{"id":23850,"date":"2013-08-07T00:00:00","date_gmt":"2013-08-06T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lincognita-rouhani\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:37","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:37","slug":"lincognita-rouhani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/08\/lincognita-rouhani\/","title":{"rendered":"L\u2019incognita Rouhani"},"content":{"rendered":"<p>Frizioni e perplessit\u00e0. Questo il clima che ha animato l\u2019intenso dibattito tra le varie componenti del sistema politico iraniano, soprattutto all\u2019interno della compagine conservatrice, in occasione dell\u2019insediamento, il 4 agosto, del presidente Hassan Rouhani.<\/p>\n<p>Questo evento \u00e8 stato preceduto da una polemica per quello che \u00e8 stato presentato come un errore di un giornalista del quotidiano Mehr nel corso della celebrazione della giornata di Gerusalemme. Secondo la trascrizione del giornale, Rouhani avrebbe detto che \u201cIsraele \u00e8 come una ferita sul corpo del mondo islamico, che deve essere eliminata.\u201d <\/p>\n<p>Il video integrale dell\u2019intervista mostra per\u00f2 che per Rouhani la ferita da eliminare non \u00e8 lo Stato ebraico, ma l\u2019occupazione della Palestina e di Gerusalemme. Sembra quindi che l\u2019errore di trascrizione sia stato strumentalmente utilizzato e non si pu\u00f2 escludere che scaturisca dalla dinamica fortemente conflittuale della politica iraniana.<\/p>\n<p><b>Conservatori allarmati<\/b><br \/>Pur essendo genericamente collocabile nell\u2019ambito delle forze conservatrici, la posizione politica e ideologica di Rouhani \u00e8 del tutto unica e particolare. Rappresenta una molteplicit\u00e0 di istanze politiche e sociali, ma nessuna in particolare delle forze politiche esistenti nel paese. L\u2019elezione di Rouhani ha quindi generato perplessit\u00e0 &#8211; o un aperto scontento &#8211; nell\u2019intero sistema politico nazionale. <\/p>\n<p>I conservatori, in particolare, volevano un presidente dichiaratamente schierato dalla loro parte, non certo un candidato percepito all\u2019esterno come riformista.<\/p>\n<p>Intensa \u00e8 stata quindi la fase negoziale pre-insediamento, utile a definire una rosa di ministri che fosse in qualche modo rappresentativa delle pi\u00f9 diverse anime politiche del Paese, dai conservatori ai riformisti di prima generazione. Il risultato \u00e8 una lista ben bilanciata e molto mirata nella scelta di candidati dal forte profilo tecnico.<\/p>\n<p>Tra le nomine di maggior interesse vi sono quelle di Mohammad Javad Zarif al dicastero degli esteri, e Bijan Namdar Zanganeh al ministero del petrolio. Dietro la scelta di Zanganeh, al suo quarto incarico come ministro e certamente tra i maggiori esperti di economia e industria petrolifera del Paese, vi \u00e8 l\u2019esigenza di rimettere in sesto l\u2019industria nazionale degli idrocarburi, colpita dalle sanzioni ma anche da un progressivo decadimento tecnologico.<\/p>\n<p>Zarif \u00e8 invece l\u2019ex ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite ed \u00e8 considerato in patria il maggiore esperto di politica statunitense. La sua nomina \u00e8 stata quindi interpretata come un segnale di apertura verso Washington.<\/p>\n<p><b>Usa e sanzioni <\/b><br \/>L\u2019importanza degli Stati Uniti nell\u2019agenda di Rouhani \u00e8 emersa anche nel suo discorso d\u2019insediamento, dove il presidente ha affrontato con decisione i temi della crisi economica e delle sanzioni, affermando di volersi impegnare per ottenerne la revoca e giudicandole funzionali allo strangolamento economico dell\u2019Iran.<\/p>\n<p>In un comunicato ufficiale, il Dipartimento di Stato americano ha fatto le congratulazioni a Rouhani, invitando il nuovo presidente a intraprendere \u201cconcretamente\u201d un percorso negoziale per risolvere i problemi generati dallo sviluppo del programma nucleare.<\/p>\n<p>A Teheran, questo messaggio \u00e8 stato accolto con perplessit\u00e0 per diversi motivi. In primo luogo l\u2019Iran chiede di inserire la questione sul negoziato nucleare nell\u2019ambito di un\u2019agenda pi\u00f9 ampia, che includa la sicurezza regionale. Ma non ha giovato anche l\u2019inopportuna decisione presa pochi giorni prima dalla Camera dei Rappresentanti statunitense di approvare un nuovo pacchetto di sanzioni contro l\u2019export petrolifero iraniano.<\/p>\n<p>La decisione \u00e8 stata adottata con ben 400 voti a favore e solo 20 contrari, ma ha un sapore squisitamente strumentale. Qualora il Senato ratificasse il voto a settembre, questo nuovo pacchetto potrebbe comportare una riduzione nelle quantit\u00e0 di petrolio acquistate da India e Cina, e per Teheran sarebbe un chiaro segnale che Washington non \u00e8 realmente intenzionata a negoziare.<\/p>\n<p>Le sanzioni hanno sinora decurtato del 60% la capacit\u00e0 dell\u2019export petrolifero iraniano, riducendo fortemente anche l\u2019importazione di beni essenziali. Il tutto in un quadro economico che, grazie soprattutto alla produzione industriale non petrolifera e alla crescita delle esportazioni su scala regionale, \u00e8 tuttavia  ancora caratterizzato da una crescita del 3% annuo.<\/p>\n<p>L\u2019agenda politica di Rouhani sar\u00e0 quindi dominata dalla necessit\u00e0 prioritaria di impostare un nuovo approccio di politica estera, nell\u2019intento di favorire un ridimensionamento delle sanzioni e al tempo stesso negoziare su un piano pi\u00f9 vasto gli interessi strategici del Paese, incluso il suo programma nucleare.<\/p>\n<p>Dovr\u00e0 tuttavia negoziare tale programma con l\u2019eterogeneo establishment politico della prima generazione e con la Guida Suprema, che rappresenta non il <i>dominus<\/i>, ma il moderatore del complesso sistema politico iraniano.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Frizioni e perplessit\u00e0. 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