{"id":23050,"date":"2013-05-06T00:00:00","date_gmt":"2013-05-05T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/due-scenari-per-i-maro\/"},"modified":"2017-11-03T15:27:40","modified_gmt":"2017-11-03T14:27:40","slug":"due-scenari-per-i-maro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/05\/due-scenari-per-i-maro\/","title":{"rendered":"Due scenari per i mar\u00f2"},"content":{"rendered":"<p>I mar\u00f2 sono tornati in India, nella relativa calma dell\u2019ambasciata italiana a New Delhi; i toni della polemica si sono smorzati e il gioco delle reciproche incomprensioni ed accuse conosce una tregua. Le indagini sono riprese con un andamento ondivago determinato anche dalla complessit\u00e0 del sistema giuridico e amministrativo indiano, il che non \u00e8 necessariamente foriero di sorprese negative. Pu\u00f2 essere utile, a questo punto,  dare uno sguardo d\u2019insieme alla vicenda, cercando di trarne qualche lezione per il futuro.<\/p>\n<p><b>Lo spauracchio della pena di morte<\/b><br \/>Si \u00e8 parlato molto negli ultimi tempi, e si continua a parlare, della possibilit\u00e0 pi\u00f9 o meno concreta di una sentenza di pena di morte per Latorre e Girone. Come argomento tattico, pu\u00f2 essere anche spendibile, soprattutto a fini interni, sebbene personalmente mi chieda se non rischi di tradursi in un parziale autogol. <\/p>\n<p>La legislazione indiana prevede, \u00e8 vero, la pena di morte, ma solo in casi limitati, di estrema gravit\u00e0 e \u201cin the rarest of the rare\u201d (nel pi\u00f9 estremo fra i casi estremi). Una formula volutamente ambigua che riflette in parte la discussione che, dai lavori preparatori della Costituzione in poi, ha caratterizzato in India la questione della pena di morte. In effetti, la pena di morte \u00e8 stata irrogata in casi estremamente rari. L\u2019ultima esecuzione capitale riguarda il terrorista pakistano unico sopravvissuto al massacro di Bombay del 2008, il che d\u00e0 la misura dell\u2019effettivo campo d\u2019applicazione di questa norma.<\/p>\n<p>Immaginare che militari appartenenti ad un paese amico possano essere condannati a morte per atti di qualsivoglia natura significa ignorare i meccanismi decisionali e le linee di influenza accettate dai governanti di qualsiasi colore a Delhi. <\/p>\n<p>Ancor pi\u00f9 quando si tratti di militari appartenenti ad un paese Nato: forse non tutti hanno prestato l\u2019attenzione che meritava alle affermazioni del ministro degli Esteri Khurshid quando, nel pieno della polemica sul mancato rientro dei nostri dal permesso natalizio, aveva consigliato prudenza nelle reazioni, ricordando come l\u2019Italia fosse, appunto, un paese Nato e nei confronti di questa alleanza fosse opportuno rimanere prudenti. A dimostrazione forse del fatto che, se nei confronti dell\u2019Italia una confronto duro non preoccupava pi\u00f9 di tanto , con la Nato era tutt\u2019altra cosa. <\/p>\n<p>Insistere sul tema della pena di morte, potrebbe rafforzare negli indiani la percezione dell\u2019Italia come di un paese poco informato, pesantemente condizionato da contraddizioni interne che ne indeboliscono la capacit\u00e0 negoziale sino al punto da legittimare la sufficienza con cui Delhi ha affrontato sin qui questa crisi, derubricandola in buona sostanza a un fatto minore di cui anche la stampa si \u00e8 occupata in maniera abbastanza distratta, nonostante quanto si \u00e8 letto da qualche parte in Italia. <\/p>\n<p>L\u2019India \u00e8 uno stato di diritto, ma d\u00e0 molto peso ai rapporti di forza. L\u2019 Italia il cui Pil \u00e8 tuttora maggiore di quello indiano &#8211; anche se forse ancora per poco &#8211; ha dato l\u2019impressione, in tutta questa vicenda, di oscillare fra una lettura dell\u2019India come un paese del terzo mondo da imbonire magari con qualche regalia o progetto di cooperazione in pi\u00f9, e il timore reverenziale da parte di una potenza in declino nei confronti di uno dei giganti emergenti della politica mondiale. <\/p>\n<p>Emergente ma ancora non emerso del tutto; l\u2019India questo lo sa e silenziosamente si chiede come mai un paese come l\u2019Italia, che dell\u2019India \u00e8 stato un partner importante e rispettato, abbia seguito una linea cos\u00ec &#8211; come dire &#8211; buonista e rinunciataria. L\u2019India parla inglese, ha un\u2019amministrazione di scuola britannica ed \u00e8 una democrazia. Ma non \u00e8 il regno Unito, la sua democrazia risponde a dinamiche diverse da quelle dell\u2019occidente.<\/p>\n<p><b>Fattore tempo<\/b><br \/>Per capire come venirne a capo, pi\u00f9 che sul pericolo della pena di morte, concentrerei l\u2019attenzione sulla questione dei tempi. La magistratura indiana non \u00e8 nota per la sua celerit\u00e0 (e del resto chi siamo noi per impartire lezioni in questo campo?) e la burocrazia \u00e8 notoriamente inefficiente e corrotta. Essere passati dalla giurisdizione di uno stato a quella del governo centrale dell\u2019Unione, \u00e8 un fatto positivo: il vantaggio in termini di credibilit\u00e0 ed efficacia \u00e8 certo. Cos\u00ec come il passaggio dalla polizia del Kerala a quella centrale &#8211; anche se si tratta della tanto temuta <i>National Investigation Agency <\/i>(Nia) &#8211; fa sperare in una maggiore seriet\u00e0 nel lavoro di indagine.<\/p>\n<p>Detto questo, la tenuta di un processo come quello ai due mar\u00f2 presenta implicazioni molto delicate per il governo del Congresso. \u00c8 risaputo come Sonia Gandhi, pur essendo padrona incontrastata del suo partito e la persona forte della politica del paese, abbia nell\u2019origine italiana un tallone d\u2019Achille. Non so quanto tale aspetto sia sempre pienamente compreso: gli indiani conservano forte, nonostante tutto, il complesso del loro recente passato coloniale e hanno nei confronti di tutto ci\u00f2 che nella politica e nelle istituzioni sa di \u201cstraniero\u201d un riflesso pavloviano di rifiuto. <\/p>\n<p>L\u2019italianit\u00e0 di Sonia \u00e8 un\u2019arma efficace a disposizione dell\u2019opposizione, e poco importa che si tratti di una italianit\u00e0 virtuale, visto che l\u2019interessata \u00e8 ben attenta a non dare alcun appiglio in questa direzione e si tiene lontanissima da tutto quanto riguardi cose italiane. Eppure, basta la firma di un contratto importante con una nostra impresa, perch\u00e9 fioriscano illazioni e accuse di una \u201c<i>Italian connection<\/i>\u201d che coinvolga Sonia e la sua famiglia.<\/p>\n<p><b>Calcoli elettorali<\/b><br \/>La prossima primavera si terranno in India le elezioni per il rinnovo del Parlamento. Il governo del Congresso si appresta a questa scadenza con il fiato grosso. Si parla sottovoce di una malattia di Sonia che la metterebbe fuori gioco, indipendentemente dalla sua volont\u00e0 di ritirarsi; la successione \u201cdinastica\u201d del figlio Rajiv suscita molti interrogativi: un po\u2019 per la sua debolezza e molto per una certa stanchezza nei confronti della \u201cfamiglia\u201d che con lui arriverebbe alla quinta generazione (una in pi\u00f9, tanto per fare un esempio bizzarro, di quelle di casa Savoia come Re d\u2019 Italia). <\/p>\n<p>Il partito del Congresso soffre del male tutto italiano della difficolt\u00e0 di ricambio generazionale, accompagnata dall\u2019usura crescente dei vecchi boiardi, e non ha altri candidati credibili da mettere in pista. In tutto questo, il partito nazionalista di opposizione Bjp lancer\u00e0 con molta probabilit\u00e0 un candidato che, a suo modo, il ricambio lo incarna: quel Narendra Modi, primo ministro del Gujerat, cui si attribuiscono molte responsabilit\u00e0 per aver lasciato correre senza intervenire uno dei massacri pi\u00f9 sanguinosi degli ultimi anni ai danni della minoranza musulmana. <\/p>\n<p>Al contempo Modi si \u00e8 mostrato un governante capace, in grado di attrarre investimenti nel suo stato e di promuoverne lo sviluppo economico. L\u2019Ue aveva sino a poco fa mantenuto un divieto di ingresso per Modi nei paesi dell\u2019Unione, proprio a causa dei fatti di Ayodha, ma lo ha revocato di recente e, da allora, la fila di ambasciatori e imprenditori europei alla sua porta ad Ahmedabad non ha fatto che allungarsi. \u00c8 una campagna elettorale tutt\u2019altro che facile, insomma, quella che si prospetta per Sonia Gandhi e la sua coalizione, e il processo ai due mar\u00f2 italiani \u00e8 una complicazione in pi\u00f9, da gestire con la massima attenzione.<\/p>\n<p><b>Due scenari<\/b><br \/>Gli scenari possibili sono a mio avviso due: una forte accelerazione dei tempi, in modo che tutto possa concludersi prima dell\u2019estate e lasciare lo spazio di poco meno di un anno per calmare le acque della polemica. Oppure la scelta di puntare sulla complessit\u00e0 dell\u2019indagine e su inefficienze sempre invocabili, per far slittare il tutto a dopo le elezioni del 2014, cos\u00ec da gestirne gli sviluppi con calma a vittoria &#8211; sperabilmente &#8211; ottenuta. <\/p>\n<p>Nel primo scenario, una sentenza lieve potrebbe scatenare un\u2019ondata di accuse contro una decisione vista come frutto di un inciucio favorito da Sonia Gandhi e dalla sua cerchia, ai danni degli interessi legittimi di cittadini indiani, privati della loro dignit\u00e0, in nome di logiche politiche oscure, e cos\u00ec via. <\/p>\n<p>Una sentenza severa potrebbe, per contro, riaprire la ferita dei rapporti con l\u2019Italia, che Delhi credo sia sinceramente determinata, prima o poi, a chiudere. Una sentenza accompagnata dal trasferimento in Italia dei due mar\u00f2 per espiare da noi la pena, in forza della Convenzione bilaterale di assistenza giudiziaria, potrebbe dare a sua volta problemi: \u00e8 probabile che, una volta da noi, a Latorre e Girone verrebbe riconosciuto un trattamento quanto pi\u00f9 possibile di favore. Con il risultato di far ripartire le accuse di cui sopra, mentre la scadenza elettorale si farebbe pi\u00f9 vicina.<\/p>\n<p>Il secondo scenario farebbe tenere aperta ancora a lungo una questione su cui, prima o poi, qualche altro paese potrebbe chiedere chiarimenti e che in ogni caso rischierebbe di creare difficolt\u00e0: basti pensare che di incidenti simili nel mare intorno a Sri Lanka ne sono a quanto pare avvenuti numerosi, anche con il coinvolgimento di unit\u00e0 indiane in scontri a fuoco. <\/p>\n<p>Per quanto sgradevole, il secondo scenario potrebbe tuttavia presentare sotto il profilo della prossima campagna elettorale rischi minori; e di questo il governo indiano terr\u00e0 certamente conto. Non vorrei sembrare pessimista ma, viste anche le caute aperture del ministro Khurshid riportate dalla stampa italiana, un pressing da parte nostra per chiedere di accelerare i tempi si impone. Se non altro per capire se, al di l\u00e0 delle buone parole, la volont\u00e0 sia davvero quella di fare presto. E attrezzarci di conseguenza.<\/p>\n<p><b>Questioni irrisolte<\/b><br \/>Sullo sfondo rimangono numerose altre questioni, che attendono risposta. Non \u00e8 stato chiaramente stabilito quale sia stato il ruolo del Comandante della Lexie e del suo armatore nella decisione di fare rotta verso il porto. Se le voci sussurrate qua e l\u00e0, di forti interessi commerciali che si pensava di salvaguardare accondiscendendo alle richieste indiane senza indugiare troppo, abbiano una qualche validit\u00e0. <\/p>\n<p>Cosi come non si \u00e8 mai veramente capito se nella stessa zona ci fosse, alla fonda, una nave greca vittima anch\u2019essa di un attacco pirata e svanita poi nel nulla. Su questa coincidenza singolare sono fiorite leggende e voci di complotti, accordi sottobanco con polizie corrotte e quant\u2019altro: tutte voci prive di ogni valore in assenza di uno straccio di prova, ma sapere cosa ne sia stato di quella nave greca, e cosa le sia realmente accaduto quella sera, potrebbe non essere inutile.<\/p>\n<p>Assai pi\u00f9 grave mi sembra il fatto che, a un anno dall\u2019incidente, la normativa che regola l\u2019impiego dei nostri militari con funzioni di scorta antipirateria su navi mercantili, non sia stata aggiornata. Quando questo lavoro lo fanno i contractor privati, le cose sono chiare, cos\u00ec come i rischi e le responsabilit\u00e0 degli interessati. <\/p>\n<p>Quando si passa all\u2019impiego di membri delle forze armate, le cose cambiano: lo stesso fatto che il loro lavoro venga pagato dagli armatori non agli interessati ma al ministero della difesa &#8211; con un parallelo indiretto con la situazione dei contractor &#8211; rischia di creare ambiguit\u00e0 che non possono essere pi\u00f9 tollerate. <\/p>\n<p>La catena di comando deve essere messa in chiaro una volta per tutte: ne ha scritto autorevolmente, fra gli altri, su queste pagine Natalino Ronzitti. Siamo fortunati che a tutt\u2019oggi l\u2019episodio della Lexie sia rimasto isolato. Ma \u00e8 bene ricordare che altri simili potrebbero capitarne in ogni momento.<\/p>\n<p>Un\u2019 ultima considerazione sull\u2019eventualit\u00e0, che temo probabile, che Latorre e Girone vengano condannati. Non importa a che tipo di pena: resterebbe il fatto che due membri delle forze armate italiane, in servizio di Stato nell\u2019ambito di una campagna voluta dall\u2019Onu, subirebbero una condanna penale e che questa condanna l\u2019Italia avrebbe di fatto accettato. C\u2019\u00e8 davvero da riflettere a fondo su cosa ci\u00f2 significherebbe in termini di capacit\u00e0 del nostro paese di avere una proiezione internazionale all\u2019altezza non so se delle sua ambizioni, ma di certo del suo ruolo e delle sue responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I mar\u00f2 sono tornati in India, nella relativa calma dell\u2019ambasciata italiana a New Delhi; i toni della polemica si sono smorzati e il gioco delle reciproche incomprensioni ed accuse conosce una tregua. 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