{"id":23440,"date":"2013-06-17T00:00:00","date_gmt":"2013-06-16T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-gradualismo-del-nuovo-presidente\/"},"modified":"2017-11-03T15:27:28","modified_gmt":"2017-11-03T14:27:28","slug":"il-gradualismo-del-nuovo-presidente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/06\/il-gradualismo-del-nuovo-presidente\/","title":{"rendered":"Il gradualismo del nuovo presidente"},"content":{"rendered":"<p>Con l\u2019elezione di Hassan Rowhani a undicesimo presidente della Repubblica Islamica l\u2019Iran non smentisce la sua proverbiale fama di imprevedibilit\u00e0. I due grandi favoriti delle elezioni presidenziali, l\u2019ex sindaco di Tehran Mohammad Baqer Qalibaf e l\u2019ex capo negoziatore Saeed Jalili, hanno ottenuto un risultato pi\u00f9 che modesto se comparato a quello dell\u2019hojjatoleslam Hassan Rowhani, dimostrando ancora una volta come le non poche variabili di un sistema politico e sociale cos\u00ec complesso possano determinare risultati a sorpresa o mutamenti repentini.<\/p>\n<p>Non ultimo, per tutti quelli che avevano predetto una tornata elettorale dominata dal <i>diktat <\/i>della Guida Suprema e che si sarebbe conclusa con l\u2019elezione di un suo fedele delfino dell\u2019area conservatrice, il risultato elettorale ha dimostrato ancora una volta come gli equilibri politici della Repubblica Islamica non siano dominati dal volere di Khamenei, ma al contrario da una complessa pluralit\u00e0 di interessi di cui la Guida \u00e8 arbitro e garante. E ai quali deve sottostare, come evidentemente dimostrato dal risultato uscito dalle urne.<\/p>\n<p><b>Grande affluenza<\/b><br \/>Il ministero degli interni ha diramato domenica scorsa i risultati ufficiali dello spoglio, confermando un\u2019affluenza alle urne pari al 72,70% degli aventi diritto (36.704.156 su 50.483.192 elettori), e confermando altres\u00ec la vittoria di Hassan Rowhani con il 50,71% delle preferenze (18.613.329 voti).<\/p>\n<p>Gli altri sette candidati, ridottisi poi a cinque negli ultimi giorni per l\u2019abbandono di Haddad-Adel e Aref, si sono spartiti la restante parte dei voti con misure nettamente inferiori a quelle del vincitore. Mohammad Baqer Qalibaf, grande favorito della vigilia, segue nella graduatoria a grande distanza con 6.077.292 voti, pari al 16.56% del totale. Poi Saeed Jalili con 4.168.946 (11,36%), Mohsen Rezaie con 3.884.412 (10,58%), Ali Akbar Velayati con 2.268.753 (6,18%), Mohammad Gharazi con 446.015 (1,22%).<\/p>\n<p>Una prima analisi evidenzia alcuni elementi di particolare importanza. Il primo \u00e8 senza dubbio relativo alla grande affluenza, elemento determinante per la vittoria di Rowhani. Molti esponenti della diaspora iraniana avevano incitato all\u2019astensionismo, costringendo la stessa Guida in pi\u00f9 occasioni a pronunciarsi personalmente per invitare tutti gli aventi diritto ad esprimere il proprio voto il 14 giugno. Grazie alla sua massiccia influenza, quindi, Rowhani ha potuto trionfare alle elezioni, sbaragliando peraltro i due candidati sino all\u2019ultimo momento considerati favoriti: Mohammad Baqer Qalibaf e Saeed Jalili.<\/p>\n<p>Anche per questo, molti sostenitori del presidente Rowhani e del riformismo, hanno apertamente accusato la diaspora di essere distante dalla realt\u00e0 nazionale, continuando a proporre modelli ed interpretazioni della politica iraniana distanti e funzionali ad interessi che non trovano riscontro nella societ\u00e0 locale.<\/p>\n<p>Un ulteriore elemento di interesse deriva dalla constatazione che tra i voti espressi in favore dei candidati non vincitori, circa il 30% \u00e8 riconducibile a candidati dichiaratamente moderati. Questo evidenzia un quadro complessivo della realt\u00e0 iraniana nettamente orientato a sostenere un radicale processo di cambiamento, determinando la fine del radicalismo di Ahmadinejad, e potenzialmente avviando il paese verso una nuova fase di stabilit\u00e0 e integrazione nella comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p>Questo vuol dire anche, tuttavia, che gran parte degli appartenenti all\u2019<i>establishment <\/i>politico e militare del paese, e pi\u00f9 specificamente l\u2019<i>Iranian Revolutionary Guard Corps <\/i>(Irgc, i tanto temuti quanto genericamente definiti <i>Pasdaran<\/i>) hanno espresso la propria preferenza in direzione del cambiamento, esattamente come fu ai tempi di Khatami.<\/p>\n<p>Questi elementi dovrebbero indurre la comunit\u00e0 internazionale a maturare le proprie scelte di politica estera con l\u2019Iran alla luce di fattori obiettivi e certamente pi\u00f9 aderenti alla realt\u00e0, cancellando l\u2019anacronistico stereotipo che per oltre trent\u2019anni ha caratterizzato l\u2019immagine di Tehran nel mondo.<\/p>\n<p><b>Cosa cambia<\/b><br \/>Chi si aspetta mutamenti epocali e repentini della politica domestica ed estera di Tehran, rester\u00e0 probabilmente deluso. La prima considerazione riguarda infatti proprio la connotazione ideologica del nuovo presidente. Hassan Rowhani, classe 1948, originario della provincia del Semnan, \u00e8 stato da giovane un esponente del clero molto attivo politicamente, distinguendosi nell\u2019opposizione alla monarchia e successivamente nel contributo alla rivoluzione, al fianco dell\u2019Ayatollah Khomeini.<\/p>\n<p>La sua carriera politica nella Repubblica Islamica \u00e8 stata costruita nell\u2019ambito degli apparati militari e della sicurezza, che ha progressivamente coordinato sin dai primi giorni, e poi durante gli otto anni della guerra con l\u2019Iraq. Diventando quindi l\u2019uomo di riferimento per le questioni strategiche e militari, e gestendo per sedici anni il controllo del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale.<\/p>\n<p>Per circa cinque anni \u00e8 stato anche coordinatore del processo di dialogo con l\u2019allora EU-3 sul programma nucleare, gestendo in prima persona le fasi pi\u00f9 delicate del rapporto con gli Stati Uniti e gli europei. \u00c8 stato parlamentare dal 1980 al 2000, per poi dirigere il Centro per le ricerche strategiche di Tehran, dove negli ultimi otto anni ha difeso la carriera e la reputazione di molti intellettuali messi al bando dal governo di Ahmadinejad.<\/p>\n<p>\u00c8 stato un collaboratore fidato e prezioso per due presidenti, Rafsanjani e Khatami, distinguendosi per le sue posizioni moderate, per la sua simpatia nei confronti del riformismo, e pi\u00f9 in generale per l\u2019impegno in funzione dei diritti umani e della libert\u00e0. Chi, tuttavia, ritiene che i riformisti iraniani propugnino la fina della Repubblica Islamica \u2013 come purtroppo spesso accaduto ai tempi di Khatami \u2013 commette un grave errore di interpretazione del\u2019ambito politico del nuovo presidente e dei suoi sostenitori.<\/p>\n<p>I riformisti sono portatori di un messaggio politico e sociale di cambiamento, funzionale ad una evoluzione del sistema e non gi\u00e0 ad un suo sradicamento. Rowhani \u00e8 in sintesi una \u201ccerniera generazionale\u201d nell\u2019Iran contemporaneo, portando con s\u00e9 i valori sia della prima generazione rivoluzionaria che cre\u00f2 la Repubblica Islamica, sia della seconda e terza, che pretende a gran voce di adattare il sistema politico e sociale alla realt\u00e0 dei tempi, scardinandolo definitivamente dai rischi connessi alla visione della componente radicale, che di tanto in tanto torna a scuotere l\u2019Iran nella sua storia.<\/p>\n<p>Il programma di Rowhani \u00e8 quindi quello di una progressiva crescita attraverso il cambiamento, ma non di una radicale metamorfosi dell\u2019impianto ideologico dello Stato. In funzione di un nuovo ruolo per il paese, costruito nel rispetto dei suoi cardini storici.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con l\u2019elezione di Hassan Rowhani a undicesimo presidente della Repubblica Islamica l\u2019Iran non smentisce la sua proverbiale fama di imprevedibilit\u00e0. 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