{"id":23400,"date":"2013-06-14T00:00:00","date_gmt":"2013-06-13T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/se-il-parlamento-blocca-gli-f35\/"},"modified":"2017-11-03T15:27:29","modified_gmt":"2017-11-03T14:27:29","slug":"se-il-parlamento-blocca-gli-f35","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/06\/se-il-parlamento-blocca-gli-f35\/","title":{"rendered":"Se il Parlamento blocca gli F35"},"content":{"rendered":"<p>A fine maggio il Movimento 5 stelle e Sinistra, ecologia e libert\u00e0 hanno presentato alla Camera dei Deputati la mozione 1-00051, firmata anche da 14 deputati del Partito democratico, che chiede l\u2019uscita dell\u2019Italia dal programma <i>Joint Strike Fighter<\/i> (JSF) e la destinazione della somma risparmiata ad investimenti pubblici di vario tipo.<\/p>\n<p>Le argomentazioni a sostegno della mozione sembrano motivate pi\u00f9 da una visione ideologica dei programmi di sviluppo di armamenti che da una valutazione pragmatica dei termini della questione. Questo approccio finisce per focalizzare l\u2019attenzione dell\u2019opinione pubblica su questioni di natura tecnica a scapito di temi di interesse generale, alcuni dei quali menzionati nel testo, che meriterebbero una pubblica discussione informata.<\/p>\n<p><b>Costoso, inefficace e inutile\u2026 o no<\/b><br \/>Secondo i firmatari della mozione il cacciabombardiere multiruolo F 35 sarebbe un velivolo dal costo elevato ma dalle prestazioni incerte e non corrispondente alle necessit\u00e0 del paese. Il programma avrebbe inoltre scarse ricadute industriali ed occupazionali per l\u2019Italia, e rischierebbe di compromettere le politiche di disarmo. Queste critiche sono talmente generiche che potrebbero essere rivolte a qualunque programma di sviluppo di alto profilo tecnologico.<\/p>\n<p>Si parla, ad esempio, di costi in continua ascesa e di ritardi nello sviluppo del velivolo, e questo \u00e8 vero: ma non si considera che questo \u00e8 un fenomeno normale per un programma di sviluppo aerospaziale o militare. L\u2019ultimo rapporto annuale del <i>Government  Accountability Office<\/i>, sorta di equivalente statunitense della Corte dei Conti, ha evidenziato come i 72 maggiori programmi di sviluppo delle forze armate Usa abbiano accumulato un ritardo medio di due anni. <\/p>\n<p>Per citare esempi pi\u00f9 paragonabili all\u2019F 35, uno studio britannico ha calcolato che ogni velivolo <i>Eurofighter Typhoon<\/i> britannico \u00e8 costato il 75% in pi\u00f9 del previsto, ed \u00e8 entrato in servizio con un ritardo di quattro anni. L\u2019A400M, anch\u2019esso frutto di una cooperazione internazionale come F 35 e Typhoon, ha subito un aumento di costi da 17 a 22 miliardi di euro e quattro anni di ritardo &#8211; e si tratta di un aereo da trasporto, non da combattimento. <\/p>\n<p>La mozione si riferisce poi a prestazioni incerte, a problematiche tecniche legate al funzionamento del casco dei piloti, al motore, eccetera. Non prende per\u00f2 in considerazione un dato banale ma cruciale: cio\u00e8 che il JSF \u00e8 un programma di sviluppo che prevede una capacit\u00e0 operativa iniziale tra la fine del 2015 e il 2019. Le unit\u00e0 gi\u00e0 prodotte e in corso di produzione servono anche a testare il velivolo, secondo la metodologia di \u201cconcomitanza\u201d (<i>concurrency<\/i>) tra fasi iniziali di sviluppo, produzione e test che serve a diminuire i tempi e quindi i costi di sviluppo. L\u2019emergere di problemi tecnici nei primi cinque lotti della fase di produzione iniziale a basso rateo \u00e8 quindi fisiologico, del tutto prevedibile e di fatto previsto da chi si \u00e8 interessato costantemente del programma. <\/p>\n<p><b>Ricadute industriali<\/b><br \/>Il discorso delle ricadute industriali \u00e8 parzialmente diverso. \u00c8 vero che governi italiani di diverso colore politico e ambienti imprenditoriali hanno espresso preoccupazione per questioni attinenti le ricadute industriali, quali il trasferimento di tecnologie o il ruolo di personale e industrie italiane nel progetto. Ex ingegneri aerospaziali hanno lamentato che l\u2019industria italiana sia stata retrocessa, in seno al JSF, ad un ruolo di <i>subcontractor <\/i>invece che di integratore di sistema come era successo con<i> Eurofighter Thypoon<\/i>. <\/p>\n<p>Putroppo, per\u00f2, questa riduzione del ruolo era inevitabile se si considera che l\u2019Italia era uno dei principali paesi contributori in <i>Eurofighter<\/i>, mentre \u00e8 solamente partner di secondo livello in JSF con una partecipazione finanziaria pari a circa il 5%. Sarebbe illogico attendersi di ottenere un ruolo industriale di primo piano con una partecipazione tanto esigua. Le commesse che arriveranno saranno quelle che l\u2019industria nazionale, auspicabilmente appoggiata dalle istituzioni, sar\u00e0 in grado di vincere concorrendo con gli altri partner.<\/p>\n<p>Esaurite le questioni relative a JSF, la mozione procede poi a menzionare il programma statunitense per l\u2019ammodernamento delle bombe atomiche, chiedendone la rimozione dal territorio italiano. Il senso dell\u2019inserimento di questo tema all\u2019interno della mozione \u00e8 di difficile comprensione. Vengono infine elencati vari dati sulle criticit\u00e0 strutturali delle scuole italiane e sul dissesto idrogeologico dei comuni, per dimostrare l\u2019esistenza di altre priorit\u00e0 rispetto all\u2019acquisizione di nuovi velivoli per l\u2019Aeronautica militare. <\/p>\n<p>Si tratta di un artificio retorico utile per guadagnare visibilit\u00e0, ma controproducente dal punto di vista di un corretto equilibrio della spesa. Implica infatti che il mancato reperimento di risorse per scuole e territorio sia legato ad una spesa eccessiva per l\u2019acquisizione di materiali di difesa, quando tale spesa incide complessivamente per meno dello 0,5% sulla spesa totale annua dello Stato. Ridurre ulteriormente un capitolo di spesa gi\u00e0 cos\u00ec esiguo non consentirebbe evidentemente di migliorare la tenuta idrogeologica del territorio, e avrebbe in cambio conseguenze disastrose sul dispositivo di difesa nazionale.<\/p>\n<p><b>Per un dibattito pi\u00f9 efficace<\/b><br \/>La mozione si fonda quindi su una valutazione superficiale della partecipazione italiana al JSF. Il programma \u00e8 valutato come se si trattasse di una qualunque produzione industriale senza tenere in conto le specificit\u00e0 del settore aerospaziale militare. Progettare un velivolo \u00e8 un\u2019impresa complessa e farne uno da combattimento \u00e8 ancora pi\u00f9 difficile, perch\u00e9 richiede prestazioni pi\u00f9 elevate e specializzate. Ancor di pi\u00f9 se si tratta di un velivolo di nuova generazione, con tecnologie innovative, e soprattutto nel caso di una cooperazione internazionale, che impone difficolt\u00e0 addizionali per via del carico amministrativo e dei requisiti diversi richiesti da ogni partecipante. L\u2019F 35 \u00e8, appunto, un velivolo da combattimento di nuova generazione frutto di una cooperazione multinazionale: il suo andamento andrebbe valutato tenendo conto di ci\u00f2.<\/p>\n<p>La mozione risente poi di una pregiudiziale ideologica, che emerge chiaramente dalla menzione del fatto che JSF rischierebbe di \u201ccompromettere le politiche di disarmo\u201d &#8211; sarebbe interessante sapere quale programma di sviluppo militare sia compatibile con il disarmo. Se i parlamentari firmatari volessero realmente sostenere il disarmo dell\u2019Italia dovrebbero forse proporre lo smantellamento delle forze armate, e non la cancellazione di uno dei programmi di acquisizione.<\/p>\n<p>Incoerenza a parte, \u00e8 chiaro che l\u2019intima convinzione dell\u2019immoralit\u00e0 del possesso di materiali di difesa non permette una valutazione oggettiva dell\u2019opportunit\u00e0 di aderire a un programma. La mozione infatti dipinge un quadro irrealisticamente negativo dell\u2019andamento di JSF, accumulando elementi che non rispecchiano la realt\u00e0 delle cose. <\/p>\n<p>Nel complesso la posizione assunta dai parlamentari firmatari della mozione deve essere valutata come poco produttiva, perch\u00e9 privilegia la discussione di questioni di alto valore simbolico ma di respiro relativamente limitato, di natura quasi tecnica. Cos\u00ec facendo distoglie l\u2019attenzione del Parlamento dalle tematiche di pi\u00f9 ampio valore politico-strategico che sarebbero di competenza specifica dell\u2019aula.<\/p>\n<p>L\u2019adesione al programma F35 \u00e8 stara decisa a met\u00e0 degli anni \u201990 e formalizzata ai primi del 2000. Uscirne ora significa gettare al vento quasi 10 anni di impegno e circa 3 miliardi gi\u00e0 investiti, perdere i ricavi futuri generati dal trasferimento di tecnologia e dalle commesse industriali, e dover poi sborsare cifre analoghe per comprare un altro modello di cacciabombardiere. Sarebbe un po\u2019 come prendere un costoso treno ad alta velocit\u00e0, scendere poco prima della destinazione, e prendere il treno successivo pagando di nuovo. Davvero non ci sono metodi pi\u00f9 efficaci per risparmiare risorse preziose? <\/p>\n<p>Ad esempio, la stessa mozione 1-00051 invita il governo a \u201cprocedere in tempi rapidi ad una attenta ridefinizione del modello di difesa italiano..\u201d. Non si tratta di una questione ben pi\u00f9 importante che avrebbe potuto, si auspica, raccogliere vasto consenso in Parlamento se non fosse stata seppellita all\u2019interno di un provvedimento di chiara natura strumentale? Lo stesso discorso vale per la spinosa questione delle bombe atomiche americane in Italia: non si tratta di un tema che meriterebbe ben altra attenzione e ben pi\u00f9 serio trattamento? <\/p>\n<p>Dobbiamo ricordare che lo squilibrio tra l\u2019attuale taglia delle forze armate e i fondi ad esse destinati \u00e8 talmente ampio da non permettere adeguate attivit\u00e0 di addestramento. La riforma impostata dall\u2019ex Ministro della Difesa Di Paola, analizzata anche in un <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/Oss_Polinternazionale\/pi_a_0063.pdf\" target= \"blank\"><b><u> documento dello IAI<\/u><\/b><\/a>, non \u00e8 ancora stata avviata. Varrebbe forse la pena porvi mano. La difesa italiana \u00e8 in grave sofferenza e risollevarla richiederebbe un dibattito pi\u00f9 serio, informato e produttivo in sede parlamentare.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A fine maggio il Movimento 5 stelle e Sinistra, ecologia e libert\u00e0 hanno presentato alla Camera dei Deputati la mozione 1-00051, firmata anche da 14 deputati del Partito democratico, che chiede l\u2019uscita dell\u2019Italia dal programma Joint Strike Fighter (JSF) e la destinazione della somma risparmiata ad investimenti pubblici di vario tipo. 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