{"id":23470,"date":"2013-06-19T00:00:00","date_gmt":"2013-06-18T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lopposizione-siriana-tra-arabia-saudita-e-qatar\/"},"modified":"2017-11-03T15:27:28","modified_gmt":"2017-11-03T14:27:28","slug":"lopposizione-siriana-tra-arabia-saudita-e-qatar","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/06\/lopposizione-siriana-tra-arabia-saudita-e-qatar\/","title":{"rendered":"L\u2019opposizione siriana tra Arabia Saudita e Qatar"},"content":{"rendered":"<p>Un recente rapporto dell\u2019Ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha fissato a 93 mila il numero delle vittime del conflitto siriano. Le proporzioni della catastrofe che si \u00e8 abbattuta sul paese mediorientale nel corso degli ultimi 27 mesi sono mostrate chiaramente anche dal numero dei rifugiati, pi\u00f9 di un milione e 400 mila secondo l\u2019Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite, e da quello delle persone disperse all\u2019interno del territorio siriano che ormai ha superato i cinque milioni di unit\u00e0, ovvero pi\u00f9 di un quarto della popolazione totale.<\/p>\n<p>Mentre Stati Uniti ed Europa continuano a non decidere sulle modalit\u00e0 di un possibile intervento nel conflitto, i paesi arabi del Golfo Persico, in particolare Arabia Saudita e Qatar, stanno conducendo una guerra indiretta contro Al-Asad e i suoi alleati, in particolare l\u2019Iran e Hizbollah, servendosi dell\u2019opposizione siriana. <\/p>\n<p>Il secondo incontro del dialogo strategico tra Stati Uniti e Golfo, organizzato a Roma dall\u2019<i>Atlantic Council <\/i>di Washington in collaborazione con lo Iai, rappresenta un\u2019importante occasione per discutere delle prospettive americana, europea e dei paesi del Golfo riguardo al futuro della Siria.<\/p>\n<p><b>Soldi e armi all\u2019opposizione<\/b><br \/>Arabia Saudita e Qatar rappresentano i pi\u00f9 importanti finanziatori dell\u2019opposizione siriana al regime di Bashar Al-Asad attraverso la fornitura di fondi privati, armi ed equipaggiamenti che raggiungono il territorio siriano attraverso la Giordania e la Turchia. La maggior parte delle spedizioni hanno avuto luogo a partire dal novembre 2012, all\u2019indomani delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti e del fallimento dei precedenti tentativi di soluzione negoziale. <\/p>\n<p>I paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg) avevano fin dall\u2019inizio della crisi avanzato promesse di assistenza economica e finanziaria a favore del regime siriano in cambio di riforme che andassero incontro alle domande dei manifestanti.<\/p>\n<p>Alcuni membri di alto livello delle famiglie regnanti del Golfo si erano anche recati a Damasco facendosi latori di questo messaggio per tutto il 2011. Poco dopo i sanguinosi avvenimenti di Dara&#8217;a del marzo 2011 che hanno scatenato la rivolta siriana, re Abdullah dell&#8217;Arabia Saudita aveva parlato tre volte di persona con il presidente Al-Asad, incoraggiandolo a intraprendere vere riforme per uscire dalla crisi. <\/p>\n<p>Di fronte allo scarso successo di questi tentativi di convincimento e di mediazione, i paesi del Golfo hanno rivolto la propria attenzione a una soluzione regionale sul modello della road map, di indubbio successo, appena messa in atto in Yemen per favorire l\u2019uscita di scena del presidente Saleh nel 2011. Al fine di esercitare maggiore pressione sul presidente siriano, il piano \u00e8 divenuto ben presto un\u2019iniziativa della Lega araba, guadagnando cos\u00ec un pi\u00f9 ampio sostegno e una maggiore legittimit\u00e0.<\/p>\n<p>In seguito al fallimento di tali sforzi, esemplificato dall\u2019insuccesso della missione degli osservatori incaricati di monitorare il rispetto del cessate il fuoco, il passaggio successivo \u00e8 stato quello di portare l\u2019iniziativa diplomatica dei paesi del Golfo a livello del Consiglio di sicurezza (Cds) delle Nazioni Unite, nel tentativo di coinvolgere la comunit\u00e0 internazionale negli sforzi per porre fine al conflitto.<\/p>\n<p>Di fronte alla situazione di stallo all&#8217;interno del Cds protrattasi per molti mesi e causata dai veti congiunti russo e cinese nei confronti di tre proposte di risoluzione e un di ampio numero di dichiarazioni, la decisione da parte degli stati del Golfo di armare l&#8217;opposizione siriana ha rappresentato, a detta di Riyadh e Doha, il punto di arrivo obbligato e l\u2019unica opzione percorribile.<\/p>\n<p>Il cambiamento qualitativo intervenuto nella risposta dei paesi del Golfo al conflitto siriano \u00e8 stato recentemente riconosciuto e avallato dagli Stati Uniti. In occasione della visita del Segretario di Stato Kerry nella regione del Golfo a marzo 2013, il responsabile della diplomazia americana ha affermato, nel corso di una conferenza stampa congiunta con il primo ministro del Qatar e ministro degli esteri, lo sceicco Hamad bin Jassim al-Thani, che le armi fornite dai paesi del Golfo ai ribelli siriani vanno a finire nelle mani giuste, cio\u00e8 nelle mani dei moderati.<\/p>\n<p>Nonostante queste parole rassicuranti, la realt\u00e0 appare molto diversa. Le forniture di armi provenienti dal Golfo hanno infatti raggiunto, a giudizio di alcuni in misura sproporzionata, anche i gruppi estremisti che compongono il diversificato panorama dell&#8217;opposizione siriana. Tra questi, il Fronte Al-Nusra (<i>Jabhat Al-Nusra<\/i>) sta emergendo come l\u2019organizzazione pi\u00f9 foraggiata e meglio equipaggiata tra quelle all\u2019interno dell\u2019opposizione siriana e per questo \u00e8 stata in grado di attrarre nella propria orbita combattenti che facevano precedentemente parte dell\u2019Esercito siriano libero.<\/p>\n<p><b>Allargamento della Coalizione<\/b><br \/>Il coinvolgimento dei paesi del Golfo quali principali sponsor dell\u2019opposizione tende anche a mettere in luce le crescenti divergenze e la competizione in atto tra Qatar e Arabia Saudita per il controllo dell\u2019opposizione. Mentre il primo continua nella propria missione di supporto economico, militare e logistico anche alle frange pi\u00f9 estremiste dell\u2019opposizione siriana, il peso massimo tra i paesi del Golfo, l\u2019Arabia Saudita, sta mostrando crescenti segni di disagio di fronte all\u2019ascesa dei jihadisti e dei Fratelli Musulmani in Siria. <\/p>\n<p>Non soltanto Riyadh ma anche gli Emirati Arabi Uniti, infatti, considerano la Fratellanza Musulmana come un potenziale avversario e una minaccia reale non soltanto nella regione ma anche all\u2019interno dei propri sistemi politici. L\u2019atteggiamento dell\u2019Arabia Saudita nei confronti delle componenti pi\u00f9 estremiste dell\u2019opposizione siriana, se mantenuto, potrebbe modificare i rapporti di forza a favore delle forze pi\u00f9 moderate.<\/p>\n<p>Una trasformazione di questo tipo si \u00e8 gi\u00e0 manifestata all\u2019interno della Coalizione nazionale siriana, il gruppo che riunisce tutte le anime dell\u2019opposizione, costituito a Doha nel novembre 2012 e fino a fine maggio dominato dalle forze islamiste. Un braccio di ferro ha infatti recentemente avuto luogo tra la componente della Fratellanza Musulmana sostenuta dal Qatar e le forze liberali, la cui inclusione all\u2019interno dell\u2019organizzazione costituita da 60 membri ha rappresentato una chiara vittoria per l\u2019Arabia Saudita, principale paese sponsor di questo allargamento. <\/p>\n<p>Tuttavia, questo passaggio cruciale potrebbe avere risvolti negativi per l\u2019unit\u00e0 e l\u2019efficienza dell\u2019organizzazione stessa, che ne risulterebbe ulteriormente indebolita anche a causa della rivalit\u00e0 esistente tra Doha e Riyadh. La riconquista della citt\u00e0 strategica di Al-Qusayr da parte delle forze di Al-Asad e la loro avanzata verso Aleppo sembra avallare questo tipo di scenario.<\/p>\n<p>Con la crisi siriana che ha ormai assunto proporzioni regionali e con il Libano in bilico, il rischio di una corsa alle armi a livello regionale, sostenuta da Russia, Iran, paesi del Golfo, Stati Uniti e alcuni paesi europei, potrebbe essere imminente. Tutto ci\u00f2 determinerebbe soltanto un\u2019escalation del conflitto con ripercussioni disastrose e di lungo termine per tutta la regione. Intanto, la prospettiva di una soluzione negoziale sul modello della conferenza di Ginevra tenutasi nel giugno 2012 si allontana sempre pi\u00f9. Sar\u00e0 un\u2019estate molto calda sul fronte mediorientale.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un recente rapporto dell\u2019Ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha fissato a 93 mila il numero delle vittime del conflitto siriano. 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