{"id":23650,"date":"2013-07-10T00:00:00","date_gmt":"2013-07-09T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/chi-decide-sugli-f35\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:42","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:42","slug":"chi-decide-sugli-f35","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/07\/chi-decide-sugli-f35\/","title":{"rendered":"Chi decide sugli F35"},"content":{"rendered":"<p>Hanno suscitato un vivace dibattito i contenuti del comunicato stampa della riunione del Consiglio Supremo di Difesa del 3 luglio scorso, a valle della risoluzione approvata dalla Camera il 26 giugno, con la quale,tra l\u2019altro, si vincolava il governo a non procedere con ulteriori atti contrattuali nel programma F35 prima di un\u2019indagine conoscitiva parlamentare.<\/p>\n<p>Qualcuno vi ha voluto vedere una sorta di espropriazione delle facolt\u00e0 di controllo del Parlamento sulle attivit\u00e0 di governo, facolt\u00e0 che, secondo questi analisti, sono state reiterate e rafforzate dalla legge delega sulla riforma delle Forze armate recentemente approvata (L. 244\/12) che affiderebbe alle Camere l\u2019ultima parola in merito alle acquisizioni di nuovi sistemi d\u2019arma. <\/p>\n<p>In realt\u00e0 questo potere il Parlamento gi\u00e0 l\u2019ha, ma non nei termini prospettati in questa circostanza, e le critiche al Consiglio supremo sono sostanzialmente infondate.<\/p>\n<p><b>Parlamento chiave<\/b><br \/>Osserviamo innanzitutto che in linea generale il controllo del Parlamento sul governo si estrinseca nell\u2019istituto della fiducia, accordata, rifiutata o revocata. <\/p>\n<p>Pertanto gli atti dell\u2019esecutivo sono per loro natura soggetti ad un\u2019implicita approvazione parlamentare; ma un\u2019altra forma di controllo, ben pi\u00f9 puntuale, che si esercita con molta pi\u00f9 facilit\u00e0 anche nel dettaglio, risiede nell\u2019annuale approvazione del bilancio e degli atti collegati: nulla infatti vieta al Parlamento di intervenire su singole voci, soprattutto in sede di esame nelle Commissioni, facendo quindi mancare la copertura finanziaria a specifici programmi che il Parlamento, nella sua maggioranza, non condivida, senza con ci\u00f2 giungere alla caduta di un esecutivo.<\/p>\n<p>Quando poi si parla di programmi di acquisizioni della difesa volti a aumentare le capacit\u00e0 operative (sono infatti esclusi da questa procedura  i provvedimenti volti al mantenimento delle dotazioni o al ripianamento delle scorte), gi\u00e0 prima dell\u2019approvazione della L. 244\/12, il quadro normativo prevedeva il coinvolgimento preventivo delle commissioni difesa per un parere, obbligatorio, ma non vincolante, circa l\u2019avvio del programma in esame. <\/p>\n<p>Nel passato non si ricordano pareri negativi delle commissioni. Al pi\u00f9 si possono citare pareri positivi con specifiche raccomandazioni, come fu nel caso del JSF, per il quale si raccomandava, tra l\u2019altro, una particolare vigilanza sui ritorni industriali connessi.<\/p>\n<p>La nuova legge rinforza i poteri delle commissioni, secondo procedure definite nel minimo dettaglio al comma 2 dell\u2019art. 4, che prevede una sorta di procedimento aggravato, con un eventuale parere negativo obbligatorio in seconda lettura, a maggioranza assoluta dei componenti la Commissione. Si tratta, ovviamente di un\u2019ipotesi quasi accademica, in quanto di per s\u00e9 prefigura la rottura del rapporto di fiducia tra Parlamento e governo.<\/p>\n<p><b>Potere di veto<\/b><br \/>Il quadro sopra descritto, dunque, ben giustifica quanto si legge nel comunicato finale del Consiglio Supremo: \u201ctale facolt\u00e0 del Parlamento non pu\u00f2 tradursi in un diritto di veto su decisioni operative e provvedimenti tecnici che, per loro natura, rientrano tra le responsabilit\u00e0 costituzionali dell\u2019esecutivo\u201d.<\/p>\n<p>Nel caso F35, in passato pi\u00f9 volte le commissioni difesa si sono espresse in modo favorevole, pi\u00f9 volte il Parlamento ha approvato bilanci ove il programma era esplicitamente citato con i relativi finanziamenti.<\/p>\n<p>In questo quadro, come si pu\u00f2 proceduralmente e giuridicamente giustificare una moratoria che di per s\u00e9 rischia di avere conseguenze negative per la prontezza operativa delle nostre Forze armate  e per le prospettive industriali, e quindi occupazionali, per il nostro complesso industriale? <\/p>\n<p>Pare dunque ben giustificata la puntualizzazione del Consiglio supremo, in una visione specificamente finalizzata al conseguimento degli obiettivi politici del governo. Nessuna obiezione, dunque, ad un\u2019indagine conoscitiva che faccia chiarezza sul programma, sul suo sviluppo, sui costi connessi e sulla sua importanza per il nostro paese. <\/p>\n<p>Ma altrettanta chiarezza si deve esigere sulle modalit\u00e0 di controllo parlamentare: una mozione, per quanto approvata con una solida maggioranza, non pu\u00f2 cancellare con un colpo di spugna un iter rigoroso, formalmente ineccepibile, che ha visto la convergenza di volont\u00e0 politica di almeno cinque governi, di vario colore e di almeno quattro assise parlamentari.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Hanno suscitato un vivace dibattito i contenuti del comunicato stampa della riunione del Consiglio Supremo di Difesa del 3 luglio scorso, a valle della risoluzione approvata dalla Camera il 26 giugno, con la quale,tra l\u2019altro, si vincolava il governo a non procedere con ulteriori atti contrattuali nel programma F35 prima di un\u2019indagine conoscitiva parlamentare. 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