{"id":22990,"date":"2013-04-29T00:00:00","date_gmt":"2013-04-28T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/silenziosa-competizione-tra-golfo-e-maghreb\/"},"modified":"2017-11-03T15:27:42","modified_gmt":"2017-11-03T14:27:42","slug":"silenziosa-competizione-tra-golfo-e-maghreb","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/04\/silenziosa-competizione-tra-golfo-e-maghreb\/","title":{"rendered":"Silenziosa competizione tra Golfo e Maghreb"},"content":{"rendered":"<p>A ventiquattro anni dalla sua istituzione, l\u2019Unione del Maghreb arabo (Uma) mostra segni di risveglio: i cinque paesi membri (Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Mauritania) hanno infatti deciso di finanziare la Banca maghrebina per gli investimenti e il commercio con l\u2019estero, organismo creato dal trattato dell\u2019Uma, ma non ancora operativo. La capitalizzazione iniziale dell\u2019istituto di credito dovrebbe aggirarsi intorno ai 100 milioni di dollari, cui ogni stato contribuirebbe per una quota del 20%. <\/p>\n<p>Dopo le rivolte del 2011 l\u2019Unione del Maghreb arabo, esperimento di regionalismo fin qui deludente, \u00e8 riemersa nel discorso pubblico nordafricano, incrociandosi con la necessit\u00e0 politica, sempre pi\u00f9 impellente, di fornire risposte rapide ma sostenibili in termini di occupazione e salari. In questo senso, aumentare la percentuale, bassissima, di commercio intra-maghrebino (che non raggiunge il 2% del totale) e attrarre investimenti diretti esteri (Ide) oltre che d\u2019area (questi ultimi inferiori all\u20191% dell\u2019intera percentuale di Ide) rappresentano due strade quasi obbligate. <\/p>\n<p>Mentre le monarchie del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg), grazie ai vettori della liquidit\u00e0 finanziaria e della predicazione salafita, incrementano il proprio <i>soft-power <\/i>nella zona, c\u2019\u00e8 un fattore nuovo che potrebbe indebolire il rilancio dell\u2019Unione maghrebina: il possibile ingresso del Marocco nel Ccg. Ipotesi che depotenzierebbe politicamente l\u2019intero progetto dell\u2019Uma.<\/p>\n<p><b>Vent\u2019anni di insuccessi<\/b><br \/>Gi\u00e0 nel 1989, il trattato costitutivo dell\u2019Uma &#8211; che ha sempre guardato al modello dell\u2019Unione europea &#8211; si prefiggeva la graduale realizzazione di obiettivi economici assai ambiziosi: area di libero scambio, unione doganale, mercato comune. Ma il progetto di regionalismo maghrebino si \u00e8 scontrato, da subito, con fortissime resistenze politiche causate, in primo luogo, dall\u2019irrisolta questione dello status del Sahara occidentale, che continua a dividere il Marocco e l\u2019Algeria (sostenitrice del Fronte Polisario). <\/p>\n<p>Negli anni, l\u2019instabilit\u00e0 istituzionale e sociale di alcuni paesi del quadrante ha bloccato l\u2019evoluzione dell\u2019organizzazione regionale: si pensi, per esempio, alla proliferazione cross-nazionale dei gruppi <i>jihadisti <\/i>e\/o <i>qaedisti<\/i> (come al-Qaeda nel Maghreb islamico) e alla fragilit\u00e0 delle istituzioni statuali della Mauritania, minate dal persistere delle tensioni interne fra mauri bianchi (arabo-berberi), mauri neri arabofoni e africani neri del sud. Gli ostacoli all\u2019integrazione maghrebina non sono, tuttavia, solo di natura politica. <\/p>\n<p>I cinque paesi aderenti all\u2019Uma hanno infatti una struttura economica tra loro differente: rispetto ad Algeria e Libia, dipendenti largamente da petrolio e gas, Marocco e Tunisia hanno sistemi economico-industriali pi\u00f9 differenziati (produzione agricola, manifatturiera, fosfati) nonch\u00e9 integrati nel circuito commerciale internazionale, in quanto membri dell\u2019Organizzazione mondiale del commercio (Omc). <\/p>\n<p>La Mauritania, seppur membro dell\u2019Omc, \u00e8 periferica rispetto al sistema d\u2019interscambio mondiale: l\u2019economia nazionale si basa sull\u2019esportazione di risorse petrolifere e minerarie. In tale quadro, i margini di interdipendenza economico-commerciale dell\u2019Ovest arabo si riducono: Algeri e Tripoli, privilegiando la vocazione di redditieri, hanno fin qui trascurato lo sviluppo del settore manifatturiero (\u00e8 il fenomeno del \u201c<i>Dutch disease<\/i>\u201d). Rabat e Tunisi, dedicandosi a produzioni agricole e manifatturiere simili, mostrano invece uno scarso livello di complementariet\u00e0 commerciale, che va cos\u00ec ad annullare la possibilit\u00e0 di vantaggi comparati. Non \u00e8 dunque un caso che il Maghreb soffra di una cronica carenza infrastrutturale: le insufficienti reti di collegamento fra i cinque paesi dell\u2019Uma sono lo specchio della separatezza delle loro economie.<\/p>\n<p><b>Risveglio del Maghreb<\/b><br \/>In un recente vertice, il Segretario generale dell\u2019Unione del Maghreb arabo, Said Mekedem, ha proposto la costituzione di un parlamento unito del Maghreb, eletto direttamente dai cittadini. In concreto, le possibilit\u00e0 di rivitalizzare il progetto dell\u2019Uma passano per\u00f2 attraverso gli strumenti dell\u2019integrazione economica; e anche qui vi sono posizioni divergenti. <\/p>\n<p>Mentre il presidente tunisino Marzouki sostiene la creazione di uno spazio nordafricano basato sulle \u201ccinque libert\u00e0\u201d (di movimento, di residenza, di impiego, di investimento e propriet\u00e0, di voto nelle consultazioni locali), la leadership del Marocco sottolinea invece la volont\u00e0 di rafforzare la cooperazione bilaterale, prima di approfondire un\u2019unione di tipo regionale. <\/p>\n<p>In pi\u00f9, da un punto di vista identitario e linguistico, a produrre divisioni \u00e8 la stessa denominazione del progetto: se Tunisi insiste sul mantenimento dell\u2019aggettivo \u201carabo\u201d come dato culturale unificante, Rabat preferirebbe la ridenominazione \u201cUnione maghrebina\u201d, al fine di includere le comunit\u00e0 berbere e<i> sahrawi<\/i>, ora riconosciute nella costituzione nazionale emendata nel luglio 2011.<\/p>\n<p>Nonostante le resistenze reciproche, la spinta all\u2019integrazione maghrebina sembra per\u00f2 provenire dalle medesime urgenze economico-sociali: creazione di posti di lavoro, aumento dei salari, riduzione delle diseguaglianze. E proprio sull\u2019agenda economica i governi in carica saranno valutati da un elettorato sempre pi\u00f9 consapevole e impaziente. <\/p>\n<p>L\u2019apertura dello spazio economico e occupazionale genera tuttavia preoccupazione nei governi nordafricani: il rischio \u00e8 che, in assenza di adeguate misure di tutela, i lavoratori nazionali soffrano la concorrenza intra-regionale, innescando cos\u00ec ulteriore disoccupazione interna.<\/p>\n<p><b>Golfo nel Maghreb<\/b><br \/>Dopo l\u2019assassinio del leader dell\u2019opposizione tunisina Chokri Belaid, lo scorso 6 febbraio, il paese rischia un ripiegamento, accantonando l\u2019attivismo diplomatico pro-Uma che l\u2019ha caratterizzata nell\u2019ultimo anno. E l\u2019altro stato-guida dell\u2019area, il Marocco, sembra avere un\u2019interessante carta di riserva all\u2019opzione di regionalismo maghrebino: l\u2019ingresso nel Consiglio di cooperazione del Golfo. <\/p>\n<p>Nonostante permanga scetticismo sulle reali possibilit\u00e0 di adesione di Rabat al Ccg, il negoziato ha gi\u00e0 prodotto un risultato utile: un pacchetto di investimenti per lo sviluppo (da condividere con Amman, l\u2019altra candidata) pari a cinque bilioni di dollari per cinque anni. D\u2019altronde, la penetrazione economica delle monarchie arabiche nel Maghreb \u00e8 in costante crescita. <\/p>\n<p>Gli Ide del Golfo si indirizzano sia nell\u2019Ovest arabo che nel Levante (con un picco raggiunto fra il 2003-2008, complice la rendita petrolifera): di recente, fondi sovrani del Qatar e del Kuwait hanno siglato accordi d\u2019investimento in Tunisia, mentre l\u2019Arabia Saudita ha annunciato progetti di cooperazione petrolifera con la Libia, interessandosi inoltre alle potenzialit\u00e0 della zona franca di Misurata, ponte per il commercio verso l\u2019Europa. <\/p>\n<p>A livello di volumi commerciali, solo l\u20191% dell\u2019export e il 2,5% dell\u2019import della zona Uma coinvolge i paesi della Penisola arabica, che privilegiano l\u2019interscambio con Egitto, Libano, Giordania.<\/p>\n<p>L\u2019Unione del Maghreb arabo e il Consiglio di cooperazione del Golfo devono fronteggiare, al loro interno, problemi simili: basso interscambio commerciale, mancata differenziazione economica, scarsit\u00e0 di infrastrutture di collegamento. Guardando a queste criticit\u00e0 comuni, Uma e Ccg hanno firmato, nel 2010, un memorandum di cooperazione, incentrato sulla lotta alla disoccupazione giovanile e agli effetti del cambiamento climatico. <\/p>\n<p>Di fatto, l\u2019aiuto finanziario delle monarchie del Golfo nei confronti del Maghreb, privo di condizionalit\u00e0 politica, sta spostando il baricentro mediterraneo verso est, allontanando la costa nordafricana dall\u2019orbita europea. Il tramonto dell\u2019idea di panarabismo istituzionale sta dunque incoraggiando l\u2019affermazione di sub-sistemi arabi fondati sull\u2019identit\u00e0 regionale. Organismi cooperativi ma anche competitivi. <\/p>\n<p>L\u2019ipotetico ingresso del Marocco nel Ccg porrebbe (oltre che incognite sulla mobilit\u00e0 dei lavoratori) interrogativi circa la difesa collettiva, per esempio in merito all\u2019atteggiamento arabico nei confronti della questione del Sahara occidentale. E ancora prima, tramite il coinvolgimento di Rabat, potrebbe far appassire le ultime<i> chances <\/i>di integrazione maghrebina.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A ventiquattro anni dalla sua istituzione, l\u2019Unione del Maghreb arabo (Uma) mostra segni di risveglio: i cinque paesi membri (Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Mauritania) hanno infatti deciso di finanziare la Banca maghrebina per gli investimenti e il commercio con l\u2019estero, organismo creato dal trattato dell\u2019Uma, ma non ancora operativo. 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