{"id":23060,"date":"2013-05-07T00:00:00","date_gmt":"2013-05-06T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/opportunita-e-rischi-dellaccordo-tra-serbia-e-kosovo\/"},"modified":"2017-11-03T15:27:40","modified_gmt":"2017-11-03T14:27:40","slug":"opportunita-e-rischi-dellaccordo-tra-serbia-e-kosovo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/05\/opportunita-e-rischi-dellaccordo-tra-serbia-e-kosovo\/","title":{"rendered":"Opportunit\u00e0 e rischi dell\u2019accordo tra Serbia e Kosovo"},"content":{"rendered":"<p>Commenti unanimemente positivi hanno accolto nelle capitali europee l\u2019accordo siglato il 19 aprile a Bruxelles dai primi ministri serbo Ivica Dacic e kosovaro Hashim Tha&#269;i, che normalizza le relazioni tra i due governi riguardo al nord del Kosovo. <\/p>\n<p>L\u2019intesa \u00e8 una svolta importante, in primo luogo perch\u00e9 offre finalmente una soluzione alla situazione dei comuni del Kosovo settentrionale a maggioranza serba, nonostante molto resti da chiarire, soprattutto per quanto concerne tempi e modi della sua attuazione pratica. L\u2019accordo rappresenta altres\u00ec una vittoria per la politica estera di Bruxelles e un passo avanti per le prospettive di integrazione dell\u2019intera regione balcanica.<\/p>\n<p><b>Autonomia controllata<\/b><br \/>I quindici punti dell\u2019accordo tracciano schematicamente gli elementi di un\u2019autonomia dei comuni del nord del Kosovo a maggioranza serba, Mitrovica nord, Zvecan, Zubin Potok e Leposavic, che si uniranno in una associazione-comunit\u00e0. Questa struttura, che dovr\u00e0 sottostare alla costituzione e alle leggi del Kosovo, avr\u00e0 la supervisione totale (<i>full overview<\/i>) in materia di sviluppo economico, istruzione, sanit\u00e0 e pianificazione del territorio. \u201cUlteriori competenze\u201d potranno essere delegate dalle autorit\u00e0 centrali, presso le quali l\u2019associazione-comunit\u00e0 avr\u00e0 una forma di rappresentanza.<\/p>\n<p>L\u2019accordo elimina le parallele forze di polizia e sicurezza serbe del nord Kosovo, integrandole nella polizia di Pri\u0161tina: tuttavia i quattro comuni associati potranno proporre una rosa di nomi tra cui il governo kosovaro dovr\u00e0 scegliere il capo della polizia nella loro area. I ranghi della polizia stessa dovranno essere in maggioranza serbi. Le strutture giudiziarie saranno anch\u2019esse integrate in quelle di Pristina, ma la Corte d\u2019appello centrale creer\u00e0 un collegio per i comuni a maggioranza serba. <\/p>\n<p>Inoltre, una sezione distrettuale della corte composta in maggioranza da giudici e personale serbi sar\u00e0 stabilita a Mitrovica nord. Infine, elezioni nei quattro comuni si terranno entro l\u2019anno con il supporto dell\u2019Osce.<\/p>\n<p>Per quanto l\u2019accordo non lasci dubbi sulla sovranit\u00e0 di Pri\u0161tina sul nord del Kosovo, inquadrato com\u2019\u00e8 interamente nelle leggi kosovare, \u00e8 impreciso dire che la sua firma da parte di Belgrado sia una sorta di riconoscimento implicito dell\u2019indipendenza del Kosovo. <\/p>\n<p>In realt\u00e0, l\u2019accordo \u00e8 strettamente limitato a garantire una forma di autonomia, controllata da Pri\u0161tina, ai serbi nel nord. Non vi \u00e8 alcuna menzione per esempio dei legami tra questi ultimi e il governo serbo. <\/p>\n<p>Peraltro, n\u00e9 l\u2019Ue n\u00e9 il primo ministro Dacic hanno coinvolto i leader serbo-kosovari nei negoziati di Bruxelles. Infatti questa scelta sta gi\u00e0 creando una frattura tra Belgrado e i serbi del Kosovo, i quali rifiutano i termini dell\u2019accordo, sostenendo che di fatto li consegna al controllo di Pri\u0161tina, e chiedono un referendum limitato alla loro area. Dacic ha escluso il referendum e sostenuto che l\u2019accordo \u00e8 vantaggioso non solo per la Serbia, ma anche per i serbi del Kosovo. <\/p>\n<p>Questo \u00e8 sicuramente vero, ma il comportamento dei serbi del nord Kosovo \u00e8 cruciale per l\u2019attuazione dell\u2019accordo e, di conseguenza, presenta rischi per il futuro del Kosovo. Ci si augura che i leader serbo-kosovari sceglieranno di accettare un accordo che, per quanto insoddisfacente ai loro occhi, presenta tuttavia delle notevoli opportunit\u00e0, se adeguatamente attuato. <\/p>\n<p>Continuare a mantenere una situazione di conflitto congelato sotto protezione internazionale, sperando irrealisticamente che la sovranit\u00e0 sul Kosovo del nord conti per Belgrado pi\u00f9 dell\u2019adesione all\u2019Ue, sarebbe alla lunga insostenibile. Come ha rilevato l\u2019esperto Gerard M. Gallucci, ex-diplomatico Usa, i serbi del Kosovo dovrebbero dimostrare lungimiranza e capire che si pu\u00f2 modellare l\u2019accordo andando \u201cin direzione di un\u2019autonomia speciale che ponga dei cuscinetti tra Pristina e i governi locali conservando nello stesso tempo l\u2019integrit\u00e0 territoriale e politica del Kosovo e i legami dei serbi kosovari con la Serbia\u201d.<\/p>\n<p><b>Successo dell\u2019Ue<\/b><br \/>Un simile approccio non solo dimostrerebbe una maturazione, quanto mai necessaria, della leadership serbo-kosovara, ma toglierebbe argomenti a coloro che a Pri\u0161tina usano il Kosovo settentrionale come elemento focalizzante della politica interna. <\/p>\n<p>\u00c8 importante che tutte le forze politiche del Kosovo capiscano che l\u2019accordo siglato dal governo Tha&#269;i \u00e8 il migliore che si potesse ottenere. Da un lato, continuare a negare una forma di autonomia ai serbi del Kosovo, oltre che rischioso, sarebbe stato inaccettabile anche per i pi\u00f9 solidi sostenitori internazionali di Pri\u0161tina. <\/p>\n<p>Dall\u2019altro, la combinazione tra una graduale integrazione dei serbi nella dialettica politica e un\u2019opposizione che sposti la propria attenzione dal nord del Kosovo ai reali problemi del paese (economia, corruzione e governanza democratica), porterebbe certamente benefici e non passerebbe inosservata a Bruxelles. I prossimi mesi saranno decisivi in questo senso.<\/p>\n<p>Dal punto di vista internazionale, l\u2019accordo rappresenta una grande vittoria dell\u2019Unione europea, ma soprattutto della sua politica estera, guidata da Catherine Ashton. Ma molto resta da fare anche da Bruxelles per favorire un esito positivo, come sopra delineato, in fase di attuazione dell\u2019accordo. <\/p>\n<p>Innanzitutto, le pressioni su Belgrado, soprattutto tedesche, se sono state utili a raggiungere la firma del 19 aprile, potrebbero essere controproducenti qualora mantenute nei prossimi mesi. Insistere per un\u2019attuazione immediata e farne una condizione assoluta per la data d\u2019inizio dei negoziati di adesione della Serbia non pare ora la strategia migliore. <\/p>\n<p>Nello stesso tempo, le principali capitali europee dovrebbero contenere gli entusiasmi di Pristina e frenare per esempio la sua richiesta di un seggio all\u2019Onu. Molto pi\u00f9 utile sarebbe dare finalmente vigore al ruolo della missione europea Eulex (<i>European Union Rule of Law Mission<\/i>) nel combattere la corruzione in Kosovo.<\/p>\n<p>L\u2019accordo ha un significato evidente anche dal punto di vista del progetto di integrazione europea della regione balcanica. Certamente rafforza l\u2019aggancio della Serbia all\u2019Unione, tanto pi\u00f9 necessario strategicamente in un momento di grande attivismo diplomatico ed economico russo e turco in tutta l\u2019area. <\/p>\n<p>Poter offrire a Belgrado, nell\u2019anno in cui la Croazia diventa il 28mo membro dell\u2019Ue, una concreta prospettiva di adesione, \u00e8 una concomitanza positiva. Quanto al resto della regione, i passi avanti di Croazia e Serbia consolidano una tendenza generalmente favorevole e dovrebbero avere, a medio termine, effetti positivi anche sui paesi pi\u00f9 in ritardo, come Albania, Macedonia e Bosnia Erzegovina.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Commenti unanimemente positivi hanno accolto nelle capitali europee l\u2019accordo siglato il 19 aprile a Bruxelles dai primi ministri serbo Ivica Dacic e kosovaro Hashim Tha&#269;i, che normalizza le relazioni tra i due governi riguardo al nord del Kosovo. 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