{"id":23600,"date":"2013-07-03T00:00:00","date_gmt":"2013-07-02T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/obama-chiama-lue\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:43","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:43","slug":"obama-chiama-lue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/07\/obama-chiama-lue\/","title":{"rendered":"Obama chiama l\u2019Ue"},"content":{"rendered":"<p>I discorsi di Barack Obama a Berlino (21 giugno) e del rappresentante statunitense presso la Nato, Ivo Daalder, a Bruxelles (17 giugno) offrono interessanti spunti di riflessione sul significato di <i>decoupling<\/i> e <i>burden sharing<\/i>, due elementi che hanno caratterizzato le relazioni transatlantiche negli ultimi cinquanta anni.<\/p>\n<p><b>Mani libere<\/b><br \/>Il primo concetto &#8211; <i>decoupling<\/i> &#8211; riguarda il timore europeo che la sicurezza del vecchio continente sia slegata da quella americana. \u201cGli Stati Uniti sarebbero disposti a sacrificare Boston per salvare Amburgo?\u201d, questa la profonda inquietudine delle cancellerie europee durante la guerra fredda. A pi\u00f9 di vent\u2019anni dal crollo del muro di Berlino, cambia la terminologia, ma la questione del <i>decoupling <\/i>rimane d\u2019attualit\u00e0.<\/p>\n<p>Adesso gli esperti di sicurezza parlano di<i> pivot <\/i>americano verso l\u2019Asia, di irrilevanza strategica dell\u2019Europa, gravemente colpita dalla crisi finanziaria ed economica. La sicurezza non \u00e8 pi\u00f9 solo militare o nucleare, \u00e8 anche economica e politica. Ci si chiede allora se gli Stati uniti sarebbero disposti a sacrificare i rapporti con Pechino per salvare quelli con Berlino. Il legame transatlantico \u00e8 messo alla prova dalle potenze emergenti, dalle ancora indecifrabili dinamiche di un nuovo equilibrio multipolare, nel quale l\u2019Europa sembra spostarsi inesorabilmente verso la periferia.<\/p>\n<p>Il discorso di Obama davanti alla Porta di Brandeburgo di Berlino chiarisce l\u2019ennesimo malinteso fra americani ed europei. In assenza di una minaccia diretta e nell\u2019illusione della fine della storia, \u201cla tentazione\u201d, ammette Obama, \u201c\u00e8 quella di rinchiudersi\u201d, di isolarsi ignorando nuove minacce, dal terrorismo all\u2019intolleranza che fomenta gli estremismi. <\/p>\n<p>Ma \u201cl&#8217;autocompiacimento non \u00e8 nel carattere delle grandi nazioni\u201d e tali sfide possono essere affrontate solo se Europa e Stati Uniti intendono la loro relazione come qualcosa di pi\u00f9 della somma di esperienze individuali, come una comunit\u00e0 di valori. L\u2019Alleanza atlantica \u00e8 \u201cil fondamento della sicurezza globale\u201d cos\u00ec come i legami commerciali fra le due sponde dell\u2019Atlantico sono il motore dell\u2019economia globale. Rievocando lo spirito di Berlino, Obama descrive quindi la preminenza strategica del legame fra America e Europa.<\/p>\n<p>L\u2019intervento di Daalder al <i>Carnegie Europe <\/i>di Bruxelles, ultimo discorso pubblico in qualit\u00e0 di ambasciatore degli Stati Uniti presso la Nato, pone alcune condizioni per il rafforzamento della comunit\u00e0 transatlantica. Anche in questo caso, vi \u00e8 un importante elemento di continuit\u00e0. Il <i>burden sharing<\/i>, ovvero il contributo degli europei allo sforzo militare dell\u2019alleanza, in particolare sotto il profilo delle spese per la difesa, \u00e8 una vecchia preoccupazione americana. Con la fine della guerra fredda e la scomparsa della minaccia sovietica, le capacit\u00e0 militari europee sono andate tuttavia drasticamente riducendosi.<\/p>\n<p>La crisi finanziaria, accompagnata a pesanti investimenti delle potenze emergenti nella difesa, hanno peggiorato ulteriormente il quadro. Se da una parte Daalder riafferma la capacit\u00e0 di America ed Europa di \u201caffrontare <i>insieme <\/i>qualsiasi sfida\u201d, dall\u2019altra mette l\u2019accento sull\u2019insostenibile disparit\u00e0 degli sforzi volti a mantenere in vita l\u2019Alleanza: \u201cun crescente coro di voci a Washington\u201d, osserva Daalder \u201cchiede che gli alleati contribuiscano maggiormente alla divisione delle spese\u201d. In altre parole, dal discorso emerge chiaramente come la rilevanza strategica dell\u2019Europa sia, secondo l\u2019ottica americana, legata alla rilevanza militare della Nato, i cui costi devono essere ribilanciati &#8211; attualmente, il contributo degli Stati Uniti ammonta al 75% delle spese totali dell\u2019Alleanza.<\/p>\n<p><b>Saldare il conto<\/b><br \/>Citando un film della fine degli anni Novanta, nella vita alcune cose non cambieranno mai, altre invece cambiano. Sia il <i>decoupling <\/i>che il <i>burden sharing <\/i>continuano ad essere elementi chiave della dialettica transatlantica. Il mondo multipolare pone per\u00f2 nuove importanti sfide, alle quali n\u00e9 gli Stati Uniti n\u00e9 l\u2019Europa si possono sottrarre. In questo senso, lo spostamento o <i>pivot <\/i>verso Est non interessa soltanto gli interessi strategici americani, ma le pi\u00f9 ampie dinamiche di potere internazionali. <\/p>\n<p>Allo stesso tempo, ondate di instabilit\u00e0 politica e sociale continuano ad interessare il vicinato europeo (ieri i Balcani, oggi il Mediterraneo), con nuove minacce asimmetriche che richiedono lo sviluppo di politiche originali e di lungo termine; ma anche di capacit\u00e0 e tecnologie adeguate per la gestione delle crisi nel breve o brevissimo periodo.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio nel rapporto fra sfide vicine e lontane, fra risposte di lungo termine e rapidi interventi di gestione delle crisi che si gioca il futuro delle relazioni fra alleati americani ed europei. Da Washington arrivano segnali della volont\u00e0 americana di agire <i>insieme<\/i>, unendo la compatibilit\u00e0 degli obiettivi strategici alla condivisione degli oneri.<\/p>\n<p>Come ha precisato Daalder, la mancanza di investimenti oggi riduce le capacit\u00e0 di domani e rinforza le minacce. L\u2019amministrazione Obama non \u00e8, come erroneamente si crede, indifferente alle questioni europee. Al contrario, dai discorsi di Berlino e Bruxelles emerge un\u2019offerta degli Stati Uniti agli alleati europei, tesa a rifondare un\u2019alleanza pi\u00f9 forte, ma anche pi\u00f9 europea.<\/p>\n<p>L\u2019Europa non pu\u00f2 esimersi dal dare una risposta. \u00c8 una prova di maturit\u00e0 politica. Da una parte, vi \u00e8 l\u2019impopolarit\u00e0 delle spese per la difesa in tempi di crisi economica. Dall\u2019altra, la consapevolezza, poco diffusa a livello di opinione pubblica, che la sicurezza ha un costo, e l\u2019America non \u00e8 &#8211; logicamente &#8211; disposta a pagare la parte del conto che non le spetta. <\/p>\n<p>Occorre allora razionalizzare, europeizzare le spese della difesa ridurre i costi sui singoli stati europei, attuare i programmi di <i>smart defence <\/i>e di <i>pooling and sharing<\/i>. Un\u2019utopia fino a pochi anni fa. Oggi, l\u2019unica condizione per il mantenimento di un saldo legame transatlantico. Affrontare da soli le sfide di sicurezza, nel vicinato europeo ed oltre, ci costerebbe molto di pi\u00f9.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I discorsi di Barack Obama a Berlino (21 giugno) e del rappresentante statunitense presso la Nato, Ivo Daalder, a Bruxelles (17 giugno) offrono interessanti spunti di riflessione sul significato di decoupling e burden sharing, due elementi che hanno caratterizzato le relazioni transatlantiche negli ultimi cinquanta anni. 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