{"id":23660,"date":"2013-07-11T00:00:00","date_gmt":"2013-07-10T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-pericoloso-tango-di-cristina-kirchner\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:42","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:42","slug":"il-pericoloso-tango-di-cristina-kirchner","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/07\/il-pericoloso-tango-di-cristina-kirchner\/","title":{"rendered":"Il pericoloso tango di Cristina Kirchner"},"content":{"rendered":"<p>In Argentina il passato sembra sempre pi\u00f9 promettente rispetto al futuro. Chiunque governi a Buenos Aires cerca sempre di riproporre ricette politiche, economiche e sociali applicate in presunti \u201cmomenti gloriosi\u201d della storia del paese. Molto spesso, per\u00f2, le scelte fatte in momenti entrati nel mito della storia argentina &#8211; come nel caso del governo di Juan Domingo Peron, che deindustrializz\u00f2 il paese e lo rese completamente dipendente dalle importazioni &#8211; furono le basi delle successive crisi economiche e dei disastri politici che in seguito flagellarono l\u2019Argentina. <\/p>\n<p>Il governo dell\u2019attuale presidente Cristina Kirchner non si sottrae da questa immaginifica tradizione. Negli ultimi mesi, infatti, la Casa Rosada ha varato una serie di provvedimenti economici protezionistici che stanno portando l\u2019Argentina verso un rapido collasso. Le decisioni pi\u00f9 significative sotto il profilo economico sono il congelamento dei prezzi, l\u2019aumento di dazi doganali, l\u2019incremento della tassazione sulle esportazioni e lo stretto controllo nel cambio tra peso e dollaro. <\/p>\n<p><b>Ac\u00e1 no hay inflaci\u00f3n<\/b><br \/>A partire da febbraio il governo argentino ha imposto per ben due volte un congelamento dei prezzi dei carburanti e di oltre 500 prodotti di prima necessit\u00e0. Una scelta molto comune nell\u2019Argentina negli anni \u201980, che da trent\u2019anni produce sempre gli stessi risultati: scarsit\u00e0 di prodotti, sviluppo del mercato nero e, in ultima istanza, un aumento dei prezzi. Anche questa volta non \u00e8 andata diversamente.<\/p>\n<p>Il paradosso \u00e8 che questa scelta \u00e8 stata presa proprio per cercare di frenare l\u2019inflazione, stimata ufficialmente dal governo al 10% l\u2019anno, ma che secondo centri studi e ricerche indipendenti si attesterebbe tra il 20% e il 30%. Da pi\u00f9 parti l\u2019esecutivo Kirchner \u00e8 tacciato di aver volutamente ritoccato i metodi di calcolo della variazione dei prezzi per presentare dati politicamente pi\u00f9 accomodanti. <\/p>\n<p>Tra i grandi accusatori il caso pi\u00f9 clamoroso \u00e8 quello della direttrice del Fondo monetario internazionale (Fmi), Christine Lagarde, che non ha usato mezzi termini, presentando per la prima volta nella storia dell\u2019istituzione una dichiarazione formale di censura per l&#8217;inaccuratezza dei dati economici (oltre all\u2019inflazione, infatti, sarebbero alterate anche proiezioni di crescita, indici di povert\u00e0, riserve valutarie, ecc.). Una procedura che potrebbe concludersi addirittura con l&#8217;espulsione del Paese dal Fmi se Buenos Aires non torner\u00e0 sui suoi passi entro la fine di settembre.<\/p>\n<p><b>Protezionismo e nuovi dazi<\/b><br \/>L\u2019impennata dei prezzi in atto in Argentina \u00e8 stata provocata da scelte di politica economica fatte negli ultimi mesi, come l\u2019aumento arbitrario dei dazi e delle restrizioni alle importazioni per una ampia gamma di prodotti, senza neanche escludere i suoi partner del Mercosul. Una decisione che ha provocato scompensi negli scambi commerciali, ma che soprattutto ha aggravato la gi\u00e0 problematica situazione inflazionaria e aumentato la scarsit\u00e0 di beni in circolazione. <\/p>\n<p>I sintomi di una condizione economica sempre pi\u00f9 insostenibile sono, oltre agli scaffali vuoti nei supermercati, la chiusura dei principali negozi del settore del lusso di Buenos Aires. Sulla Avenida Alvear, elegante viale dove storicamente erano concentrate le boutique di grandi marchi internazionali, ora le serrande sono perennemente abbassate. <\/p>\n<p>Le griffe internazionali lasciano l\u2019Argentina principalmente perch\u00e9 non riescono pi\u00f9 ad importare i loro prodotti, che comunque risulterebbero carissimi alla clientela locale a causa degli interventi del governo nel cambio tra il peso e il dollaro. <\/p>\n<p>Per cercare di evitare la fuga di capitali, a partire dall\u2019ottobre 2011 la Casa Rosada ha varato una serie di restrizioni all\u2019acquisto di dollari per i cittadini argentini, che possono convertire i loro pesos soltanto con un\u2019autorizzazione statale. A nulla sono servite le manifestazioni di protesta della popolazione, tradizionalmente abituata ad avere i propri risparmi in valuta americana e a realizzare numerose transazioni economiche, come l\u2019acquisto di immobili, direttamente in dollari.<\/p>\n<p>Naturalmente questo provvedimento ha generato un florido mercato nero di biglietti verdi, arrivato ad avere una quotazione parallela rispetto al cambio ufficiale, chiamata \u201cdollar blue\u201d, che viene addirittura pubblicata sui giornali. Per le strade di Buenos Aires \u00e8 diventato comune incontrare persone che realizzano operazioni di cambio illegali nelle chiamate \u201ccuevas\u201d (caverne). <\/p>\n<p><b>Contro le aziende straniere<\/b><br \/>Le restrizioni hanno proibito le rimesse di utili di aziende verso l\u2019estero, disincentivando ulteriormente gli investimenti diretti esteri in Argentina, gi\u00e0 sofferenti a causa dei costanti interventi del governo che hanno minato la fiducia degli imprenditori. Il rapporto tra il governo e le aziende straniere, in particolare con quelle brasiliane, si pu\u00f2 definire come una vera e propria guerra, combattuta a colpi di misure arbitrarie che limitano le attivit\u00e0 economiche in territorio argentino. <\/p>\n<p>\u00c8 il caso della multinazionale America latina logistica (All), che si \u00e8 vista cancellare da un giorno all\u2019altro una concessione ferroviaria dal ministro dell\u2019Interno e dei Trasporti, venendone informata a mezzo stampa, senza nemmeno un comunicato ufficiale. Altro caso \u00e8 quello della Jbs, la pi\u00f9 grande produttrice di carni del mondo, costretta a chiudere quattro dei suoi cinque impianti produttivi in Argentina dopo che il governo ha imposto la vendita della carne ad un prezzo politico, pi\u00f9 basso dei costi di produzione.<\/p>\n<p>Infine, anche il Pil argentino, che dal default del 2001 sembrava crescere in media del 7% l\u2019anno, nel 2012 ha tenuto il passo, raggiungendo soltanto l\u20191,2%. Quest\u2019anno, bench\u00e9 le previsioni della Kirchner indichino una crescita del 3%, secondo studi indipendenti non dovrebbe andare oltre l\u20191%, mentre secondo i dati ufficiali la disoccupazione toccherebbe l\u20198%. <\/p>\n<p>Sommando questi dati ad un debito pubblico che aumenta trainato dalle spese intraprese dal governo in vista delle prossime elezioni, cresciute di quasi il 40% nei primi 5 mesi del 2013, la situazione economica argentina non appare affatto rosea. Secondo diversi analisti, i conti di Buenos Aires si avvicinerebbero pericolosamente ad una situazione analoga a quella del 2001.<\/p>\n<p>Sul fronte politico le scelte della Casa Rosada appaiono quantomeno singolari. Due esempi su tutti: in primi la ripresa della retorica sulle Falkland\/Malvinas, che tornano a essere rivendicate a trent\u2019anni dalla fine della guerra, persa, contro il Regno Unito. Un argomento che la Kirchner \u00e8 arrivata a presentare a Papa Francesco, durante l\u2019udienza a lei riservata poco dopo l\u2019elezione, chiedendogli di intercedere con Londra, forse dimenticando che il capo della chiesa d\u2019Inghilterra \u00e8 la regina Elisabetta II. <\/p>\n<p>E in secondo luogo le manovre quotidiane per cercare di rendere l\u2019opposizione inoffensiva, culminate con le famigerate \u201clegge sulla stampa\u201d e \u201cla riforma giudiziaria\u201d, varate per mettere a tacere la stampa critica e i giudici considerati ribelli, entrambe cassate dalla Suprema Corte argentina per manifesta incostituzionalit\u00e0.<\/p>\n<p>La presidente Kirchner ama ripercorrere le scelte compiute dai suoi predecessori. Ma a furia di ripetere gli errori del passato, sta portando l\u2019Argentina a danzare un pericoloso tango, sempre pi\u00f9 vicino al ciglio di un burrone.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In Argentina il passato sembra sempre pi\u00f9 promettente rispetto al futuro. Chiunque governi a Buenos Aires cerca sempre di riproporre ricette politiche, economiche e sociali applicate in presunti \u201cmomenti gloriosi\u201d della storia del paese. 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