{"id":23430,"date":"2013-06-17T00:00:00","date_gmt":"2013-06-16T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/rouhani-e-la-fata-morgana-delliran\/"},"modified":"2017-11-03T15:27:28","modified_gmt":"2017-11-03T14:27:28","slug":"rouhani-e-la-fata-morgana-delliran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/06\/rouhani-e-la-fata-morgana-delliran\/","title":{"rendered":"Rouhani e la fata Morgana dell\u2019Iran"},"content":{"rendered":"<p>\u201cAref e Rouhani prenderanno i voti che il sistema decider\u00e0 possano prendere\u201d, aveva predetto uno scettico Khatami. E invece si \u00e8 sbagliato, e con lui si sono sbagliati quasi tutti gli osservatori stranieri che, a parte qualche voce isolata, avevano puntato sulla vittoria del conservatore Jalili, magari a seguito di un testa a testa tutto interno al suo fronte. Rouhani non ha neanche avuto bisogno del ballottaggio e questa, fra le tante, \u00e8 stata una delle sorprese maggiori. <\/p>\n<p><b>Eccezionalismo iraniano<\/b><br \/>Le ragioni del successo appaiono diverse e in parte contraddittorie; col passare dei giorni se ne potranno capire meglio la portata e i limiti. Rouhani potrebbe aver tratto vantaggio dalla litigiosit\u00e0 del campo conservatore: pasdaran e clero sciita non sono riusciti a superare le loro divisioni interne e a presentare un candidato unico, come invece Rafsanjani ha indotto con successo a fare ai moderati. Ahmadinejad ha inseguito con Mashai il miraggio del modello \u201cMedvedev-Putin\u201d ed \u00e8 andato a sua volta incontro ad una sonora sconfitta. <\/p>\n<p>La Guida Suprema potrebbe aver sottovalutato l\u2019entit\u00e0 dello scontento popolare, che dalla borghesia urbana potrebbe aver tracimato in provincia e nelle zone rurali. Sull\u2019efficacia delle sanzioni le opinioni sono discordi &#8211; e sono in diversi a sostenere che, lungi dall\u2019indebolirlo, esse hanno aumentato sia pure in negativo il consenso per il regime &#8211; ma la crisi economica e l\u2019inflazione hanno cominciato a mordere con durezza. <\/p>\n<p>Ahmadinehad, preso atto della sconfitta del suo piano, aveva pubblicamente dichiarato che questa volta non avrebbe tollerato brogli e anche questo potrebbe aver favorito un candidato, di cui alla vigilia si criticava lo scarso appeal popolare. <\/p>\n<p>Infine, non si pu\u00f2 escludere del tutto che una soluzione cos\u00ec apparentemente imprevista, non sia giunta sgradita allo stesso Khamenei, il quale potrebbe ora sfruttarla per cercare un alleggerimento delle sanzioni senza sbilanciarsi in aperture eccessive, contando sull\u2019effetto di annuncio che la vittoria di Rouhani potrebbe produrre nelle cancellerie occidentali.<\/p>\n<p>L\u2019esito del voto sembra confermare che, se \u00e8 vero che le elezioni in Iran si svolgono secondo regole tutt\u2019affatto singolari e il campo dei contendenti \u00e8 circoscritto d\u2019autorit\u00e0, non \u00e8 meno vero che &#8211; una volta definito il campo ristretto &#8211; la competizione al suo interno \u00e8 autentica e, quando non entra in gioco l\u2019eccesso di brogli, pu\u00f2 portare a risultati che rispecchiano la volont\u00e0 popolare pi\u00f9 di quella del regime. Un dato questo su cui varrebbe la pena di riflettere pi\u00f9 a fondo e che costituisce un altro aspetto dell\u2019 eccezionalismo iraniano.<\/p>\n<p><b>Opportunit\u00e0<\/b><br \/>Quanti pensano che Rouhani possa imprimere in tempi brevi una decisa sterzata al paese, a partire dal fondamentale dossier nucleare, farebbero bene a ricordare che il potere reale continua a risiedere nelle mani della Guida Suprema, in particolare per quanto riguarda la politica estera. Resta ancora da capire, come si \u00e8 accennato, se la sua vittoria possa indebolire Khamenei o se non gli offra, invece, l\u2019opportunit\u00e0 di recuperare margini negoziali nei confronti dell\u2019Occidente. <\/p>\n<p>Il fronte moderato rimane tutto sommato debole, molti dei suoi esponenti sono agli arresti (e vedremo presto se il nuovo presidente sar\u00e0 davvero in grado di liberare tutti i prigionieri politici, come pare abbia annunciato). <\/p>\n<p>Rouhani sa bene che qualsiasi apertura nei confronti degli Usa dovr\u00e0 necessariamente passare da una moratoria nucleare, riannodando i fili del rapporto con l\u2019Agenzia internazionale per l\u2019energia atomica (Aiea) e recuperando i tentativi di mediazione falliti, ultimo quello tripartito di Istanbul. <\/p>\n<p>Egli conosce bene la natura del problema e i margini che gli si presentano; la sua flessibilit\u00e0 in passato \u00e8 stata spesso temperata da ambiguit\u00e0 e marce indietro che hanno confermato come, prima di ogni altra cosa, egli rimanga all\u2019interno della struttura del potere e sia attento a non superare la linea rossa del confronto aperto con il fronte conservatore. <\/p>\n<p>Certo, se sull\u2019onda di questo risultato dovesse di nuovo partire un movimento popolare come quello dell\u2019 Onda Verde, i dati potrebbero cambiare. Ma per ora non sembra se ne vedano le premesse e Rouhani, oltretutto, non \u00e8 un trascinatore di folle. O perlomeno, non lo \u00e8 stato fino ad ora.<\/p>\n<p>Il fatto che l\u2019unico religioso in corsa fosse allo stesso tempo il solo rappresentante del fronte moderato, fa capire come il clero sciita sia assai pi\u00f9 variegato nelle sue posizioni di quanto il mantra di molte analisi tradizionali lasci pensare. <\/p>\n<p>Come che sia, il risultato costituisce un\u2019opportunit\u00e0 per Usa e paesi europei che sarebbe autolesionista non cogliere: le prime prese di posizione del presidente Obama e del segretario Usa alla difesa Hagel lasciano ben sperare. Al di l\u00e0 del nucleare, che pure continua ad essere la pietra angolare della stabilit\u00e0 nell\u2019area, specie in relazione ad Israele, l\u2019Iran gioca un ruolo cruciale nello scacchiere siriano e in quello iracheno, i due pi\u00f9 critici della regione.<\/p>\n<p><b>Rischio chimera<\/b><br \/>A Baghdad \u00e8 chiaro da tempo che, senza l\u2019accordo con Teheran, qualsiasi stabilizzazione resta una chimera. Quanto alla Siria, il cerino iraniano \u00e8 fin troppo visibile, ivi compresa la sua coda libanese. Ma c\u2019\u00e8 un altro aspetto tutt\u2019altro che marginale: l\u2019Iran ha da qualche tempo riorientato i suoi rapporti commerciali in direzione della Turchia, dell\u2019 India e della Cina. Fin qui, si tratterebbe di un dato tutto sommato accettabile, che non sconvolge l\u2019interesse fondamentale di sicurezza energetica dell\u2019Occidente. <\/p>\n<p>Ma la Cina non si limita a commerciare con l\u2019Iran; da molti segnali emerge come essa stia puntando a fare di quel paese il suo riferimento politico-strategico nei confronti della regione che chiama Asia Occidentale. Si tratta di un teatro dal quale Pechino si \u00e8 tenuta sinora ai margini ma che, nel suo percorso sempre pi\u00f9 accelerato verso il rango di grande potenza globale, sta entrando nel suo spazio di attenzione. <\/p>\n<p>Un asse Pechino-Teheran avrebbe ripercussioni imprevedibili sull\u2019intero scacchiere regionale, e non solo. Ragione in pi\u00f9 per agganciare Rouhani, e con lui Khamenei, se quanto si intravvede ne offrir\u00e0 la possibilit\u00e0 e non si trasformer\u00e0 in una, ennesima, fata Morgana. <\/p>\n<p>  . <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cAref e Rouhani prenderanno i voti che il sistema decider\u00e0 possano prendere\u201d, aveva predetto uno scettico Khatami. 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