{"id":22920,"date":"2013-04-17T00:00:00","date_gmt":"2013-04-16T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lanima-nera-della-corea-rossa\/"},"modified":"2017-11-03T15:27:45","modified_gmt":"2017-11-03T14:27:45","slug":"lanima-nera-della-corea-rossa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/04\/lanima-nera-della-corea-rossa\/","title":{"rendered":"L\u2019anima nera della Corea rossa"},"content":{"rendered":"<p>La crisi militare nella penisola coreana ha riacceso ancora una volta, e non poteva essere altrimenti, i riflettori mondiali sul regime di Pyongyang, ormai da decenni rinchiuso in se stesso e circondato da un&#8217;aura di mistero. Le immagini rilanciate dall&#8217;unica agenzia di stampa nordcoreana sono la sola, e per questo inattendibile, finestra sulla dittatura dei Kim, la famiglia che dal 1948 (anno di proclamazione della Repubblica democratica popolare di Corea) mantiene ininterrottamente il potere.<\/p>\n<p><b>Razza purissima<\/b><br \/>Quella che vige in Corea del Nord \u00e8 infatti una vera e propria monarchia ereditaria improntata su di un assolutismo degno del Re Sole, che in maniera anacronistica ricorda la Cina di Mao, dove il culto della personalit\u00e0 del &#8220;Grande Timoniere&#8221; \u00e8 rivolto invece al \u201cGrande Leader\u201d Kim Il-sung, fondatore dello stato.<\/p>\n<p>L&#8217;ultimo avamposto del comunismo mondiale, dunque, sembra essere questo piccolo angolo di Asia: eppure, a guardarlo pi\u00f9 da vicino, il regime di Pyongyang esprime una caratteristica diametralmente opposta a quella rivelata fino ad oggi. E non solo perch\u00e9 dal 2009 \u00e8 scomparso dalla Costituzione il termine &#8220;comunista&#8221; o i riferimenti a Marx nei discorsi ufficiali sono pressoch\u00e9 assenti.<\/p>\n<p>Dietro le bandiere rosse, il culto della personalit\u00e0, l&#8217;economia pianificata e la dottrina, che in tutto e per tutto riecheggiano lo stalinismo, ci sarebbe un&#8217;ideologia che pone le sue radici in quella nazifascista: ne \u00e8 convinto il professor Brian Reynolds Myers dell&#8217;Universit\u00e0 Donseo di Pusan (Corea del Sud), che su questo tema nel 2010 ha pubblicato uno saggio-studio intitolato \u201c<i>The Cleanest Race<\/i>&#8221; (La razza purissima). <\/p>\n<p>Studiando da vicino la macchina della propaganda nordcoreana, Myers \u00e8 giunto alla conclusione che alla base del regime dei Kim ci sia un culto della superiorit\u00e0 della razza simile, in molti aspetti, a quello che Hitler aveva instaurato nella Germania nazista: come fu per il Terzo Reich, anche per Pyongyang esisterebbe un solo popolo eletto, quello nordcoreano.<\/p>\n<p>Myers ha analizzato come le dichiarazioni ufficiali del regime e i servizi della televisione statale utilizzino termini dispregiativi nei confronti degli stranieri (in primis americani e giapponesi), volti a evidenziare la loro \u201cpalese inferiorit\u00e0\u201d rispetto ai \u201cpurissimi\u201d coreani. <\/p>\n<p>Oggetto di attacchi mediatici &#8211; rileva lo studio &#8211; sono soprattutto gli americani, che la propaganda del regime mostra come banditi dediti alla violenza su donne e bambini, dal corpo sporco e sempre di pelle scura, a cui viene puntualmente contrapposta l&#8217;immagine sorridente e rassicurante di un soldato nordcoreano (o dello stesso Kim Il-sung), rappresentato per antitesi con il viso pulito e bianchissimo.<\/p>\n<p>Ma ad essere puntualmente descritti come esseri sottosviluppati sono anche gli &#8220;amici&#8221; socialisti cubani e cinesi, verso i quali il mito della superiorit\u00e0 della razza nordcoreana non si fermerebbe al solo profilo ideologico. <\/p>\n<p>Myers racconta di un\u2019aggressione a sfondo razziale sub\u00ecta da un diplomatico di colore dell\u2019Ambasciata dell\u2019Avana a Pyongyang, mentre la xenofobia nei confronti dei cinesi si manifesterebbe in orrende attivit\u00e0 di eugenetica nei confronti delle donne che, emigrate per lavoro nella vicina Repubblica Popolare, fanno ritorno in patria in stato di gravidanza: stando alle testimonianze di alcuni esuli e di attivisti per i diritti umani, le ragazze verrebbero costrette ad abortire in nome della purezza del sangue nordcoreano, elemento di forza e superiorit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Radici lontane<\/b><br \/>Da dove avrebbe avuto origine questa ideologia di chiaro stampo nazista? Secondo il professor Myers, bisogna risalire all\u2019immediato dopoguerra, quando la penisola coreana venne liberata dall\u2019occupazione giapponese che durava dal 1910. <\/p>\n<p>In 35 anni di dominio nipponico, che aveva ridotto praticamente alla schiavit\u00f9 il popolo, le giovani generazioni coreane erano state allevate nel mito del militarismo di stampo fascista che all\u2019epoca dominava in Giappone e ricevuto una formazione culturale incentrata sul concetto di superiorit\u00e0 della razza nipponica. Proprio coloro che i giapponesi avevano indottrinato per farne i futuri \u201cproconsoli\u201d nella Corea occupata sarebbero stati, secondo Myers, l&#8217;arma vincente di Kim Il-sung nella sua ascesa al potere.<\/p>\n<p>Durante il suo esilio in Urss, Kim aveva infatti avuto modo di conoscere lo stalinismo, di cui era rimasto affascinato, ma al contempo aveva conosciuto bene anche Stalin, e sapeva di non potersi fidare n\u00e9 di lui, n\u00e9 degli altri comunisti indottrinati a Mosca e ritornati in Corea con l\u2019intento di instaurarvi un regime \u201cfratello\u201d di quello staliniano: dietro l&#8217;aiuto ricevuto dai sovietici durante la guerra di liberazione, Kim sospettava a ragione che si celassero le ambizioni del Cremlino di fare della Corea un paese satellite dell&#8217;Urss. E lui, predestinato alla guida, avrebbe dovuto render conto del suo operato a Mosca, con il concreto rischio di dipendere dalle paranoie personali di Stalin.<\/p>\n<p>Per questo motivo Myers ritiene che, subito dopo la proclamazione della Repubblica democratica popolare a nord del 38\u00b0 parallelo, Kim inizi\u00f2 a liberarsi dei comunisti legati pi\u00f9 a Mosca che a lui, per sostituirli con uomini d&#8217;apparato in passato collusi con gli occupanti giapponesi. Personaggi dalle idee tutt&#8217;altro che marxiste, che con il nuovo potere condividevano solo l&#8217;odio viscerale verso gli Usa, ma potevano consentire a Kim di disporre di un esercito di funzionari fedeli: conservando di fatto la passata autorit\u00e0, questi uomini d&#8217;apparato riciclati garantivano a Kim il controllo sulle varie amministrazioni dello Stato.<\/p>\n<p><b>Collasso<\/b><br \/>Nel giro di pochi anni, un processo inarrestabile di neo-ideologizzazione coinvolse l&#8217;esercito, la polizia, le fabbriche, la scuola: di pari passo con il consolidamento del potere assoluto di Kim, la Corea del Nord veniva indottrinata ad un&#8217;ideologia formalmente socialista, ma che inglobava aspetti estremamente reazionari basati sull\u2019idea di superiorit\u00e0 della razza coreana, un concetto importato<i> in toto <\/i>dal razzismo nipponico e frutto del peso che gli ex collaborazionisti avevano acquisito nella costruzione della nuova Repubblica.<\/p>\n<p>Un percorso che sarebbe sopravvissuto anche alla guerra contro la Corea del Sud (1950-1953) e culminato nel 1955 con la proclamazione della<i> Juche<\/i>, ideologia di Stato che inglobava elementi di socialismo tipici delle democrazie popolari, ma li collocava in un ambito ultranazionalista degno dei peggiori regimi dittatoriali di estrema destra. <\/p>\n<p>Non solo: elemento di assoluta novit\u00e0 per la <i>Juche <\/i>era l\u2019apoteosi di Kim, ovvero l\u2019elevazione del leader nordcoreano ad un ruolo quasi divino (con tanto di calendario decorrente dalla sua nascita, il 15 aprile 1912), molto simile per certi versi a quello attribuito all\u2019imperatore del Giappone negli anni antecedenti la Seconda Guerra mondiale.<\/p>\n<p>Dunque, allo scoccare del 103\u00b0 anno di <i>Juche<\/i>, toccher\u00e0 al nipote di Kim Il-sung, il trentenne Jong-un, canalizzare quest\u2019odio fortissimo verso gli <i>yankees <\/i>in un conflitto atomico?<\/p>\n<p> L\u2019ipotesi che la crisi coreana possa risolversi con una guerra \u00e8 reale, \u00e8, al momento, la pi\u00f9 remota tra le varie opzioni. Il mistero di cui Pyongyang si circonda non contribuisce certo a fare chiarezza su cosa davvero voglia fare la Corea del Nord con il suo piccolo arsenale atomico, ma la sensazione \u00e8 che dietro le minacce e le esibizioni muscolari ci sia un regime sull\u2019orlo del collasso economico e politico, dove si starebbero fronteggiando due fazioni: una fedele a Kim Jong-un, l\u2019altra al potentissimo apparato militare su cui il giovane rampollo dei Kim non riesce ancora ad avere autorit\u00e0.<\/p>\n<p>Dietro Kim ci sarebbe l\u2019ala riformista del regime, che starebbe tentando il tutto per tutto per salvare il paese dal baratro: a ci\u00f2 si collegherebbe il ritorno al ruolo di premier di Pak Pong-ju, ex primo ministro silurato nel 2007 perch\u00e9 giudicato troppo filo-occidentale dai generali. Una nomina che potrebbe essere il canto del cigno di un sistema prossimo alla fine: il fatto che lo storico alleato cinese abbia smesso di difendere Pyongyang in sede Onu e che abbia ammassato truppe al confine nel timore di un afflusso di profughi nordcoreani, lascia intendere che Pechino abbia delle informazioni pi\u00f9 dettagliate e si stia preparando a qualcosa di cui le altre potenze mondiali potrebbero non essere a conoscenza.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi militare nella penisola coreana ha riacceso ancora una volta, e non poteva essere altrimenti, i riflettori mondiali sul regime di Pyongyang, ormai da decenni rinchiuso in se stesso e circondato da un&#8217;aura di mistero. Le immagini rilanciate dall&#8217;unica agenzia di stampa nordcoreana sono la sola, e per questo inattendibile, finestra sulla dittatura dei [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[73,79,126,101],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22920"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=22920"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22920\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":61850,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22920\/revisions\/61850"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=22920"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=22920"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=22920"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}