{"id":22980,"date":"2013-04-28T00:00:00","date_gmt":"2013-04-27T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/libano-nella-morsa-siriana\/"},"modified":"2017-11-03T15:27:42","modified_gmt":"2017-11-03T14:27:42","slug":"libano-nella-morsa-siriana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/04\/libano-nella-morsa-siriana\/","title":{"rendered":"Libano nella morsa siriana"},"content":{"rendered":"<p>A fine marzo, Michel Sleiman, presidente della Repubblica libanese, ha firmato le dimissioni del primo ministro Najib Miqati. Il 6 aprile, Tammam Salam, \u00e8 stato incaricato, con un voto in parlamento che non ha lasciato dubbi (124 favorevoli su 128), di procedere alle consultazioni per la formazione di un nuovo governo che avr\u00e0 come obiettivo \u201cl&#8217;interesse nazionale\u201d: superare le divisioni politiche interne ed evitare che gli eventi siriani si estendano al Libano.<\/p>\n<p><b>Governo Miqati<\/b><br \/>Nel gennaio del 2011, dopo la caduta del governo di Saad Hariri, leader della coalizione 14 marzo, Najib Miqati era stato incaricato di formare un nuovo governo. La coalizione 14 marzo, gridando al colpo di stato, rifiutava ogni tipo di partecipazione al nuovo esecutivo. Solo alla met\u00e0 di giugno 2011, Miqati riusciva a dare vita ad un nuovo governo interamente formato da membri della coalizione 8 marzo.<\/p>\n<p>Nel frattempo (marzo 2011) l\u2019inizio della rivoluzione in Siria aveva acuito la polarizzazione interna al Libano e gettato benzina sul fuoco del confronto sunnito-sciita (Arabia Saudita-Iran).<\/p>\n<p>Nel maggio del 2012, in presenza di un governo monocolore, di un conflitto alle porte potenzialmente disastroso per il paese e dell&#8217;approssimarsi delle elezioni legislative (giugno 2013), il presidente libanese Sleiman promuoveva la riapertura delle sessioni del \u201cDialogo nazionale\u201d, con lo scopo di trovare soluzioni condivise per il mantenimento della pace in Libano: definizione di una strategia di difesa nazionale (inquadramento dell&#8217;arsenale di Hezbollah nell&#8217;esercito nazionale); adozione di una posizione comune di \u201cdissociazione\u201d riguardo gli eventi siriani; risoluzione pacifica dei conflitti interni.<\/p>\n<p>L&#8217;11 giugno 2012 si svolgeva la prima ed ultima sessione del \u201cDialogo nazionale\u201d, cui il 14 marzo rifiutava di partecipare. Il colpo di grazia alle speranze di dialogo tra 14 e 8 marzo veniva inflitto dall&#8217;attentato del 19 ottobre 2012 al capo dei servizi segreti delle Forze interne di sicurezza, Wissam al-Hassan (vicino al 14 marzo). Le proteste che seguivano al funerale di al-Hassan inducevano Miqati a presentare le dimissioni, rifiutate dal presidente della Repubblica. Il 23 ottobre 2012, con una dichiarazione congiunta, i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza ed il Segretario generale dell&#8217;Onu dichiaravano il loro sostegno al governo Miqati, allora in bilico.<\/p>\n<p><b>Discesa in campo<\/b><br \/>La modifica della legge elettorale in vigore &#8211; gli accordi di Doha (2008) riprendono quella del 1960 &#8211; sembra oggi essere la priorit\u00e0 per tutte le forze politiche. Unico leader politico favorevole al mantenimento dell&#8217;attuale legge \u00e8 Walid Jumblat (druso, Partito socialista progressista &#8211; Psp). Tale sistema gli garantirebbe infatti il numero necessario di deputati per essere l&#8217;ago della bilancia tra le due coalizioni principali. Secondo indiscrezioni sarebbe proprio Jumblat il <i>ma\u00eetre \u00e0 penser <\/i>della soluzione politica che ha portato alle dimissioni di Miqati ed alla scelta di Tammam Salam come premier designato.<\/p>\n<p>I primi di marzo, Miqati dichiarava la sua volont\u00e0 di partecipare alle elezioni di giugno annunciando poco dopo le sue dimissioni, accettate dal presidente Suleiman.<\/p>\n<p><b>Strategia Salam<\/b><br \/>Nelle intenzioni di Miqati, le dimissioni miravano ad allentare le tensioni fra le coalizioni 8 e 14 marzo, consentendo a quest&#8217;ultima di tornare a far parte del governo. La designazione, al suo posto, di Tammam Salam si spiega per il suo profilo politico \u201cneutrale\u201d ed, in un certo senso, marginale.<\/p>\n<p>Salam appartiene al notabilato sunnita di Beirut, e ci\u00f2 lo pone in una posizione di mediazione tra i sunniti di Saida, rappresentati dalla famiglia Hariri, ed i sunniti di Tripoli, rappresentati da Miqati. \u00c8 parlamentare del 14 marzo il cui leader \u00e8 Saad Hariri, anche se tra le famiglie Salam e Hariri i rapporti non sono sempre stati idilliaci. Anche rispetto al regime siriano, la famiglia Salam, ha sempre tenuto una posizione ambivalente ed opportunistica, che l&#8217;ha portata a scontrarsi e ad allearsi con il regime a seconda delle contingenze.<\/p>\n<p><b>Equilibri futuri<\/b><br \/>Se, come sembra probabile, le elezioni si svolgeranno sotto il sistema in vigore, i rapporti di forza in parlamento tra le coalizioni 14 ed 8 marzo non dovrebbero cambiare. Ci\u00f2 consentirebbe a Jumblat di continuare ad essere l&#8217;ago della bilancia. Tammam Salam dovrebbe dunque essere il premier di un governo transitorio di unit\u00e0 nazionale (probabilmente di rapida formazione), un arbitro col solo compito di controllare il corretto svolgimento delle elezioni.<\/p>\n<p>A rimescolare le carte della futura maggioranza potrebbe esserci la nascita di un \u201cblocco centrista\u201d, sostenuto dal presidente Sleiman (cristiano), verso il quale potrebbero convergere il Psp di Walid Jumblat (druso), il partito Amal di Nabih Berri (sciita e presidente della Camera), l&#8217;ex premier Najib Miqati (sunnita) ed il partito falangista (Kataeb) di Amin Gemayel (cristiano). Questo blocco, contenendo tutte le comunit\u00e0 confessionali, potrebbe da solo formare un governo tagliando fuori le ali estreme.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A fine marzo, Michel Sleiman, presidente della Repubblica libanese, ha firmato le dimissioni del primo ministro Najib Miqati. 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