{"id":23030,"date":"2013-05-02T00:00:00","date_gmt":"2013-05-01T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/contractor-vs-maro\/"},"modified":"2017-11-03T15:27:41","modified_gmt":"2017-11-03T14:27:41","slug":"contractor-vs-maro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/05\/contractor-vs-maro\/","title":{"rendered":"Contractor vs mar\u00f2"},"content":{"rendered":"<p>In un recente articolo su questa rivista, Natalino Ronzitti ha riportato l\u2019attenzione sul sistema di sicurezza integrato pubblico-privato italiano. La normativa in materia di contrasto alla pirateria marittima \u00e8 regolata dalla L. 130\/2011. Questa disciplina rappresenta un <i>unicum<\/i> nel panorama italiano. Consente agli armatori di imbarcare su navi battenti bandiera nazionale, che transitano in acque internazionali a rischio pirateria, sia team di militari &#8211; Nuclei militari di protezione (Nmp) &#8211; sia, in via sussidiaria, team armati formati da personale civile a contratto &#8211; le guardie giurate. <\/p>\n<p>L\u2019attuazione dell\u2019opzione militare fino ad oggi non ha riscontrato particolari difficolt\u00e0: i primi Nmp sono stati operativi dall\u2019autunno 2011. Il decreto del ministero dell\u2019Interno che regola l\u2019impiego dei <i>contractor <\/i>\u00e8 entrato in vigore all\u2019inizio di aprile. Seguir\u00e0 una circolare \u201cesplicativa\u201d. A lungo questo tema non \u00e8 stato affrontato a livello istituzionale. Oggi si prevede il ricorso sia a privati che a militari per la protezione delle navi. Si tratta di un passo in avanti che deve essere ulteriormente inquadrato. <\/p>\n<p><b>Opzione civile<\/b><br \/>L\u2019opzione civile \u00e8 motivata da considerazioni quantitative. Un alto numero di navi italiane attraversa le aree a rischio. Il potenziale contributo della marina militare \u00e8 insufficiente per rispondere alle esigenze dei soggetti interessati. Sia <i>Confitarma <\/i>che <i>Federpesca <\/i>hanno espresso una posizione favorevole all\u2019opzione civile a causa della rigidit\u00e0 delle regole d\u2019ingaggio dei militari, dei loro costi (le spese, a carico degli armatori, sono generalmente superiori a quelle degli operatori privati), dei criteri di assegnazione dei Nmp e dei tempi necessari al loro spiegamento. <\/p>\n<p>Quando si \u00e8 trattato di definire i team civili la scelta \u00e8 ricaduta sugli istituti di vigilanza e le guardie giurate: l\u2019unica forma di sicurezza privata strutturata contemplata dal nostro ordinamento. <\/p>\n<p>A livello internazionale, i timori suscitati dalla recrudescenza della pirateria, uniti ad una riduzione dei bilanci della difesa e al prevalere della filosofia liberista, in particolare in nazioni quali Regno Unito e Usa, hanno condotto il mercato a privilegiare l\u2019opzione civile. Si consideri poi che le cosiddette \u201cbandiere ombra\u201d non possono, evidentemente, avvalersi dei team militari.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni il numero di societ\u00e0 private che propongono servizi di sicurezza marittima \u00e8 aumentato considerevolmente. L\u2019<i>endorsement <\/i>alle societ\u00e0 private deriva essenzialmente dalla maggiore flessibilit\u00e0 che possono garantire alle compagnie di navigazione. Queste societ\u00e0 forniscono servizi di protezione individuale, mentre le marine nazionali svolgono una molto pi\u00f9 classica missione di pattugliamento nel Golfo di Aden.<\/p>\n<p>Se gli svantaggi legati all\u2019impiego dei Nmp sono prevalentemente di tipo tecnico-pratico, quelli relativi ai <i>contractor <\/i>sono di altra natura. Si tratta di questioni generalmente associate alla violazione del monopolio statale sull\u2019uso della forza o ad un uso inappropriato di quest\u2019ultima. Da un punto di vista giuridico questo settore industriale \u00e8 in larga parte regolato dalle normative nazionali, cos\u00ec come per qualsiasi altra forma di servizio privato.<\/p>\n<p>Il diritto internazionale proibisce ad imbarcazioni private armate di dare la caccia ai pirati. Non \u00e8 per\u00f2 vietato l\u2019impiego di guardie di sicurezza per la protezione di imbarcazioni private che possono usare la forza per l\u2019autodifesa. <\/p>\n<p>L\u2019esercizio di questo diritto deve comunque rispondere ai limiti della necessit\u00e0 della reazione e della sua proporzionalit\u00e0. Nel caso in cui un team armato privato catturi i pirati nel corso di un attacco, si pone poi la questione della loro consegna alle navi da guerra o allo Stato costiero, cos\u00ec come quella relativa alla custodia temporanea dei pirati.<\/p>\n<p>Il numero limitato di norme vincolanti a livello internazionale \u00e8 per\u00f2 integrato da un corpo crescente di strumenti di <i>soft law<\/i>, cos\u00ec come da codici di condotta e linee guida elaborati dal settore privato. Questi standard, la cui efficacia dipende dalla responsabilit\u00e0 dei soggetti interessati, potrebbero ispirare gli Stati nei loro sforzi di operare un controllo maggiore sulle attivit\u00e0 delle compagnie private.<\/p>\n<p><b>Opzione militare<\/b><br \/>L\u2019opzione militare, come illustrato dal difficile caso dell\u2019<i>Enrica Lexie<\/i>, pu\u00f2 risultare ancora pi\u00f9 problematica. Quando le marine nazionali pattugliano le aree a rischio pirateria con navi da guerra, agiscono nel nome del bene comune. Possono quindi rispondere ad un attacco contro qualsiasi imbarcazione. Al contrario i militari a bordo di una nave privata proteggono solo quella particolare imbarcazione. I Nmp sono meno costosi di una scorta con nave da guerra. <\/p>\n<p>Questa pratica rende per\u00f2 ambigua la separazione tra interessi politici e commerciali. La decisione delle Forze armate di fornire il proprio personale in qualit\u00e0 di Nmp rappresenta una cessione di autorit\u00e0 al comandante della nave civile e alla compagnia armatoriale. Ma questo potrebbe avere come conseguenza il fatto che lo Stato di nazionalit\u00e0 dei Nmp potrebbe subire le ripercussioni di decisioni private. In sostanza, quello che accade sulla nave ha delle dirette implicazioni per il governo nazionale. <\/p>\n<p><b>Necessaria revisione<\/b><br \/>I team civili instaurano un rapporto di natura privatistica con gli armatori. Questo consente un grado di separazione tale da evitare, in caso di incidenti, complicazioni di carattere politico e diplomatico. <\/p>\n<p>Per quanto riguarda l\u2019eventuale uso illegittimo delle armi da parte dei <i>contractor <\/i>esiste una responsabilit\u00e0 dello Stato di bandiera soltanto se \u00e8 possibile dimostrare che ha omesso di prevenire o non ha punito le condotte illecite. La responsabilit\u00e0 delle azioni dei <i>contractor<\/i> ricadrebbe quindi sugli armatori. Inoltre, dal momento in cui l\u2019impiego di team privati &#8211; militari e\/o civili &#8211; non \u00e8 volto a combattere la pirateria in senso lato, ma a difendere le navi mercantili, l\u2019opzione civile sembra la pi\u00f9 pertinente. <\/p>\n<p>Per rendere l\u2019opzione civile operativa \u00e8 necessario un ripensamento della nozione concettuale di <i>contractor<\/i>\/guardia giurata, eventualmente attraverso atti legislativi. Esiste una sostanziale differenza tra il territorio nazionale, dove questi soggetti operano abitualmente, rispetto alle acque infestate dai pirati. Inoltre, agli armatori sembra sia consentito soltanto ricorrere a imprese italiane con impiegati cittadini dell\u2019Ue. Non sono invece contemplate esplicitamente le imprese di vigilanza europee, il che potrebbe essere interpretato come una distorsione del mercato interno. <\/p>\n<p>Resterebbero fuori dal raggio d\u2019azione dell\u2019armatoria italiana i cittadini extracomunitari, ma anche le societ\u00e0 di sicurezza extra europee che costituiscono la stragrande maggioranza del mercato dei servizi di vigilanza armata. Non \u00e8 un aspetto marginale, perch\u00e9 non ci sono molte compagnie di sicurezza privata italiane in grado di operare a livello internazionale.<\/p>\n<p>Il decreto crea una potenziale disparit\u00e0 fra l\u2019opzione civile e quella militare. Fermo restando la responsabilit\u00e0 primaria dello Stato in materia di contrasto alla pirateria, l\u2019impiego di guardie private sembra rappresentare un ripiego nel caso di non disponibilit\u00e0 di guardie militari. <\/p>\n<p>Questo toglie molto valore all\u2019apertura che l\u2019Italia sembrava aver dimostrato nei confronti della sicurezza privata. Nonostante una riduzione degli attacchi dei pirati nel corso del 2012, il perdurare della minaccia rende impellente una revisione della normativa attuale. In caso contrario, il pericolo \u00e8 che gran parte della nostra flotta cambi bandiera per poter usare societ\u00e0 private. Si tratta di un\u2019eventualit\u00e0 che, tra l\u2019altro, si \u00e8 gi\u00e0 verificata in alcuni casi. <\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un recente articolo su questa rivista, Natalino Ronzitti ha riportato l\u2019attenzione sul sistema di sicurezza integrato pubblico-privato italiano. 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