{"id":23790,"date":"2013-07-29T00:00:00","date_gmt":"2013-07-28T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/soluzione-per-il-pasticcio-kazako\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:38","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:38","slug":"soluzione-per-il-pasticcio-kazako","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/07\/soluzione-per-il-pasticcio-kazako\/","title":{"rendered":"Soluzione per il pasticcio kazako"},"content":{"rendered":"<p>I dubbi e i misteri sul trasferimento forzato della signora Alma Shalabayeva e della piccola figlia in Kazakistan si stanno dipanando, rivelando quanto meno una decisione affrettata ed uno scoordinamento nell\u2019azione ministeriale. A cominciare da quella del Ministero degli Affari esteri che doveva essere investito del caso immediatamente. Questioni del genere non sono di competenza dei soli Ministeri degli interni e della giustizia, ma anche e soprattutto degli Esteri, poich\u00e9 la violazione di norme internazionali comporta la responsabilit\u00e0 internazionale dell\u2019Italia. <\/p>\n<p>Altre volte, come dimostrano i precedenti, gli Esteri sono intervenuti per impedire che fosse commessa una violazione. Un punto deve essere chiaro: i diritti umani non debbono essere sacrificati alle ragioni economiche (o come \u00e8 stato adombrato da qualche commentatore all\u2019interesse nazionale), anche se fosse dimostrato che i nostri rapporti economici con il Kazakistan consigliavano la consegna delle due donne.<\/p>\n<p><b>Ricordando \u00d6calan<\/b><br \/>A nulla vale la revoca del decreto di espulsione quando la vittima era gi\u00e0 assicurata nelle mani kazake. Il caso ricorda, con le dovute differenze, quello del leader curdo Abdullah \u00d6calan espulso dall\u2019Italia nel 1999 e catturato dai servizi turchi in Kenya. A \u00d6calan fu riconosciuto il diritto di asilo \u201cpostumo\u201d dal Tribunale di Roma, quando ormai era detenuto nelle prigioni turche, dove si trova tuttora.<\/p>\n<p>Tra l\u2019altro, nel caso Shalabyeva si \u00e8 trattato non di <i>espulsione<\/i>, cio\u00e8 di accompagnamento alla frontiera lasciando libert\u00e0 alla persona di recarsi in qualunque paese di sua scelta e disposto ad accoglierla, ma di vera e propria<i> deportazione<\/i>, cio\u00e8 di trasferimento coatto nel paese di origine della vittima.<\/p>\n<p><b>Violazione di norme internazionali<\/b><br \/>Si potr\u00e0 discutere se siano state violate la Convenzione del 1951 sui rifugiati, la Convenzione europea dei diritti dell\u2019uomo &#8211; in particolare il suo articolo 3 relativo al divieto di consegna di una persona ad un paese dove corre il rischio di essere sottoposta a trattamenti inumani o degradanti &#8211; e la norma a tutela dei fanciulli, prevista da una convenzione internazionale e dallo stesso diritto dell\u2019Unione Europea, oltre che dalla consuetudine internazionale. <\/p>\n<p>Anche il Testo unico sull\u2019immigrazione contiene una disposizione (art. 19) che obbliga le autorit\u00e0 a soprassedere all\u2019espulsione se la persona corra il rischio di essere esposta a un trattamento non conforme ai diritti dell\u2019uomo. La stessa disposizione contiene inoltre guarentigie a favore dei minori. Le posizioni sono diverse. <\/p>\n<p>Tre esperti dell\u2019Ufficio dell\u2019Alto commissario delle Nazioni unite per i diritti umani hanno parlato apertamente di violazione dei diritti umani. Lo stesso hanno fatto alcuni internazionalisti italiani intervenuti nel dibattito come Pasquale De Sena e Francesca De Vittor. Marco Gestri, <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2371\" target= \"blank\"><b><u>su questa Rivista<\/u><\/b><\/a> ha messo in rilievo come la Corte europea dei diritti dell\u2019uomo ha affermato che la tutela dei diritti dell\u2019uomo in Kazakistan \u00e8 migliorata e non esisterebbe un divieto generale di allontanamento verso quel paese. Posizione che \u00e8 stata fatta propria, qualche giorno fa, da un tribunale spagnolo.<\/p>\n<p>La constatazione della violazione di norme internazionali da parte dell\u2019Italia potr\u00e0 essere materia per gli avvocati della signora Shalabyeva al fine di imbastire un ricorso contro il nostro Paese dinanzi alla Corte europea dei diritti dell\u2019uomo, ma non \u00e8 decisiva ai fini della concreta attuazione del diritto della signora e della figlia di lasciare il Kazakistan.<\/p>\n<p><b>Nessun biglietto aereo pronto<\/b><br \/>Il problema pi\u00f9 urgente \u00e8 ora individuare gli strumenti per un\u2019azione concreta. \u00c8 stato detto che il comportamento dell\u2019ambasciatore kazako Andrian Yakemessov \u00e8 stato particolarmente intrusivo e si \u00e8 adombrata la possibilit\u00e0 di una sua espulsione. Il diplomatico di Astana a Roma ha fatto il suo mestiere e, se mai, la responsabilit\u00e0 \u00e8 di chi si \u00e8 lasciato \u201cintrudere\u201d. <\/p>\n<p>La mossa dell\u2019espulsione non \u00e8 un\u2019opzione, primo perch\u00e9 non risolverebbe il problema delle due donne; secondo perch\u00e9, come \u00e8 stato fatto rilevare prontamente dal Kazakistan, esporrebbe ad un\u2019immediata espulsione del nostro ambasciatore, questo s\u00ec  contrario al nostro interesse nazionale. <\/p>\n<p>Non sembra neanche accettabile l\u2019offerta di far rientrare le due donne in Italia, dietro l\u2019impegno di riconsegnarle al Kazakistan non appena fosse richiesto dalle autorit\u00e0 di Astana. L\u2019esperienza dei due Mar\u00f2, attualmente a Nuova Delhi, e dei vari <i>affidavit<\/i> e della richiesta con cui le autorit\u00e0 indiane reclamano l\u2019interrogatorio in India dei quattro Mar\u00f2, cui era stato consentito di partire insieme alla <i>Enrica Lexie<\/i>, sconsigliano di percorrere una strada del genere. <\/p>\n<p>Siamo poi sicuri che la Shelabayeva vorrebbe tornare in Italia o preferirebbe qualche altro paese? Italia e Kazakistan sono parti del Patto sui diritti civili e politici delle Nazioni Unite. Ma come denunciare il comportamento kazako, quando l\u2019Italia ha concorso in qualche modo nell\u2019eventuale illecito non sanato dalla successiva revoca dell\u2019ordine di espulsione? <\/p>\n<p>\u00c8 aperto il ricorso al Comitato dei diritti dell\u2019uomo, previsto da un Protocollo opzionale al Patto, che \u00e8 stato accettato dal Kazakistan. Ma si tratta di un ricorso individuale, a disposizione della signora Shalabayeva che, per i motivi sopra precisati, potrebbe chiamare in causa pure l\u2019Italia.<\/p>\n<p>Italia e Kazakistan fanno parte del Consiglio dei diritti umani, l\u2019organismo delle Nazioni unite che ha sostituto la Commissione per i diritti umani. Una riunione d\u2019urgenza \u00e8 sempre possibile, ma \u00e8 da chiedersi se questo sia l\u2019organismo giusto per approdare a una soluzione concreta.<\/p>\n<p><b>Soluzione Osce<\/b><br \/>A nostro parere la questione dovrebbe essere portata in seno all\u2019Organizzazione per la sicurezza e cooperazione in Europa, Osce, di cui il Kazakistan \u00e8 membro dopo la dissoluzione dell\u2019Unione sovietica. I nuovi Stati partecipanti hanno l\u2019obbligo di accettare i precedenti impegni tra cui quelli contenuti nei documenti sulla dimensione umana adottati nelle conferenze di Vienna e Mosca e nel catalogo di diritti stabilito dalla Riunione di Copenaghen. <\/p>\n<p>Tra questi viene sancito il diritto di lasciare il proprio paese, del resto ribadito nei principali strumenti sui diritti umani. Inoltre, vi \u00e8 un valore aggiuntivo, presentato dal meccanismo sulla dimensione umana che consente di sollevare un caso di tutela di diritti umani con una procedura, scandita in fasi che hanno tempi ben definiti. Nelle varie articolazioni del meccanismo, la procedura prevede anche l\u2019invio di esperti e rapporteur. Il meccanismo ha ricevuto un\u2019ampia applicazione verso la fine della guerra fredda e nel periodo immediatamente successivo. Potrebbe ora essere riscoperto in chiave non conflittuale, ma cooperativa. <\/p>\n<p>Tra l\u2019altro esso pu\u00f2 essere azionato da pi\u00f9 Stati. L\u2019Italia potrebbe ad esempio essere affiancata dal Regno Unito, paese che a quanto sembra aveva concesso l\u2019asilo al marito della Shalabayeva, e dall\u2019Austria, che ha aperto un\u2019inchiesta sul caso, poich\u00e9 l\u2019aereo noleggiato dai kazaki per riportare le due donne in patria era immatricolato in Austria.<\/p>\n<p>L\u2019importante \u00e8 tenere vivo l\u2019interesse internazionale sulla vicenda. Questa \u00e8 la migliore garanzia per impedire che siano fatti dei soprusi e che la deportazione cada nell\u2019oblio e divenga un fatto compiuto.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I dubbi e i misteri sul trasferimento forzato della signora Alma Shalabayeva e della piccola figlia in Kazakistan si stanno dipanando, rivelando quanto meno una decisione affrettata ed uno scoordinamento nell\u2019azione ministeriale. A cominciare da quella del Ministero degli Affari esteri che doveva essere investito del caso immediatamente. 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