{"id":23200,"date":"2013-05-21T00:00:00","date_gmt":"2013-05-20T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/intesa-russo-americana-sulla-siria\/"},"modified":"2017-11-03T15:27:36","modified_gmt":"2017-11-03T14:27:36","slug":"intesa-russo-americana-sulla-siria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/05\/intesa-russo-americana-sulla-siria\/","title":{"rendered":"Intesa russo americana sulla Siria"},"content":{"rendered":"<p>Nella prima met\u00e0 di maggio 2013 c\u2019\u00e8 stato un vero e proprio carosello diplomatico per cercare di avviare a soluzione il conflitto in Siria. Gran parte di questo carosello, che ha lambito anche Roma, ha avuto il suo epicentro a Mosca, a conferma del peso determinante acquisito dalla Federazione Russa nella crisi. <\/p>\n<p>Mentre la Cina \u00e8 solo preoccupata di evitare una presenza occidentale di nuovo assertiva &#8211; in una regione in cui i suoi interessi economici e la sua diplomazia si stanno espandendo &#8211; la Russia mostra un interesse sempre pi\u00f9 netto ad affermare la sua presenza politica e, in una certa misura, anche militare.<\/p>\n<p><b>Oltre lo stallo<\/b><br \/>Perci\u00f2, il 7-8 maggio il segretario di Stato americano John Kerry ha avuto a Mosca lunghe conversazioni sulla Siria con il governo russo, precedute sin da marzo da tre colloqui telefonici fra il presidente americano Barack Obama e quello russo, Vladimir Putin. Subito dopo \u00e8 giunto a Mosca il primo ministro britannico David Cameron per parlare dello stesso argomento. <\/p>\n<p>A met\u00e0 mese \u00e8 arrivato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu (appena di ritorno da Pechino). E mentre Putin e Netanyahu su incontravano a Mosca, c\u2019\u00e8 stato un importante incontro fra Obama e il premier turco Recep Tayyip Erdo&#287;an a Washington, essenzialmente dedicato alla Siria. Successivamente a questo incontro turco-americano, \u00e8 andato a Mosca il Segretario generale dell\u2019Onu, Ban Ki-Moon (dopo un ennesimo voto di condanna del governo di Assad da parte dell\u2019Assemblea). <\/p>\n<p>L\u2019incontro fra Kerry e il governo russo ha messo capo ad un\u2019ipotesi di conferenza multilaterale (a Ginevra sotto egida Onu) per avviare la pacificazione della Siria, apparentemente meno generica di quella che intercorse fra russi e americani l\u2019anno scorso, sempre a Ginevra. Si tratta di un progetto ancora non ben definito, ma il passo avanti rispetto al generico accordo di Ginevra starebbe nel fatto che gli Usa accetterebbero ora la formazione di un governo transitorio che includa anche Assad e la sua cerchia fino alle elezioni presidenziali previste per il maggio 2014 (alle quali perci\u00f2 ad Assad e ai suoi non sarebbe dato di partecipare). <\/p>\n<p>Mentre i russi rinuncerebbero quindi a sostenere Assad nel lungo periodo (cio\u00e8 accetterebbero a termine un cambio del regime), gli Stati Uniti accetterebbero di soprassedere alla rimozione immediata di Assad, cio\u00e8 fino alle elezioni del 2014. Mentre questo \u00e8 un passo avanti nello stallo russo-americano, non \u00e8 chiaro se \u00e8 anche un passo avanti nella risoluzione del conflitto, nel quale sono coinvolti una miriade di attori statali e non, siriani e non, con obiettivi e valutazioni tra loro divergenti e, a quanto sembra, anche divergenti dalle idee che l\u2019ipotesi di conferenza perseguirebbe. <\/p>\n<p><b>Partita regionale<\/b><br \/>Cos\u00ec, Erdo&#287;an non deve essersene andato via da Washington soddisfatto, poich\u00e9 la Turchia non crede che il governo di Damasco sia pronto per una soluzione diplomatica. Ankara crede invece che sia necessaria e opportuna una sua sconfitta sul campo e si attende quindi dall\u2019alleato americano uno sforzo per fornire armi \u201cletali\u201d ai ribelli e, soprattutto, per instaurare una \u201cno-fly zone\u201d sulla Siria. <\/p>\n<p>Ma mentre Obama \u00e8 arrivato persino a invitare il premier turco a una cena privata dopo la conferenza stampa, non ha per\u00f2 ceduto sulla sua posizione che esclude qualsiasi intervento militare &#8211; anche dopo che la \u201cred line\u201d dell\u2019impiego delle armi chimiche \u00e8 stata molto probabilmente oltrepassata. <\/p>\n<p>Come Erdo&#287;an, molti altri nel mondo arabo e sunnita e nei ranghi dell\u2019opposizione siriana (interna ed esterna) sono contrari ad includere Assad in qualsivoglia transizione e fra di essi non sono pochi coloro che cercano una vittoria militare e sono fiduciosi di poterla ottenere. Il rischio \u00e8 che l\u2019iniziativa della conferenza non raccolga le necessarie adesioni, in particolare fra le parti in causa siriane, o susciti nuovi insuperabili contrasti.<\/p>\n<p>Inoltre, non sembra che ci siano opinioni convergenti su quali paesi della regione dovrebbero prendere parte alla conferenza. Sinan \u00dclgen (del think tank Usa <i>Carnegie Endowment<\/i>) sostiene che l\u2019 \u201dIran ha molto da perdere dal protrarsi in Siria di un conflitto che visibilmente rafforza l\u2019estremismo Islamico armato\u201d e che per questo gli Usa e la Turchia (ugualmente interessati a impedire l\u2019emergere di una Siria jihadista) dovrebbero spingere per l\u2019inclusione dell\u2019Iran in una soluzione che, per essere attuabile, deve essere regionale. <\/p>\n<p>Ma una sovrapposizione di date rende difficile un coinvolgimento di Teheran: mentre la conferenza dovrebbe svolgersi nella seconda met\u00e0 di giugno, a met\u00e0 mese in Iran ci saranno tesissime elezioni presidenziali. \u00c8 difficile dunque che la leadership iraniana possa partecipare attivamente a una conferenza internazionale cos\u00ec importante prima che la nuova compagine governativa si sia consolidata. <\/p>\n<p>\u00c8 anche difficile capire come gli Usa e i paesi europei, che da anni stanno negoziando per il nucleare iraniano, accettino di riconoscere all\u2019Iran uno statuto regionale senza contropartita. Una partecipazione iraniana alla conferenza potrebbe infatti rafforzare l\u2019Iran e convincerlo a continuare a battersi per la vittoria di Assad piuttosto che per una pacificazione del conflitto.<\/p>\n<p>Insomma, la conferenza ha un obiettivo limitato &#8211; pi\u00f9 o meno credibile &#8211; che riguarda l\u2019avvio di una transizione in Siria; con l\u2019inclusione dell\u2019Iran diverrebbe una conferenza destinata a definire l\u2019assetto della regione: una questione che \u00e8 certamente dietro quella della Siria, ma \u00e8 ben diversa da quest\u2019ultima.<\/p>\n<p><b>A letto con il nemico<\/b><br \/>I dubbi pi\u00f9 forti nascono per\u00f2 dal meccanismo che starebbe alla base del compromesso russo-americano, nel senso che dare spazio nel breve termine ad Assad giocherebbe a favore di quest\u2019ultimo e delle intenzioni (sue e dei paesi che lo appoggiano) di risolvere il confitto con una vittoria politica e\/o militare. Tanto per cominciare, lo scontro militare non \u00e8 affatto evoluto in modo sfavorevole alle forze lealiste. Inoltre, mentre il governo di Damasco riesce ancora a definirsi come un governo nazionale che prescinde dalle divisioni settarie (anche se ci\u00f2 non appare pi\u00f9 verosimile), il settarismo ideologico dei ribelli e quello politico della Coalizione Nazionale non riescono neppure a porsi il problema. <\/p>\n<p>In questo senso, la transizione fino alle elezioni del maggio 2014 rischia fortemente di giocare a favore di Assad. Secondo Yezid Sayigh (<i>Carnegie Endowment<\/i>), Assad  \u201cpensa di essere in grado di negoziare e si aspetta che altri saranno costretti a trattare con lui\u201d. Saiygh sottolinea l\u2019insistenza di Assad nel dire che \u201cin conclusione, solo il popolo pu\u00f2 decidere se un Presidente resta al suo posto o no\u201d. Questo significherebbe che Assad &#8211; contrariamente all\u2019ipotesi americana &#8211; non vede le elezioni come la fine del suo regime bens\u00ec come un\u2019opportunit\u00e0 per confermarlo.<\/p>\n<p> L\u2019associazione alla transizione, invece di aprire una fase politica nuova, farebbe gioco ad Assad per continuare piuttosto che chiudere la sua carriera politica. Mentre questo non dispiacerebbe i russi, sarebbe assai probabilmente contrario a quello che si aspettano gli Usa. <\/p>\n<p>Detto questo, senza dubbio preoccupante \u00e8 poi che la Russia, mentre prepara con una mano la pace, con l\u2019altra moltiplica l\u2019invio di armamenti (e lo stesso fanno Iran e Hizbollah). Secondo fonti americane, la Russia avrebbe inviato alla Siria dei missili di crociera anti-nave, Yakhont. Soprattutto, \u00e8 noto che intende fornire alla Siria un certo numero di missili terra-aria S-300. Quest\u2019ultima fornitura viene dopo l\u2019attacco israeliano per distruggere armi iraniane destinate a Hizbollah ed \u00e8 il principale motivo per cui Netanyahu si \u00e8 recato a Mosca. L\u2019argomento spesso citato dal ministro degli esteri russo, Sergej Lavrov, \u00e8 che si tratta dell\u2019adempimento di contratti di acquisto passati, ma \u00e8 evidente che nel contesto di un conflitto aperto la fornitura deve essere sospesa. Si vedr\u00e0 cosa la Russia far\u00e0 degli S-300 dopo la visita di Netanyahu (o che cosa ha chiesto per non inviarli). Di certo, la Russia non \u00e8 in buona fede.<\/p>\n<p><b>Spartizione <\/b><br \/>Il tentativo della conferenza \u00e8 doveroso, ma \u00e8 difficile dire fino a che punto potr\u00e0 essere efficace. Al punto in cui si \u00e8 giunti, \u00e8 difficile immaginare un ripristino puro e semplice dello stato siriano stabilito all\u2019indomani della prima guerra mondiale. L\u2019acuta regionalizzazione del conflitto e la frammentazione delle parti in causa che ne \u00e8 derivata lascia intravedere all\u2019orizzonte una qualche forma di partizione della Siria, cio\u00e8 una qualche forma di \u201cbalcanizzazione\u201d. Si pu\u00f2 pensare infatti alla Bosnia e agli accordi di Dayton. <\/p>\n<p>Se \u00e8 cos\u00ec, i tempi non sono maturi e la conferenza russo-americana di cui oggi si parla non potr\u00e0 che essere un atto interlocutorio rispetto a una vera e propria conferenza regionale, che si terr\u00e0 se mai e quando ne ricorreranno le condizioni. Rispetto a Dayton, le condizioni saranno certamente meno favorevoli per l\u2019Occidente, che di fronte a sviluppi tanto drammatici sembra non riuscire a concepire altro che una forte riluttanza.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella prima met\u00e0 di maggio 2013 c\u2019\u00e8 stato un vero e proprio carosello diplomatico per cercare di avviare a soluzione il conflitto in Siria. Gran parte di questo carosello, che ha lambito anche Roma, ha avuto il suo epicentro a Mosca, a conferma del peso determinante acquisito dalla Federazione Russa nella crisi. 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