{"id":23000,"date":"2013-04-30T00:00:00","date_gmt":"2013-04-29T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/spettro-siria-sulliraq\/"},"modified":"2017-11-03T15:27:42","modified_gmt":"2017-11-03T14:27:42","slug":"spettro-siria-sulliraq","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/04\/spettro-siria-sulliraq\/","title":{"rendered":"Spettro Siria sull\u2019Iraq"},"content":{"rendered":"<p>Se limitassimo la nostra attenzione alle cronache correnti, potremmo rimanere con l\u2019impressione che, dopo dieci anni dalla caduta di Saddam Hussein, in Iraq l\u2019unica vernice di democrazia \u2013 chiamiamola, se ci piace di pi\u00f9, \u201cl\u2019unico simbolo esteriore della democrazia\u201d \u2013 sia l\u2019indubbia frequenza delle elezioni. Di tutti i tipi. Costituzionali, provinciali, parlamentari, poi ancora provinciali e, nel 2014, di nuovo elezioni politiche. <\/p>\n<p>Per il resto, sempre stando a quanto ci raccontano anche in questi giorni le cronache, l\u2019immagine immediata rimane quella di un popolo di \u201cbombaroli\u201d. Ma, nonostante quest\u2019impressione possa sembrare pi\u00f9 che giustificata, le cose non sono esattamente cos\u00ec.<\/p>\n<p>La grande massa dei cittadini vorrebbe vivere in pace e dedicarsi agli affari, il cui sviluppo ha nel paese un potenziale molto elevato. Sebbene , come abbiamo visto, i pericoli ai seggi elettorali e lungo la strada non siano affatto trascurabili, agli iracheni piace andare a votare, e ci vanno volentieri. Lo dimostrano le percentuali di votanti, che, sebbene in calo \u2013 nelle provinciali del 2009 l\u2019indice era stato di circa il 70 per cento, contro un 52 per cento di quest\u2019anno \u2013 superano quelle di diversi paesi occidentali.<\/p>\n<p><b>Test per il 2014<\/b><br \/>In realt\u00e0, la situazione \u00e8 assai pi\u00f9 complessa ed ogni tentativo di semplificazione \u2013 come sempre avviene per gli accadimenti che si sviluppano in medio-oriente \u2013 ha un valore che si avvicina allo zero. Poniamo il caso emblematico delle elezioni provinciali \u201cparziali\u201d che si sono tenute il 20 e 21 aprile per rinnovare i Consigli, precedute e seguite da una serie impressionante di attentati e di intimidazioni: le vittime, tutte irachene, si contano a centinaia, a tutt\u2019oggi in quotidiano incremento. <\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 chi paragona questo periodo ai tempi di maggior buio del 2006 e del 2007, quando gli obiettivi erano quasi esclusivamente i militari americani. Secondo il sito \u201cIraq Body Count\u201d, nel 2012 si erano contati 4.571 civili morti, un dato inferiore solo alle 5.102 vittime del 2009.<\/p>\n<p>Se per il 2013 sar\u00e0 confermato il trend di violenze di questi primi quattro mesi, c\u2019\u00e8 buona possibilit\u00e0 di oscurare ogni record precedente. Questa tornata elettorale era caratterizzata dal fatto che l\u2019esito \u2013 che \u00e8 stato largamente favorevole ai candidati della coalizione \u201cStato di Diritto\u201d guidata dal premier \u2013 avrebbe dato la misura della possibilit\u00e0 di Nuri al-Maliki di ricandidarsi per un consecutivo terzo mandato, previe modifiche costituzionali, alle elezioni politiche del 2014. <\/p>\n<p>Malgrado una recente legge che lo vieta, \u00e8 evidente come i deputati del suo schieramento politico si preparino a dar battaglia per sostenerlo, senza esclusione di colpi. E questo sar\u00e0 un problema nel problema, visto che il premier \u00e8 ritenuto dagli oppositori settario, autoritario, filoiraniano e incurante dei diritti delle minoranze.<\/p>\n<p><b>Clima da guerra civile<\/b><br \/>Sono proprio queste che, sia pure in modo disordinato, indistinto e confuso, si apprestano a fargli fallire con ogni mezzo un\u2019eventuale riconferma, tanto che alcuni analisti \u2013 a nostro avviso ottimisti \u2013 non escludono in Iraq un colpo di coda della \u201cprimavera\u201d araba condotto dai benpensanti. Esistono, infatti, com\u2019era all\u2019inizio in Siria, masse interconfessionali moderate, ma la loro voce \u00e8 destinata molto presto ad affievolirsi di fonte alla sopraffazione ed al terrore. Operata da parte del governo in carica, dagli sciiti di Moqtada al-Sadr e dai sunniti qaedisti e salafiti.<\/p>\n<p>Il voto, che risulta a favore di al-Maliki, non pu\u00f2 che avere, al momento, un significato parziale. Non si \u00e8 infatti votato nelle tre province curde di Dohuk, Arbil e Suleymaniya \u2013 che, per marcare la loro voglia di indipendenza \u2013 andranno a votare a settembre, nella provincia contesa di Kirkuk e nelle province sunnite di Ninive e al-Anbar (prospicienti i confini con Siria e Giordania), dove il voto \u00e8 stato posticipato a data da definirsi \u201cper motivi di sicurezza\u201d.<\/p>\n<p>Ma questo \u00e8 solo un eufemismo per dire che in tutte queste province il governo centrale, la polizia e le forze armate \u2013 composte in prevalenza da elementi sciiti \u2013 hanno scarsissima capacit\u00e0 di controllo. In queste condizioni, \u00e8 evidente che, se la possibilit\u00e0 del premier di tenere unito un Paese dilaniato non \u00e8 affatto scontata, un suo tentativo di \u201cforzare\u201d le prossime elezioni politiche potrebbe finire in un bagno di sangue ed in uno smembramento territoriale che gi\u00e0 si va evidenziando nei fatti. <\/p>\n<p>Se, solo per elezioni di secondo livello, in pochi giorni sono stati uccisi 14 candidati sunniti per i Consigli provinciali \u2013 non importa in questa sede sapere se i responsabili siano forze politiche e religiose rivali o integralisti sunniti militanti \u2013 \u00e8 sin d\u2019ora prevedibile ci\u00f2 che potrebbe accadere per siffatte elezioni politiche.<\/p>\n<p><b>Ombre siriane<\/b><br \/>L\u2019accentuarsi della commistione della situazione irachena con quella siriana \u00e8 l\u2019evenienza che potrebbe condurre all\u2019ipotesi peggiore: lo scorporamento della porzione della Siria attualmente \u201cliberata\u201d dalle forze ribelli e la sua integrazione con le province irachene prospicenti, per lo pi\u00f9 controllate da forze sunnite integraliste. <\/p>\n<p>L\u2019ipotesi non \u00e8 peregrina se \u00e8 vero che, come sostengono alcuni analisti, pi\u00f9 dell\u2019ottanta per cento dei successi ottenuti dai ribelli in Siria sono attribuibili alle brigate internazionali qaediste e salafite, che traggono alimento e ricambio oltre confine. Esattamente ci\u00f2 che all\u2019inizio della rivolta sosteneva \u2013 certamente ai propri fini \u2013 un Bashar al-Assad mai ascoltato e mai creduto.<\/p>\n<p>Ora anche al-Maliki, preoccupato del conflitto interconfessionale che \u00e8 tornato ad investire l\u2019Iraq, non esita ad affermare \u2013 e questo gli fa gioco \u2013 che l\u2019ondata di violenze in varie province \u201c\u2026 \u00e8 arrivata d\u2019oltre frontiera, dopo essere cominciata altrove nella regione\u201d. A dire il vero, che questo processo fosse gi\u00e0 in corso era ampiamente noto. Solo che l\u2019Occidente, valutando pragmaticamente che era suo interesse chiudere un occhio sull\u2019estremismo sunnita pur di combattere la montante arroganza iraniana, fingeva di non accorgersene.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 nel 2006 era nata la fantomatica organizzazione <i>Islamic State of Iraq (Isi)<\/i>, temporaneamente neutralizzata con l\u2019aiuto dei sunniti ex baathisti arruolati da Petraeus, quelli che poi al-Maliki ha trascurato e deluso. Organizzazione ben presto risorta subito dopo l\u2019uscita degli americani, con la pi\u00f9 recente \u2013 anche se contestata \u2013 denominazione di<i> Islamic State of Iraq and Greater Syria<\/i>.<\/p>\n<p>Una ingenua prova di <i>califfato <\/i>regionale, cui aggiungerne altri (Somalia, Nord-Africa, Nigeria, Cecenia, ecc.) per conseguire, con il tempo e la pazienza, l\u2019utopia del <i>califfato <\/i>globale? Pu\u00f2 darsi. Ma, per fortuna, le utopie sono tali proprio perch\u00e9 non si realizzano mai.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se limitassimo la nostra attenzione alle cronache correnti, potremmo rimanere con l\u2019impressione che, dopo dieci anni dalla caduta di Saddam Hussein, in Iraq l\u2019unica vernice di democrazia \u2013 chiamiamola, se ci piace di pi\u00f9, \u201cl\u2019unico simbolo esteriore della democrazia\u201d \u2013 sia l\u2019indubbia frequenza delle elezioni. Di tutti i tipi. 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