{"id":23550,"date":"2013-06-27T00:00:00","date_gmt":"2013-06-26T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/egitto-alla-resa-dei-conti\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:44","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:44","slug":"egitto-alla-resa-dei-conti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/06\/egitto-alla-resa-dei-conti\/","title":{"rendered":"Egitto alla resa dei conti"},"content":{"rendered":"<p>Per alcuni sar\u00e0 il giorno del giudizio finale. Per altri l\u2019ennesimo flop dell\u2019opposizione che non avr\u00e0 effetto sulla presidenza dell\u2019islamista Mohammed Mursi. Quello che \u00e8 certo per\u00f2 \u00e8 che il 30 giugno le due anime di un Egitto sempre pi\u00f9 polarizzato arriveranno alla resa dei conti. <\/p>\n<p><b>15 milioni contro Mursi<\/b><br \/>Anche se non sar\u00e0 il confronto finale, gli islamisti al governo &#8211; <i>in primis <\/i>Mursi che festegger\u00e0 il primo anno della sua presidenza &#8211; dovranno resistere al blocco di un\u2019opposizione &#8211; pi\u00f9 o meno compatta &#8211; che ha in mano oltre quindici milioni di firme per chiedere il ritiro della fiducia a Mursi.<\/p>\n<p>A raccoglierle \u00e8 stata la campagna<i> tamarrod <\/i>&#8211; Io mi ribello- nata tra alcuni giovani cairoti che si sono mobilitati sia per strada che nei vicoli virtuali. Nata il primo maggio scorso come un\u2019iniziativa totalmente spontanea, appena ha iniziato a prendere piede, la petizione \u00e8 stata sottoscritta da diversi leader politici di opposizione che ne hanno fatto una bandiera. <\/p>\n<p>Anche se l\u2019appello firmato dai segnatari della campagna contiene un chiaro riferimento ai procedimenti legali per ritirare la fiducia a Mursi, \u00e8 difficile immaginare che questo possa davvero accadere. Ciononostante, avvicinandosi al 30 giugno, l\u2019opposizione sembra aver accresciuto le sue fila, compattandosi dietro un\u2019iniziativa che, pur non nascendo come propositiva, pu\u00f2 avere impatto sulla transizione.<\/p>\n<p><b>Crisi acuta<\/b><br \/>A complicare il post Mubarak \u00e8 una profonda crisi istituzionale. Tra fine maggio e inizio giugno, la Corte Costituzionale non solo si \u00e8 rifiutata di firmare la nuova legge elettorale, ma ha anche dichiarato che sia la composizione dell\u2019assemblea costituente che l\u2019elezione della <i>shura<\/i>, la camera alta del Parlamento, sono avvenute attraverso procedure anticostituzionali. <\/p>\n<p>Per evitare di lasciare il Paese senza alcun corpo legislativo &#8211; visto che la camera bassa \u00e8 stata precedentemente dissolta per le medesime motivazioni &#8211; la Corte ha deciso di non sciogliere la <i>shura<\/i>, ma la sua legittimit\u00e0, come quella della Costituzione, \u00e8 sempre pi\u00f9 debole.<\/p>\n<p>Proprio mentre gli attivisti raccoglievano le firme per sfiduciare Mursi, il presidente ha fatto una serie di mosse che non hanno di certo alimentato la distensione. \u00c8 arrivato all\u2019approvazione di una nuova legge sulle organizzazioni non governative che ne limita l\u2019autonomia, ha iniziato un processo di riconciliazioni con importanti figure del vecchio regime, ha fatto un rimpasto di governo aumentando le poltrone degli islamisti e ha nominato 17 nuovi governatori tra cui sette rappresentati del partito della Fratellanza musulmana. <\/p>\n<p>A Luxor la nomina di un membro del movimento islamista radicale della Gama&#8217;a al-Islamiyaa ha provocato il ministro del turismo. Temendo le ripercussioni della politica islamista sul settore da lui guidato, soprattutto a Luxor, ha deciso di rassegnare le dimissioni. Per evitare una <i>escalation <\/i>di proteste, il governatore in questione ha preferito uscire di scena.<\/p>\n<p>Il mondo degli artisti \u00e8 insorto invece contro le ultime mosse del nuovo ministro della cultura, al punto di occupare il ministero. Sono proprio le scene di violenza viste davanti a questo palazzo governativo, dove sono scoppiati gli scontri tra gli artisti e i sostenitori di Mursi, ad allarmare quanti si preparano alla manifestazione del 30 giugno. <\/p>\n<p>Basta poi fare <i>zapping<\/i> sui diversi canali egiziani per notare un crescendo di tensione. Durante un festival organizzato dai Fratelli musulmani, uno <i>sheykh <\/i>salafita ha etichettato i segnatari del tamarrod come miscredenti, dichiarando lecita la loro uccisione. Il tutto in diretta televisiva.<\/p>\n<p><b>La Chiesa cambia, Washington no<\/b><br \/>Dopo l\u2019annuncio di una contromanifestazione, sempre il 30, a sostegno di Mursi, a crescere sono state anche le preoccupazioni di quanti temono una deriva settaria. Tra questi vi \u00e8 il papa copto, Tawdros II, che ha annunciato che riterr\u00e0 il governo Mursi responsabile di ogni danno ai luoghi di culto cristiani. <\/p>\n<p>Dalla presidenza sarebbe poi partito un messaggio per chiedere al papa di vietare ai copti di unirsi alla manifestazione. Mostrando un cambio di rotta rispetto al suo predecessore, Tawdros II ha per\u00f2 lasciato ai suoi fedeli piena libert\u00e0 di scelta. <\/p>\n<p>A mettere le mani avanti \u00e8 stato per\u00f2 il ministero degli interni, che ha, annunciato che qualora i due cortei rivali &#8211; islamisti e oppositori &#8211; si scontrassero, la polizia non prenderebbe parte agli eventi di strada. Questa mossa potrebbe fare presagire un eventuale ingresso dei militari. Il ministro della difesa ha infatti gi\u00e0 annunciato che le forze arate non staranno a guardare \u201cl\u2019Egitto che cade nel tunnel della violenza\u201d.<\/p>\n<p>A intervenire \u00e8 stata poi la Casa Bianca, che per bocca della sua ambasciatrice al Cairo si \u00e8 opposta a ogni rovesciamento di Mursi e a un eventuale ritorno dei militari. Pur chiedendo alle due fazioni di arrivare a compromessi che allentino la tensione, per l\u2019ennesima volta Washington si preoccupa di mantenere la stabilit\u00e0 del paese, senza per\u00f2 curarsi della sostenibilit\u00e0.<\/p>\n<p>La polarizzazione che \u00e8 montata durante la tormentata transizione non sembra sostenibile e non \u00e8 da escludere che questa sfoci nell\u2019ennesimo picco di violenza. Se il crescente malcontento registrato dal tamarrod e visibile sui <i>social network <\/i>si riversasse nelle strade egiziane, Mursi dovrebbe fare mosse incisive per evitare il collasso della dirigenza islamista.<\/p>\n<p>Il 30 per\u00f2 non sar\u00e0 un test solo per gli islamisti, ma anche per l\u2019opposizione che mostrer\u00e0 la reale forza dei suoi muscoli. A scrutinio c\u2019\u00e8 poi la capacit\u00e0 di mobilitazione di petizioni popolari che sul web raggiungono dimensioni straordinarie, ma la cui presa su strada deve essere ancora verificata.<\/p>\n<p>Anche se Mursi a questo giro dovesse scamparla, difficilmente sar\u00e0 in grado di garantire la stabilit\u00e0 del paese arroccandosi dietro quella democrazia elettorale che lo ha posto alla guida del governo. Una stabilit\u00e0 realmente sostenibile richiede una democratizzazione pi\u00f9 completa che scongiuri la dittatura della maggioranza.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per alcuni sar\u00e0 il giorno del giudizio finale. Per altri l\u2019ennesimo flop dell\u2019opposizione che non avr\u00e0 effetto sulla presidenza dell\u2019islamista Mohammed Mursi. 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