{"id":23150,"date":"2013-05-19T00:00:00","date_gmt":"2013-05-18T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/proposta-bonino-per-una-no-fly-zone-in-siria\/"},"modified":"2017-11-03T15:27:37","modified_gmt":"2017-11-03T14:27:37","slug":"proposta-bonino-per-una-no-fly-zone-in-siria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/05\/proposta-bonino-per-una-no-fly-zone-in-siria\/","title":{"rendered":"Proposta Bonino per una no-fly zone in Siria"},"content":{"rendered":"<p>\u201cSulla Siria Emma Bonino ha compiuto un\u2019ammissione che altri suoi colleghi ministri degli esteri sono restii a pronunciare in pubblico\u201d. Lo riporta il Corriere della Sera di venerd\u00ec 17 maggio. Il fatto si riferisce all\u2019audizione alle Commissioni esteri di Camera e Senato, riunite il giorno precedente, quando il ministro, invitata da un deputato ad esprimere un giudizio sull\u2019eventuale imposizione di una <i>no-fly zone<\/i>, con grande franchezza aveva risposto: \u201cCredo si debba arrivare l\u00ec, e arrivare molto presto\u201d. Ha poi aggiunto che si tratta \u201cproprio di una di quelle proposte che altri devono avanzare, anche se sostenerlo \u00e8 un po\u2019 un armiamoci e partite\u201d. <\/p>\n<p><b>Responsabilit\u00e0 della politica<\/b><br \/>Quando si inizia con questo tipo di operazioni si sa come si comincia, ma non dove si finisce. O, meglio, se si pensa all\u2019evoluzione dei casi precedenti \u2013 ricordiamo Iraq, Bosnia, Kosovo e Libia \u2013 il \u201cdove si finisce\u201d non lascia molto spazio all\u2019immaginazione. In Iraq dopo 12 anni, in Bosnia e Kosovo dopo molti mesi, in Libia \u2013 ma solo per la fuga in avanti francese \u2013 solo dopo poche ore, la conclusione \u00e8 stata la guerra. Emma Bonino se ne rende ben conto, lo si comprende dal tono delle sue parole.<\/p>\n<p>\u00c8 molto positivo che queste dichiarazioni, una volta tanto, siano state esplicite, e ne rendiamo merito al ministro. Nessuno potr\u00e0 nascondersi quando dalla conferenza degli \u201cAmici della Siria\u201d, il 22 maggio ad Amman sortir\u00e0 una pressione sul Consiglio di sicurezza a passare a vie di fatto, come per la Libia. O quando il tentativo di colloquio tra le parti, scaturito come ultima spiaggia dal recente incontro tra Erdogan e Obama a Washington  \u2013 entrambi desidererebbero anche la partecipazione del regime siriano \u2013 fallir\u00e0 miseramente per l\u2019opposizione o la non partecipazione dei ribelli. Ovviamente, assieme a Emma Bonino, noi ci auguriamo che le cose non vadano proprio cos\u00ec.<\/p>\n<p><b>Cosa \u00e8 una<i> no-fly zone<\/i><\/b><br \/>Attivare una <i>no fly zone<\/i> \u2013 in italiano \u201czona di interdizione al volo\u201d \u2013 nella pratica significa pattugliare con caccia-intercettori il cielo sovrastante una determinata regione, nonch\u00e9 gli adiacenti margini di sicurezza, al fine di impedire ogni qualsivoglia attivit\u00e0 di volo non preventivamente nota ed autorizzata. \u00c8 ovvio che, con un provvedimento di questo tipo, la \u201csovranit\u00e0 territoriale\u201d dello Stato interessato \u2013 nonch\u00e9 la pratica possibilit\u00e0 di esercitarla \u2013 viene decisamente annullata. \u00c8 un provvedimento grave, per la cui attuazione la Comunit\u00e0 internazionale, prima di muoversi, ha sempre preferito attendere l\u2019avallo dell\u2019Onu. <\/p>\n<p>\u00c8 agitare la foglia di fico della tanto politicamente corretta <i>responsibility to protect<\/i>. Ma i massacri in Siria non sono compiuti solamente dagli aerei di al-Assad, il cui regime ha ben altri mezzi a disposizione, probabilmente pi\u00f9 feroci e cruenti. Poi, anche una parte delle milizie ribelli \u2013 quelle parte dei gruppi salafiti e qaedisti \u2013 non va troppo per il sottile quando si tratta di uccidere siriani. Per loro, ovviamente, la \u201cresponsabilit\u00e0 di proteggere\u201d \u00e8 obiettivo del tutto secondario, a meno che non si tratti dei propri obiettivi nella regione. Ma allora, chi vuole davvero la <i>no-fly zone<\/i>? <\/p>\n<p><b>A chi conviene <\/b><br \/>Sicuramente Arabia Saudita e Qatar, che avrebbero cos\u00ec modo di coinvolgere in quella che si delinea sempre di pi\u00f9 come uno scontro mortale tra mondo sciita e mondo sunnita, un Occidente che vorrebbe invece rimanere estraneo. Sicuramente anche i veri patrioti, d\u2019ispirazione democratica. Probabilmente, con pi\u00f9 di una riserva anche la Turchia, che gi\u00e0 ha teatralmente preteso i Patriot che la Nato, sperando di chiamarsi cos\u00ec fuori da altre incombenze, si \u00e8 trovata obtorto collo a concedere. L\u2019Europa, Italia inclusa (a meno di direttive superiori, come per la Libia), dopo una risoluzione del Consiglio di sicurezza qualche supporto \u201cnon letale\u201d sarebbe presumibilmente disposta a concederlo.<\/p>\n<p>La Cina non sembra interessata \u2013 all\u2019Onu si asterrebbe o si opporrebbe \u2013 mentre la Russia, che ha appena venduto alla Siria i missili antinave <i>Yakhnot <\/i>(150 miglia di raggio) e sta completando la fornitura dei micidiali missili antiaerei A-300, sta perseguendo, come si \u00e8 visto, un\u2019utopica soluzione diplomatica. Obama, tirato per la giacca da una parte dai russi e dall\u2019altra dalla necessit\u00e0 di non lasciare tutta l\u2019iniziativa ai gruppi salafiti, sente di dover fare qualcosa, ma non sa cosa. \u201cResta aperta ogni opzione\u201d. Questo \u00e8 ormai diventato il suo mantra. Per\u00f2, \u00e8 chiaro che una <i>no-fly zone<\/i> sopra la Siria senza il contributo americano non si pu\u00f2 fare. E nemmeno senza la Nato e l\u2019Europa.<\/p>\n<p><b>Coalizione aerea inter-araba con supporto europeo<\/b><br \/>Certo, per quanto riguarda il pattugliamento degli spazi aerei \u2013 si tratta di cica 200 mila kilometri quadrati di cielo sopra il territorio, circa quattro volte la Bosnia e met\u00e0 dell\u2019Iraq \u2013 teoricamente Turchia, Giordania ed Egitto potrebbero fornire i caccia F-16, l\u2019Arabia Saudita gli F-15 ed il Qatar con gli Emirati qualche Mirage 2000. I sauditi possiedono anche alcuni radar volanti Awacs. Ma, a parte i problemi di addestramento e di amalgama, una coalizione aerea del mondo sunnita non sarebbe comunque sufficiente. <\/p>\n<p>Escludendo gli americani e \u2013 per ovvi motivi \u2013 gli israeliani, mancherebbe un numero sufficiente di radar volanti e di aero-rifornitori. In Europa, i primi sono assetti Nato ed i secondi, pur in numero limitato, fanno parte di un pool europeo. Ma anche se tutto ci\u00f2 fosse disponibile tra Europa e Medioriente, \u00e8 stato ormai ampiamente dimostrato che una <i>no-fly zone<\/i> senza aver preventivamente distrutto difese aeree, aeroporti, depositi di missili, centri radar e di Comando e Controllo non si pu\u00f2 fare. In Libia lo avevano fatto gli americani, attaccando a fondo sin dai primi giorni. L\u2019esperienza ci dice che per ogni ora di volo di pattugliamento sicuro (missione principale) mediamente ci vogliono almeno altre due ore tra caccia-bombardieri, Awacs e aero-rifornimento.<\/p>\n<p><b>Serve chiarezza<\/b><br \/>C\u2019\u00e8 chi sostiene che, se i caccia-bombardieri israeliani hanno potuto violare in pi\u00f9 occasioni lo spazio aereo siriano, questo non \u00e8 proprio impenetrabile. Ma non si possono paragonare i rischi di uno sporadico attacco a sorpresa di notte a bassissima quota, con quelli in cui invece incorrerebbe un sistema aereo di sorveglianza ed intervento che, per forza di cose, deve operare in quota, rimanendo permanentemente esposto alle difese contraeree.<\/p>\n<p>Ma, al di l\u00e0 della disponibilit\u00e0 di mezzi e risorse, al punto in cui siamo \u00e8 necessaria estrema chiarezza. Vogliamo solo accelerare la caduta di al-Assad, o anche fare in modo che, alla fine, sia la componente democratica delle forze siriane anti-regime a prevalere? Urge una risposta sincera. Da soli, \u00e8 assai difficile che possano farlo. Perch\u00e9 questo possa avverarsi, non ci sono <i>no-fly zones <\/i>o aiuti occidentali \u201cnon letali\u201d che tengano. Occorre vincere la guerra combattuta sul terreno, con le immaginabili conseguenze \u201ccollaterali\u201d.<\/p>\n<p>Certamente accettando alti rischi politici, ma soprattutto mettendo in conto costi umani assai dolorosi. Oppure, se questi rischi non li vogliamo correre, l\u2019Occidente pu\u00f2 anche continuare cos\u00ec. Ma senza fingere indignazione ogni giorno che passa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cSulla Siria Emma Bonino ha compiuto un\u2019ammissione che altri suoi colleghi ministri degli esteri sono restii a pronunciare in pubblico\u201d. Lo riporta il Corriere della Sera di venerd\u00ec 17 maggio. 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