo degli astenuti Ue si \u00e8 allontanato da Israele. Contraria alla mozione \u00e8 stata solo la Repubblica Ceca.<\/p>\n<p>Guardando poi la lista dei paesi europei che non fanno parte dell&#8217;Unione, i favorevoli alla mozione palestinese sono stati cinque, tra cui Svizzera, e addirittura la Serbia, di solito annoverata tra gli amici di Israele. Come ha detto a caldo un&#8217;anonima voce del ministero degli esteri di Israele, &#8220;abbiamo perso l&#8217;Europa&#8221;. Anche l&#8217;astensione di Germania e Gran Bretagna va letta negativamente: i due paesi hanno espresso in varie sedi netta contrariet\u00e0 alla politica di occupazione.<\/p>\n<p>\u00c8 stato solo l&#8217;inizio. Pochi giorni dopo gli ambasciatori di Israele in Gran Bretagna, Danimarca, Francia, Spagna, e Svezia sono stati convocati per ascoltare critiche alla decisione del loro governo di costruire nella zona E1, che chiuderebbe Gerusalemme Est dal resto del West Bank. Anche la  cancelliera tedesca Angela Merkel si \u00e8 fatta sentire, direttamente con il primo ministro Netanyahu in visita a Berlino.<\/p>\n<p><b>Economia e politica<\/b><br \/>Non ci sono ancora vere decisioni della Ue, per\u00f2 nel frattempo si concerta l&#8217;azione sul campo, nel West Bank, tramite i consoli generali presenti nei territori occupati.<\/p>\n<p>\u00c8 stato recentemente reso pubblico un rapporto dei diplomatici di inizio gennaio 2013 <a href= \"http:\/\/publicintelligence.net\/eu-homs-jerusalem-2012\/\" target= \"blank\"><b><u> Reinforcing the EU policy on East Jerusalem 2012<\/u><\/b><\/a>. Viene attribuito ai 22 consoli generali dei singoli paesi Ue (tra cui anche un rappresentante UE per i territori occupati)  che hanno uffici a Ramallah e Gerusalemme Est. Non ci sono infatti consolati dei paesi baltici, del Lussemburgo e della Slovacchia. <\/p>\n<p>La rilevanza del documento, in forma di rapporto diretto agli uffici dell&#8217;Unione europea, sta non solo nel contenuto ma nella sua unanimit\u00e0. E&#8217; un&#8217;analisi seguita da raccomandazioni, 15 pagine che possono non avere alcun seguito ma che in ogni caso costituiscono un parere autorevole e un precedente. I consoli fanno un rapporto all&#8217;anno: quello che c&#8217;\u00e8 di diverso in questo caso \u00e8, semmai, una maggiore enfasi, il mutato clima europeo ed internazionale, ma soprattutto il fatto che la stampa israeliana e internazionale lo ha citato con risalto.<\/p>\n<p>I consoli deplorano gli effetti dell&#8217;occupazione israeliana su ogni aspetto della vita dei palestinesi, dall&#8217;economia alle scuole, dai trasporti all&#8217;archeologia, dalla sanit\u00e0 al culto. Particolare attenzione va all&#8217;edilizia (distruzione di edifici palestinesi, costruzione di case per ebrei),  soprattutto a Gerusalemme (Est) e nel circondario.<\/p>\n<p><b>Pressione dal basso<\/b><br \/>I consoli fanno una lunga serie di raccomandazioni, ben 31: dal favorire una forte risposta comune alla crescita degli insediamenti soprattutto nell&#8217;area est di Gerusalemme, all&#8217;evitare che i beni prodotti nel West Bank godano del trattamento preferenziale previsto dagli accordi tra Israele e Ue; all\u2019impedire che qualunque progetto europeo sostenga, direttamente o indirettamente, sia gli insediamenti sia i loro partner; al trattare gi\u00e0 da ora Gerusalemme Est come capitale di uno stato palestinese che ancora non c&#8217;\u00e8. Si tratta di una lista puntigliosa, che i consoli si augurano diventi la base di decisioni della Ue o perlomeno di un gran numero di paesi.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 alla fine questo \u00e8 il valore del documento e la sua forza, su Israele e contro la politica di occupazione. Se \u00e8 evidente che la Ue \u00e8 lenta a decidere sanzioni, e se alcuni paesi procedono in ordine sparso su vari punti, \u00e8 anche vero che il rapporto ha le firme di tutti i consoli. Diplomatici di rango minore ma pur sempre rappresentanti dei rispettivi stati, di cui applicano le direttive. Sono sul campo, vedono, agiscono nelle loro competenze. I consoli generali sono quindi uno strumento di pressione dal basso, l&#8217;avvertimento che la stessa pressione, in modi e tempi da stabilire, pu\u00f2 partire dall&#8217;alto, dalla stessa Ue.<\/p>\n<p>Il rapporto \u00e8 stato discusso a Bruxelles a livello di ambasciatori del Comitato Politica e Sicurezza dell&#8217;Unione e pare non sar\u00e0 portato a prossime riunioni dei ministri degli esteri. Ma fa parte di una campagna informale di pressioni ancora morbide ma inequivocabili: va ripreso un serio processo di pace e nel frattempo Israele non deve continuare ad alterare il gi\u00e0 stravolto <i>status quo<\/i>.<\/p>\n<p>I consoli generali dei paesi Ue sono la prima linea di un lavoro di osservazione e formulazione di politiche che vede l&#8217;Unione, tutta, cercare un ruolo attivo, di pace e stabilit\u00e0, tra Israele e Palestina, e nel Medio Oriente.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I paesi Ue non hanno una politica estera unica, ma esprimono comunque a Israele una pluralit\u00e0 di critiche con varie sfumature. Si parla anche, ma a livello davvero teorico, di possibili risoluzioni Ue su questioni come il boicottaggio di merci provenienti dalle colonie del West Bank. 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