{"id":23630,"date":"2013-07-09T00:00:00","date_gmt":"2013-07-08T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/attacco-alla-difesa\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:43","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:43","slug":"attacco-alla-difesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/07\/attacco-alla-difesa\/","title":{"rendered":"Attacco alla difesa"},"content":{"rendered":"<p>La Difesa italiana \u00e8 ormai abituata ai tagli, visto che la morsa delle ristrutturazioni dal 1975 ad oggi non si \u00e8 mai allentata. \u00c8 un processo permanente, vera e propria colonna sonora che da quarant\u2019anni accompagna le attivit\u00e0 del dicastero. Oggi, con la legge 31 dicembre 2012, n. 244, un nuovo strumento di riforma \u00e8 disponibile. Spiace per\u00f2 vedere come, anche in quest\u2019occasione, si sia voluta forzare attraverso uno strumento meramente contabile, una soluzione che per la Difesa ha un impatto esistenziale, senza averla prima fatto maturare attraverso almeno un tentativo di dibattito politico-strategico. <\/p>\n<p>Certo, ci sono state delle audizioni nel corso delle quali gli stessi Capi di Stato Maggiore hanno ammesso che, entro certi limiti, si pu\u00f2 ancora risparmiare, comprimere e ridurre. Ma l\u2019occasione di un dibattito vero tra le forze politiche nazionali, ancora una volta sembra essere stata sciupata.<\/p>\n<p><b>Chiarimento politico<\/b><br \/>Prima di mettere nuovamente mano alla forbice, per\u00f2, le cose da chiarire a livello politico sarebbero state ancora tante, a partire dalla definizione esatta dello strumento militare del quale il paese si deve dotare, e con quali obiettivi. \u00c8 un discorso che andrebbe affrontato sistematicamente, una volta per tutte e non solo episodicamente, per discutere il rinnovo per le missioni internazionali o criticare la partecipazione italiana al programma F-35. <\/p>\n<p>Ma, soprattutto, anche in questi casi le discussioni dovrebbero essere non gi\u00e0 di tipo ideologico, o populistico-elettorale, bens\u00ec di carattere politico-strategico, tecnico-operativo, militare e politico-industriale, costituzionale. Anche il rapporto tra il vero significato dell\u2019Art. 11 della nostra Costituzione e l\u2019impiego delle Forze armate andrebbe precisato una volta per tutte, al fine di evitare gli ostacoli e le perdite di tempo che ricorrentemente pregiudicano il sereno andamento dei rari dibattiti. <\/p>\n<p>Prima di mettere mano ai tagli, ad esempio, sarebbe stato interessante valutare politicamente la posizione e la forza della Nato, che &#8211; \u00e8 inutile girarci attorno &#8211; oggi \u00e8 erosa dalla lenta deriva statunitense. Oppure, la riluttanza dell\u2019Unione europea ad organizzarsi credibilmente in termini di sicurezza e difesa, aggravata dalla sempre pi\u00f9 evidente tendenza britannica a defilarsi da ogni impegno comunitario. <\/p>\n<p>Anche la sicurezza delle fonti energetiche meriterebbe un pensiero, mentre in proposito assistiamo a un continuo palleggio di responsabilit\u00e0 tra l\u2019Unione e la Nato. Non parliamo dei fumosi concetti su cui si impernia la cosiddetta \u201cresponsabilit\u00e0 di proteggere\u201d, che rischia di rimanere una foglia di fico a disposizione di chiunque ne voglia approfittarne. Tutti potenzialmente eccellenti argomenti di dibattito politico, che eviterebbero all\u2019Italia di andare sempre a rimorchio di altri.<\/p>\n<p><b>Le idee non mancano<\/b><br \/>L\u2019Istituto affari internazionali ha offerto e continua ad offrire il suo contributo: ricordiamo solo le recenti conferenze sulle missioni internazionali, sull\u2019articolo 11, le attivit\u00e0 a favore degli Uffici parlamentari, il progetto di ricerca<i> Defense Matters <\/i>e tanti altri. Ma la vera occasione da non perdere per le forze politiche si sta avvicinando rapidamente: nel prossimo dicembre si riunir\u00e0 a Bruxelles il Consiglio europeo, per la prima volta anche in formato \u201cMinistri della Difesa\u201d. <\/p>\n<p>\u00c8 d\u2019obbligo arrivarci preparati, dopo un dibattito interno che tolga ogni dubbio e faccia cadere ogni velo. Qualcosa pare si stia muovendo. A maggio, il ministro della difesa Mario Mauro aveva illustrato in Parlamento le sue linee guida, riconoscendo ampiamente questa esigenza. Non molto dopo il presidente della Commissione difesa del Senato, Nicola La Torre, sottolineava la particolare rilevanza dell\u2019appuntamento di dicembre sia in relazione alla definizione di un efficace sistema di difesa europeo, sia in considerazione dei processi di riforma che coinvolgono lo strumento militare nazionale.<\/p>\n<p>\u00c8 dei giorni scorsi la presa di posizione del Consiglio supremo di difesa, presieduto da Giorgio Napolitano, sul rapporto governo-parlamento in termini di armamenti. L\u2019auspicio \u00e8 ora che le due commissioni, esteri e difesa, possano procedere all\u2019elaborazione di una posizione nazionale condivisa dal governo, che la dovr\u00e0 sostenere a Bruxelles.<\/p>\n<p><b>Piede giusto<\/b><br \/>Questa volta l\u2019Italia \u00e8 obbligata a partire con il piede giusto. Una nuova legge-quadro di riforma c\u2019\u00e8 e, nel bene e nel male, \u00e8 necessario che Stati maggiori, ministero, governo e forze politiche collaborino lealmente per poter disporre in tempi brevi  dei decreti legislativi necessari per l\u2019attuazione. E, soprattutto, il lavoro va fatto con reciproca solidariet\u00e0 e senza tradire lo spirito che ha informato la stesura della legge.<\/p>\n<p>Siamo in emergenza, e purtroppo questa nuova operazione di riforma dovr\u00e0 essere ancora una volta condotta invertendo il metodo classico della pianificazione strategica, che dovr\u00e0 comunque essere messa \u201ca monte\u201d, ma solo dopo. Ci\u00f2 significa che dalle risorse finanziarie prevedibilmente disponibili discendono a cascata i volumi organici, le strutture e i mezzi, e, di conseguenza, quello che si usa definire il \u201clivello di ambizione sostenibile\u201d. Prima operazione, quindi, deve essere quella di ridurre ancora volumi e strutture. In questo processo, <i>Spending review <\/i>e riforma del settore vanno letti assieme, in quanto l\u2019una anticipa l\u2019altra. <\/p>\n<p>Il discorso sui decreti sarebbe ancora lungo, ma in questa sede non pu\u00f2 e non deve diventare analitico. Bisognerebbe, ad esempio, introdurre il concetto di manutenzione unificata &#8211; laddove compatibile &#8211; dei mezzi omogenei; recepire o meno, ma ufficialmente, i concetti di <i>Smart Defense<\/i>, <i>Smart Procurement<\/i> e <i>Pooling and Sharing<\/i>, affrontando le conseguenti rilocazioni anche nel settore industriale. <\/p>\n<p>Anche qui, qualche indicazione in sede di decreto pu\u00f2 essere data, visto che nel settore il termine \u201cspecializzazione\u201d equivale, pi\u00f9 o meno, a quello di \u201crivoluzione\u201d. I principali programmi in corso sono gi\u00e0 stati pensati per soddisfare questi concetti, ma devono continuamente attraversare campi minati ideologici &#8211; per non dire settari &#8211; prima ancora che finanziari. Infine &#8211; i tempi non sono affatto prematuri &#8211; andrebbe fatta una riflessione sul futuro duale della componente \u201cspazio\u201d, prima che l\u2019<i>expertise <\/i>militare pazientemente conseguita vada dispersa.<\/p>\n<p>Non illudiamoci che tutto questo possa portare a risparmi immediati: dopo tanti anni, abbiamo imparato che ogni ristrutturazione all\u2019inizio \u00e8 un costo. Questo va accettato, ma non deve scoraggiare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Difesa italiana \u00e8 ormai abituata ai tagli, visto che la morsa delle ristrutturazioni dal 1975 ad oggi non si \u00e8 mai allentata. \u00c8 un processo permanente, vera e propria colonna sonora che da quarant\u2019anni accompagna le attivit\u00e0 del dicastero. 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