{"id":23130,"date":"2013-05-16T00:00:00","date_gmt":"2013-05-15T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-tunisia-e-la-gioventu-perduta\/"},"modified":"2017-11-03T15:27:38","modified_gmt":"2017-11-03T14:27:38","slug":"la-tunisia-e-la-gioventu-perduta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/05\/la-tunisia-e-la-gioventu-perduta\/","title":{"rendered":"La Tunisia e la giovent\u00f9 perduta"},"content":{"rendered":"<p>A distanza di due anni dalla ribellione popolare che ha portato alla caduta di Ben Ali, la Tunisia vive una controversa fase di transizione democratica. Se da un lato si parla del Paese che sta realizzando la miglior performance post-ribellione, dall\u2019altra le fasce di popolazione pi\u00f9 giovani fanno fatica a gioire dell\u2019attuale condizione politica. Nel corso di questi due anni in cui tante cose sono cambiate, alcune dinamiche sembrano essere addirittura peggiorate.<\/p>\n<p><b>Dalla speranza alla disillusione<\/b><br \/>Ci\u00f2 che colpisce \u00e8 la mancanza di fiducia dei giovani tunisini nella possibilit\u00e0 che la politica possa davvero contribuire a un reale cambiamento della vita e delle condizioni socio-economiche del Paese. Al momento della speranza \u00e8 progressivamente seguita una fase di disillusione difficile da superare. <\/p>\n<p>Un dato su tutti pu\u00f2 riassumere questo passaggio: al momento delle prime elezioni democratiche, che rappresentavano il momento pi\u00f9 importante della transizione da un regime autoritario a uno pluralistico, solo il 17% degli aventi diritto al voto tra i 18 e i 35 anni si \u00e8 registrato presso gli uffici elettorali. Ci\u00f2 vuol dire che i ragazzi tunisini che si erano resi protagonisti delle rivolte nel gennaio 2011, dopo meno di un anno avevano gi\u00e0 perso la speranza di cambiare il Paese attraverso la partecipazione attiva al processo politico. <\/p>\n<p>Con l\u2019avvicinarsi delle nuove elezioni \u2013 quelle che dovranno sancire i nuovi equilibri politici e di governo dopo l\u2019approvazione della nuova costituzione \u2013 il trend non sembra essere migliorato. Si potrebbe infatti registrare una nuova ondata di astensionismo giovanile, il che sancirebbe un preoccupante allontanamento della classe giovane dalla politica e, ancora pi\u00f9 preoccupante, una sostanziale rinuncia a contribuire al cambiamento.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 sembra esserci questa distanza tra giovani e politica? Il momento di protesta e ribellione del 2011 che ha visto i giovani protagonisti aveva le sue basi in condizioni economiche molto difficili, a fronte delle quali si riscontrava una disuguaglianza di fondo nelle opportunit\u00e0 di migliorare la propria condizione. Ci\u00f2 vuol dire che, nel momento della transizione, ci\u00f2 a cui i giovani guardano con maggiore attenzione nel valutare i nuovi politici, \u00e8 proprio il livello di apertura politica che si registra e, dall\u2019altro lato, la performance macro-economica. Se questi sono gli indicatori da controllare per giudicare l\u2019azione di governo, \u00e8 facile intuire il perch\u00e9 del malcontento delle giovani classi tunisine.<\/p>\n<p><b>La politica ancora solo per grandi<\/b><br \/>Per ci\u00f2 che concerne la liberalizzazione politica, \u00e8 innegabile che vi sia stata un\u2019apertura rispetto al monopartitismo dei decenni precedenti. Ci\u00f2 che si nota, per\u00f2, \u00e8 la relativa assenza dei giovani, almeno dai posti governativi. L\u2019attuale esecutivo, infatti, ha una media di 55 anni di et\u00e0, in un Paese in cui l\u2019et\u00e0 media della popolazione \u00e8 di appena sotto i trent\u2019anni. <\/p>\n<p>Sin dalla prima campagna elettorale dell\u2019ottobre 2011, si registra una sorta di scollamento tra le istituzioni e le reali esigenze e istanze della popolazione giovane. Tra i temi trattati dalle varie forze politiche in campo, non sono rientrati \u2013 se non raramente e in maniera molto marginale \u2013 quelli che i ragazzi percepivano come i pi\u00f9 urgenti da affrontare: riforma del settore educativo, del lavoro e della giustizia. Al di l\u00e0 di questo aspetto politico, i ragazzi tunisini vivono la preoccupazione per un futuro che non appare roseo e che non sembra dare molte possibilit\u00e0 di emancipazione economica e sociale.<\/p>\n<p>Se nell\u2019ultimo anno di presidenza di Ben Ali il tasso di disoccupazione era circa il 14%, dopo due anni la situazione \u00e8 sensibilmente peggiorata. Il mix esplosivo di crisi economica internazionale e regionale da un lato e, dall\u2019altro, un\u2019improvvisa instabilit\u00e0 politica e un governo che fa fatica ad affrontare le tematiche del lavoro, hanno portato la disoccupazione a crescere al 18%. Tale cifra raggiunge livelli ancora pi\u00f9 alti nelle aree interne, dove si sfiora il 30%, rendendo ancora pi\u00f9 evidente la discrepanza tra regione costiera \u2013 pi\u00f9 sviluppata, avviata all\u2019industrializzazione e beneficiaria del settore turistico \u2013 e interno del Paese.<\/p>\n<p>Inoltre, il tasso di povert\u00e0 ha ormai toccato il 20% dell\u2019intera popolazione. Di fronte a tale situazione, la risposta dei giovani tunisini non sempre riesce a tramutarsi in proposte politiche costruttive. Si nota piuttosto una sorta di apatia politica, che contribuisce al malessere del Paese. Secondo alcune stime, dal gennaio del 2011 ad oggi sono stati pi\u00f9 di 400 i suicidi legati alle misere condizioni economiche. Nel 53% dei casi si tratta di giovani sotto i trent\u2019anni.<\/p>\n<p><b>Le alternative future<\/b><br \/>Non sarebbe corretto affermare che non vi siano movimenti che continuano a lottare per ottenere condizioni migliori. Organizzazioni per la promozione dei diritti umani e delle libert\u00e0 politiche sono attive soprattutto nei centri urbani. Le universit\u00e0 sono diventate nuovamente un luogo di intensa attivit\u00e0 politica dal basso e di confronto \u2013 a volte persino scontro \u2013 ideologico. <\/p>\n<p>Siamo di fronte a una popolazione giovane che, pur trovando difficolt\u00e0 ad avere sbocchi nella vita politico-istituzionale, rimane comunque attiva a livello sociale, sfruttando gli spazi pubblici per manifestare il proprio disagio e le proprie idee. <\/p>\n<p>Tra questi, vanno annoverati anche tutti quei ragazzi \u2013 spesso giovanissimi, tra i 18 e i 25 anni \u2013 che si stanno avvicinando alla galassia del cosiddetto salafismo, come movimento di rottura e protesta contro un sistema che fatica a dare le risposte alla crisi attuale. Seppure possa sembrare normale che emergano movimenti anti-sistemici in fasi di crisi, una delle sfide della Tunisia sar\u00e0 quella di convogliare queste tendenze verso una maggiore partecipazione alla vita politica del Paese.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A distanza di due anni dalla ribellione popolare che ha portato alla caduta di Ben Ali, la Tunisia vive una controversa fase di transizione democratica. Se da un lato si parla del Paese che sta realizzando la miglior performance post-ribellione, dall\u2019altra le fasce di popolazione pi\u00f9 giovani fanno fatica a gioire dell\u2019attuale condizione politica. 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