{"id":23100,"date":"2013-05-13T00:00:00","date_gmt":"2013-05-12T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-pakistan-dopo-il-voto\/"},"modified":"2017-11-03T15:27:39","modified_gmt":"2017-11-03T14:27:39","slug":"il-pakistan-dopo-il-voto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/05\/il-pakistan-dopo-il-voto\/","title":{"rendered":"Il Pakistan dopo il voto"},"content":{"rendered":"<p>Ai risultati delle elezioni politiche in Pakistan, concluse il 12 maggio tra minacce, intimazioni, rapimenti, autobombe, morti e feriti con la vittoria dell\u2019ex premier Nawaz Sharif, gli analisti continueranno a dedicare grande attenzione. Per vari motivi, tutti molto seri: a prescindere dalle ripercussioni interne, i risultati potrebbero esser in grado di peggiorare il gi\u00e0 instabile rapporto con gli Stati Uniti , condizionare l\u2019andamento dell\u2019<i>exit strategy <\/i>della Coalizione dall\u2019Afghanistan e le attivit\u00e0 post-2014, modificare il precario equilibrio con l\u2019India e, infine, porre a rischio la sicurezza del controllo della componente nucleare delle Forze armate. Che al momento, sebbene silenti, sembrerebbero essere l\u2019unica istituzione del paese coesa ed affidabile. Nel bene e nel male.<\/p>\n<p><b>Tre scenari<\/b><br \/>In quanto ai candidati, la potentissima Corte Suprema si era premurata per tempo di \u201cimpedire\u201d per via giudiziaria Musharraf, rientrato da un esilio volontario proprio per partecipare a queste elezioni. Cos\u00ec, i personaggi significativi rimasti in lizza con proprie formazioni sono stati Asif  Zardari, il chiacchierato presidente vedovo di Benazir Bhutto, il mondano campione internazionale di cricket Imran Kahn e il gi\u00e0 citato Nawaz Sharif, a suo tempo defenestrato da Musharraf, uomo politico che da sempre \u2013 pur dichiarandosi laico \u2013 ha strizzato l\u2019occhio ai Talebani cercandone il favore. <\/p>\n<p>In uno spietato tutti contro tutti il paese \u00e8 in stallo da anni, e non sar\u00e0 questa tornata di elezioni \u2013 con questo tipo di vittoria \u2013 a risolvere il problema. Gli scenari prevedibili erano tre. Il caso desiderabile, ma anche il pi\u00f9 improbabile, sarebbe stato che qualcuno \u2013 preferibilmente Kahn \u2013 avesse vinto con una maggioranza tale da formare un governo stabile. Cos\u00ec non \u00e8 stato. Il secondo \u00e8 ci\u00f2 che effettivamente potrebbe accadere nei prossimi giorni, o mesi: i due grandi nemici, Sharif e Zardari, potrebbero essere costretti dalla realt\u00e0 dei numeri ad una fragile quanto impopolare coalizione, l\u2019uno ritornando a fare per la terza volta il primo ministro e l\u2019altro rimanendo presidente. Tuttavia, sinora nessuno dei due era riuscito a dare buona prova. <\/p>\n<p>Ma cos\u00ec \u00e8 la politica. Ai patti scellerati i pachistani siamo ormai abituati: \u00e8 sufficiente ricordare l\u2019innaturale alleanza di Sharif con la Bhutto prima, e con lo stesso Zardari poi, quando la cosa pi\u00f9 urgente sembrava abbattere il fastidioso Musharraf. Il terzo scenario \u00e8 il caso che potrebbe sembrare il peggiore, ma che, nel prosieguo degli eventi, potrebbe anche rivelarsi il migliore: non si riesce a formare un governo, il parlamento resta bloccato e, con il paese nel caos politico, sociale ed economico, diventa necessario ricorrere a nuove elezioni. <\/p>\n<p>Ma non tutto il male verrebbe per nuocere, visto che la speranza di molti \u00e8 che Imran Kahn, unica forza davvero fresca tra tanto vecchiume, per ora non aderisca ad alcuna coalizione post o pre-elettorale e \u2013 ristabilito dopo la strana caduta durante l\u2019ultimo comizio \u2013 preservi integra la sua immagine per vincere alle urne la prossima battaglia, che i pi\u00f9 ritengono inevitabile. Questa soluzione avrebbe l\u2019appoggio di una parte del partito di Zardari, ormai verso la dissoluzione, dei molti scontenti che hanno votato Sharif \u201cturandosi il naso\u201d, di tutti coloro che avrebbero votato per Musharraf \u2013 e non sono pochi \u2013 e di una forte maggioranza dei militari, che sinora sono stati a guardare.<\/p>\n<p><b>Non ci sono medici credibili<\/b><br \/>I talebani pachistani, il cui enorme sviluppo era stato tollerato, per non dire favorito, nei due precedenti governi di Nawaz Sharif, assieme alla corruzione delle attuali <i>\u00e9lites<\/i>, sono ormai il maggiore ostacolo al progresso ed alla crescita moderna di questo paese ricco di potenzialit\u00e0. Basti pensare che proprio per il reato di \u201ccorruzione\u201d Sharif era stato estromesso dal suo primo governo e Zardari prima processato, poi perdonato in parte e protetto da temporanea immunit\u00e0. <\/p>\n<p>In quanto ai talebani, si oppongono a qualsiasi tipo di elezioni, che considerano contro i precetti dell\u2019Islam, e a qualsiasi forma di costituzione o di governo che non siano basati sulla loro interpretazione della <i>sharia<\/i>. Sono tanti, in continuo aumento ormai anche fuori dalle aree tribali. Avevano annunciato che chi si sarebbe recato alle urne lo avrebbe fatto a proprio rischio e pericolo, e \u2013 nonostante la vigilanza di 600 mila poliziotti coadiuvati dai migliaia di militari in ordine pubblico \u2013 hanno compiuto una serie di attentati senza precedenti.<\/p>\n<p>Tra i candidati, centrali e periferici, l\u2019unico a non aver subito minacce pare sia stato Nawaz Sharif, e questo contribuisce a porre non poche perplessit\u00e0 sulla sua libert\u00e0 d\u2019azione in qualsivoglia futuro governo.<\/p>\n<p><b>Medicina poco digeribile\u2026<\/b><br \/>Con queste premesse, al momento sembrerebbe che nel paese non ci siano medici con una credibilit\u00e0 sufficiente per prescrivere al grande malato una terapia ad effetto rapido e sicuro. <\/p>\n<p>Eppure, a parole, questa terapia sembrerebbe facile da definire: combattere la corruzione, a tutti i livelli; cercare di chiudere o depotenziare le \u201cfabbriche di talebani\u201d \u2013 ci sono oltre diecimila <i>madrasse<\/i> (scuole coraniche) fuori controllo \u2013 imponendo anche l\u2019insegnamento delle materie ordinarie, come in tutte le altre scuole; ricondurre i Servizi interforze (Isi) sotto un pi\u00f9 diretto controllo dell\u2019Autorit\u00e0 militare e di governo, per quanto di rispettiva competenza; attenuare, anche mediante limitate modifiche costituzionali, l\u2019invadente pervasivit\u00e0 delle Corte Suprema e di tutto il sistema giudiziario; riprendere con nuovo slancio la campagna per i diritti delle donne; riguadagnare, impegnandosi in questa serie di azioni, una fiducia internazionale sufficiente a riavviare quella ricapitalizzazione che, sola, potr\u00e0 evitare la bancarotta. La Comunit\u00e0 internazionale non pu\u00f2 permettersi che il Pakistan diventi uno Stato fallito.<\/p>\n<p><b>\u2026 ma una speranza c\u2019\u00e8<\/b><br \/>Visti i precedenti, \u00e8 difficile che Sharif, o Zardari, oppure tutti e due assieme, possano trovare la forza, la sinergia, la volont\u00e0 e la credibilit\u00e0 per tentare di attuare questo tipo di programma. Che, guarda caso, \u00e8 lo stesso con cui aveva cercato di ricostruire il paese il tanto deprecato Musharraf, abbattuto ben due volte dalla Corte Suprema prima ancora che dai verdetti elettorali.<br<<br \/>Forse, chiss\u00e0, in un futuro non prossimo un governo rigenerato da personaggi alla Imran Kahn potrebbe anche riuscirci. <\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ai risultati delle elezioni politiche in Pakistan, concluse il 12 maggio tra minacce, intimazioni, rapimenti, autobombe, morti e feriti con la vittoria dell\u2019ex premier Nawaz Sharif, gli analisti continueranno a dedicare grande attenzione. 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