{"id":23530,"date":"2013-06-26T00:00:00","date_gmt":"2013-06-25T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-movimento-cinese-delle-new-towns\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:45","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:45","slug":"il-movimento-cinese-delle-new-towns","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/06\/il-movimento-cinese-delle-new-towns\/","title":{"rendered":"Il movimento cinese delle <i>new towns<\/i>"},"content":{"rendered":"<p>Negli anni Quaranta, dopo la fine della seconda guerra mondiale, si pose in Gran Bretagna la necessit\u00e0 di dare alloggio a una crescente popolazione urbana: per questo venne lanciato un movimento nazionale per lo sviluppo di nuove citt\u00e0 (\u201cnew towns\u201d), secondo il \u201cNew Town Act\u201d del 1946. Furono cos\u00ec costruite 27 nuove citt\u00e0, sul modello della \u201c<a href= \"http:\/\/www.library.cornell.edu\/Reps\/DOCS\/howard.htm\" target= \"blank\"><b><u>citt\u00e0-giardino<\/u><\/b><\/a>\u201d ideato da Ebenezer Howard circa mezzo secolo prima. Oggi, cinquant&#8217;anni dopo, la Cina \u00e8 teatro di un nuovo movimento delle \u201cnew town\u201d, su scala molto pi\u00f9 vasta e con un impatto enorme sulla societ\u00e0 globale.<\/p>\n<p>La Cina si propone di raggiungere l&#8217;obiettivo del <a href= \"http:\/\/www.chinadaily.com.cn\/cndy\/2011-04\/07\/content_12282782.htm\" target= \"blank\"><b><u> 60 per cento di urbanizzazione<\/u><\/b><\/a> entro il 2030, il che significa che ogni anno circa 16 milioni di abitanti delle aree rurali \u2013 circa una quarto della popolazione dell&#8217;Italia \u2013 si trasferiscono in citt\u00e0 di varia misura. Questa tendenza \u00e8 in atto da pi\u00f9 di due decenni, secondo quella che il geografo <a href= \"http:\/\/urban-uprising.org\/sites\/default\/files\/files\/righttothecity.pdf\" target= \"blank\"><b><u> David Harvey<\/u><\/b><\/a> ha definito come \u201cla pi\u00f9 grande migrazione di massa che il mondo abbia mai visto\u201d. <\/p>\n<p>Nel 1985 meno del 20 per cento della popolazione cinese risiedeva in citt\u00e0. Da allora la popolazione urbana \u00e8 cresciuta a un ritmo di circa l&#8217;1 per cento annuo, per <a href= \"http:\/\/www.telegraph.co.uk\/news\/worldnews\/asia\/china\/9020486\/Chinas-urban-population-exceeds-rural-for-first-time-ever.html\" target= \"blank\"><b><u> superare il 50 per cento della popolazione cinese totale<\/u><\/b><\/a> nel 2011, nonostante il tasso di natalit\u00e0 nelle citt\u00e0 sia rimasto pi\u00f9 basso per effetto delle politiche di controllo delle nascite.<\/p>\n<p>Le conseguenze visibili di questa urbanizzazione di massa sono enormi progetti infrastrutturali nell&#8217;intero paese: da dighe, ponti e autostrade a quartieri residenziali recintati, centri commerciali e grandi edifici pubblici. Ogni anno sono state costruite <a href= \"http:\/\/news.xinhuanet.com\/english\/china\/2012-11\/08\/c_131960873.htm\" target= \"blank\"><b><u> 11 milioni di unit\u00e0 abitative<\/u><\/b><\/a>, e ogni giorno vengono creati da 10 a 15 nuovi quartieri residenziali. <\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 ha trasformato profondamente il panorama urbano del paese. Questo straordinario cambiamento demografico, unito al boom dell&#8217;edilizia, ha portato ad ambiziosi piani per la costruzione di nuove citt\u00e0. Il governo cinese ha annunciato che costruir\u00e0 <a href= \"http:\/\/www.dailymail.co.uk\/news\/article-2005231\/Chinas-ghost-towns-New-satellite-pictures-massive-skyscraper-cities-STILL-completely-empty.html\" target= \"blank\"><b><u>20 nuove citt\u00e0 ogni anno<\/u><\/b><\/a> per 20 anni: ne consegue che, entro il 2030, saranno costruite almeno 400 nuove citt\u00e0.<\/p>\n<p>In aggiunta ai cambiamenti demografici, il \u201cgrande balzo in avanti\u201d nella costruzione di nuove citt\u00e0 \u00e8 anche l&#8217;effetto del desiderio dei governi locali di individuare nuove aree per la crescita economica. Esistono oltre 150 Zone nazionali di sviluppo economico e Parchi industriali ad alta tecnologia, oltre a numerose aree simili a livello provinciale. Nonostante siano state inizialmente concepite a fini di sviluppo industriale, la maggior parte di queste zone si \u00e8 trasformata sin dalla fine degli anni Novanta in aree di sviluppo residenziale e commerciale, sulla spinta del boom del settore immobiliare.<\/p>\n<p>In confronto ai precedenti britannici, le \u201cnew towns\u201d cinesi sono molto pi\u00f9 grandi e riflettono un&#8217;agenda economica e sociale ben pi\u00f9 ambiziosa. Mentre le nuove citt\u00e0 britanniche vennero costruite per dare alloggio a circa 50.000 persone, le nuove citt\u00e0 cinesi hanno spesso l&#8217;obiettivo di ospitare 500.000 persone e oltre: in questo senso, esse corrispondono ancor di pi\u00f9 ai criteri di \u201cauto-sufficienza\u201d economica e sociale immaginati da Howard per la sua \u201ccitt\u00e0-giardino\u201d. <\/p>\n<p>Sono spesso le stesse maggiori municipalit\u00e0 cinesi a istituire \u201cnew town\u201d, come motore economico per l&#8217;attrazione di investimenti e come strumento di marketing per migliorare la propria immagine. Queste citt\u00e0 nascono quindi da una forte esigenza di globalizzazione. Realizzate sulla base di un elaborato processo di progettazione e sviluppo, esse sono spesso concepite come casi esemplari di urbanismo, basati sulle pi\u00f9 avanzate tecnologie.<\/p>\n<p>Uno sviluppo recente di questo movimento per le \u201cnew town\u201d \u00e8 l&#8217;eco-citt\u00e0. Nel 2007 la Cina \u00e8 diventata il primo produttore di gas serra, superando gli Stati Uniti. La combinazione di economia di mercato e sistema di governo accentrato consente enormi investimenti nello sviluppo di tecnologie verdi all&#8217;avanguardia, con idee che sono spesso di pi\u00f9 difficile attuazione in Occidente. Per questo la Cina ospita oggi numerosi esperimenti di eco-citt\u00e0. <\/p>\n<p>Nel 2004 venne approvato un ambizioso piano che, con il sostegno dei governi cinese e britannico, mirava a costruire la prima eco-citt\u00e0 al mondo a consumo zero di energia e senza emissioni di anidride carbonica. Si tratta di Dongdan, nuova citt\u00e0 da costruire su di un&#8217;isola fluviale dello Yangtze nei pressi di Shanghai. Venne predisposto un elaborato <i>master plan <\/i>per conseguire obiettivi di sostenibilit\u00e0 ecologica e sociale; tuttavia il cantiere non fu mai avviato e il progetto venne infine cancellato nel 2009. Tra i fattori che ne hanno determinato il fallimento vi furono, oltre agli scandali politici e alle proteste degli ambientalisti, anche il divario tra la visione radicale su cui si fondava il progetto e i problemi concreti posti dalla progettazione e dal finanziamento.<\/p>\n<p>L&#8217;esperienza di Dongdan fu per\u00f2 un&#8217;importante lezione, sulla base della quale il governo centrale ha poi istituito un&#8217;altra eco-citt\u00e0 modello, in partnership con Singapore: <a href= \"http:\/\/www.tianjinecocity.gov.sg\/bg_intro.htm\" target= \"blank\"><b><u> l&#8217;eco-citt\u00e0 di Binhai, a Tianjin<\/u><\/b><\/a>. La nuova citt\u00e0 occupa un&#8217;area di 30 chilometri quadrati (costituiti principalmente da terre saline-alcaliche e terre di risulta) e \u2013 quando sar\u00e0 pronta, nel 2020 \u2013 dar\u00e0 alloggio a 350.000 residenti. Il progetto prevede l&#8217;impiego di 26 indicatori di <i>performance<\/i>, come linee guida per controllare le prestazioni ambientali nella fase di costruzione e sviluppo.<\/p>\n<p>Le \u201cnew towns\u201d cinesi sono dunque concepite come modelli di pianificazione ecologica e per questo sono mirate a influenzare profondamente lo sviluppo urbano della Cina nell&#8217;attuale contesto di massiccia urbanizzazione. In questo senso, le \u201cnew towns\u201d rappresentano iniziative dall&#8217;alto al basso, finalizzate a introdurre nuove idee all&#8217;avanguardia nel settore della pianificazione urbana. <\/p>\n<p>Resta tuttavia da vedere quanto questi progetti potranno avere successo, poich\u00e9 le sfide sono tante sia dal punto di vista tecnologico sia da quello socio-economico (per esempio sul versante delle politiche energetiche e delle politiche della terra). In ogni caso, la nascita di migliaia di nuove citt\u00e0 nei prossimi vent&#8217;anni sar\u00e0 un fenomeno da osservare, anche per l&#8217;influenza che esso potr\u00e0 esercitare sul resto del mondo.<\/p>\n<p><i><font size=\"1\"> Articolo in via di pubblicazione su <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/content.asp?langid=1&#038;contentid=575\" target= \"blank\"><b><u> OrizzonteCina<\/u><\/b><\/a>, rivista online sulla Cina contemporanea a cura di Torino World Affairs Institute e Istituto Affari Internazionali. <\/i><\/font><\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli anni Quaranta, dopo la fine della seconda guerra mondiale, si pose in Gran Bretagna la necessit\u00e0 di dare alloggio a una crescente popolazione urbana: per questo venne lanciato un movimento nazionale per lo sviluppo di nuove citt\u00e0 (\u201cnew towns\u201d), secondo il \u201cNew Town Act\u201d del 1946. 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