{"id":23300,"date":"2013-06-01T00:00:00","date_gmt":"2013-05-31T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/i-piccoli-passi-di-letta-in-europa\/"},"modified":"2017-11-03T15:27:32","modified_gmt":"2017-11-03T14:27:32","slug":"i-piccoli-passi-di-letta-in-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/06\/i-piccoli-passi-di-letta-in-europa\/","title":{"rendered":"I piccoli passi di Letta in Europa"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Unione europea non \u00e8 pi\u00f9 una nave fuori controllo, in balia della crisi. Ma non \u00e8 ancora in grado di affrontare il mare aperto dei grandi progetti. E viaggia di cabotaggio, di porto in porto. Il che, adeguando il gergo, vuol dire di vertice in vertice: da quello chiss\u00e0 perch\u00e9 straordinario del 22 maggio, che, a non farlo, non cambiava nulla, a un altro pure straordinario, ma subito declassato a riunione dei ministri del lavoro, ai primi di luglio, passando per il Consiglio europeo di routine di fine giugno. Appuntamenti serrati sull\u2019agenda dei leader dei 27, che mascherano, con la frequenza delle riunioni, la rarefazione e l\u2019inconsistenza delle loro decisioni.<\/p>\n<p>Il vertice europeo dell\u2019esordio del premier italiano Enrico Letta \u00e8 stato poco pi\u00f9 che acqua fresca, anche se tutti i leader sono stati concordi nel darne giudizi positivi, visto che non avevano litigato. Letta ha ammesso \u201cl\u2019emozione del battesimo\u201d e s\u2019\u00e8 pure promosso: \u201cUn buon debutto\u201d.<\/p>\n<p><b>Senza procedura<\/b><br \/>Nell\u2019Unione che traccheggia nell\u2019attesa delle elezioni tedesche, l\u2019Italia del governo delle larghe intese fa melina e prende tempo. Tanto l\u2019Europa, di questi tempi, non le scappa via: fa gi\u00e0 <i>surplace<\/i>, una cosa alla Maspes, se deve durare fino al 22 settembre.<\/p>\n<p>Il team Letta ci ha messo tre settimane per produrre un decreto legge a costo quasi zero e ad effetto quasi nullo sull\u2019economia del paese che non esce dalla recessione: il rinvio a settembre della rata Imu sulla prima casa e un miliardo d\u2019euro per la Cassa integrazione sono state giudicate non solo dal <i>Financial Times<\/i> \u201cmisure modeste\u201d, che \u201criflettono il margine di manovra limitato dell&#8217;esecutivo\u201d. Un parere condiviso dal <i>Wall Street Journal<\/i>: i provvedimenti varati rappresentano un &#8220;minimo sindacale&#8221;.<\/p>\n<p>Non che ci fosse bisogno della stampa estera per arrivare a simili conclusioni. Lo stesso premier, del resto, ha ammesso che si trattava di guadagnare tempo, quei cento giorni che dovrebbero servire, di qui alla fine di agosto, per mettere insieme qualcosa di consistente. Anche se un dubbio resta: quella scadenza di fine agosto sembra gi\u00e0 precostituire un alibi per un ulteriore slittamento.<\/p>\n<p>La prudenza di Letta e la circospezione dei leader dell\u2019Ue non hanno per\u00f2 distolto la Commissione di Bruxelles dal chiudere la procedura d\u2019infrazione contro l\u2019Italia per deficit eccessivo: l\u2019Italia esce da dietro la lavagna dei somari dell\u2019Ue e torna fra i banchi con i buoni allievi della classe europea. La sentenza dell\u2019esecutivo comunitario deve essere avallata dall\u2019Ecofin, il Consiglio dei ministri delle Finanze dei 27, e benedetta dal vertice europeo, a fine giugno: passer\u00e0 di certo i controlli, ma \u00e8 accompagnata da commenti cauti e qualche riserva.<\/p>\n<p>La procedura contro l\u2019Italia risaliva al 2009, quando i conti pubblici avevano sforato il tetto del 3% del rapporto deficit\/pil previsto dai parametri di Maastricht. La chiusura avviene perch\u00e9 il deficit, secondo le attuali previsioni macroeconomiche, dovrebbe rimanere &#8211; pur se di poco &#8211; sotto la soglia del 3% quest&#8217;anno e pure il prossimo. Nel 2014, il disavanzo dovrebbe oscillare tra l\u20191,8 e il 2,5%, lasciando, quindi, margini di manovra maggiori.<\/p>\n<p>L&#8217;Italia resta, del resto, una &#8216;sorvegliata speciale&#8217;. La Commissione rivolge precise raccomandazioni a Roma: andare avanti sulla strada delle riforme strutturali, migliorare il sistema bancario, rendere pi\u00f9 flessibile il mercato del lavoro, spingere sulle liberalizzazioni, snellire la burocrazia e riformare la giustizia civile per dare pi\u00f9 certezza agli investitori. Quanto al tesoretto da spendere per crescita e occupazione, quest\u2019anno se lo sono gi\u00e0 mangiato i pagamenti degli arretrati della pubblica amministrazione alle imprese; nel 2014, si vedr\u00e0, sempre d\u2019intesa con le autorit\u00e0 comunitarie; e sempre nell\u2019attesa e nella speranza d\u2019una qualche grande iniziativa europea.<\/p>\n<p>Attese e speranze che, navigando di cabotaggio, si spostano in avanti di riunione in riunione. Prima del vertice del 22 maggio, Enrico Letta, parlando in Parlamento, aveva spiegato che l\u2019incontro prossimo venturo contava poco o punto, malgrado le conclusioni gi\u00e0 pronte su energia e lotta contro l\u2019evasione (buone in vista del G8 di Belfast di giugno). Quello che conta &#8211; avvertiva il premier &#8211; sar\u00e0 il vertice di fine giugno, dove l\u2019Unione dovr\u00e0 passare dalle parole ai fatti su crescita e occupazione.<\/p>\n<p><b>Oltre le ortodossie<\/b><br \/>Dunque, il 22 \u00e8 stato solo un antipasto, una sorta di sessione di riscaldamento. Le conclusioni, che dovevano solo essere approvate, indicano l\u2019intenzione d\u2019accelerare la lotta all\u2019evasione, adottando \u201centro la fine dell\u2019anno\u201d una direttiva sui risparmi, finora frenata da Austria e Lussemburgo, e avviando \u201cil prima possibile\u201d negoziati con la Svizzera: l\u2019obiettivo \u00e8 quello di condividere le informazioni sui depositi bancari e di fare emergere evasione, o elusione, fiscale che fonti di stampa stimano fino a 500 miliardi di euro. Il presidente della Commissione europea Manuel Barroso giudica gli impegni \u201cpoco espliciti\u201d, mentre il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz crede possibile dimezzare l\u2019evasione entro il 2020.<\/p>\n<p>Sull\u2019energia, i 27 hanno confermato l\u2019impegno, gi\u00e0 preso nel 2011, di completare entro il 2014 il mercato unico del settore; e hanno pure fatto una cauta apertura allo sfruttamento del gas di scisto nell\u2019Ue, chiedendo all\u2019esecutivo comunitario di \u201cvalutare un ricorso pi\u00f9 sistematico\u201d alle \u201crisorse energetiche locali\u201d, verso uno \u201csfruttamento sicuro, sostenibile e redditizio nel rispetto delle scelte di mix energetico degli Stati membri\u201d.<\/p>\n<p>Ai partner, Letta dice che la priorit\u00e0 dell\u2019Ue deve essere il lavoro ai giovani. Ed ai giornalisti riferisce che la linea italiana \u201c\u00e8 stata accolta\u201d, perch\u00e9 l\u2019occupazione giovanile sar\u00e0 al centro &#8211; ma poteva essere diversamente? &#8211; del Vertice di fine giugno. E mentre negli Stati Uniti il presidente della <i>Federal Reserve<\/i> Ben Bernanke afferma che \u201cla ripresa va aiutata\u201d e s\u2019impegna a non ridurre gli stimoli, a Bruxelles i leader dell\u2019Ue s\u2019accontentano di mettere a punto un calendario. E s\u2019inventano, gi\u00e0 al di l\u00e0 del loro prossimo appuntamento, una riunione dei ministri del lavoro dei 27 a Berlino, il 3 luglio, al di fuori di tutte le ortodossie comunitarie &#8211; la Germania non ha la presidenza di turno del Consiglio dei ministri dell\u2019Ue: servir\u00e0 a confrontare le pratiche migliori per favorire l\u2019occupazione giovanile (e di sicuro molte saranno tedesche).<\/p>\n<p>Il <i>surplace <\/i>dell\u2019Europa scoraggia il potenziale ventinovesimo membro dell\u2019Unione: l\u2019Islanda, che s\u2019\u00e8 appena data un governo euro-scettico, decide lo stop ai negoziati per l\u2019adesione e annuncia \u201cun referendum sull\u2019ingresso nell\u2019Unione\u201d.<\/p>\n<p>A dirvela tutta, a me pare fortemente probabile che, il 27 e 28 giugno, ci sentiremo spiegare che non si pu\u00f2 mettere la Germania nell\u2019angolo sulle risorse per la crescita e l\u2019occupazione a neppure tre mesi dalle elezioni politiche tedesche, tanto pi\u00f9 che il presidente francese Fran\u00e7ois Hollande ha gi\u00e0 sotterrato l\u2019ascia di guerra e fumato il calumet della pace con la cancelliera Angela Merkel, avallandone la spinta &#8211; o vedendone il bluf f- per una maggiore integrazione politica, almeno dell\u2019eurozona, con un governo europeo dell\u2019economia.<\/p>\n<p>E, cos\u00ec, da giugno si finir\u00e0 all\u2019autunno, con belle parole, tanti impegni e poche decisioni concrete, ma di sicuro richieste \u201cprecise\u201d e \u201cferme\u201d da parte dell\u2019Italia e non solo. L\u2019Ue rester\u00e0 in <i>surplace<\/i>; e l\u2019Italia continuer\u00e0 a fare melina. Fino al 31 agosto, che l\u00ec Letta tirer\u00e0 finalmente in porta. Far\u00e0 gol?, o, nel frattempo, sar\u00e0 finito fuori gioco?<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Unione europea non \u00e8 pi\u00f9 una nave fuori controllo, in balia della crisi. Ma non \u00e8 ancora in grado di affrontare il mare aperto dei grandi progetti. E viaggia di cabotaggio, di porto in porto. 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