{"id":23940,"date":"2013-08-25T00:00:00","date_gmt":"2013-08-24T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/america-latina-a-due-velocita\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:34","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:34","slug":"america-latina-a-due-velocita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/08\/america-latina-a-due-velocita\/","title":{"rendered":"America Latina a due velocit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Durante la campagna elettorale del 2011, l\u2019attuale presidente del Per\u00f9, Ollanta Humala, pronunci\u00f2 un discorso davanti ad una piccola folla di agricoltori a Lima, dichiarando che \u201cal tempo degli Incas non c\u2019erano accordi di libero scambio, eppure le persone qui non facevano la fame\u201d. Applausi degli agricoltori ed elezioni presidenziali vinte.<\/p>\n<p>Nel maggio di quest\u2019anno, tuttavia, lo stesso Humala \u00e8 stato immortalato al fianco del presidente colombiano, Juan Manuel Santos, del messicano Enrique Pe\u00f1a Nieto, e del cileno, Sebasti\u00e1n Pi\u00f1era, nella cerimonia per l\u2019entrata in vigore dell\u2019Alleanza del Pacifico, Ap, un\u2019area di libero scambio dove il 90% dei prodotti commercializzati tra i Paesi membri \u00e8 esente da tariffe doganali, e di cui il Per\u00f9 \u00e8 fondatore.<\/p>\n<p>La decisone del presidente peruviano di far parte di un accordo commerciale come l\u2019Ap \u00e8 essenzialmente dovuta alla constatazione degli ottimi risultati economici ottenuti negli ultimi anni dai Paesi partner. Messico, Cile e Colombia hanno attestato le loro rispettive economie nazionali su posizioni liberiste e liberoscambiste, beneficiando in questo modo di una solida crescita del Pil, superiore alla media regionale.<\/p>\n<p>Il Cile \u00e8 l\u2019esempio lampante di questo successo. Grazie a politiche economiche di stampo liberista, unite ad una serie di accordi di libero scambio firmati con 60 Paesi e organizzazioni regionali, tra cui Stati Uniti e Unione Europea, negli ultimi vent\u2019anni l\u2019economia cilena \u00e8 cresciuta in media de 5,2%, contro un indice regionale del 2,6%. <\/p>\n<p>Allo stesso tempo sono stati ridotti i livelli di criminalit\u00e0 e di povert\u00e0, oggi tra i pi\u00f9 bassi dell\u2019America del Sud. Secondo diverse proiezioni, prima del 2020 i cileni raggiungeranno un Pil pro-capite superiore a 22 mila dollari, entrando a far parte del cosiddetto \u201cprimo mondo\u201d.<\/p>\n<p><b>Ricetta vincente <\/b><br \/>Applicando la stessa ricetta cilena, anche Messico e Colombia hanno registrato importanti progressi economici negli ultimi anni, e questa omogeneit\u00e0 di politiche e di risultati ha portato, quasi naturalmente, alla creazione dell\u2019Alleanza. Nata con precisi obiettivi economici, l\u2019Ap si proietta commercialmente verso l\u2019Oceano Pacifico e in particolare verso i dinamici mercati asiatici, a cominciare dalla Cina.<\/p>\n<p> Il rapporto percentuale delle esportazioni sul Pil mostra l\u2019importanza del commercio estero nell\u2019economia dei membri: Colombia 19%, Per\u00f9 29%, Messico 32%, Cile 38%, per un totale di circa 556 miliardi di dollari. Nessuna grande economia regionale pu\u00f2 vantare valori pi\u00f9 elevati.<\/p>\n<p> Senza contare gli accordi di libero scambio firmati con altrettanti Paesi o blocchi regionali, portati \u201cin dote\u201d da ogni membro dell\u2019Ap e diventati automaticamente patrimonio comune di tutti i partner. Grazie all\u2019entrata in vigore dell\u2019accordo, le previsioni di crescita del Pil dei Paesi membri nel 2013 sono stimate intorno al 5%.<\/p>\n<p>Diversi Paesi hanno mostrato forte interesse nei confronti del nuovo blocco regionale. Il Costa Rica \u00e8 diventato da poche settimane il quinto membro pieno; Panama ha gi\u00e0 presentato la sua candidatura e tra gli osservatori ci sono Spagna, Canada, Guatemala, Uruguay, Nuova Zelanda, Australia, Giappone, Ecuador, El Salvador, Francia, Honduras, Paraguay, Portogallo e Repubblica Dominicana.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/mercosur.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p> FIG. 1 &#8211; Variazione percentuale del prodotto interno lordo a prezzi costanti dei membri dell\u2019alleanza del pacifico (2003 \u2013 2015) \u2013 Dati FMI. <\/p>\n<p> <b>Cugini lontani <\/b><br \/>Sulla sponda atlantica del Cono Sud, al contrario, i \u201ccugini\u201d del Mercosur sembrano allontanarsi sempre di pi\u00f9 da questi successi economici. A 22 anni dalla sua creazione, il Mercato Comune del Sud vanta una percentuale di prodotti esenti da dazi inferiore a quella della neonata alleanza: soltanto l\u201980%. <\/p>\n<p>Da alcuni anni si registra una riduzione del libero scambio all\u2019interno dello stesso Mercosur, a causa delle costanti scaramucce doganali tra i Paesi membri, in particolare tra Argentina e Brasile.<\/p>\n<p>Il numero di accordi commerciali firmato dall\u2019organizzazione con Paesi terzi \u00e8 fermo a 3: Israele, Palestina e Egitto. Qualsiasi accordo commerciale deve essere necessariamente approvato unanimemente da tutti i Paesi membri, che ovviamente hanno strutture economiche molto diverse e impediscono di fatto qualsiasi intesa.<\/p>\n<p>Infine, i continui interventi statali nell\u2019economia hanno prodotto una minore crescita del Pil del blocco, fermo al 2,5%.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/mercosur1.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p>FIG.2 \u2013 Variazione percentuale del prodotto interno lordo a prezzi costanti dei membri del Mercosur (2003 \u2013 2015) \u2013 Dati FMI.<\/p>\n<p> <b>Identit\u00e0 opposte <\/b><br \/>L\u2019Ap e il Mercosur presentano identit\u00e0 opposte perch\u00e9 gi\u00e0 al momento della loro nascita i Paesi fondatori avevano alle spalle tradizioni economiche diametralmente opposte. Nell\u2019Alleanza si trovano economie in cui il paradigma liberista era gi\u00e0 un assioma consolidato. Nel Mercosur convivono Paesi protezionisti, dove lo stato non si trattiene dall\u2019intervenire.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 che nella classifica di libert\u00e0 economica dell\u2019Heritage Fundation, il Mercosur occupa la 133 posizione mentre l\u2019Alleanza la 29. Per aprire un\u2019azienda a San Paolo c\u2019\u00e8 bisogno di aspettare 119 giorni e spendere oltre 1000 euro, mentre a Santiago solo sette ed \u00e8 gratis.<\/p>\n<p>A queste condizioni \u00e8 logico aspettarsi che le quote di mercato mondiali di questi Paesi si riassetteranno in poco tempo, cos\u00ec come i flussi di Investimenti Diretti Esteri e i livelli di produzione industriale.<\/p>\n<p>Si sta dunque delineando una spaccatura ideologica e economica in America Latina, che porter\u00e0 quasi sicuramente a un Cono Sud \u201ca due velocit\u00e0\u201d, con una sponda pacifica economicamente in crescita ed una sponda atlantica stagnante, con conseguenze importanti nelle relazioni internazionali e negli equilibri dell\u2019intera regione.<\/p>\n<p><b>Brasile ago della bilancia <\/b><br \/>In Brasile l\u2019opinione pubblica inizia a chiedersi apertamente se sia nell\u2019interesse nazionale rimanere legati al Mercosur o se iniziare una politica commerciale indipendente, per aumentare la propria capacit\u00e0 di proiezione internazionale e agganciare in questo modo i grandi centri economici mondiali.<\/p>\n<p>L\u2019annuncio dell\u2019inizio delle trattative per un accordo di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti ha generato un forte interesse nella classe politica brasiliana, che ha ben chiara la necessit\u00e0 di trovare nuovi sbocchi e stimoli per un\u2019economia che inizia a dare segni di stagnazione, se non di stagflazione.<\/p>\n<p>Se in Brasile &#8211; che rappresenta da solo oltre due terzi di popolazione, Pil, e territorio di tutto il Mercosur &#8211; prevalesse l\u2019idea di abbandonare l\u2019organizzazione al proprio destino, probabilmente questa non avrebbe pi\u00f9 senso di esistere. <\/p>\n<p>I Paesi rimanenti sarebbero costretti a scegliere se continuare a seguire programmi politici bolivariani o aprirsi finalmente al libero mercato e all\u2019economia mondiale.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Durante la campagna elettorale del 2011, l\u2019attuale presidente del Per\u00f9, Ollanta Humala, pronunci\u00f2 un discorso davanti ad una piccola folla di agricoltori a Lima, dichiarando che \u201cal tempo degli Incas non c\u2019erano accordi di libero scambio, eppure le persone qui non facevano la fame\u201d. 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