{"id":23580,"date":"2013-06-30T00:00:00","date_gmt":"2013-06-29T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/ipoteca-tedesca-sulleuropa\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:44","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:44","slug":"ipoteca-tedesca-sulleuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/06\/ipoteca-tedesca-sulleuropa\/","title":{"rendered":"Ipoteca tedesca sull&#8217;Europa"},"content":{"rendered":"<p>Se fossimo in Italia, le elezioni tedesche del 22  settembre sarebbero subito etichettate come un plebiscito &#8211; <i>horribile dictu <\/i>per i tedeschi &#8211; pro o contro la cancelliera Angela Merkel che gode di un prestigio popolare transpartitico, essendo considerata la garante della sovranit\u00e0 politica tedesca in Europa e nel mondo. Questa formulazione \u00e8 pi\u00f9 gratificante e pi\u00f9 nobile della cruda e intransigente \u201cdifesa degli interessi\u201d economici tedeschi.<\/p>\n<p> <b>Merkel senza alternative<\/b><br \/>Per far valere la sua linea \u201cdel rigore e delle riforme\u201d sugli altri partner europei con argomenti solo in parte condivisi, la cancelliera parte da una certezza: in Europa non si pu\u00f2 decidere nulla senza la Germania, tantomeno contro di essa. Questa affermazione suona antipatica, ma esprime non soltanto la realt\u00e0 di fatto ma anche la sostanza stessa dell\u2019Unione: discutere, dibattere, convincere, ma anche minacciare, ricattare. La cancelliera Merkel \u00e8 maestra in questo, ma l\u2019azione ferma e motivata dei partner e delle istituzioni europee sta gradualmente contrastando e modificando le sue rigidit\u00e0. <\/p>\n<p>La cancelliera non \u00e8 ancora entrata in una campagna elettorale che si presenza tutt\u2019altro che facile. Deve infatti fermare l\u2019avanzata dei radicalismi anti-europei &#8211; etichettati come populismi &#8211; assicurando che l\u2019euro \u00e8 un bene irrinunciabile per la Germania. In aggiunta, deve convincere gli elettori che eventuali correzioni di rotta &#8211; come quelle annunciate dalla Banca centrale europea, Bce, ora sotto esame della Corte costituzionale di Karlsruhe &#8211; non sono un \u201ccedimento\u201d bens\u00ec mosse compatibili con la linea governativa.<\/p>\n<p>Da qui il \u201cgioco di squadra\u201d dell\u2019intero<i> establishment <\/i>davanti alla Corte iniziato con il duello a colpi di fioretto tra il rappresentante tedesco nella Bce, J\u00f6rg Asmussen, e il responsabile della Bundesbank, Jens Weidmann. Entrambi sono personaggi &#8220;dalla parte&#8221; della Merkel. Al di l\u00e0 dell\u2019oggetto specifico della contesa &#8211; la politica presuntivamente pericolosa della Bce &#8211; il messaggio del duello e del connesso \u201cgioco di squadra\u201d davanti al pubblico tedesco \u00e8 chiaro: ogni innovazione nell\u2019eurozona pu\u00f2 essere discussa, ma alla fine deve avere l\u2019avallo della Germania.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la filosofia Merkel: nessun \u201ccedimento\u201d, ma un accompagnamento di una situazione in movimento che non deve sfuggire di mano n\u00e9 si pu\u00f2 arrestare sotto pena di distruggere l\u2019Europa.<\/p>\n<p>Riuscir\u00e0 la cancelliera a tradurre questa posizione in un messaggio elettorale convincente e vincente? A suo vantaggio c\u2019\u00e8 la mancanza di alternative alla sua linea e alla sua leadership. Non pare infatti che nel campo socialdemocratico &#8211; guidato dall\u2019ex- ministro della Grande Coalizione Peer Steinbrueck &#8211; ci siano vere alternative. Da questo punto di vista, pensando ad un possibile esito elettorale, non si pu\u00f2 neppure escludere l\u2019ipotesi di una nuova Grande Coalizione che a suo tempo fece la fortuna politica del primo cancellierato Merkel. <\/p>\n<p><b>Estraneazione crescente dall&#8217;Europa<\/b><br \/>Non ci resta che riflettere su quella che un tempo si sarebbe chiamata la cultura politica, a livello di atteggiamenti sociali e di progetto politico. Oggi l\u2019essere tedesco sembra entrare in tensione, se non in collisione, con l\u2019essere europeo. Mai se lo sarebbero aspettato i tedeschi, convinti di essere stati i primi e pi\u00f9 bravi europeisti e di aver saputo combinare la loro sovranit\u00e0 nazionale con quella europea. Lo hanno dimostrato con i fatti, costruendo insieme con le altre nazioni europee le regole che hanno costruito l\u2019Unione europea, funzionando come \u201clocomotiva\u201d, non solo economica, dell\u2019Europa. Ora non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec. <\/p>\n<p>Con il precipitare di una crisi tanto inattesa quanto ingovernabile, molti hanno la sgradevole sensazione che i partner europei chiedano alla Germania di fare qualcosa che contraddice la lettera e lo spirito dei Trattati dell\u2019Unione consensualmente sottoscritti, anche per quanto riguarda la funzione della Bce. Sentono minacciata la loro &#8211; ritrovata &#8211; sovranit\u00e0 nazionale che ritenevano d\u2019avere messo in sicurezza in un\u2019Europa orientata secondo l\u2019immagine che essi se ne erano fatta. <\/p>\n<p>Cullandosi tra l\u2019altro nell\u2019equivoco che loro struttura federale (nazionale) potesse servire anche da modello europeo. La cancelliera Angela Merkel &#8211; nel suo stile cauto, oscillante e insieme cocciuto &#8211; ha capito che l\u2019estraneazione crescente tra tedeschi ed europei non porta da nessuna parte. Conduce piuttosto a una paralisi mortale delle istituzioni europee. <\/p>\n<p><b>Scelta secca <\/b><br \/>La Germania si trova cos\u00ec davanti alla sua prova pi\u00f9 impegnativa dopo il 1989\/90, dopo i Trattati di Maastricht e l\u2019introduzione dell\u2019euro. Si tratta di rivisitare alcune regole e accordi sorti proprio da quel nesso di eventi che sino ad ieri si pensava fosse l\u2019asse fisso, attorno al quale si poteva costruire e rafforzare l\u2019identit\u00e0 politica, economica, culturale dell\u2019Europa e della Germania stessa. Questa costruzione non basta pi\u00f9. Ma non bastano neppure le frasi retoriche sulla \u201csovranit\u00e0 condivisa\u201d, \u201cEuropa a pi\u00f9 velocit\u00e0\u201d o \u201ca geometria variable\u201d. Oppure l\u2019utopia del<i> demos <\/i>europeo o del federalismo che ogni giorno \u00e8 contraddetta dall\u2019evidente riemergere degli Stati nazionali.<\/p>\n<p>La Germania \u00e8 davanti ad una scelta secca. O si impone l\u2019incognita della massa degli elettori che sostengono una linea di resistenza ad ogni concessione agli europei \u201cmeridionali\u201d. O vince la linea della cancelliera che si appresta ad un lungo confronto sulle nuove regole con gli altri partner europei.<\/p>\n<p> Se scegliesse di percorrere la prima strada, la Germania resterebbe da sola o costruirebbe una nuova comunit\u00e0 economica del Nord. Pare che si siano gi\u00e0 fatti i calcoli del costo di questa operazione. Saranno costi molto alti, naturalmente, ma salvaguarderebbero la sovranit\u00e0 tedesca.<\/p>\n<p>Se invece abbracciasse la seconda opzione dovrebbe scegliere quale modello seguire. La cancelliera non ama le grandi teorie politiche. Ma la sua linea ha un nome preciso che altri pronunciano esplicitamente: <i>Exekutivfoederalismus<\/i>. Federalismo dei governi o degli esecutivi che sostituisce l\u2019attuale ambigua combinazione di assemblea parlamentare, commissione e summit di capi di governo. Sar\u00e0 questo il futuro istituzionale dell\u2019Europa? Un \u201cfederalismo degli esecutivi\u201d, sostenuto di volta in volta dai singoli parlamenti nazionali, magari in competizione tra loro? Le prossime elezioni tedesche saranno un passo in questa direzione?<\/p>\n<p> . <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se fossimo in Italia, le elezioni tedesche del 22 settembre sarebbero subito etichettate come un plebiscito &#8211; horribile dictu per i tedeschi &#8211; pro o contro la cancelliera Angela Merkel che gode di un prestigio popolare transpartitico, essendo considerata la garante della sovranit\u00e0 politica tedesca in Europa e nel mondo. 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