{"id":22760,"date":"2013-03-28T00:00:00","date_gmt":"2013-03-27T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/verso-la-missione-internazionale-in-mali\/"},"modified":"2017-11-03T15:27:50","modified_gmt":"2017-11-03T14:27:50","slug":"verso-la-missione-internazionale-in-mali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/03\/verso-la-missione-internazionale-in-mali\/","title":{"rendered":"Verso la missione internazionale in Mali"},"content":{"rendered":"<p>Tra il 26 e il 27 marzo i capi di stato maggiore dei paesi membri della Comunit\u00e0 economica degli Stati dell\u2019Africa Occidentale (Ecowas) si sono riuniti a Yamoussoukro (Costa d\u2019Avorio) per elaborare alcune proposte in vista dell\u2019avvio della \u201cmissione di pace\u201d dell\u2019Onu in Mali, che da luglio potrebbe subentrare alle truppe franco-africane. I paesi africani insistono sulla necessit\u00e0 che i militari dell\u2019Onu possano far ricorso all\u2019uso della forza. <\/p>\n<p>Il Segretario generale dell&#8217;Onu, Ban Ki-moon, ha recentemente dichiarato al Consiglio di sicurezza che per il Mali sono necessari almeno 11.200 caschi blu. La decisione del Consiglio \u00e8 attesa per met\u00e0 aprile, mentre nel paese africano rimane incombente il rischio che le milizie islamiste riguadagnino il controllo del territorio, soprattutto nelle citt\u00e0 principali. La proposta di avviare una missione di stabilizzazione sotto l\u2019egida dell\u2019Onu era gi\u00e0 stata avanzata a gennaio dai presidenti di Francia e Stati Uniti.<\/p>\n<p>Dopo il ritiro della missione francese, Parigi continuer\u00e0 comunque a prestare sostegno nei settori dell\u2019aviazione, delle forze speciali, della logistica, e della lotta al terrorismo, anche in virt\u00f9 dei rilevanti interessi strategici ed economici nel Sahel (le centrali nucleari francesi, ad esempio, si alimentano dalle miniere di uranio vicino al Niger). <\/p>\n<p>Anche la missione Ue di addestramento dell\u2019esercito del Mali lanciata a met\u00e0 gennaio dal Consiglio europeo (<i>European Union Training Mission<\/i>, Eutm) rimarr\u00e0 nel paese per almeno altri 13 mesi. La missione porter\u00e0 in Mali fino a 450 uomini, di cui 200 istruttori, per un costo complessivo di 12,3 milioni di euro. Secondo quanto dichiarato dall\u2019ex ministro degli esteri italiano, Giulio Terzi, l\u2019Italia non sar\u00e0 coinvolta in situazioni di aperto conflitto, e parteciper\u00e0 inviando \u201cfino a 24 uomini\u201d.<\/p>\n<p>La stabilizzazione sembra dunque ancora un miraggio per il Mali, dove l&#8217;impegno internazionale potrebbe trascinarsi a lungo e in forme diverse. Da gennaio i gruppi terroristici legati ad al Qaeda che stavano avanzando verso Bamako sono stati estromessi dai centri settentrionali pi\u00f9 popolati. Rifugiatisi nelle regioni montagnose del Kidal (Mali del nord), continuano per\u00f2 a minacciare la stabilit\u00e0 interna e tutto l\u2019equilibrio regionale.<\/p>\n<p><b>Cortina tra nord e sud<\/b><br \/>Con l\u2019operazione Serval il Presidente francese Hollande ha voluto impedire lo sviluppo di un \u201cSahelistan\u201d (nuovo Afghanistan) con gravi ripercussioni sugli equilibri nordafricani. Secondo quanto dichiarato dal ministro della difesa francese Jean-Yves Le Drian, l\u2019intervento francese \u00e8 ora passato dalla fase di \u201cemergenza e liberazione\u201d a quella di \u201cmessa in sicurezza e stabilizzazione\u201d.<\/p>\n<p>I quattromila soldati francesi sono supportati dalla Forza internazionale di sostegno al Mali (<i>African-Led International Support Mission<\/i>, Afisma), nell\u2019ambito della quale la maggior parte delle truppe sono fornite dai paesi membri dell\u2019Ecowas e dal Chad (sette mila soldati). Tale organizzazione, accorsa in sostegno delle truppe locali poco e mal armate, ha consentito di compiere attacchi specifici, facendo retrocedere gli estremisti al di sopra di Timbuctu e spingendoli verso i confini con la Mauritania, l\u2019Algeria e la Libia (Kidal). <\/p>\n<p>La solidariet\u00e0 instauratasi tra ribelli islamisti e gruppi regionali interessati ad alimentare l\u2019instabilit\u00e0, ha indotto Parigi a rinviare la fine delle operazioni. Inizier\u00e0 a ritirare gradualmente le sue truppe solo a fine aprile ma nel frattempo, dando soddisfazione alle richieste del premier Diango Cissoko, ha richiesto il consenso del Parlamento per un prolungamento della missione francese.<\/p>\n<p>Il governo ad interim del Mali, dal canto suo, dopo aver richiesto l\u2019intervento internazionale, ha promesso di aprire una stagione di negoziati con i gruppi ribelli non estremisti e di indire le elezioni presidenziali il 7 luglio e legislative il 21. Il rischio di peccare d\u2019ottimismo con date cos\u00ec imminenti \u00e8 tuttavia molto alto. Anche i paesi intervenuti al fianco di Bamako perderebbero di credibilit\u00e0 in caso di un\u2019eventuale escalation e aggravamento dei problemi di sicurezza. <\/p>\n<p>In tale contesto il governo di Bamako non pu\u00f2 restare a guardare. Per liberare il Nord dagli islamisti in modo duraturo sembra necessario avviare un dialogo tra Bamako e le fazioni Tuareg \u2013 minoranza sufi che da decenni lotta per l\u2019indipendenza del Mali del nord, avversa per\u00f2 al terrorismo \u2013 tra cui i combattenti filo-francesi del Movimento per la liberazione dell\u2019Azawad (Mnla), del Movimento islamico dell\u2019Azawad (Mia) e di organizzazioni Tuareg non-jihadiste. <\/p>\n<p>Lo ammette lo stesso parlamento maliano, che a fine gennaio ha adottato all\u2019unanimit\u00e0 la Road Map per la transizione che prevede elezioni democratiche entro giugno e negoziati con rappresentanti del nord, ma anche con \u201cgruppi armati non terroristici che riconoscono l\u2019integrit\u00e0 territoriale del Mali\u201d.<\/p>\n<p><b>Sicurezza regionale <\/b><br \/>Le milizie scese in campo contro l\u2019esercito del Mali sono eterogenee. Il movimento dei Tuareg \u00e8 poco coeso, e molti membri si sono uniti a gruppi vicini ad al-Qaeda che perseguono un\u2019agenda islamista, come Ansar Dine, al-Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqim, composto da guerrieri di diverse nazionalit\u00e0 nordafricane), il Movimento per l\u2019unit\u00e0 e la jihad in Africa occidentale (Mujiao, che mira a estendere la Jihad in tutta la regione) o il Battaglione di Sangue.<\/p>\n<p>Come confermano diversi episodi degli ultimi mesi, il rischio terrorismo presente in Mali pu\u00f2 estendersi su tutta l&#8217;area. Il fatto che alcuni gruppi estremisti del Mali abbiano gi\u00e0 preso contatto con il Boko Haram nigeriano, fa temere l\u2019adozione di un\u2019agenda transnazionale. <\/p>\n<p>Sul piano pratico, l\u2019attentato compiuto da Aqim alla facility di gas algerina Tingantourine a In Amenas (Algeria del sud), \u00e8 stato ad esempio giustificato dall\u2019ex leader del gruppo Mokhtar Belmokhtar \u2013 ucciso dalle forze del Chad lo scorso 2 marzo \u2013 come \u201cuna risposta alla crociata francese in Mali\u201d. <\/p>\n<p>Tra i paesi vicini al Mali, solo l\u2019Algeria si \u00e8 sempre proclamata contraria a un intervento straniero, pur avendo fallito nei tentativi di gestirne la crisi. Prevale infatti il timore di una fuga di militanti sul suo territorio. <\/p>\n<p>Altri, in particolare Libia, Nigeria, Burkina Faso, Benin e Niger, a elevato rischio contagio, considerano invece l&#8217;intervento internazionale utile ad arginare la minaccia islamista. Non \u00e8 un caso, del resto, se Parigi ha chiesto ai propri cittadini di lasciare anche il nord del Camerun, e sconsiglia viaggi in Nigeria. <\/p>\n<p>Il Sahel \u00e8 dunque uno scacchiere ad alto rischio, dove estremisti jihadisti svolgono un ruolo di primo piano. In tutta la regione soggetti diversi sono accomunati da una lotta contro l&#8217;occidente o la democrazia.<\/p>\n<p>Molte variabili fanno pensare che la crisi del Mali durer\u00e0 ancora a lungo, con possibili ripercussioni regionali. Una verit\u00e0 che non giova di certo ai paesi che sono intervenuti con un programma di \u201cbreve termine\u201d. E forse questo \u00e8 uno dei motivi per cui, rispetto a qualche mese fa, la visibilit\u00e0 mediatica della missione militare francese \u00e8 stata ridimensionata. <\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra il 26 e il 27 marzo i capi di stato maggiore dei paesi membri della Comunit\u00e0 economica degli Stati dell\u2019Africa Occidentale (Ecowas) si sono riuniti a Yamoussoukro (Costa d\u2019Avorio) per elaborare alcune proposte in vista dell\u2019avvio della \u201cmissione di pace\u201d dell\u2019Onu in Mali, che da luglio potrebbe subentrare alle truppe franco-africane. 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