{"id":23520,"date":"2013-06-24T00:00:00","date_gmt":"2013-06-23T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/europa-tedesca-o-germania-europea\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:45","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:45","slug":"europa-tedesca-o-germania-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/06\/europa-tedesca-o-germania-europea\/","title":{"rendered":"Europa tedesca o Germania europea?"},"content":{"rendered":"<p>Europa tedesca o Germania europea? Il famoso dilemma lanciato da Thomas Mann nel 1953 agli studenti dell\u2019universit\u00e0 di Amburgo e risolto ovviamente a favore del secondo corno sembra riproporsi oggi, sia pure in termini piuttosto diversi da quelli a cui alludeva l\u2019autore dei <i>Buddenbrook<\/i>. Allora si trattava di uscire definitivamente dal folle sogno di potenza nazista &#8211; con radici anche nel secondo Impero tedesco &#8211; prendendo coscienza che aveva senso solo un futuro \u201ceuropeo\u201d come quello che si andava delineando per la Repubblica Federale Tedesca di Adenuaer.<\/p>\n<p>Grazie a questo impegno la Germania \u201coccidentale\u201d sarebbe tornata sempre pi\u00f9 a pieno titolo nel consesso delle nazioni. Allora la riunificazione era quantomeno un orizzonte lontano e problematico, mentre parlare di \u201cpotenza\u201d per la Bundesrepublik Deutschland, Brd, la Germania dell\u2019Ovest, era assolutamente improprio. Ma anche l\u2019Europa, qualunque fosse il significato che si voleva dare a quel termine, era qualcosa di molto vago.<\/p>\n<p><b>L\u2019Europa fuori dalla riunificazione tedesca<\/b><br \/>Oggi, evidentemente, non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec. Non solo quella riunificazione che sembrava impossibile se non al prezzo di una \u201cneutralizzazione\u201d della Germania (e di una sua conseguente <i>deminutio<\/i>) si \u00e8 realizzata, ma \u00e8 stata un\u2019operazione di successo. Se non comprendiamo questo non capiamo una delle radici dell\u2019attuale orgoglio tedesco.<\/p>\n<p>La Brd ha prima piegato il \u201cnemico\u201d dell\u2019Est estendendo progressivamente su di lui la forza della sua \u201cpotenza civile\u201d: ricordiamoci almeno il suo controllo sul debito polacco e la sua capacit\u00e0 di ricatto sulla politica economica di Gorbac\u00ebv. In secondo luogo ha gestito la riunificazione rimettendo in piedi la riunificata parte orientale con un esborso notevole, ma senza che questo l\u2019avesse fiaccata, anzi ottenendo di trasformarlo in un motore di sviluppo. Ha persino contenuto, ovviamente nei limiti delle imprese umane, i traumi sociali derivanti dalla inserzione di un sistema arretrato in un sistema altamente sviluppato.<\/p>\n<p>L\u2019Europa non ha giocato una grande parte nella vicenda. Si dice, a titolo consolatorio, che alla Germania la riunificazione \u00e8 stata consentita perch\u00e9 la sua appartenenza alla Unione europea (Ue) suonava come una garanzia. Questo \u00e8 vero solo parzialmente. Quando Giulio Andreotti e l\u2019allora ministro degli esteri Gianni De Michelis hanno cercato di inserirsi come parte dell\u2019Unione nei negoziati per la chiusura della vicenda tedesca , la risposta  del ministro degli esteri tedesco Hans Dietrich Genscher fu secca: \u201cYou are not part of the game\u201d( Non siete parte del gioco).<\/p>\n<p>In effetti la partita del 1989-90 \u00e8 stata giocata come una appendice, pi\u00f9 o meno credibile, del 1945: Usa, Urss, Gran Bretagna e Francia a fronte della \u201cnuova Germania\u201d, che si \u00e8 ben guardata dal partecipare a quella partita nell\u2019ambito della sua \u201cqualificazione europea\u201d.<\/p>\n<p><b>La riconquista dell\u2019antico ruolo<\/b><br \/>L\u2019attuale politica tedesca \u00e8 figlia di quella svolta, a mio giudizio troppo sottovalutata. Teniamo anche conto che questa ha prodotto il crollo del sistema di Yalta, ma solo molto parzialmente come frutto di una autentica \u201cpolitica europea\u201d. Piuttosto la Ue \u00e8 diventata il \u201ccontenitore\u201d in cui inserire, a volte in maniera plausibile, a volte in maniera affastellata, la vecchia Europa ex comunista. Su quella poi, la Germania ha steso un sistema di influenze e di potenza che la rilanciavano non pi\u00f9 in quanto partner del famoso asse franco-tedesco che doveva essere il motore della nuova Europa, ma in quanto potenza autonoma che riconquistava il suo antico ruolo. Sia detto per inciso: anche la Francia ha cercato di inserirsi nella \u201cnuova\u201d Europa orientale, ma con risultati assai modesti.<\/p>\n<p>Non bisogna sottovalutare che l\u2019operazione dell\u2019unificazione tedesca veniva dopo una stagione di rilancio degli studi sul Reich bismarckiano (e vale la pena di ricordare che un influente consigliere di Kohl era lo storico Michael St\u00fcrmer, uno dei protagonisti di quel rilancio). La Germania degli anni Ottanta era gi\u00e0 un sistema culturale molto consapevole di una grandezza storica che poteva adesso considerare il nazismo una \u201cparentesi\u201d estranea alla propria cultura e se non da dimenticare, da ridimensionare.<\/p>\n<p><b>Il sogno di un\u2019Europa tedesca<\/b><br \/>La Brd ha fatto grandi passi lungo la strada che abbiamo indicato ed \u00e8 oggi pi\u00f9 che mai impegnata in quel cammino. Gli investimenti che fa a sostegno del suo sistema di istruzione, specie delle universit\u00e0 di eccellenza che vuole rendere competitive col sistema americano, non sono una ciliegina: sono la ripresa di quel filone che a met\u00e0 Ottocento punt\u00f2 sulla<i> deutsche Wissenschaft <\/i>per affermare una leadership mondiale. Ovvio che i tempi sono cambiati, ma certe persistenze reggono a dispetto di tutte le rimodulazioni.<\/p>\n<p>I tedeschi di oggi non sono cos\u00ec ignari del loro passato da ritenere possibile la ripresa del sogno di una \u201cEuropa tedesca\u201d, ma sono abbastanza realisti da dubitare che, almeno attualmente, ci sia la possibilit\u00e0 di mettere il loro paese semplicemente al servizio di una \u201cidentit\u00e0 europea\u201d che non si \u00e8 saputo o voluto costruire. <\/p>\n<p>La crisi attuale del ruolo della Germania \u00e8 tutta qui: i tedeschi non sono convinti che l\u2019attuale Ue abbia in s\u00e9 le potenzialit\u00e0 per diventare quei famosi \u201cStati Uniti d\u2019Europa\u201d di cui si \u00e8 favoleggiato sin dall\u2019inizio dell\u2019avventura comunitaria. Se per\u00f2 quello non \u00e8 l\u2019orizzonte, cresce il timore di divenire semplicemente il \u201cpuntello\u201d che tiene in vita altre sovranit\u00e0 concorrenti, per di pi\u00f9 di loro assai poco virtuose.<\/p>\n<p>Naturalmente questo sentimento ha un versante popolare e populista e un versante elaborato da parte di classi dirigenti che sono ben consapevoli che la Germania dalla sua inclusione nella Ue non solo ha guadagnato, ma continua a guadagnare molto.<\/p>\n<p> I ceti dirigenti tedeschi faticano per\u00f2 a capire che non si pu\u00f2 stare eternamente in mezzo al guado. Se vogliono salvare e far progredire quelli che, per comodit\u00e0, definirei i vantaggi dell\u2019Ue devono accettare di lavorare per prendere la leadership del cambiamento e del progresso collettivo di essa. Il che implica guadagnare consenso dai partner, convincere che si lavora per tutti e che quel tanto di \u201cpotenza\u201d che la Germania ha (e non \u00e8 poco) si metter\u00e0 a disposizione di tutte le \u00e9lite nazionali disposte a spendersi nella battaglia per superare l\u2019attuale stallo di un\u2019Unione che cos\u00ec com\u2019\u00e8 rischia di impantanarsi.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Europa tedesca o Germania europea? Il famoso dilemma lanciato da Thomas Mann nel 1953 agli studenti dell\u2019universit\u00e0 di Amburgo e risolto ovviamente a favore del secondo corno sembra riproporsi oggi, sia pure in termini piuttosto diversi da quelli a cui alludeva l\u2019autore dei Buddenbrook. 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