{"id":23540,"date":"2013-06-26T00:00:00","date_gmt":"2013-06-25T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-metamorfosi-del-modello-tedesco\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:45","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:45","slug":"la-metamorfosi-del-modello-tedesco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/06\/la-metamorfosi-del-modello-tedesco\/","title":{"rendered":"La metamorfosi del modello tedesco"},"content":{"rendered":"<p>All\u2019inizio di questo millennio, la Germania era \u201cil malato d\u2019Europa\u201d: un paese in crisi che non sembrava in grado di riprendersi dallo shock della riunificazione. Basso tasso di crescita, alto tasso di disoccupazione e un debito pubblico fuori controllo a fronte di un preoccupante calo degli investimenti privati. Oggi a poco pi\u00f9 di un decennio di distanza la Germania \u00e8 una nazione ammirata e invidiata &#8211; forse anche temuta &#8211; in tutta Europa.<\/p>\n<p><b>Miracolo tedesco<\/b><br \/>Secondo Fareed Zakaria, giornalista di<i> Newsweek<\/i>, il sistema tedesco potrebbe \u201crivelarsi il pi\u00f9 efficiente e il pi\u00f9 adatto a un mondo globalizzato\u201d. Per Claudio Magris \u201cin questo momento la Germania \u00e8, in Europa, il paese leader\u201d. Ma quali le cause di questa straordinaria e vincente metamorfosi? Sono di duplice natura: storico-strutturali &#8211; hanno cio\u00e8 a che fare con quello che viene definito <i>Modell Deutschland<\/i> &#8211; ma anche contingenti &#8211; dovute cio\u00e8 all\u2019azione degli attori politici e alle loro decisioni.<\/p>\n<p>La principale spiegazione di questo \u2018nuovo miracolo tedesco\u2019 ha un nome preciso: <i>Agenda 2010<\/i>, la pi\u00f9 radicale riforma dello Stato sociale nella storia del dopoguerra tedesco che ha permesso una riconversione strutturale del sistema economico-produttivo. A realizzarla fu il governo di Gerhard Schr\u00f6der per rispondere alla sfida della globalizzazione. <\/p>\n<p>L\u2019agenda non solo ruppe con una consolidata tradizione di relazioni industriali, ma ridisegn\u00f2 il rapporto tra diritti dei cittadini e compiti dello Stato. Si tratt\u00f2 di una decisione molto difficile per un leader del partito socialdemocratico tedesco (Spd) che, dopo aver abbandonato il \u2018mito\u2019 della lotta di classe, aveva fatto della tutela \u2018dalla culla alla bara\u2019 dei diritti sociali acquisiti la propria ragion d\u2019essere.<\/p>\n<p>La radicale riforma alla quale Schr\u00f6der ha sottoposto lo Stato sociale (<i>Sozialstaat<\/i>) ha dato i suoi frutti: oggi la Germania \u00e8 il paese leader &#8211; come lo era stata la Repubblica di Bonn a cavallo del decennio \u201980-\u201890 del secolo scorso &#8211; dell\u2019export mondiale e vanta al tempo stesso il pi\u00f9 basso tasso di disoccupazione giovanile in Europa.<\/p>\n<p> Questo non significa per\u00f2 che in Germania non si sia prodotta in questi anni una drammatica divaricazione sociale a causa della polarizzazione della ricchezza e della crescita esponenziale delle differenze economiche a danno del ceto medio e delle classi pi\u00f9 deboli. Questo \u00e8 avvenuto per\u00f2 in una forma socialmente molto pi\u00f9 tollerabile di quanto sia successo altrove grazie al buon funzionamento dei sistemi di sicurezza sociale e di regolazione del mercato del lavoro.<\/p>\n<p><b>Ascensore sociale<\/b><br \/>Per quanto riformato, dunque, il \u2018modello tedesco\u2019 \u00e8 riuscito a tenere assieme, anche in una situazione radicalmente trasformata dai processi di globalizzazione, gli imperativi sistemici del mercato e quelli etici della ragione sociale, coniugando sapientemente la necessaria flessibilit\u00e0 nell\u2019uso della forza lavoro con la garanzia della difesa del posto di lavoro. <\/p>\n<p>Per questo le riforme tedesche hanno puntato non sulla moltiplicazione del precariato ma sulla mobilit\u00e0 interna all\u2019impresa. Una mobilit\u00e0 attraverso la quale i lavoratori con un ritmo costante, ma soprattutto nei periodi di crisi, approfondiscono le proprie conoscenze e apprendono mansioni diverse, generalmente di livello pi\u00f9 elevato e che produce una formazione continua a tutti i livelli. <\/p>\n<p>Secondo Romano Prodi, la mobilit\u00e0 \u00e8, in questa forma, \u201cun ascensore sociale e professionale che viene soprattutto utilizzato all\u2019interno dell\u2019azienda e contribuisce (\u2026) alla formidabile e sorprendente affermazione dell\u2019industria tedesca nel mondo\u201d.<\/p>\n<p>Si crea quindi un <i>partenariato sociale<\/i> espressione di un \u2018compromesso di classe\u2019 che assicura un importante ruolo di controllo e di codecisione al sindacato senza che tale \u2018alleanza dei produttori\u2019 istituzionalizzata nella cogestione (<i>Mitbestimmung<\/i>) paralizzi i processi decisionali o ostacoli l\u2019introduzione di innovazioni produttive nelle aziende. <\/p>\n<p>Semmai il contrario. L\u2019ontologica divaricazione tra i modelli di relazioni industriali &#8211; quello <i>consensuale <\/i>che caratterizza il <i>Modell Deutschland <\/i>e quello <i>conflittuale <\/i>dei paesi dell\u2019area mediterranea (Francia, Italia, Spagna in primo luogo) &#8211; si riverbera nella pratica di differenti strategie seguite da sindacati e imprenditori ed \u00e8 all\u2019origine del crescente differenziale di produttivit\u00e0 tra le aree economiche dello spazio dell\u2019euro che \u00e8  la ragione principale, assieme alla differenza del tasso di indebitamento degli Stati, dell\u2019odierna crisi della moneta unica. <\/p>\n<p><b>Capitalismo renano<\/b><br \/>\u201cLa forza che fa oggi della Germania un punto di riferimento della politica europea, nei grovigli di una sconvolgente e fantomatica crisi finanziaria\u201d scrive Claudio Magris in un articolo di elogio del <i>Modell Deutschland<\/i>ha origini antiche, ha radici in quel capitalismo \u2018renano\u2019 che &#8211; rigorosamente capitalistico e alieno da qualsiasi tentazione di terze vie &#8211; si distingue decisamente da quello anglosassone e specialmente americano (..). Una tradizione capitalistica che valorizza il risparmio, che non abbandona la produzione &#8211; anzi la privilegia &#8211; per la speculazione (\u2026). Una tradizione che ha visto i sindacati contribuire sotto vari aspetti alla gestione e ha elaborato un sistema di previdenze, pensioni, assistenza sanitaria che ha creato un mondo decente senza cedere troppo agli abusi assistenzialistici\u201d.<\/p>\n<p> Il modello di \u2018capitalismo renano\u2019 risulta in grado di rispondere alle sfide economiche del mercato globale molto meglio del modello anarchico-conflittuale dei paesi mediterranei &#8211; fatte salve le debite differenze tra quello inflazionistico all\u2019italiana e quello neocolbertiano della Francia &#8211; e di quello liberal-manchesteriano dei paesi anglosassoni &#8211; anche qui fatte salve le dovute differenze tra Inghilterra e Stati Uniti &#8211; mantenendo al tempo stesso le conquiste e i diritti sociali. <\/p>\n<p>Al <i>Modell Deutschland <\/i>dovr\u00e0 necessariamente orientarsi qualsiasi politica che voglia salvaguardare le conquiste sociali, economiche e normative del modello europeo evitando al tempo stesso di imboccare la via senza ritorno del declino strutturale. <\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All\u2019inizio di questo millennio, la Germania era \u201cil malato d\u2019Europa\u201d: un paese in crisi che non sembrava in grado di riprendersi dallo shock della riunificazione. 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