{"id":23410,"date":"2013-06-14T00:00:00","date_gmt":"2013-06-13T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/litalia-oltre-lafghanistan\/"},"modified":"2017-11-03T15:27:30","modified_gmt":"2017-11-03T14:27:30","slug":"litalia-oltre-lafghanistan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/06\/litalia-oltre-lafghanistan\/","title":{"rendered":"L\u2019Italia oltre l\u2019Afghanistan"},"content":{"rendered":"<p>Come spesso succede in Italia &#8211; e non solo, a dire il vero &#8211; un titolo ad effetto pu\u00f2 nascondere la profondit\u00e0 di fatti che sono, nella realt\u00e0 delle cose, decisamente pi\u00f9 rilevanti. Guardiamo il dito, e non la luna. In questi giorni questo rischio lo stiamo correndo con il dibattito sulla partecipazione italiana alle missioni internazionali.<\/p>\n<p><b>Centrare il problema<\/b><br \/>Il titolo \u00e8 sull&#8217;aula parlamentare semivuota nel momento in cui il ministro Mauro relaziona sulla morte del Maggiore La Rosa &#8211; disdicevole, concordo, ma sottolinearlo non fa che amplificare il problema, spostando ancora una volta l&#8217;attenzione su altro, mentre lo si sarebbe potuto risolvere semplicemente con una diversa pianificazione dei lavori d&#8217;aula. <\/p>\n<p>Il titolo \u00e8 sugli attentati in Afghanistan, sull&#8217;et\u00e0 degli attentatori, sulla storia delle vittime &#8211; se sono italiane, quasi che quelle di altra nazionalit\u00e0 fossero figlie di una contabilit\u00e0 minore. Il titolo, ancora, \u00e8 sul &#8220;ritiro&#8221; del contingente italiano, sulle richieste di &#8220;riportare subito a casa i nostri ragazzi&#8221; o sulle conferme di &#8220;lealt\u00e0 agli alleati&#8221;.<\/p>\n<p>Come se davvero il problema fosse questo. Come se la fine della missione Isaf non fosse gi\u00e0 decisa (un anno fa, al vertice Nato di Chicago, da tutta l&#8217;Alleanza) ed il rientro dei contingenti gi\u00e0 in corso: sono quasi mille i militari italiani che stanno tornando in Italia, nel corso di quest&#8217;anno, ed i tempi del rientro degli altri \u00e8 legato pi\u00f9 alla definizione tecnica delle modalit\u00e0 di trasferimento (complicate, come \u00e8 facile immaginare) che non ad una decisione politica che, ripeto, \u00e8 stata gi\u00e0 presa.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, che il tema del &#8220;ritiro anticipato&#8221; sia fittizio lo mostra bene il caso francese, visto che anche dopo aver deciso e realizzato, l&#8217;anno scorso, il &#8220;ritiro immediato&#8221; del proprio contingente, la Francia ha ancora in Afghanistan 1.400 militari. Il punto non \u00e8 quindi &#8220;se&#8221; porre fine ad una missione che sta gi\u00e0 finendo. Il punto \u00e8 cosa fare dopo la fine della missione Isaf, per fare in modo che i progressi in corso in Afghanistan &#8211; pur lenti e parziali, ma innegabili &#8211; non siano cancellati da un ritorno al passato che renderebbe &#8211; questo s\u00ec &#8211; privi di senso i 12 anni trascorsi dall&#8217;avvio della missione &#8211; le vite perse, i soldi spesi.<\/p>\n<p>La Nato sta gi\u00e0 discutendo i tratti della missione che seguir\u00e0, che di definito al momento sembra avere solo il nome, &#8220;Resolute support&#8221;. Sembra anche chiaro quello che non sar\u00e0: non sar\u00e0 &#8220;combat&#8221; (ma di &#8220;consulenza, assistenza e formazione&#8221; delle forze di sicurezza afghane); non sar\u00e0 consistente in termini numerici (si parla di 10.000 uomini in tutto, mentre oggi sono pi\u00f9 di 90.000); non sar\u00e0 decisa se non in stretta relazione con gli afghani &#8211; che nell&#8217;anno della fine di Isaf, il 2014, vanno anche ad importantissime elezioni presidenziali, le prime in cui non sar\u00e0 e non potr\u00e0 essere candidato Karzai. <\/p>\n<p>\u00c8 su questo, su quel che faremo dopo il 2014, che il Parlamento e le forze politiche dovrebbero oggi e nei mesi che verranno concentrarsi, perch\u00e9 parlare ora di quel che \u00e8 gi\u00e0 stato deciso un anno fa \u00e8 il modo migliore per far decidere altri al per noi.<\/p>\n<p><b>Pensieri lunghi <\/b><br \/>Ma la partecipazione italiana alla gestione collettiva della sicurezza globale e regionale non inizia e non finisce con l&#8217;Afghanistan, e neanche con le missioni internazionali &#8211; che siano Onu, Nato o Ue. Perch\u00e9 a ben vedere sono le aree di crisi che ad oggi non sono teatri importanti di intervento ad essere cruciali per gli anni che verranno, a partire da quelli che ci circondano: la Siria, il Libano, la Libia, l&#8217;Africa Sub-Sahariana, i Balcani. Aree di conflitto aperto o carsico, inserite in contesti regionali tanto complessi da rendere del tutto impossibile n\u00e9 immaginabile un intervento internazionale di tipo &#8220;classico&#8221;, militare, e che pure non possiamo guardare indifferenti, aspettando che si risolvano da s\u00e9.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 di due anni di crisi siriana ci dimostrano che una situazione di cancrena, ignorata, non fa che peggiorare. Allora quello che dovremmo fare, subito, \u00e8 un ragionamento serio e complessivo del modo in cui preveniamo e gestiamo i conflitti, le crisi; quali terreni d&#8217;azione sono per noi prioritari, nel medio e nel lungo periodo (perch\u00e9 i tempi della storia sono lunghi, i conflitti se si vuole li si vede arrivare per tempo, e li si accompagna ad una soluzione nel tempo); quali strumenti sono pi\u00f9 efficaci, quali sinergie internazionali sono necessarie.<\/p>\n<p>Quel che ci serve \u00e8 un lavoro serio ed onesto su una &#8220;Strategia di Sicurezza Nazionale&#8221; &#8211; quel che tutti i paesi con cui ci relazioniamo hanno fatto, in questi anni, tranne noi. \u00c8 importante per assumere le decisioni con consapevolezza e razionalit\u00e0; per investire sui percorsi pi\u00f9 lungimiranti, a partire da quello dell&#8217;integrazione europea della difesa (e della politica estera, che l&#8217;una senza l&#8217;altra ha poco senso), prospettiva sulla quale il Consiglio europeo di dicembre lavorer\u00e0 e su cui sarebbe bene che governo e parlamento trovassero il modo di contribuire insieme. <\/p>\n<p>Ed \u00e8 importante,<i> last but not least<\/i>, per coniugare le nostre esigenze di sicurezza e di interesse nazionale con le necessit\u00e0 di bilancio di un paese che sta attraversando la pi\u00f9 profonda crisi economica della sua storia.<\/p>\n<p> La sensazione \u00e8 che siamo &#8211; non solo noi italiani, ma l&#8217;Europa tutta insieme, e forse anche gli Stati Uniti con la loro &#8220;attrazione&#8221; verso il Pacifico &#8211; ad un punto di passaggio fondamentale. Sarebbe sbagliato pensare di affrontarlo in modo ordinario, <i>business as usual<\/i>: serve invece un &#8220;atto fondativo&#8221; della nostra politica estera e di difesa, un punto di ripartenza che metta in ordine le priorit\u00e0 e tracci strategie comuni, condivise. Pu\u00f2 essere una grande occasione, se saremo in grado di coglierla.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come spesso succede in Italia &#8211; e non solo, a dire il vero &#8211; un titolo ad effetto pu\u00f2 nascondere la profondit\u00e0 di fatti che sono, nella realt\u00e0 delle cose, decisamente pi\u00f9 rilevanti. Guardiamo il dito, e non la luna. 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