{"id":23280,"date":"2013-05-30T00:00:00","date_gmt":"2013-05-29T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-soluzione-sulla-siria-passa-per-teheran\/"},"modified":"2017-11-03T15:27:33","modified_gmt":"2017-11-03T14:27:33","slug":"la-soluzione-sulla-siria-passa-per-teheran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/05\/la-soluzione-sulla-siria-passa-per-teheran\/","title":{"rendered":"La soluzione sulla Siria passa per Teheran"},"content":{"rendered":"<p>A distanza di un anno dalla Conferenza di Ginevra sulla Siria del giugno 2012, si riaffaccia l\u2019ipotesi di mettere intorno a un tavolo le parti in conflitto ed avviare l\u2019attuazione del cosiddetto Piano Annan. Nel frattempo lo stesso Annan, preso atto che il cruciale avvallo del Consiglio di sicurezza (Cds) sarebbe venuto a mancare, si \u00e8 dimesso e l\u2019incarico \u00e8 passato a Lakdar Brahimi.<\/p>\n<p>Il numero di vittime \u00e8 intanto drammaticamente salito ad oltre 80.000, quello dei rifugiati a 1,5 milioni e dei profughi interni ad oltre 4 milioni: una vera catastrofe umanitaria. Mentre le forze lealiste hanno sostanzialmente mantenuto la capacit\u00e0 di contrasto e le diserzioni dall\u2019esercito non si sono verificate se non sporadicamente e Hezbollah \u00e8 entrato in campo al fianco dei lealisti. <\/p>\n<p>Sul fronte opposto, sono massicciamente presenti nuovi combattenti stranieri, pi\u00f9 o meno affiliati alla galassia di Al Qaida. Da ultimo, si \u00e8 aggiunto l\u2019inquietante sospetto sull\u2019uso di armi chimiche. Per molto meno, a suo tempo l\u2019Occidente intervenne a sostegno del Kosovo contro la Serbia.<\/p>\n<p><b>Circolo vizioso<\/b><br \/>   Contro ogni mal riposta aspettativa, risulta oggi chiaro che il massacro in corso non condurr\u00e0 alla fine del conflitto ma ad ulteriori massacri. E al rischio di frantumazione del paese per linee etniche, settarie, confessionali. Una terra di nessuno, sottratta ai siriani, e preda di una spietata concorrenza tra le diverse influenze regionali e internazionali. <\/p>\n<p>Con effetto di trascinamento nel conflitto dei paesi confinanti pi\u00f9 vulnerabili, a partire dal Libano. Si intersecano nella crisi vecchie e nuove ambizioni di dominio dell\u2019area, l\u2019atavico contrasto tra sunniti e sciiti, l\u2019inquietudine di Israele per l\u2019incalzare dell\u2019Iran e dell\u2019arco di alleanze sciite, e i timori di tutti per il diffondersi dell\u2019estremismo islamista e del terrorismo.<\/p>\n<p>\u00c8 sullo sfondo di questo scenario che si \u00e8 materializzata l\u2019intesa tra il segretario di Stato Usa John Kerry e il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov. Che apre la strada ad una \u201cGinevra 2\u201d. Tutti dicono di volerla. Tutti si appellano alla fine dei combattimenti e a una soluzione politica. Ma subito emergono i contrasti: chi invitare? E con quale agenda? <\/p>\n<p>  Quali gli interessi in causa, al di l\u00e0 delle considerazioni umanitarie? La Russia, che da sempre considera gli Amici della Siria inquinati da un approccio pregiudiziale, preme per una agenda \u201caperta\u201d che non scarti a priori il regime, e per un \u201cequilibrio\u201d dei partecipanti che riconosca il ruolo dell\u2019Iran nella soluzione della crisi. <\/p>\n<p>Se per Mosca \u00e8 essenziale mantenere il processo nei binari della \u201clegalit\u00e0\u201d per non creare precedenti di sovversioni pilotate o monopolizzate dall\u2019esterno, lo \u00e8 ancor di pi\u00f9 contrastare l\u2019avanzata di correnti islamiste alla luce dei noti problemi nel proprio territorio; e, al contempo, preservare la presenza nel Mediterraneo che Assad ha garantito a Tartus e, pi\u00f9 in generale, accreditare un proprio status di potenza internazionale. Nella sua perseveranza Mosca ha guadagnato molti punti alle proprie posizioni.<\/p>\n<p><b>Ambizioni turche<\/b><br \/>Sul fronte opposto arabi e Turchia, ma con importanti differenze. L\u2019attivismo del Qatar, gi\u00e0 manifestatosi in relazione ad altre \u201cprimavere arabe\u201d, conferma l\u2019ambizione di un piccolo ma ricchissimo Stato di ritagliarsi un marcato profilo di influenza nella regione, e non solo (pensando ai fruttuosi investimenti della famiglia Al-Thani anche in Europa, ivi inclusa l\u2019Italia). <\/p>\n<p>Sostenendo militarmente una pluralit\u00e0 di gruppi e affiliazioni (\u201cQatar funnels billions of dollars to Syria rebellion\u201d titola un recente accuratissimo articolo del <i>Financial Times<\/i>), Doha rischia addirittura di entrare in rotta di collisione con Riad, che privilegia le tendenze salafite. In entrambi i casi, comunque, l\u2019obiettivo fondamentale \u00e8 contrastare l\u2019arco delle alleanze sciite e respingere l\u2019avanzata dell\u2019Iran. <\/p>\n<p>La Turchia di Erdo&#287;an, avendo anch\u2019essa a mente il contenimento dell\u2019Iran sciita, scorge tuttavia l\u2019occasione per tradurre nel concreto un preciso disegno di egemonia regionale e rilancio economico. <\/p>\n<p>In tal senso, vanno la generosa ospitalit\u00e0 offerta, a proprio rischio, ad oltre 100.000 rifugiati e l\u2019intensa collaborazione economica ed energetica instaurata con i curdi iracheni, corredata da una politica di <i>appeasement <\/i>con i curdi interni (una strategia di cui Baghdad, gi\u00e0 alle prese con una guerra civile strisciante con la componente sunnita, rischia di fare le spese). In qualche modo, una versione spregiudicata del principio enunciato a suo tempo \u201c<i>zero problems with the neighbourood<\/i>\u201d: se non \u00e8 stato possibile con Assad, sar\u00e0 possibile con i siriani sunniti. <\/p>\n<p>Del resto, sarebbero state proprio le resistenze del regime ad aprire ai sunniti a determinare il cambio di rotta della politica turca verso Damasco. Per gli altri arabi, ivi incluso l\u2019Egitto, alle prese con problemi interni e precariet\u00e0, si tratta soprattutto di non consentire la disgregazione di un paese vicino, disastrosa per assetti interni e regionali, e di assicurare al pi\u00f9 presto una transizione che alleggerisca &#8211; \u00e8 certo il caso di Libano e Giordania &#8211; la pressione delle masse di rifugiati (stimati dall\u2019Unhcr in oltre 470.000 in ciascun paese e in continuo aumento). \u201cGinevra 2\u201d dovrebbe sancire il definitivo primato dell\u2019opposizione, con una dose di tolleranza circa la partecipazione di esponenti del regime nella transizione. <\/p>\n<p>L\u2019Iran, infine. Capofila dell\u2019arco sciita che ha il suo terminale negli Hezbollah libanesi, militarmente attivo a fianco del regime siriano, Teheran \u00e8 la preoccupazione prioritaria di tutto il vicinato, ed oltre. Introduce nel conflitto, esasperandolo, il contrasto storico tra sciiti e sunniti, ma soprattutto un potenziale dirompente nella competizione sulle sfere di influenza, non domato dalle pur incalzanti sanzioni imposte dall\u2019Occidente. <\/p>\n<p>Se Israele muove per tre volte in profondit\u00e0 nel territorio siriano, non \u00e8 solo per bloccare i trasferimenti di armi lealiste a Hezbollah, ma per segnalare la propria \u201clinea rossa\u201d in ordine al potenziale bellico, nucleare, e in definitiva politico, iraniano. In qualche modo, in questa crisi, la chiave di volta \u00e8 l\u2019Iran.<\/p>\n<p><b>Realismo occidentale<\/b><br \/>L\u2019Occidente non \u00e8 incerto o passivo, come spesso viene descritto. \u00c8 alla ricerca del metodo. \u00c8 realistico fermare il conflitto senza intervenire militarmente? \u00c8 opportuno agire per interposta persona fornendo armi, e non solo aiuti umanitari, all\u2019opposizione? E a \u201cquale\u201d opposizione? Chi dovr\u00e0 condurre in porto il processo di transizione? \u00c8 cruciale evitare errori.<\/p>\n<p>Pesano gli esiti clamorosi dell\u2019intervento in Iraq del 2003, che ha sovvertito gli equilibri tra sciiti e sunniti nell\u2019area, consegnando l\u2019Iraq ai primi (e all\u2019influenza iraniana); i problematici riscontri dell\u2019intervento in Libia; le difficolt\u00e0 nel disimpegno dall\u2019Afghanistan. <\/p>\n<p>Nonostante la spinta interventista di Francia e Regno Unito &#8211; secondo alcuni, una sorta di riflesso dell\u2019ordine post-ottomano che condusse a suo tempo alle intese di Sykes-Picot &#8211; e la recente revoca dell\u2019embargo di armi all\u2019opposizione siriana, l\u2019Unione europea \u00e8 ancora titubante e gli Stati Uniti cercano di affidare le responsabilit\u00e0 di sicurezza nel Mediterraneo agli europei. Per ora, vale la sospensiva posta sulla verifica dell\u2019uso di armi chimiche.<\/p>\n<p>In sintesi, l\u2019Occidente deve reperire una formula che, dietro l\u2019etichetta di un processo \u201cinclusivo\u201d di tutte le componenti, favorisca di fatto i settori moderati, e un equilibrio accettabile per tutti i protagonisti islamici e per Israele, oltre che il necessario raccordo con la Russia. Una matassa dai cento fili, che il  frenetico lavorio diplomatico di questi giorni sta cercando di dipanare. Idealmente, da \u201cGinevra 2\u201d dovrebbe emergere una piattaforma consensuale per una transizione pacifica, da registrare questa volta in una risoluzione del Cds.<\/p>\n<p>Nel contesto, una novit\u00e0 di rilievo potrebbe rivelarsi la ripresa del negoziato nucleare 5+1 con l\u2019Iran. Non \u00e8 pensabile un cambiamento di rotta da parte di Teheran, per di pi\u00f9 alla vigilia di elezioni presidenziali (il 14 giugno). Ma ove si riuscisse per ipotesi ad impostare un percorso costruttivo sul nucleare da parte dell\u2019Iran, un buon tratto di strada sarebbe stato fatto anche per la crisi siriana (ed oltre). <\/p>\n<p>Senza arrivare a prefigurare un ristrutturazione delle alleanze dell\u2019Occidente, allo stato improponibile, si potrebbe immaginare un riconoscimento \u201ccondizionato\u201d del ruolo dell\u2019Iran nella regione nel contesto di un pi\u00f9 ampio accordo. E avviare cos\u00ec un processo transitorio per la Siria, escludendo dal tavolo Assad e recuperando interlocutori del regime non coinvolti in violenze ed eccidi. <\/p>\n<p>Uno scenario che milita per uno slittamento della Conferenza a dopo le elezioni iraniane. In ogni caso, a poco servirebbe questa o altra Conferenza se non emergesse un consenso tra i protagonisti interni ed esterni per una rigorosa vigilanza sui comportamenti di tutte le parti in causa e una condizionalit\u00e0 degli aiuti a misura di un rigoroso rispetto dei diritti umani. Senza il quale, il rischio di una annosa spirale di faide e vendette sarebbe reale, e la costruzione di uno Stato in pace con se stesso e promotore di pace con tutti i propri vicini, incluso Israele, altamente improbabile.<\/p>\n<p>      . <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A distanza di un anno dalla Conferenza di Ginevra sulla Siria del giugno 2012, si riaffaccia l\u2019ipotesi di mettere intorno a un tavolo le parti in conflitto ed avviare l\u2019attuazione del cosiddetto Piano Annan. 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