{"id":23730,"date":"2013-07-22T00:00:00","date_gmt":"2013-07-21T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-cina-rallenta-i-mercati-applaudono\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:40","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:40","slug":"la-cina-rallenta-i-mercati-applaudono","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/07\/la-cina-rallenta-i-mercati-applaudono\/","title":{"rendered":"La Cina rallenta, i mercati applaudono"},"content":{"rendered":"<p>Il 15 luglio, la Cina ha diffuso i dati sulla crescita economica relativi al secondo trimestre 2013, riportando un rallentamento rispetto al gi\u00e0 contenuto 7,7% del primo trimestre, fino a toccare un pressoch\u00e9 inedito 7,5%. \u00c8 il dato pi\u00f9 basso degli ultimi 23 anni per il colosso emergente dell\u2019economia mondiale. Questi numeri avrebbero potuto preoccupare i mercati internazionali, in primis quelli asiatici. Eppure, al termine della giornata, la borsa di Shanghai segnava un rassicurante +1% (Shanghai Composite Index). Tutti gli altri mercati della regione mostravano un cauto ottimismo. Che cosa si cela dietro questa apparente contraddizione?<\/p>\n<p><b>In linea con le aspettative<\/b><br \/>Come spesso accade, la reazione dei mercati \u00e8 frutto di una combinazione di motivi tra loro separati, ancorch\u00e9 interconnessi. La prima e pi\u00f9 importante ragione \u00e8 che i dati diffusi sono coerenti con il trend degli ultimi semestri: dopo pi\u00f9 di un decennio di crescita a doppia cifra, nel 2012 la Cina si \u00e8 dovuta accontentare di un 7,8%. Il dato \u00e8 pienamente compatibile con l\u2019obiettivo di crescita fissato per il 2013 dal premier Li Keqiang, pari esattamente al 7,5%. <\/p>\n<p>In altre parole, posto che il risultato \u00e8 allineato con le aspettative, non si vede perch\u00e9 i mercati ne debbano subire un contraccolpo. Inoltre, \u00e8 noto che la brusca frenata dell\u2019economia mondiale e la crisi dei debiti sovrani in Europa si sono riverberati sull\u2019economia cinese, le cui esuberanti esportazioni erano per il 20% destinate al vecchio continente fino al 2009. Oggi queste sono scese al 15%.<\/p>\n<p><b>Pericolosa bolla edilizia<\/b><br \/>In questa storia c\u2019\u00e8 per\u00f2 qualcosa di pi\u00f9. Se \u00e8 innegabile che nell\u2019ultimo decennio la Cina ha segnato tassi di crescita impressionanti, \u00e8 parimenti vero che tale crescita ha comportato una notevole pressione sul comparto dell\u2019edilizia e del credito, alimentando una potenziale bolla edilizia che in molti consideravano preoccupante e &#8211; come peraltro spesso accade per la Cina &#8211; imminente. <\/p>\n<p>Un collasso del settore edilizio, che rappresenta quasi un quarto dell\u2019economia cinese, coinvolgerebbe il settore bancario. Questo costringerebbe le autorit\u00e0 cinesi a concentrarsi sull\u2019economia nazionale distraendo fondi, tra l\u2019altro, anche dall\u2019acquisto di bond statunitensi, essenziali per il sostegno alla ripresa del colosso rivale. <\/p>\n<p>Per tale motivo, i mercati internazionali sembrano assai pi\u00f9 preoccupati dal fatto che i prezzi delle case siano aumentati a Shanghai del 273% in sette anni, piuttosto che del calo della crescita cinese. Evitare la bolla immobiliare cinese diviene allora cruciale per l\u2019intera economia mondiale. Non importa se a farne le spese \u00e8 la forsennata crescita del Pil del Dragone. <\/p>\n<p><b>Prosperit\u00e0 confuciana<\/b><br \/>Sullo sfondo di questa vicenda, va inoltre compresa la nuova politica economica e monetaria inaugurata dal presidente Xi Jinping. Lungi dal farsi sedurre dalle effimere sirene di una politica monetaria iper-espansiva, Xi appare deciso a imprimere una svolta all\u2019insegna della crescita moderata ma prolungata, possibilmente basata su una parziale conversione dell\u2019economia dall\u2019edilizia ai servizi, in modo da accompagnare l\u2019emergere di una classe lavoratrice sempre pi\u00f9 qualificata e di una classe media sempre pi\u00f9 disposta a spendere. Il tutto tenendo d\u2019occhio l\u2019inflazione. <\/p>\n<p>Politico esperto e rodato, Xi gode dell\u2019orizzonte temporale e del consenso interno necessari a guardare all\u2019economia con un\u2019ottica di medio-lungo periodo. Per tale motivo, sembra intenzionato a spingere la Cina verso la prosperit\u00e0 che la tradizione millenaria del confucianesimo gli suggerisce. Ragion per cui, egli vede l\u2019emergere delle citt\u00e0 fantasma cinesi come un segnale di allarme, da contrastare fermamente. Pazienza se a farne le spese saranno quei paesi che contano sulla crescita cinese per soddisfare le loro esigenze di export. <\/p>\n<p>La stessa Germania inizia a mostrare preoccupazione, proprio perch\u00e9 la crisi dei paesi del sud Europa genera un calo della domanda di prodotti tedeschi e anche di quelli cinesi. Un rallentamento della crescita cinese che pu\u00f2 nuovamente colpire l\u2019economia tedesca, ad esempio nel settore <i>auto-motive<\/i>.<\/p>\n<p>Di qui l\u2019apparente contraddizione tra il dato negativo e la reazione positiva. Per mercati internazionali scottati da anni di eccessivo entusiasmo, non \u00e8 un cattivo segnale essersi accorti del fatto che la cautela e le larghe vedute in economia sono spesso ben pi\u00f9 importanti della singola <i>performance<\/i> trimestrale, e che la velocit\u00e0, come si suol dire, \u00e8 nulla senza il controllo.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 15 luglio, la Cina ha diffuso i dati sulla crescita economica relativi al secondo trimestre 2013, riportando un rallentamento rispetto al gi\u00e0 contenuto 7,7% del primo trimestre, fino a toccare un pressoch\u00e9 inedito 7,5%. \u00c8 il dato pi\u00f9 basso degli ultimi 23 anni per il colosso emergente dell\u2019economia mondiale. 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