{"id":22710,"date":"2013-03-22T00:00:00","date_gmt":"2013-03-21T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/italia-e-ue-nella-trincea-libica\/"},"modified":"2017-11-03T15:27:52","modified_gmt":"2017-11-03T14:27:52","slug":"italia-e-ue-nella-trincea-libica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/03\/italia-e-ue-nella-trincea-libica\/","title":{"rendered":"Italia e Ue nella trincea libica"},"content":{"rendered":"<p>La stabilizzazione della Libia meridionale sembra un ostacolo troppo arduo per l\u2019ancora gracile governo libico. Eppure, \u00e8 proprio da li che giungono le principali minacce al paese. Li interessi strategici dell\u2019Italia in Libia sono noti: dal rifornimento di gas e petrolio al controllo delle migrazioni, dalla possibilit\u00e0 di commesse commerciali ed economiche alla sicurezza dell\u2019intera regione mediterranea. Tra i compiti che l\u2019Italia si \u00e8 impegnata a svolgere rientra anche la sicurezza dei confini meridionali libici.<\/p>\n<p><b>Lotta all\u2019instabilit\u00e0<\/b><br \/>Nel dicembre scorso, il Congresso generale nazionale della Libia (l\u2019attuale parlamento) ha dichiarato zona di operazioni militari tutto il sud del paese, una vastissima area desertica, che si allunga per oltre 1.500 chilometri dall\u2019Algeria all\u2019Egitto, che a sud confina con Ciad, Niger e Sudan, e che comprende le aree attorno ai centri abitati di Ghadamis, Ghat, Awbari, Al-Shati, Sebha, Murzuq e Kufra. Il parlamento libico ha anche deciso di chiudere temporaneamente i confini meridionali del paese e ha impegnato il governo a nominare un governatore militare per la regione, cui delegare pieni poteri per porre in sicurezza i confini.<\/p>\n<p>Due le ragioni alla base di questa scelta. La prima \u00e8 di evitare infiltrazioni da parte degli estremisti islamici cacciati dal Mali, che potrebbero fornire addestramento militare, in cambio di armi provenienti dagli arsenali dell\u2019ex regime di Gheddafi, alle milizie presenti nella regione. La seconda \u00e8 un\u2019esigenza pi\u00f9 a lungo termine: porre fine all\u2019assenza di regole e controlli che caratterizza la regione.<\/p>\n<p>L\u2019attuale governo libico non ha per\u00f2 la forza di imporsi in un\u2019area da sempre attraversata da trafficanti di droga, di armi, di merci, di esseri umani. Pi\u00f9 recente \u00e8 invece la presenza di movimenti leali all\u2019ex regime di Gheddafi,  che vi hanno trovato rifugio dopo la fine della guerra civile. Molte trib\u00f9, infatti, sono sempre state fedeli al colonnello. Come i Qadhadhifa, che nel 1969 sostennero con forza il colpo di stato di Gheddafi. In cambio, per quant\u2019anni, hanno ottenuto la promozione di molti membri della trib\u00f9 ai vertici del regime e, durante la guerra civile, hanno riaffermato il loro appoggio all\u2019ex dittatore. <\/p>\n<p>La totale assenza di sicurezza \u00e8 stata messa in evidenza da due episodi eclatanti avvenuti di recente nelle regione. Il primo \u00e8 stata nel dicembre 2012 l\u2018evasione dalla prigione di Sebha di 197 detenuti, riuscita molto probabilmente grazie alla complicit\u00e0 delle guardie carcerarie. Il secondo \u00e8 avvenuto il 5 gennaio 2013, sempre a Sebha: un gruppo di fuoco, la cui provenienza non \u00e8 stata ancora determinata con certezza, ha assaltato l\u2019albergo in cui si trovava Mohamed Yousef El-Magariaf, presidente del parlamento libico, e ne \u00e8 nato uno scontro armato durato tre ore con le guardie del corpo del presidente. <\/p>\n<p>Far rispettare l\u2019autorit\u00e0 di Tripoli, mettere in sicurezza i confini e garantire l\u2019operativit\u00e0 degli impianti di estrazione di petrolio e gas nel sud del paese appare quindi un compito troppo grande per le forze armate libiche.<\/p>\n<p><b>Si muove l\u2019Ue<\/b><br \/>Come \u00e8 apparso chiaro durante la Conferenza internazionale sulla sicurezza, la giustizia e lo stato di diritto della Libia che si \u00e8 tenuta a Parigi a met\u00e0 febbraio, saranno in realt\u00e0 i paesi europei e occidentali a cercare di farlo. Alla conferenza hanno partecipato 17 delegazioni: Germania, Danimarca, Emirati arabi uniti, Spagna, Stati uniti, Francia, Italia, Malta, Qatar, Regno Unito, Turchia, Consiglio di cooperazione del Golfo, Lega araba, Nazioni Unite, Unione Africana, Unione europea e Unione del Maghreb arabo. <\/p>\n<p>\u00c8 stato esaminato il master plan dell\u2019Onu che prevede 80 programmi di intervento in Libia. Francia e Gran Bretagna hanno 36 progetti in fase di attuazione, mentre l\u2019Italia \u00e8 a quota 35. L\u2019Italia si occuper\u00e0 soprattutto del controllo ai confini, in particolare quelli meridionali. L\u2019Unione europea ha annunciato una missione civile per il prossimo giugno, della durata di almeno due anni, per addestrare le forze armate libiche. <\/p>\n<p>Al governo di Tripoli \u00e8 stata promessa anche la tecnologia necessaria ad allestire una camera operativa congiunta di monitoraggio, che ricever\u00e0 immagini satellitari ogni 10 minuti con cui controllare i confini. <\/p>\n<p>Il ministro della difesa libico, al-Barghani, ha smentito che la Libia stia per ricevere forze militari straniere destinate controllare i confini meridionali. La soluzione starebbe nell\u2019integrare nelle forze di polizia libica gli ex combattenti, da far addestrare dalla missione europea. Tuttavia, ancora non \u00e8 chiaro con quali mezzi militari le truppe addestrate dagli europei e guidate dalla tecnologia satellitare potranno intervenire su un terreno amplissimo e desertico, dove le linee di rifornimento logistiche si allungano a dismisura e dove le infrastrutture, dalle strade agli aeroporti, sono poche e poco efficienti.<\/p>\n<p>Se la stabilit\u00e0 della Libia \u00e8 fondamentale per l\u2019Italia e l\u2019Europa: i paesi occidentali non possono permettersi che il suo confine meridionale diventi il \u201cventre molle\u201d del loro sistema di sicurezza regionale.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La stabilizzazione della Libia meridionale sembra un ostacolo troppo arduo per l\u2019ancora gracile governo libico. Eppure, \u00e8 proprio da li che giungono le principali minacce al paese. 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