{"id":23800,"date":"2013-07-30T00:00:00","date_gmt":"2013-07-29T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/rompicapo-mediorientale-per-obama\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:38","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:38","slug":"rompicapo-mediorientale-per-obama","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/07\/rompicapo-mediorientale-per-obama\/","title":{"rendered":"Rompicapo mediorientale per Obama"},"content":{"rendered":"<p>Gli sviluppi in Medio Oriente mettono gli Stati Uniti davanti a situazioni e scelte sempre pi\u00f9 difficili. Il rientro dei militari nell\u2019arena politica egiziana si \u00e8 aggiunto al confitto in Siria, mentre \u00e8 facile rilevare che, nella prospettiva regionale, gli eventi in Egitto non appaiono meno ramificati del conflitto siriano.<\/p>\n<p><b>Dilemma dell\u2019intervento siriano<\/b><br \/>Per quanto riguarda la Siria, la conferenza di Ginevra II \u00e8 stata rinviata. Sembra difficile che questa possa davvero aver luogo e, nel caso, avere successo. Gli occidentali non intendono intervenire e, probabilmente, per buone ragioni. Queste sono state dettagliatamente spiegate nella lettera del presidente del Comitato dei capi di stato maggiore statunitense, generale Marty Dempsey, in risposta alle richieste del senatore Carl Levin, presidente del Comitato delle Forze armate del Senato Usa. <\/p>\n<p>Questo ha preso in considerazione cinque opzioni: addestrare, consigliare e assistere le opposizioni; stabilire una zona di interdizione aerea; limitare i bombardamenti da piattaforme fuori del territorio siriano; controllare le armi chimiche e creare una zona cuscinetto per proteggere alcuni territori all\u2019interno della Siria. <\/p>\n<p>Dempsey ha indicato non solo i costi relativi alla messa in opera di ciascuna di tali azioni &#8211; miliardi di dollari &#8211; ma ha pi\u00f9 volte sottolineato come ognuna di esse comporti il rischio di un coinvolgimento degli Stati Uniti nel conflitto. Il Comitato del Senato ha nondimeno approvato l\u2019invio di armi, ma anche qui gli Stati Uniti a suo tempo parlarono di armi non letali e, seppure sia emersa qualche ambiguit\u00e0, non sembra che abbiano sostanzialmente cambiato parere. <\/p>\n<p>Gli europei hanno preso una decisione interlocutoria che consente a Regno Unito e Francia di inviare armi pi\u00f9 appropriate ai bisogni delle opposizioni siriane. Non \u00e8 chiaro per\u00f2 se e quando lo faranno. <\/p>\n<p><b>Verdetto europeo su Hizbollah<\/b><br \/>L\u2019Europa ha poi inserito l\u2019ala militare del partito sciita Hizbollah nella lista delle organizzazioni terroristiche. Non \u00e8 chiaro in che cosa si concretizzi l\u2019implicita distinzione con l\u2019ala politica, che nella realt\u00e0 operativa di quel partito non ha molto senso. A seconda di come verr\u00e0 praticamente gestita questa decisione, potrebbe avere molta rilevanza o quassi nessuna. <\/p>\n<p>Tuttavia, neppure questo passo politico cambia la situazione in Siria. Assad continua nel frattempo a ricevere un pieno appoggio da Russia, Iran e Hizbollah e le sorti militari sul terreno si sono largamente spostate a suo favore. Le opposizioni non intendono andare a negoziare da perdenti e, forse, neppure i loro amici occidentali. <\/p>\n<p>La Siria dunque \u00e8 un mal di testa per la Casa Bianca che invece di passare si aggrava. La cura per sconfiggerlo non sta a Mosca. I russi probabilmente non intendevano arrivare a questa impasse e contavano su una dinamica di riforma interna del regime, le cui possibilit\u00e0 per\u00f2 si sono indebolite. L\u2019influenza di Mosca sui meccanismi interni \u00e8 limitata e l\u2019aiuto alla Siria si risolve in rafforzamento del vecchio regime. <\/p>\n<p><b>Terapia iraniana<\/b><br \/>La cura sta a Teheran, a patto che gli Stati Uniti abbiano la spregiudicatezza di fare un patto con gli iraniani. Il nuovo presidente Hassan Rowhani assume le sue funzioni il 3 agosto: la maggior parte delle analisi americane spera in una leadership pi\u00f9 flessibile, ma questa si manifester\u00e0 solo se la Casa Bianca trover\u00e0 il modo di riconoscere il ruolo regionale iraniano, naturalmente senza perdere la faccia e a fronte di utili contropartite. Se questo non accadr\u00e0, il mal di testa siriano rester\u00e0. Ci sono per\u00f2 pochissime probabilit\u00e0 che ci\u00f2 avvenga. <\/p>\n<p>\u00c8 pi\u00f9 probabile che ci sia un successo nei rapporti fra Israele e Palestina. Il Segretario di stato John Kerry si sta occupando <i>in primis <\/i>di questa questione e ha dato inizio all\u2019ennesimo tentativo di negoziazione tra le parti. Questo servirebbe a rinsaldare i gi\u00e0 saldi rapporti americani con i sunniti, senza aprire la necessaria breccia l\u00e0 dove \u00e8 necessaria, cio\u00e8 sul fronte sciita.<\/p>\n<p><b>Scommessa persa in Egitto<\/b><br \/>L\u2019Egitto, per parte sua, \u00e8 un mal di testa che da quando \u00e8 scoppiato nel 2011 non \u00e8 mai passato. Ora si \u00e8 addirittura aggravato, visto l\u2019apparente inizio di una seconda transizione politica che riesce difficile definire. Nel corso della passata transizione democratica, l\u2019amministrazione americana ha, da un lato, mantenuto effettivi rapporti con le forze armate e, dall\u2019altro, evitato ogni interferenza nel processo politico, limitandosi a richiami declaratori (sul modello europeo) di fronte alle insensibilit\u00e0 democratiche del presidente Mohammed Morsi, confidando che i Fratelli Mussulmani avrebbero messo sui binari un sistema democratico. <\/p>\n<p>Fallita questa prospettiva, oggi restano con i loro buoni rapporti con i militari, ma senza interlocutori politici interni. Dai giovani ai mubarakiani, passando per i Fratelli musulmani l\u2019idea diffusa \u00e8 una: gli Stati Uniti sono un nemico o un ostacolo.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un problema non tanto per la stabilit\u00e0 dell\u2019Egitto, ma per i riflessi regionali politici e di sicurezza. Se, come sembra di capire, la prospettiva \u00e8 quella di una restaurazione del condominio fra militari e civili che, dopo le illusioni panarabe, si incarna ora nel nazionalismo dell\u2019Egitto \u201cprofondo\u201d, il problema non \u00e8 quello della stabilit\u00e0 ma quello della democrazia e del cambiamento che gli occidentali si aspettavano, al punto di rovesciare le alleanze da Mubarak agli islamisti. <\/p>\n<p>Avevano ragione i russi e Berlusconi che le cose stavano bene com\u2019erano e che la primavera araba \u00e8 stata un\u2019idiozia? La restaurazione egiziana in corso \u00e8 un rischio mortale per tutti i germi di cambiamento che si sono manifestati nella regione, a cominciare dalla Tunisia. Quale prospettiva si deve immaginare nei rapporti con il Mediterraneo e il Medio Oriente?<\/p>\n<p>Questo problema generale di prospettiva \u00e8 rafforzato dal fatto che, mentre in Occidente si guarda con incertezza e contrariet\u00e0 agli sviluppi in Egitto, in Israele e in Arabia Saudita, negli Emirati Arabi Uniti e nel Kuwait questi sono benvenuti. In Israele, perch\u00e9 ovviamente un ritorno al mubarakismo elimina tutte le incertezze che questo paese ha provato nei due anni passati circa il sistema del Trattato di Camp David. In Egitto per\u00f2 gi\u00e0 si levano voci pi\u00f9 sinceramente nazionaliste di quelle che si sentivano nel nazionalismo burocratico di Mubarak. <\/p>\n<p>Nei paesi del Golfo, perch\u00e9 i Fratelli Mussulmani hanno un\u2019idea della legittimit\u00e0 del potere che non ammette il tipo di monarchie che vigono nella penisola e quindi un Egitto da loro governato era a termine un nemico non meno pericoloso di quello di Mohamed Ali e Gaamal Abdel Nasser. I salafiti, amici soprattutto dell\u2019Arabia Saudita, hanno contribuito al rovesciamento di Morsi e non mancheranno di trovare un loro arrangiamento con i nazionalisti restauratori.<\/p>\n<p>Stati Uniti e l\u2019Occidente, impigliati nel conflitto sunnita-sciita in Siria, sono ora impigliati nei conflitti inter-sunniti che oggi si riflettono in Egitto. Se Kerry riesce a sciogliere il nodo israelo-palestinese, non contribuir\u00e0 a risolvere i problemi che suscitano i confitti sciiti &#8211; sunniti, ma certo indicherebbe una nuova strada per ritrovare l\u2019amicizia con i restauratori nazionalisti egiziani. <\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli sviluppi in Medio Oriente mettono gli Stati Uniti davanti a situazioni e scelte sempre pi\u00f9 difficili. 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