{"id":23330,"date":"2013-06-05T00:00:00","date_gmt":"2013-06-04T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/braccio-di-ferro-sul-disarmo-in-medioriente\/"},"modified":"2017-11-03T15:27:32","modified_gmt":"2017-11-03T14:27:32","slug":"braccio-di-ferro-sul-disarmo-in-medioriente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/06\/braccio-di-ferro-sul-disarmo-in-medioriente\/","title":{"rendered":"Braccio di ferro sul disarmo in Medioriente"},"content":{"rendered":"<p>Ai primi di maggio, dopo due settimane di dibattito, si \u00e8 concluso a Ginevra il Comitato Preparatorio (PrepCom) della Conferenza di revisione 2015 del Trattato di non proliferazione (Tnp). Il tema della zona in Medio Oriente priva di armi di distruzione di massa, ovvero la Zona, ha continuato ad animare la discussione. <\/p>\n<p>La Lega Araba ha manifestato a Ginevra la frustrazione del mondo arabo perch\u00e9 la Conferenza istitutiva della Zona, che avrebbe dovuto tenersi a Helsinki nel dicembre 2012, \u00e8 stata rinviata all\u2019ultimo momento. Stati Uniti, Regno Unito e Russia erano stati i promotori della decisione del 2010 di convocare la Conferenza, la cui organizzazione \u00e8 oggi curata dal Facilitatore finlandese Jaako Laajava. <\/p>\n<p><b>Strategia dilatoria<\/b><br \/>A novembre 2012, poco prima che la Conferenza si tenesse a Helsinki, il Dipartimento di Stato Usa ha annunciato che \u201cnon si sarebbe dovuta svolgere\u201d. A differenza dell\u2019editto manzoniano, non ha aggiunto per\u00f2 \u201cn\u00e9 ora n\u00e9 mai\u201d: ha taciuto sul quando e si \u00e8 riservato di precisarlo se certe condizioni si fossero presentate nel corso del 2013. <\/p>\n<p>Il rinvio \u00e8 stato contestato dalla Russia, che ha ritenuto di non essere stata consultata preventivamente, e da Egitto e Lega araba, convinti che la decisione americana coprisse una riluttanza di Israele ad impegnarsi in un quadro multilaterale. Nel quale, presumibilmente, verrebbero messe in discussione il suo presunto arsenale nucleare e la mancata adesione al Tnp. <\/p>\n<p>\tLa delegazione egiziana ha marcato il punto con un <i>coup de th\u00e9\u00e2tre<\/i>, lasciando anzitempo i lavori in segno di protesta, come se spettasse al PrepCom Tnp determinare, seduta stante, la convocazione della Conferenza e la partecipazione di tutti gli attori regionali. Le altre delegazioni arabe e la delegazione iraniana si sono allineate alle critiche. A Teheran preme infatti che si discuta di armi di distruzione di massa in generale, che si metta da canto il programma nucleare nazionale, che infine si lasci spazio ai colloqui che l\u2019Iran intrattiene col Gruppo 5 + 1. <\/p>\n<p>L\u2019orientamento generale delle delegazioni al PrepCom \u00e8 stato favorevole, cos\u00ec come quello specifico di Regno Unito, Russia e Stati Uniti. Per fugare i sospetti di manovre dilatorie, la delegazione americana si \u00e8 impegnata a favorire lo svolgimento della Conferenza entro l\u2019anno, precisando che nessuna potenza esterna pu\u00f2 costringere gli attori regionali a parteciparvi, se questi non vogliono. E certo non aiuta a superare le diffidenze d\u2019Israele, che pure gli Stati Uniti tendono a smussare, l\u2019ondata di critiche provenienti dal mondo arabo. C\u2019\u00e8 da chiedersi comunque in quale data del 2013 la Conferenza sar\u00e0 convocata e con quali prospettive di successo. <\/p>\n<p><b>Centralit\u00e0 dell\u2019Ue <\/b><br \/>Israele intende partecipare alla Conferenza a condizione che procedura e sostanza siano decise per consenso, che il mandato della Conferenza sia distinto dal Tnp, che tutte le parti siano trattate su un piano di parit\u00e0. Condizioni ragionevoli per chi le pone, problematiche per chi le deve accettare preliminarmente. Tutt\u2019altro che facile, dunque, la missione del Facilitatore.<\/p>\n<p>Laajava si \u00e8 mostrato tuttavia nordicamente flemmatico e ottimista. Pu\u00f2 contare infatti sulla stima per la sua persona, per il suo paese e nei riguardi dell\u2019Unione europea. L\u2019Ue \u00e8 l\u2019unico soggetto internazionale in grado di parlare a tutte le parti interessate. Il Trattato di Lisbona le conferisce poteri di politica estera, anche se spesso rimangono inespressi. <\/p>\n<p>Laajava ha in serbo un piano di lavoro da presentare alle parti. Continua i sondaggi bilaterali in attesa di trasformarli in consultazioni multilaterali: queste sarebbero un bel passo in avanti perch\u00e9 consentirebbero di confrontarsi direttamente aiutando a superare alcune remore di fondo. Anzitutto accettando la pari titolarit\u00e0 di tutti i soggetti e poi riconoscendo che esiste un serio problema \u201carmi di distruzione di massa\u201d. La <i>de-escalation <\/i>della tensione attraverso il confronto diretto, in una regione che tuttora si affida alla logica della forza per sopravvivere e prevalere, sarebbe di per s\u00e9 rivoluzionaria. <\/p>\n<p>L\u2019ulteriore rinvio della Conferenza sulla Zona sarebbe per la Lega araba un motivo di indebolimento del Tnp, tale da mettere in discussione la sua partecipazione al PrepCom 2014. Uno scenario da evitare, anche se situazioni del genere puntellano la storia dei negoziati sul disarmo. <\/p>\n<p><b>Modello Mediterraneo<\/b><br \/>La storia del disarmo nucleare \u00e8 infatti coeva dell\u2019Onu. La prima risoluzione dell\u2019Assemblea generale del 1946 aveva per oggetto il disarmo nucleare. Nel 1978 la prima sessione speciale dell\u2019Assemblea generale sul disarmo adott\u00f2 una risoluzione secondo cui l\u2019accumulo di armi, specie nucleari, costituiva molto pi\u00f9 di una minaccia per l\u2019umanit\u00e0, e pertanto solo \u201cil disarmo generale e completo sotto effettivo controllo internazionale \u2026 \u00e8 lo scopo ultimo \u2026 la pi\u00f9 alta priorit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Per tornare alla Zona, nell\u2019intervento al PrepCom di Ginevra, l\u2019Unione europea ha richiamato la Dichiarazione di Barcellona 1995 istitutiva del partenariato euro-mediterraneo. Nella citt\u00e0 catalana i partner euro-mediterranei s\u2019impegnarono a realizzare nel Mediterraneo una zona di sicurezza, stabilit\u00e0, pace, sulla base di valori condivisi. Il partenariato \u00e8 un esempio di come si possa dialogare e cooperare fra regioni diverse. Tuttavia nella regione sud-mediterranea il regionalismo \u00e8 debole e le divergenze sono irrisolte: non solo quella fra Israele e Palestina, ma anche fra paesi arabi. <\/p>\n<p>Il modello di dialogo per la creazione della Zona priva di armi di distruzione di massa in Medioriente dovrebbe ispirarsi a quello della Zona nel Mediterraneo. Gli obiettivi dell\u2019una e dell\u2019altra sono in fondo simili: perseguire sicurezza, stabilit\u00e0 e pace per via diplomatica, anzitutto evitando l\u2019istallazione delle armi pi\u00f9 terribili. <\/p>\n<p>   .<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ai primi di maggio, dopo due settimane di dibattito, si \u00e8 concluso a Ginevra il Comitato Preparatorio (PrepCom) della Conferenza di revisione 2015 del Trattato di non proliferazione (Tnp). Il tema della zona in Medio Oriente priva di armi di distruzione di massa, ovvero la Zona, ha continuato ad animare la discussione. 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