{"id":23640,"date":"2013-07-10T00:00:00","date_gmt":"2013-07-09T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-lezione-egiziana\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:42","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:42","slug":"la-lezione-egiziana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/07\/la-lezione-egiziana\/","title":{"rendered":"La lezione egiziana"},"content":{"rendered":"<p>Quanto sta accadendo lungo il Nilo non si presta a facili letture e gli analisti brancolano tra golpe popolare, colpo di stato, sollevazione popolare e rivoluzione. Mai come in quest\u2019occasione le consuete categorie della scienza politica si rivelano inadeguate. A Washington e nelle capitali europee si \u00e8 evitato il termine golpe, preferendo \u201cimpeachment popolare\u201d o \u201cgolpe rivoluzionario\u201d, a riprova, se mai ce ne fosse bisogno, dell\u2019ambiguit\u00e0 della situazione. <\/p>\n<p>Per gli Stati Uniti trovare una definizione appropriata \u00e8 un problema ancora pi\u00f9 spinoso. Una legge obbliga, infatti, l\u2019amministrazione americana a sospendere ogni forma di aiuto non-umanitario a un governo salito al potere con un colpo di stato. <\/p>\n<p>Nello specifico caso egiziano, ci\u00f2 avrebbe portato al congelamento di aiuti per un ammontare di un miliardo e mezzo di dollari l\u2019anno, l\u201985% dei quali destinato a coprire il 20% del bilancio dell\u2019esercito. Temendo per la stabilit\u00e0 del paese e in virt\u00f9 del suo saldissimo rapporto con le forze armate, Washington ha evitato di far scattare la clausola citata, ma ha chiesto il rapido ritorno a una transizione democratica gestita da istituzioni civili. <\/p>\n<p><b>Salda alleanza<\/b><br \/>Secondo buona parte dei manifestanti egiziani, gli Stati Uniti sarebbero stati i principali alleati dei Fratelli Musulmani, contribuendo a rallentarne la caduta, ma la realt\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 complessa. Effettivamente nel corso dell\u2019ultimo anno vi \u00e8 stata da parte dell\u2019amministrazione statunitense un\u2019apertura ufficiale di credito verso la democrazia di stampo islamista incarnata dai Fratelli musulmani. <\/p>\n<p>Allo stesso tempo, si \u00e8 forse dimenticato troppo in fretta la frase con cui Barak Obama gel\u00f2 Mohammed Mursi all\u2019indomani delle manifestazioni anti-americane del settembre 2012: \u201cL\u2019Egitto non un alleato, ma nemmeno un nemico\u201d. <\/p>\n<p>Il fulcro della politica statunitense verso il Cairo \u00e8 stato, ed \u00e8 tutt\u2019ora, garantire la prosecuzione di una transizione democratica. \u00c8 difficile pensare che a Washington si preferisca Mohamed Mursi a Mohamed El-Baradei. La realistica presa d\u2019atto dei rapporti di forza ha indotto per\u00f2 gli Stati Uniti a tentare di creare una relazione costruttiva con la maggioranza di turno, mantenendo comunque saldo l\u2019asse portante delle relazioni con il Cairo: l\u2019alleanza con i militari. Una strategia prudente che ha permesso a Washington di preservare i propri interessi in Egitto senza dover scegliere, come in passato, tra il sostegno alla stabilit\u00e0 e la promozione della democrazia.<\/p>\n<p><b>Amicizie pi\u00f9 o meno pericolose<\/b><br \/>A livello regionale, il fallimento dell\u2019esperimento dei Fratelli musulmani in Egitto consolida ulteriormente il ruolo egemonico conservatore dell\u2019Arabia Saudita, altro caposaldo della politica statunitense. La soddisfazione dei sauditi \u00e8 duplice: le ambizioni del Qatar, che aveva puntato forte sui Fratelli musulmani, sono state ridimensionate, e l\u2019Iran ha subito uno scacco. Teheran vede infatti sfumare la possibilit\u00e0 di una riapertura delle relazioni diplomatiche con l\u2019Egitto che Mursi stava intraprendendo.<\/p>\n<p>Anche il regime di Omar al-Bashir in Sudan perde un alleato fondamentale. Khartoum aveva infatti accolto Mursi in grande stile per celebrare la ritrovata sintonia dopo il gelo dell\u2019era di Mubarak, prospettando un \u201casse islamista\u201d lungo il Nilo che aveva suscitato i timori di numerosi governi, da Israele a Etiopia.<\/p>\n<p>Ancora pi\u00f9 grave appare la posizione di Hamas, il gruppo islamista palestinese che governa la Striscia di Gaza. Il rapporto tra Hamas e le forze armate egiziane era ai minimi termini gi\u00e0 prima del 30 giugno, a causa della persistente instabilit\u00e0 del Sinai. La chiusura del valico di Rafah e la distruzione dei tunnel sottostanti sono un chiaro segnale di come l\u2019esercito egiziano tema azioni di destabilizzazione da parte di militanti islamisti provenienti da Gaza. Le conseguenze di tali misure sulla popolazione civile, tuttavia, rischiano di porre l\u2019Egitto in una posizione molto difficile, imponendo quantomeno un allentamento del blocco.<\/p>\n<p>Se le amicizie pericolose coltivate dai Fratelli musulmani si sono interrotte bruscamente, il colpo pi\u00f9 grosso l\u2019ha accusato l\u2019Islam politico che pareva trionfante all\u2019indomani delle rivoluzioni del 2011. Il partito Giustizia e Sviluppo in Turchia ( Akp) e al-Nahda in Tunisia hanno condannato gli sviluppi in Egitto, temendo che potessero incoraggiare le rispettive opposizioni. <\/p>\n<p><b>Fratellanza maestra<\/b><br \/>\u00c8 probabile che quanto accaduto in Egitto induca molti movimenti islamisti a una riflessione sugli errori e le forzature compiuti dalla Fratellanza, che \u00e8 ancora una volta destinata a fare scuola. La frustrazione di questi giorni pu\u00f2 poi alimentare fenomeni di radicalizzazione con potenziali effetti destabilizzanti.<\/p>\n<p>Infine, pochi hanno notato come la presa di posizione forse pi\u00f9 dura contro l\u2019intervento delle forze armate egiziane sia stata quella dell\u2019Unione africana, che ha sospeso l\u2019Egitto dall\u2019organizzazione. Tale decisione rientra all\u2019interno di una prassi ormai consolidata: negli ultimi anni misure analoghe sono state adottate nei confronti di Guinea Bissau, Niger, Madagascar e Mali. Il caso dell\u2019Egitto si presenta tuttavia pi\u00f9 spinoso perch\u00e9 rischia di indebolire la posizione del Cairo nei confronti dell\u2019Etiopia, proprio mentre \u00e8 in atto una crisi diplomatica che riguarda la gestione delle acque del Nilo.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 indica che la nuova crisi egiziana pu\u00f2 avere ripercussioni serie, e a vasto raggio, sulla stabilit\u00e0 del Medioriente, cambiandone gli equilibri e inducendo gli attori regionali a riconsiderare strategie ed alleanze.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quanto sta accadendo lungo il Nilo non si presta a facili letture e gli analisti brancolano tra golpe popolare, colpo di stato, sollevazione popolare e rivoluzione. Mai come in quest\u2019occasione le consuete categorie della scienza politica si rivelano inadeguate. 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