{"id":22960,"date":"2013-04-23T00:00:00","date_gmt":"2013-04-22T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/i-costi-della-non-difesa-europea\/"},"modified":"2017-11-03T15:27:43","modified_gmt":"2017-11-03T14:27:43","slug":"i-costi-della-non-difesa-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/04\/i-costi-della-non-difesa-europea\/","title":{"rendered":"I costi della non difesa europea"},"content":{"rendered":"<p>Nel dicembre 2013 si riunir\u00e0 il Consiglio europeo difesa, con l\u2019obiettivo di concordare iniziative per il rilancio del processo di integrazione della difesa continentale. In vista di questo evento il Centro studi sul federalismo ha promosso, in collaborazione con lo IAI, uno studio su <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/CSF-IAI_nonEuropadifesa_aprile2013.pdf\" target= \"blank\"><b><u>I costi della non-Europa della difesa<\/u><\/b><\/a> che spiega in modo chiaro e sintetico quanto e perch\u00e9 la mancanza di una difesa continentale integrata sia un costo insopportabile, sia economicamente che strategicamente. <\/p>\n<p>Obiettivo dello studio \u00e8 suscitare nell\u2019opinione pubblica una maggiore consapevolezza dell\u2019importanza di questo tema. La speranza \u00e8 contribuire a rafforzare la volont\u00e0 politica di procedere sulla strada dell\u2019integrazione: il successo del Consiglio europeo, infatti, non \u00e8 scontato.<\/p>\n<p><b>Non Europa <\/b><br \/>In realt\u00e0, calcolare precisamente quanto costa non avere una difesa europea \u00e8 impossibile. I fattori da prendere in considerazione sono troppi, e molti di essi non sono calcolabili per mancanza di dati, oppure non hanno valore economico. Va inoltre notato che non esiste un modello di difesa europeo a cui fare riferimento, e che comunque la costruzione di una difesa comune imporrebbe alcuni costi che andrebbero ad intaccare, seppure marginalmente, i risparmi ottenibili dall\u2019integrazione.<\/p>\n<p>\u00c8 per\u00f2 possibile azzardare alcune stime, con vari metodi. Il pi\u00f9 noto \u00e8 basato su un paragone tra le spese e le capacit\u00e0 militari degli Stati europei e degli Stati Uniti: questo metodo indicherebbe una spesa per la mancanza di una difesa continentale integrata vicina ai 120 miliardi di euro all\u2019anno. Uno spreco spaventoso, specialmente se si considera che la spesa complessiva per la difesa dei paesi europei ammonta all\u2019incirca a 200 miliardi l\u2019anno.<\/p>\n<p>Secondo il rapporto, i fattori che determinano questa cifra possono essere ricompresi in due macrocategorie. La prima \u00e8 quella dei fattori direttamente derivanti dalla mancanza di una unica struttura militare europea. Ci si riferisce quindi alla coesistenza di 27 forze nazionali, controllate da 27 differenti strutture di comando, servite ognuna dalla propria struttura di supporto logistico e addestrativo, ed equipaggiata con armamenti, mezzi ed equipaggiamenti prodotti e manutenuti su base nazionale. <\/p>\n<p>L\u2019esistenza di tante strutture duplicate \u00e8 tanto pi\u00f9 paradossale, dal punto di vista strettamente pratico, se si pensa che le forze europee svolgono missioni e operazioni quasi sempre insieme.<\/p>\n<p>La seconda categoria \u00e8 quella dei costi derivanti dalla mancanza di un mercato unico europeo della difesa. Politiche para-protezionistiche nei maggiori Stati membri dell\u2019Ue hanno contribuito a proteggere e far sbocciare una base industriale di grande rilevanza economica e industriale, oltre che ovviamente strategica.<\/p>\n<p>Il permanere di ostacoli alla concorrenza europea, per\u00f2, rischia di farla appassire. La crescita delle dimensioni e della competitivit\u00e0 delle imprese di ogni Stato membro \u00e8 infatti frenata dagli eccessivi e artificiali ostacoli frapposti ai mercati degli altri paesi europei. La struttura della base industriale europea soffre di frammentazione e scarsit\u00e0 di fondi, eccessi di produzione in alcuni segmenti e mancanza di capacit\u00e0 in altri.<\/p>\n<p><b>Verso il Consiglio europeo difesa<\/b><br \/>Una maggiore integrazione della difesa europea, per\u00f2, richiederebbe maggiore unit\u00e0 politica, o come minimo una condivisione degli obiettivi di base dell\u2019azione esterna dell\u2019Ue e della strategia per raggiungerli. \u00c8 solo sulla base di questo, infatti,che si potrebbe immaginare ruolo, taglia e postura di uno strumento militare integrato. Purtroppo recenti episodi, non ultimo quello della Libia, fanno seriamente dubitare della capacit\u00e0 degli Stati di accettare che l\u2019Europa svolga un ruolo centrale come attore di politica estera.<\/p>\n<p>La morsa della crisi non lascia spazio, del resto, a velleit\u00e0 nazionali da grande potenza. Di fatto, nessuno degli Stati europei \u00e8 oggi in grado di mantenere uno spettro completo di capacit\u00e0 militari, neanche i paesi di maggiore vocazione e tradizione come Francia o Gran Bretagna. <\/p>\n<p>Non \u00e8 ipotizzabile una inversione di tendenza nel breve o medio periodo. La scelta non \u00e8 quindi tra una via europea e una nazionale, ma tra una qualche via europea e l\u2019irrilevanza strategica. Il Consiglio di dicembre assume quindi una valenza davvero cruciale, e tutti gli attori istituzionali coinvolti (Commissione e Parlamento europeo <i>in primis<\/i>) stanno preparando le loro proposte.<\/p>\n<p>L\u2019Italia sembrava, in questa occasione, aver ritrovato la sua capacit\u00e0 propositiva smarrita per lunghi anni. Nel marzo 2013 il ministero della difesa e quello degli esteri hanno presentato ufficialmente il documento <a href= \"http:\/\/www.difesa.it\/Primo_Piano\/Documents\/2013\/More%20Europe%20final.pdf\" target= \"blank\"><b><u>More Europe<\/u><\/b><\/a>, sviluppato nel 2012 e gi\u00e0 sottoposto al Consiglio Affari esteri e difesa che sembra avergli riservato una buona accoglienza. <\/p>\n<p>Il documento, dal titolo espressivo, propone un approccio olistico basato sulcontestuale lavoro in campo istituzionale e politico ma anche in quello delle capacit\u00e0 militari, dell\u2019industria e della tecnologia, enfatizzando la centralit\u00e0 dei concetti di condivisione e di un approccio omnicomprensivo.<\/p>\n<p>Si tratta di una proposta sensata e articolata, che ha per\u00f2 la debolezza di provenire da un governo dimissionario. Ancora una volta, la scarsa stabilit\u00e0 politica dell\u2019Italia rischia di compromettere ci\u00f2 che di buono il paese riesce ad esprimere, e la proposta italiana rischia di restare al palo cos\u00ec come sembra essere successo al progetto di riforma della difesa studiato dal ministro Di Paola \u2013 un progetto certamente imperfetto ma altrettanto certamente necessario e urgente.<\/p>\n<p>Altri saranno i fattori cruciali: in primo luogo la capacit\u00e0 del presidente Van Rompuy di portare a fattor comune le diverse iniziative bilaterali, multilaterali e comunitarie. Difficile che, senza un governo stabile, l\u2019Italia sar\u00e0 in grado di svolgere un ruolo guida nel dibattito che preceder\u00e0 il Consiglio di dicembre e durante il Consiglio stesso.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel dicembre 2013 si riunir\u00e0 il Consiglio europeo difesa, con l\u2019obiettivo di concordare iniziative per il rilancio del processo di integrazione della difesa continentale. 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