{"id":23350,"date":"2013-06-06T00:00:00","date_gmt":"2013-06-05T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-paradosso-marocchino\/"},"modified":"2017-11-03T15:27:31","modified_gmt":"2017-11-03T14:27:31","slug":"il-paradosso-marocchino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/06\/il-paradosso-marocchino\/","title":{"rendered":"Il paradosso marocchino"},"content":{"rendered":"<p>Con una popolazione di oltre 32 milioni di abitanti e un prodotto interno lordo (Pil) che ha sfiorato i 76 miliardi di euro nel 2012, il Marocco si colloca al terzo posto tra i paesi del Nord Africa per le dimensioni della propria economia, alle spalle di Egitto e Algeria. <\/p>\n<p>Si tratta di un paese in forte crescita, con una popolazione giovane e dotato di una politica per l\u2019attrazione degli investimenti stranieri ben oliata. Ci\u00f2 apre delle buone opportunit\u00e0 per le aziende italiane. Il nostro paese \u00e8 infatti attualmente al quinto posto tra i partner commerciali del Marocco con un valore di interscambio pari a 2,3 miliardi di euro nel 2011. Questi alcuni degli spunti formulati dal rapporto <i>Italian Business in Morocco<\/i> redatto dagli esperti di Studi e Ricerche per il Mezzogiorno (SRM) e presentato il 6 giugno in un incontro pubblico organizzato a Roma in collaborazione con l\u2019Istituto Affari Internazionali (IAI).<\/p>\n<p>L\u2019immagine del Marocco come paese dalle forti potenzialit\u00e0 economiche si \u00e8 ulteriormente rafforzata all\u2019indomani della turbolenta stagione delle Primavere arabe. A differenza dei regimi tunisino, egiziano e libico, la monarchia marocchina non \u00e8 stata spazzata via dalle proteste scoppiate nel 2011 e capeggiate dal movimento del 20 febbraio. Quali fattori hanno permesso il concretizzarsi dell\u2019\u201ceccezione marocchina\u201d e quali sfide la attendono?   <\/p>\n<p><b>La decisa risposta del re<\/b><br \/>L\u2019arresto prematuro dell\u2019ondata rivoluzionaria \u00e8 stato dovuto in primo luogo all\u2019efficace tempismo dall\u2019azione riformista del re Mohamed VI, il quale gi\u00e0 negli anni precedenti aveva promosso un lento ma costante processo di liberalizzazione, rompendo definitivamente con la repressione degli \u201canni di piombo\u201d (1970)del padre Hassan II. Con l\u2019approvazione, tramite referendum, delle modifiche costituzionali e le elezioni anticipate del novembre 2011, la protesta popolare ha infatti perso slancio sia in termini di presenza numerica che di spinta rivendicativa. <\/p>\n<p>Un ulteriore fattore, spesso sottovalutato ma non per questo meno determinante, \u00e8 la scarsa politicizzazione della societ\u00e0 che, complici l\u2019alto tasso di analfabetismo e lo storico trend di disaffezione politica, ha condotto il popolo marocchino ad affidarsi alle riforme del sovrano piuttosto che proseguire la protesta. <\/p>\n<p>Figura emblematica, quasi paterna, il sovrano rimane quindi l\u2019elemento chiave per comprendere lo sviluppo socio-politico del Paese. Grazie alla legittimit\u00e0 dinastico-religiosa della casa reale, il cui lignaggio discende in linea diretta con quello del profeta Mohammed, e al suo ruolo di collante tra le divisioni etniche (es. berberi), il re \u00e8 il simbolo indiscusso dell\u2019unit\u00e0 nazionale.<\/p>\n<p><b>Il governo fantoccio<\/b><br \/>La stessa elezione di Abdelillah Benkirane, leader del partito islamico Giustizia e Sviluppo (PJD), a capo del governo \u00e8 stata giudicata come un ulteriore passo verso la legittimazione del progetto di \u201ccambiamento\u201d proposto da Mohammed VI. Dopo una campagna elettorale in cui gli islamisti del PJD, sull\u2019onda della protesa popolare, dichiaravano di voler mitigare i tratti autoritari e patriarcali della monarchia, le dichiarazioni rilasciate dal capo dell\u2019esecutivo a TV5Monde il 24 febbraio 2013 (1) non lasciano spazio a dubbi circa il suo atteggiamento nei confronti del re: \u201cSe i marocchini vogliono un primo ministro che si opponga a sua maest\u00e0 che cerchino altrove. Qualora dovessi trovarmi in contrasto con sua Maest\u00e0 sarei io stesso a dimettermi\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019esecutivo di Benkirane all\u2019indomani dell\u2019insediamento nel gennaio 2012 ha infatti immediatamente preso le distanze dai movimenti di protesta popolare promuovendo una politica all\u2019insegna della stabilit\u00e0 e della crescita economica. <\/p>\n<p>Incalzato dalle domande della giornalista francese, il capo del governo si \u00e8 soffermato sulle riforme attuate sotto l\u2019egida del sovrano sottolineando come i nuovi provvedimenti in materia di diritti umani &#8211; tra cui l\u2019abolizione della tortura come strumento sistematico e le misure volte a favorire la parit\u00e0 tra i sessi &#8211; siano solo l\u2019inizio di un processo pi\u00f9 ampio di democratizzazione. Inoltre Benkirane ha evidenziato come gli interventi abbiano coinvolto anche il settore economico con azioni di contrasto al deficit della bilancia commerciale.<\/p>\n<p><b>Transizione democratica o \u2026?<\/b><br \/>Le dichiarazioni del capo del governo appaiono in netto contrasto con una realt\u00e0 che testimonia un\u2019involuzione democratica del paese attraversato da un velato processo di islamizzazione che interressa trasversalmente l\u2019intera societ\u00e0. <\/p>\n<p>Gli esempi sono molteplici e spaziano dall\u2019ambiguo atteggiamento nei confronti della questione femminile, riscontrabile nella nomina di una sola donna nell\u2019equipe governativa del PJD, alle ricorrenti censure della stampa, fino all\u2019organizzazione di alcune dimostrazioni pubbliche contro il consumo di alcool e l\u2019occidentalizzazione della societ\u00e0. <\/p>\n<p>Una reintroduzione progressivamente tangibile dei costumi islamici e del discorso religioso si registra soprattutto nel settore pubblico, dove vengono favoriti l\u2019uso del velo e la pratica delle cinque preghiere giornaliere. Anche i dati statistici  smentiscono le parole di Bankirane: il tasso di disoccupazione, in continuo aumento, supera il 9,8% (con quella giovanile che ha sfondato il 40% e quella femminile che rappresenta il 60%), mentre il 28% della popolazione (5 milioni di persone) vive al di sotto della soglia di povert\u00e0; allarmante \u00e8 anche il tasso di analfabetismo, tra i pi\u00f9 alti nella regione, che si attesta al 50,6%. <\/p>\n<p>L\u2019enorme sperequazione sociale, inoltre, rende inefficaci i sussidi messi disposizione per ammortizzare il peso dell\u2019inflazione. La corruzione endemica continua a rappresentare un ostacolo per qualsiasi opportunit\u00e0 di espansione economica e commerciale, sia del settore privato sia di quello pubblico.<\/p>\n<p>A pi\u00f9 di un anno dal suo insediamento il governo islamista ha sicuramente il merito di aver avviato importanti opere infrastrutturali, di aver promosso investimenti nel settore delle energie rinnovabili e di aver arginato l\u2019impatto della crisi economico-finanziaria che ha colpito l\u2019Unione Europea &#8211; principale partner della monarchia alawita, conducendo tra l\u2019altro a un esito favorevole la negoziazione di un prestito di 6,2 miliardi di dollari da parte del Fondo Monetario Internazionale. <\/p>\n<p>Sul piano delle riforme politico-sociali, alle quali \u00e8 destinato solamente una parte minoritaria del budget statale, l\u2019azione di governo di Benkirane sembra essere decisamente meno incisiva. \u00c8 dunque lecito chiedersi se il Marocco abbia davvero imboccato la strada verso la tanto agognata democrazia, condizione imprescindibile per assicurare il pieno sviluppo economico del paese nel lungo termine.<\/p>\n<p>(1) http:\/\/www.tv5.org\/cms\/chaine-francophone\/Revoir-nos-emissions\/Internationales\/Episodes\/p-24534-Abdelilah-Benkirane.htm.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con una popolazione di oltre 32 milioni di abitanti e un prodotto interno lordo (Pil) che ha sfiorato i 76 miliardi di euro nel 2012, il Marocco si colloca al terzo posto tra i paesi del Nord Africa per le dimensioni della propria economia, alle spalle di Egitto e Algeria. 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