{"id":23700,"date":"2013-07-17T00:00:00","date_gmt":"2013-07-16T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/guerra-dellacqua-tra-egitto-e-etiopia\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:41","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:41","slug":"guerra-dellacqua-tra-egitto-e-etiopia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/07\/guerra-dellacqua-tra-egitto-e-etiopia\/","title":{"rendered":"Guerra dell\u2019acqua tra Egitto e Etiopia"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Egitto \u00e8 nuovamente in transizione. Mentre il premier Hazem Beblawi cerca di formare il nuovo governo, il suo vice, Mohammed el-Baradei, inizia a lavorare sui dossier internazionali. Oltre alle relazioni con l\u2019Occidente, el-Baradei dovr\u00e0 anche pensare a quelle con i vicini africani, a partire dall\u2019Etiopia. <\/p>\n<p>Prima di essere deposto dai militari, l\u2019ex presidente Mohammed Mursi aveva infatti iniziato una vera e propria guerra per l\u2019acqua con Addis Abeba. Il <i>casus belli<\/i>? L\u2019avvio, a fine maggio, dei lavori per la deviazione delle acque del Nilo blu. La diga <i>Renaissance <\/i>che Addis Abeba ha iniziato a costruire rischia infatti di ridurre in misura sostanziale il flusso delle acque verso gli altri nove paesi attraversati dal Nilo, <i>in primis <\/i>Egitto e Sudan. <\/p>\n<p><b>Storica diatriba<\/b><br \/>La controversia sulla distribuzione dell\u2019acqua del Nilo &#8211; circa 90 milioni di metri cubi annui &#8211; \u00e8 gi\u00e0 stata affrontata da Egitto, Sudan e Gran Bretagna nel 1929. L\u2019accordo firmato in quell\u2019anno assegnava al Cairo 48 milioni di metri cubi di acqua, mentre a Khartoum ne andavano quattro. <\/p>\n<p>Dopo l\u2019indipendenza sudanese e mentre l\u2019Egitto cercava fondi per costruire la Grande diga di Assuan &#8211; la seconda dopo quella terminata nel 1902 dai britannici &#8211; questi accordi hanno avuto bisogno di una revisione. Nel 1959, Egitto e Sudan hanno infatti concordato di spartirsi equamente 10 miliardi di metri cubi d\u2019acqua fatta confluire nel Lago Nasser. Al primo spettano poi 55.5 miliardi di metri cubi annui &#8211; due terzi di quelli portati ad Assuan &#8211; mentre al secondo il rimanente terzo, ovvero 18.5 miliardi. <\/p>\n<p>Cos\u00ec facendo questi due paesi hanno messo le mani sulle acque del Nilo, escludendo di fatto dalle trattative l\u2019Etiopia che ha da subito rivendicato i suoi diritti su quell\u2019acqua che nasce anche sul suo territorio. L\u2019eredit\u00e0 di questi accordi? Potenziali conflitti non solo tra Sudan, Egitto ed Etiopia, ma anche con gli altri sei paesi attraversati dal Nilo. Nel 1997 anche le Nazioni Unite hanno affrontato la questione attraverso una Convenzione, ma neanche questa \u00e8 riuscita a sciogliere i principali nodi legali.<\/p>\n<p><b>Sogni etiopici<\/b><br \/>\u00c8 anche per questo che nel 2011 l&#8217;Etiopia ha annunciato il suo progetto di costruzione di una diga in grado di produrre oltre seimila megawatt di energia per s\u00e9 e per i vicini, compreso il neonato Sud Sudan. Tra i principali costruttori compare anche il gruppo italiano Salini. Qualora venisse completata, la diga sar\u00e0 la pi\u00f9 grande centrale idroelettrica dell&#8217;Africa e creer\u00e0 il pi\u00f9 esteso lago artificiale dell&#8217;Etiopia, con una capacit\u00e0 di 63 miliardi di metri cubi d&#8217;acqua.<\/p>\n<p>Per contenere le smanie di Addis Abeba di trasformarsi in un <i>hub <\/i>dell&#8217;energia continentale, gi\u00e0 l\u2019Egitto di Mubarak aveva iniziato le negoziazioni. L\u2019ultimo incontro tra le parti si era tenuto proprio il 25 maggio, quando Egitto ed Etiopia avevano raggiunto un accordo per \u201cproseguire nelle attivit\u00e0 di coordinamento per la questione del Nilo blu, impegnandosi a non danneggiarsi reciprocamente\u201d. L&#8217;intesa prevedeva l&#8217;istituzione di una commissione mista tra Egitto, Etiopia e Sudan per discutere il progetto etiopico. L&#8217;annuncio di Addis Abeba ha per\u00f2 azzerato tutto, suscitando la viva preoccupazione degli altri due paesi e mobilitando la diplomazia cairota.<\/p>\n<p><b>Solo la via diplomatica<\/b><br \/>Se, da un lato, i partiti di quella che fino al 3 luglio scorso era l\u2019opposizione egiziana hanno l\u2019occasione di mettere in luce l\u2019incapacit\u00e0 governativa della dirigenza islamista, dall\u2019altro quest\u2019ultima ha cercato di contenere gli eccessivi allarmismi, trattando con la controparte etiope. <\/p>\n<p>Grazie alla creazione di una commissione tripartita che comprende anche il Sudan, l\u2019Egitto ha tentato di capire quale potrebbe essere l\u2019effettivo impatto della realizzazione della diga. Il rapporto di questa commissione non ha per\u00f2 soddisfatto il Cairo e l\u2019ex presidente Mohammed Mursi ha convocato a raccolta anche alcuni membri dell\u2019opposizione per decidere le mosse da compiere. Questo incontro, per\u00f2, non ha fatto che aggravare la crisi diplomatica. Non sapendo di essere in diretta sulla televisione di stato, alcuni partecipanti hanno infatti pronunciato frasi fuori luogo che non sono piaciute ad Addis Abeba.<\/p>\n<p>Gaffe a parte, in Egitto non vi \u00e8 neanche una comune percezione della effettiva gravit\u00e0 della questione e l\u2019ex governo islamista non si \u00e8 mostrato eccessivamente preoccupato.<\/p>\n<p>Secondo Hani Raslan, responsabile dell\u2019unit\u00e0 di ricerca Nile Basin al centro cairota di studi politici e strategici di <i>Al-Ahram<\/i>, la costruzione della diga avrebbe per\u00f2 effetti devastanti sull\u2019Egitto e sulla sua sicurezza. \u00c8 proprio per questo che Hamdeen Sabbahi, nazionalista arrivato terzo alle ultime presidenziali, propone di punire quanti sostengono, anche finanziariamente, il progetto etiope. Secondo Sabbahi, alle navi che provengono da questi paesi dovrebbe essere impedito il transito lungo il canale di Suez. Nelle file dei salafiti, gli islamisti pi\u00f9 radicali, c\u2019\u00e8 chi, come sheikh Abdel-Akher Hammad della Gamaa Al-Islamiya, descrive l\u2019azione etiope come una vera e propria dichiarazione di guerra.<\/p>\n<p>Fino ad ora il governo per\u00f2 non ha avuto  dubbi. La questione deve essere risolta per via diplomatica. L\u2019Egitto stretto dalla crisi economica non potrebbe mai pensare a un intervento militare che fermi la costruzione, soprattutto dopo aver scoperto che il Sudan &#8211; il cui regime non ha mai nascosto di essere a favore degli islamisti egiziani &#8211; \u00e8 piuttosto accomodante nei confronti dell\u2019Etiopia.<\/p>\n<p>Per aumentare le piste di negoziazione, Mursi chiese anche l\u2019aiuto di Tawdros II, il nuovo papa della chiesa copta. Vista la relazione con la chiesa etiope, il compito di Tawdros sarebbe quello di convincere Addis Abeba a trovare una soluzione che soddisfi entrambi le parti, mettendo la parola fine a una diatriba difficile da gestire per un paese occupato nella sua complessa transizione. <\/p>\n<p>Con l\u2019uscita di scena di Mursi, l\u2019Unione africana ha accusato i militari di essere dei golpisti, espellendo l\u2019Egitto dal suo circolo. Questo potrebbe costringere El-Baradei a rivedere la tattica egiziana, visto che la decisione dell\u2019Unione rischia di indebolire la posizione del Cairo nei confronti dell\u2019Etiopia.<\/p>\n<p>Sul dossier per\u00f2 nessuno si \u00e8 ancora pronunciato. Secondo alcune indiscrezioni, Addis Abeba potrebbe anche pensare di approfittare di questo complesso momento egiziano per allungare il passo sulla costruzione. Con i militari nuovamente sulla scena, a voler testare nuovamente il terreno per\u00f2 \u00e8 anche l\u2019Etiopia. <\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Egitto \u00e8 nuovamente in transizione. Mentre il premier Hazem Beblawi cerca di formare il nuovo governo, il suo vice, Mohammed el-Baradei, inizia a lavorare sui dossier internazionali. Oltre alle relazioni con l\u2019Occidente, el-Baradei dovr\u00e0 anche pensare a quelle con i vicini africani, a partire dall\u2019Etiopia. 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